Archivio | maggio 2016

Dormirebbe

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Sí, dormirebbe se ci fossi tu. Dormirebbe perché non avrebbe paura. Dormirebbe  perché se ce l’avesse le basterebbe allungare la mano o girarsi a guardarti e si tranquillizzerebbe. Dormirebbe perché respirerebbe il tuo odore.
Dormirebbe perché, se provasse tanto dolore, basterebbe che tu la stringessi e le dicessi che passerà.
Dormirebbe perché non avrebbe più bisogno di sfuggire, nell’insonnia e nella solitudine della sua casa di notte, al costante disagio del viverci ogni giorno. Dormirebbe perché saprebbe di potersi svegliare e non dover sempre decidere da sola quel che deve fare, e se ha le forze per farlo.
Dormirebbe perché si sentirebbe totalmente  al sicuro.
Dormirebbe perché con te a fianco il buio si popolerebbe di magie e non di strani incubi.
Dormirebbe perché scivolerebbe dalle tue braccia al sonno senza timore. Dormirebbe perché non avrebbe null’altro da chiedere che dormirti accanto.

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A me

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Lucia aprile 2016

E hai ancora
Pagliuzze di sogni
Negli occhi
E i bagliori
Di chi non sa smettere
Di sperare
E hai rughe sul viso
Di chi tanto ha pianto
E tanto ha sorriso.
Pelle lattescente
Colori d’Irlanda
E un anima
Che vorrebbe
Scottarsi
Sotto l’implacabile sole
Di un qualche Sud.

Cara mamma di un maschio…

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Carissima mamma di un maschio (o di più maschi),

In un attimo il tuo bambino sarà un uomo. E avrà dentro tutto quello che tu gli hai insegnato, l’amore che gli hai trasmesso, le parole che gli hai sussurrato. E dato che mia figlia sarà la donna che domani potrebbe incontrare tuo figlio in un bar, in un ufficio o in una discoteca, mi preme chiederti di essere brava.
Sì, brava. Perché a crescere un maschio oggi bisogna essere capaci. Lascia stare, non dirmi «Sì, ma anche a crescere una femmina». Certo, è vero. Ma non facciamo paragoni, magari in un altro post parleremo anche del crescere una figlia. Oggi parliamo di te. Di te e del tuo crescere un piccolo uomo, in un momento in cui l’uomo, o meglio il concetto antico di uomo, è in grossa crisi.
Insegnagli ad essere anche femmina
Anche se ti può sembrare strano, è la prima richiesta che ti faccio. Se esiste ancora il maschilismo, è perché gli uomini hanno paura della parte femminile che è in ognuno di loro. Se esistono le discriminazioni, è perché ai maschi si è detto troppo spesso «non piangere come una femminuccia».
Tu insegnagli ad essere un po’ donna. E insegnagli che donna è bello, che il rosa è un colore emozionante, che avere un lato femminile è un valore, e non una vergogna. Digli che si è più completi se ci si ascolta completamente, fin nel profondo. Digli che persino suo padre, anche se non lo fa vedere, è anche un po’ donna.
Trattalo come tratteresti tua figlia
Ho visto troppe mamme chiedere solo alla figlia femmina di sparecchiare dopo cena, lasciando andare il maschio a guardare la tv. Bene, te lo chiedo anche per mia figlia, nonostante lei oggi, quando riesce a servire il pranzo alla scuola materna, torni a casa estasiata: insegna a tuo figlio l’uguaglianza nei diritti, ma soprattutto nei doveri. Anche se lo ami infinitamente e vorresti evitargli la fatica, obbligalo ad aiutarti e fagli capire che, appunto, occuparsi della casa è una grandissima fatica. Che va condivisa con la donna che amerà. E per il suo futuro coniugale, digli anche, come scrive Ayelet Waldman in «Sono una cattiva mamma», che non c’è nulla di più sexy di un uomo che ti aiuta a caricare la lavastoviglie.
Insegnagli a parlare
Parlagli e chiedigli di parlare, sempre. Non archiviare tutto con un «è un maschietto, certe cose se le tiene dentro». Insegnagli ad aprire un dialogo, a chiarirsi, a confrontarsi. Fagli capire com’è importante usare le parole, l’intelligenza, anche la furbizia, al posto della violenza. Spiegagli come «stendere» una persona con un discorso, non con un pugno. E fagli capire che la violenza si combatte con il dialogo, con le domande, con la comprensione. Non con altra violenza.
Obbligalo a staccarsi da te
Non è il tuo fidanzato. È tuo figlio, e un giorno dovrà andare via e amare perdutamente altre persone. Tu spingilo ad andarsene un pochino ogni giorno. Immagino che sia infinitamente emozionante vedere il tuo bambino che ti dice «ti amo», ma poi, ad un certo punto, dovrà dirlo ad un’altra persona. E non potrà cambiare improvvisamente: dovrai essere tu, giorno dopo giorno, a fargli capire che c’è un mondo là fuori che aspetta lui e tutto il suo affetto. Non cercare di essere perfetta ai suoi occhi, perché non lo sei e non lo devi essere. Lui dovrà avere voglia di trovare la perfezione altrove.

(Da web)

Riconoscimento

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Figli
Di un sentimento
Generato nel ventre dell’universo
Concepito
Dal pensiero di un Dio
Che impaurito
Ci ha diviso
Per non farsi superare
In amore
Immemori abbiamo vissuto
Colti da segni e sogni
Di noi
Accanto ad altre vite
Poi uno squarcio
Una luce
Un coltello che si sfila dalle carni.
La consapevolezza dell’assoluto
_Riconoscendoci_

Ho affidato al vento

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Immagine creata da me

Ho sussurrato
Parole al vento
Dolori, segreti, desideri,
Gli ho narrato
Il mio sogno d’amore
Gli ho affidato speranze,
Come bottiglie con messaggi
Alle onde dell’oceano.
Pensieri naufraghi,
Petali smarriti
Erano le parole mie.
Poi un giorno
Il vento ha soffiato
Nel tuo cuore
E ti ha raccontato di me.