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Ho un angolo di vita…

Ho un angolo di vita
adorno di fiori, profumi,
di colori e musica.
Ho un angolo di vita
dove vivono fate
gnomi e folletti.
Ho un angolo di vita
dove si leggono fiabe,
ballate,
filastrocche e poesie.
Ho un angolo di vita che sa
di cioccolato
di vino buono,
di mille assaggi di bontà.
Ho un angolo di vita
dove c’è spazio
per ogni stagione.
Ho un angolo di vita
pieno di sogni,
di speranze,
e qualche fantastica utopia.
Ho un angolo di vita
pieno d’amore,
passione,
e infinita tenerezza.
Ho un angolo di vita
colmo di carezze,
sorrisi, lacrime di gioia,
abbracci ed emozioni.
Ho un angolo di vita
fatto di confidenze
segreti,
parole care e quotidiane.
Ho un angolo di vita senza tempo.
Ho un angolo di vita
che vale una vita.
Lucia Lorenzon, 11 giugno 2017

Mano sul cuore

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Aspettavo
Da un tempo
Che ho ormai scordato
Sulla riva
Della mia vita.
Guardavo oltre,
Verso il buio
Dell’altra sponda.
Senza un perché.
Dentro la paura
L’incoercibile freddo
Ancora _forse_
La remota
Speranza
Di scorgere
Un tremolio di vita
Una luce,
Una fiammella.
Poi tu.
Mi hai preso la mano
L’hai poggiata sul tuo cuore
“Ascolta” _dicesti _
Ed è stata pace.

La mia fatica di esserti figlia

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Io e mia madre

E in questo tripudio d’auguri io ho faticato a farteli, mamma, faticato enormemente. Distanti come mai, guardo foto lontane e ci vedo una bellezza che non è fiorita, una speranza che non si è avverata.
Mi avrai amata a modo tuo, ma io non l’ho percepito che in qualche istante…attimi di vita troppo brevi per l’amore che dovrebbe essere il più grande.
Nonché addolcirti il tempo ti ha indurita, ma ha indurito anche me. Resta il dolore per una madre che non ha provato a conoscermi, che non mi ha protetta da mio padre, la mia incapacità di un vero perdono. Resta la consapevolezza che farò comunque il possibile se ora, invecchiando, avrai bisogno di me. Tu da un punto di vista pratico, logistico, economico, lo hai sempre fatto, e di questo sono di certo grata seppur tutto è stato avvolto di freddezza.
E grata ti sarò sempre per esserti occupata tanto della mia bambina, di occupartene, con una dolcezza e un calore faticosi anche con lei, ma pur sempre almeno visibili e percepibili.
Non ho imparato l’amore più grande da te.
Me l’ha insegnato una bambina…me l’ha insegnato un uomo.
Ecco…Anche di questa vita che mi hai donato, seppur complicatissima e a volte molto dolorosa, ti sono pure grata.
Una vita in salita ma che ha permesso due grandissimi incontri che la valgono tutta. Per sempre.
Con un piccolo fiore giallo ti ho fatto i miei auguri. Ti ho dato un bacio. Sapevo che dopo pochi secondi ti saresti ritratta.
Non hai mai saputo abbracciare.
Ma io ho imparato lo stesso.

Auguri mamma.

L’inopportunità dell’amore

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Come sa essere inopportuno l’Amore.
Ad un certo punto arriva in punta dei piedi, lieve, un sussurro e ti fa provare una sensazione piacevole, di cui sai che però potresti fare a meno, che puoi governare o comunque gestire…
Ma dentro qualcosa ti dice che non sarà  cosí.
E ti ritrovi in mezzo ad una tempesta che spalanca porte, che urla nelle orecchie, che brucia la pelle, che sommerge ogni altro pensiero.
E ti trovi travolta da risate e lacrime, da mancanze che ti tolgono il respiro, da desideri violenti e dimenticati.
E sei felice, sei triste, sei tutto. Ed è inutile dirsi che passa, che tutto scema col tempo, che la passione è un attimo.
Sarà un attimo, ma tu sei dentro quell’attimo, e per farlo durare un tempo che non sia niente di meno di un “per sempre” ci investi tutto l’investibile, scoprendo, sgomenta, che le priorità della vita si sovvertono, che potresti fare qualsiasi cosa per quel sorriso, per quella voce, per quegli occhi, per quella pelle.
Improvvisamente qualcuno diventa la tua vita stessa. Il primo pensiero del mattino, l’ultimo della sera, un costante sottofondo, qualunque cosa tu stia facendo, con chiunque tu sia.
Una follia consapevole. Forse.
Emozioni che valgono una vita intera. Di certo.
E ringrazi chiunque o qualunque cosa ti abbia permesso di conoscerle, perché alla tua vita sarebbe mancato un pezzo di infinito, senza quell’amore.
E ti parlano di innamoramenti che passano, di infatuazione, e tu mandi mentalmente tutti a quel paese, che magari scrivere affanculo non sta bene, e stai a cullarti in desideri scemi. A pensare che ti piacerebbe fargli una torta, che ti piacerebbe  sorprenderlo con una sciocchezza che sai fare solo tu, e sai che solo lui saprà apprezzare, e ti sorprendi a pensare che sarebbe bella anche la cosa più stupida se ti è concesso condividerla con chi ami.
E ti scopri a guardare con occhi diversi cose che non hai mai notato, o che non hai mai amato, e a volte ci  scorgi qualcosa di bello, e quella cosa sai che non la guarderai comunque più come prima, perché se lui l’ama qualcosa di speciale ce l’ha per forza.
Bisognerebbe prendere fiato, il cuore ti sta sempre in gola, ma non lo prendi il fiato chè quest’apnea la risolve solo il suo respiro vicino al tuo.
E non c’è pace, ma che senso hanno la quiete, la pace, la calma, che senso hanno, se gli uragani portano con sé odori inebrianti,  brividi sulla schiena e spazzano via le incrostazioni di un’esistenza.
Un’esistenza che ora ti sembra avesse come unico vero scopo l’arrivare qui,  dove sei ora, per potergli dire “ti amo”.
Come è meravigliosamente,  sfacciatamente, impietosamente inopportuno l’Amore.

Ogni giorno

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E ogni giorno
Cammino
Lungo la navata
Della nostra vita
Tenendo fisso lo sguardo
Sui tuoi occhi in attesa
E ogni giorno
Allungo
La mia mano verso la tua
E ti ridico Sì
Ripetendo
L’ inossidabile scelta
Che riecheggera’
_Al di là d’ogni perché_
Nei meandri dell’eternità

Indomita vita

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Coperta,
da una spessa coltre viola.
Non respiro
Non sogno
Non esisto
Protettivo soffocamento. 
A questo buio
mi adatto,
quasi cieca.
Non cerco varchi
non cerco luce.
In questo 
tepore vegetativo
vorrei restare.
Perché?
Perché,
indomita vita,
sposti questa coltre
Spessa e conosciuta?
Uno squarcio di luce
ad Ovest,
Un soffio d’aria
nell’anima,
Un nuovo battito di cuore.
È dolore.
È amore.
È ancora vita.