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Caro 2018,

Caro 2018,
ancora un anno da salutare con gratitudine, ancora un anno dove ci sono stati momenti di autentica felicità da tenere nel cuore come risorsa per la vita. Un anno in cui l’Amore ha comunque prevalso su rancori che non so superare. Un anno di dolcezza, di tenerezza, di profonde confidenze.
Un anno di sogno e magia,di colore e poesia, fotografie, disegni, racconti, parole e scarabocchi.
Un anno di mutamento interiore, di sforzi per agire su me stessa provare a cambiare per chi dà valore alla mia vita, chi mi ama, mi stima, mi incoraggia, mi tiene per mano.
Qualche passo indietro per poter continuare il tragitto su un nuovo percorso, con fatica, ma senza mai pensare di rinunciare. Mai.
Tante lacrime anche, tanto dolore ancora, paure enormi di perdere realtà preziose cui non saprei più rinunciare.
Problemi che ancora non so affrontare.
L’angoscia per un futuro da affrontare in gran parte da sola; poi una carezza… e avanti. Il presente che conta più di qualunque futuro, se oggi mi permetto di sorridere, ridere, giocare, il futuro su questo potrà mettere radici.
Una salute sempre terribilmente limitante a livello psicofisico, però qualche dolore in meno, che mi ha concesso piccole esplorazioni “fuori porta” con Stella, piccole gite dopo anni quasi ferma, senza quasi mai riuscire a oltrepassare la zavorra del dolore fisico. Le vacanze al mare sola con Stella…semplici e bellissime.
La mia Stella che riesco a far ridere tanto, a cui ho fatto vivere qualche esperienza nuova, nonostante i pochi mezzi, cui personalmente riesco a dare di più, più vicine, la sua autonomia che diventa strumento per noi per un legame più profondo.
Un Angelo lontano che veglia su di me, la mia guida e la mia ispirazione. Meravigliosa creatura donatami dal destino per mutarlo, il più prezioso dono della mia esistenza. Una linea tra un prima e un dopo.
I miei 50 anni, (come scorre veloce il tempo! ), davvero troppi per molte cose, ma spero ancora in tempo per realizzare sogni e speranze che fino a pochi anni fa la mia mente e il mio cuore nemmeno si concedevano di concepire.
Un anno da mettere nei ricordi preziosi del cuore.

Ciao 2018,
ti ho amato tanto.

Lucia

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Ciao, caro 2017…

Te ne vai 2017, te ne vai e resterai per sempre tra i miei ricordi più cari, lo avevo scritto già alla fine del 2016, e non avrei osato sperare avresti potuto essere ancora più prezioso.
Non facile, no, ma le cose che restano più care al cuore spesso non sono affatto le più facili, ma pieno di bellezza, di scoperte, di emozioni, di speranze, di risorse inattese, di sogni, di fierezza, e persino di felicità.
La felicità in fondo non la conoscevo. Quegli attimi d’infinito in cui ti scendono le lacrime e ti rendi conto che stai beneficiando di qualcosa che non dimenticherai mai. In cui tutto dentro è in armonia. E persino hai paura a dire che esistono, e se, per caso lo confidi, spesso trovi qualcuno che ti vuole dimostrare che: “Sì, però hai avuto tanti dolori, hai pianto, hai tanti problemi irrisolti”.
È vero, ho pianto, ho sofferto, ho una salute terribile, non ho risolto molti problemi, ho mille punti interrogativi cui non so dare risposte, ma sono stata anche felice.
Mi sono addormentata spesso con pensieri sereni, e svegliata con dei dolcissimi buongiorno.
Ho continuato a coltivare speranze, sogni, passioni,che non sapevo nemmeno di poter avere, fino a due anni fa. Ho avuto attestati di riconoscimento e di stima di capacità che cerco di affinare come posso perché mezzi ( economici in primis) ne ho davvero pochi.
Ho litigato da morire con la donna che mi è madre ma che non mi è stata che in rari momenti “mamma”, una ferita affettiva che avrò sempre, lo scontro con una freddezza che non mi appartiene, ma provo a farmi fare meno male. A capire ancora fatico moltissimo, perlopiù non riesco; ma chissà…
La dolcezza, il calore, la tenerezza, la stima, persino l’ammirazione, ho comunque avuto la fortuna di riceverli lo stesso, e di immagazzinarli nella mia scorta d’amore, che era davvero povera, poverissima, ma sta crescendo e spero riuscirò a farla crescere ancora, e a non dissiparla.
Non ho imparato ad amarmi molto, ma ho imparato ad essere un po’ più fiduciosa nelle mie forze, un poco piu’ positiva, ho imparato a non farmi totalmente annientare dalla sofferenza fisica.
Ho fatto una cosa che credo quasi totalità delle madri dia per scontata, sono andata in vacanza da sola con mia figlia. Una semplice settimana al mare che per me è stata una conquista enorme. Non ho mai osato farlo, troppo incerti i miei giorni, troppo in balia di improvvisi rovesci di salute che mi rendono pressoché impossibile essere lontana da casa sola, con una bambina.
Questo 2017 mi ha portato anche questo, il coraggio di rischiare ciò che mai avevo osato…ed è andata bene, ed è stato così bello. Devo molto per questo a Stella, alla sua grande autonomia e molto a chi mi ha instillato fiducia giorno dopo giorno. E al mio averci creduto; perché se certe, incredibili persone, dimostrano tanta fiducia in te, ti appoggiano in ogni modo, come fai a non provare a crederci?
Ci sarebbero tanti momenti di quest’ anno da incastonare, ma capisco che ci sono cose che sono belle solo per il cuore di chi le vive, e dal di fuori possono sembrare tutt’ altro.
Ci sono magie in cui so che posso credere solo io. E va bene così.
Ho imparato a dirmi e dire, seppur con il cuore che trema, che so cosa sia la felicità, anche se, nel momento stesso in cui lo dico, sembra che debba succedere qualcosa che la renderà impossibile in futuro ( forme istintive di scaramanzia, credo).
Tengo stretta la mano di creature preziose, speciali, e scavalco questo passaggio d’anno sapendo che con tutte le mie forze le terrò strette e cercherò di essere migliore per loro e grazie a loro.
Ciao caro 2017. E grazie davvero, di tutto.

