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Vita sospesa

Foto di Lucia Lorenzon

Dita anelano

un sole che non c’è.

Vita sospesa,

ammantatata di grigio.

Non sei scheletro, 

ma custode

di linfa.

Sarà un incanto

il tuo abito a primavera.

C’eri

C’eri
In ogni dolore
In ogni lacrima
In ogni paura
In ogni attesa
In ogni offesa
In ogni errore.
C’eri
Nello stillicidio delle ore
Nello smarrimento dell’anima
Nel tremore del cuore.
C’eri
Negli amori sbagliati
Negli abbandoni subiti
Nelle grida malate
Nella incompresa solitudine
Nel respiro veloce.
C’eri
in ogni sorriso strappato
In ogni  risata improvvisa
In ogni struggente emozione
In ogni speranza  delusa
In ogni sogno sognato
In ogni musica che ho amato
In ogni libro sottolineato.
C’eri
Nel freddo dell’inverno
Negli arancioni dell’autunno
Nei fiori della primavera
Nel sole prepotente dell’estate
Nella pioggia
Nella neve
Negli arcobaleni.
Sì. Tu c’eri
Nella mia inconsapevole forza
Nel mio sorriso mai ucciso
C’eri
perché io oggi ancora ci fossi.
C’eri
Perché ci fossimo noi.

Rivisitando La Primavera…

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La Primavera di Botticelli

Ho visto l’Amore
Tra un soffio di vento
E lo splendore
Della Primavera.
Cerca di nascondersi,
All’implacabile arciere
La fluente Grazia
Dei tuoi capelli rossi
Ma non v’è scampo,
Tra la magia dei fiori
E la perfetta bellezza,
Allo scomporsi
Del tuo battito
Nel veder quel volto.

Benvenuto Aprile! (filastrocca)

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E venne aprile
Col suo incedere gentile

Adornato d’alberi fioriti
Margheritine e tarassaco nei prati

É ormai certa la primavera
E più lunga si è fatta la sera

La pioggia che pur cade
Il cuore non pervade

Lo senti sulla pelle
Che ormai l’inverno è alle spalle

Anche i merli neri
Cantano sol d’amore e desideri

É tutta sveglia la natura
E’ cominciata la nuova avventura

Di questo mese che pur bizzoso
Sa _come il suo pesce_ esser sempre   
                                          spiritoso

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Alberello fiorito sul retro di casa mia

Primo giorno di primavera, perché è oggi e non il 21 marzo – QuotidianoNet

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(Alda Merini da Vuoto d’amore, 1991)

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"Primavera #1": immagine creata da Lucia Lorenzon

Quest’anno la primavera inizia ufficialmente il 20 marzo alle 5.30 italiane. Già da qualche anno, la colorata stagione che lascia alle spalle il freddo inverno fa il suo esordio in anticipo. Ma come è possibile? L’equinozio di primavera, come ci insgenano dalle elementari, dovrebbe essere il21. Innanzitutto è tutta questione di convenzioni. Si fa coincidere l’inizio della primavera con l’equinozio di marzo, ovvero il giorno in cui la durata della notte (‘nox’) è uguale (‘aequa’) a quella del giorno (anche se in realtà le ore di luce sono sempre di più a causa dell’atmosfera terrestre che riflette la luce anche prima del sorgere del sole). Più che un giorno, poi, l’equinozio è un istante, quello in cui i raggi del sole colpiscono perpendicolarmente l’equatore, cosa che quest’anno avviene appunto alle 5:30 italiane del 20 marzo.

Ma il 20 marzo è solo una delle possibilità, l’equinozio si può verificare anche il 19 e il 21 marzo e proprio quest’ultima data fu arbitrariamente scelta durante il Concilio di Nicea del 325 per fare in modo che il giorno di Pasqua cadesse sempre la prima domenica successiva al plenilunio seguente all’equinozio primaverile. Il problema è che l’equinozio è ogni anno leggermente in anticipo rispetto al precedente, a causa di un fenomeno chiamato precessione dell’asse terrestre provocato dalla forma non perfettamente sferica della Terra e delle forze gravitazionali. A risolvere il problema ci hanno pensato il calendario gregoriano e l’introduzione gli anni bisestili che fanno in modo che l’equinozio cada sempre nello stesso periodo, anche se non necessariamente il 21 marzo. Fra convenzioni, approssimazioni e calcoli astronomici, quel che è certo è che oggi il sole sorge perfettamente a Est, tramonta perfettamente a Ovest e a mezzogiorno si troverà esattamente allo zenit. Al Polo Nord comincia il giorno più lungo che terminerà solo fra sei mesi con l’equinozio d’autunno, quando cominceranno sei lunghi mesi di buio (al Polo Sud avviene il contrario). Già da qualche anno la primavera inizia il 20 marzo e sarà meglio abituarci a questa nuova data visto che per tornare a salutare la stagione delle rondini e dei prati in fiore il giorno 21 dovremo aspettare il 2102. Secondo le previsioni, sarà primavera il 19 marzo nel 2044 e nel 2496.  

di ANNALISA UCCELLINI

http://www.quotidiano.net/primo-giorno-di-primavera-1.1992876?wt_mc=fbuser

” Giochi ogni giorno con la luce dell’universo” di Pablo Neruda

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Citazioni in Primavera

“Giochi ogni giorno…”

Giochi ogni giorno con la luce dell’universo.
Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell’acqua.
Sei più di questa bianca testina che stringo
come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.

A nessuno rassomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva in turbine foglie oscure
e scioglie tutte le barche che iersera s’ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

Pablo Neruda

Versione originale

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Juegas todos los días con la luz del universo. 
Sutil visitadora, llegas en la flor y en el agua. 
Eres más que esta blanca cabecita que aprieto 
como un racimo entre mis manos cada día. 

A nadie te pareces desde que yo te amo. 
Déjame tenderte entre guirnaldas amarillas. 
Quién escribe tu nombre con letras de humo entre las estrellas del sur? 
Ah déjame recordarte cómo eras entonces, cuando aún no existías. 

De pronto el viento aúlla y golpea mi ventana cerrada. 
El cielo es una red cuajada de peces sombríos. 
Aquí vienen a dar todos los vientos, todos. 
Se desviste la lluvia. 

Pasan huyendo los pájaros. 
El viento. El viento. 
Yo sólo puedo luchar contra la fuerza de los hombres. 
El temporal arremolina hojas oscuras 
y suelta todas las barcas que anoche amarraron al cielo. 

Tú estás aquí. Ah tú no huyes. 
Tú me responderás hasta el último grito. 
Ovíllate a mi lado como si tuvieras miedo. 
Sin embargo alguna vez corrió una sombra extraña por tus ojos. 

Ahora, ahora también, pequeña, me traes madreselvas, 
y tienes hasta los senos perfumados. 
Mientras el viento triste galopa matando mariposas 
yo te amo, y mi alegría muerde tu boca de ciruela. 

Cuanto te habrá dolido acostumbrarte a mí, 
a mi alma sola y salvaje, a mi nombre que todos ahuyentan. 
Hemos visto arder tantas veces el lucero besándonos los ojos 
y sobre nuestras cabezas destorcerse los crepúsculos en abanicos girantes. 

Mis palabras llovieron sobre ti acariciándote. 
Amé desde hace tiempo tu cuerpo de nácar soleado. 
Hasta te creo dueña del universo. 
Te traeré de las montañas flores alegres, copihues, 
avellanas oscuras, y cestas silvestres de besos.
Quiero hacer contigo 
lo que la primavera hace con los cerezos.

Pablo Neruda