Lucia, 30 dicembre 2017

Sette splendenti anni

Sette splendenti anni, sette anni non facili, ma coi tuoi sorrisi, i tuoi luminosi occhi azzurri, il tuo carattere meraviglioso.

Sette anni che giorno dopo giorno confermano che mi somigli in molte cose, ma che sei la parte migliore di me. 

Ottimista, solare, intelligente, socievolissima, spiritosa, con una punta di ironia che si sta sviluppando e rende ancora più vivido il brillìo dei tuoi occhi, che restano però pieni di dolcezza.

Hai un cuore grande tu, ma grande grande e tanto gentile e generoso con tutti.

Hai domande che non fai, e a volte mi chiedo se tu in qualche modo non ti sia già data delle tue risposte, sul perché mamma non è sposata, mamma “è tutta scassata” mamma è un poco “strana”. Perché tu sei piccola ma sei grande dentro, e hai una capacità incredibile di mettere insieme i dati che raccogli, e trarne idee, soluzioni, ipotesi sempre incredibilmente “centrate”. Fin troppo. Sei cresciuta in fretta, maturata prima, non sarebbe dovuto essere così, ma così è andata e tu affronti ogni “particolarità ” della tua, e della nostra vita, con tanta collaborazione e con un costante sorriso. Oso sperare non sarà troppo duro e troppo doloroso per te conoscere certe verità. Spero non troppo.

A volte mi fai quasi soggezione, o forse la dovrei chiamare “stima”, sì, stima, anche se hai solo 7 anni io per te ho tanto amore quanta stima.

Per fortuna niente ti ha rubato la tua risata argentina, la gioia nella tua voce sempre alta, il tuo animo maschiaccio,  i tuoi canti quotidiani ad accompagnare soprattutto i momenti di attività “artistica”, i tantissimi disegni.

Quanto amo sentirti cantare, a volte suoni che neanche sono parole, ma quasi gorgheggi, lo fai da sempre, anche se nel tempo sempre meno, e io spero non smetterai mai del  tutto perché è un canto che mi porto dentro, che so mi terrò dentro tutta la vita.

Anche se la festa la faremo sabato, troverai oggi palloncini colorati; quello enorme, fucsia, col numero 7,  oscilla stanotte aspettandoti. La torta è venuta un poco storta ma ora rimedio… c’è il biglietto con una stella che ride, come te, e parole che ora saprai leggere da sola.

Ho fatto del mio meglio Stella mia.

Una volta nel “fare del mio meglio” mi è riuscito un capolavoro: TU. 

Buon Compleanno “ciuciolo”!
La tua Mamma 

Esattamente 7 anni fa…

Non tutte le madri sanno il giorno preciso del concepimento del proprio figlio. Io che, madre, mi avevano detto non sarei mai stata, io lo so.
So che era un 22 settembre sera di sette anni fa.

Non vedevo tuo padre da oltre un mese. Una sera di settembre che aveva ancora il tepore dell’estate, come la doratura della mia pelle, solitamente candida.

Eravamo sbagliati insieme io e lui.

Sbagliatissimi.

Un amore a senso unico.

Da me a lui senza ritorno.

Un legame che non doveva nascere e non sarebbe dovuto durare.

Invece ebbe fine solo quella sera.

La sera in cui un errore, l’unione di due errori, ha concepito la piu’ giusta delle cose: la tua vita.

Una vita di cui ho avuto paura, ma che avrebbe prevalso su tutto.

Tu hai scelto d’esserci quella sera di sette anni fa.

Hai scelto me.


Lui non c’è mai più stato.


Io ci sono.


Tu ci sei, Stella ❤


Lettera aperta a Beatrice Lorenzin (da una ragazza madre)

Ministro Beatrice Lorenzin (immagine da web)

Sa, Ministro Lorenzin, dei suoi consigli io proprio non so che farmene ora (anche perché la clessidra ormai é agli sgoccioli eh!) ma non avrei saputo che farmene manco prima.

Perché “fa figli” non lo puoi dire a nessuno, né puoi suggerirgli tempi e modalità, ma, soprattutto, non lo puoi dire se sei ministro di uno stato che per le madri non fa nulla. Offre aiuti che rasentano lo zero. Non supporta e non sostiene. Non esistete, Lorenzin.

Io ho passato la vita a sentirmi dire che fertile non ero, che sarebbero servite cure, ma tanto non avevo un partner e, quindi, non avrei fatto nulla comunque, ministro. Sarei rimasta una senza figli, la troverà una brutta cosa lei, ma così pareva andasse. Poi, chissà com’è, la vita ha fantasia, alla veneranda età di 41 anni, la sottoscritta, non fertile, rimane incinta. 

Già. E mica é stata felicità, sa. Perché il padre se n’è andato e non l’ha riconosciuta. Perché io facevo un lavoro in proprio che, incinta, non potevo continuare. Ho avuto dubbi. Non ero sicura di poter tenere mia figlia. Senza lavoro, senza compagno, con poca salute. 

Ma sono andata avanti. Ho avuto una assistenza pessima all’inizio (non le sto a dire le follie sentite dall’assistenza sociale del consultorio) e pessima durante la gravidanza.  Pessima. Fino a dovermi pagare il ginecologo. 

E poi…poi il “dopo“. Dove era lo stato, Lorenzin? Sa che mi ha dato lo Stato? A me che ero ragazza madre, senza lavoro? 1500 euro iniziali. Una tantum. E poi la social card, 80 euro ogni due mesi fino ai tre anni di mia figlia.

Sa che aiuto? Ma forse dice lei, in qualche cartolina, lo stato aiuta la maternità consapevole. A me é capitata per caso. 

Magari non meritavo l’aiuto. Son passati sei anni…non ho avuto niente. Quello che ho avuto é stato per il reddito basso, quindi non “in quanto madre” ma in quanto rientrante in una fascia Isee  che mi ha permesso almeno un bonus luce e gas.

E ora come stare messi? Perché non fate girare un po’ di cartoline  con tutto ciò che fate per supportare la maternità? Perché queste sono offensive e inutili.

Le do il sincero consiglio di attorniarsi di seri esperti della comunicazione perché i suoi fan schifo.

Sa…io ho un cognome, come vedrà dalla firma, molto simile al suo e anche un età vicina (a proposito com’è che lei ha avuto figli dopo i 40 anni? Mica bene, doveva  essere d’esempio) ma spero le somiglianze finiscano qui perché lei davvero non mi piace.
La saluto e magari rifletta, seriamente, sul risultato che sta ottenendo con questa sua idea del fertilityday. 

Lucia Lorenzon

Cara mamma di un maschio…

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Carissima mamma di un maschio (o di più maschi),

In un attimo il tuo bambino sarà un uomo. E avrà dentro tutto quello che tu gli hai insegnato, l’amore che gli hai trasmesso, le parole che gli hai sussurrato. E dato che mia figlia sarà la donna che domani potrebbe incontrare tuo figlio in un bar, in un ufficio o in una discoteca, mi preme chiederti di essere brava.
Sì, brava. Perché a crescere un maschio oggi bisogna essere capaci. Lascia stare, non dirmi «Sì, ma anche a crescere una femmina». Certo, è vero. Ma non facciamo paragoni, magari in un altro post parleremo anche del crescere una figlia. Oggi parliamo di te. Di te e del tuo crescere un piccolo uomo, in un momento in cui l’uomo, o meglio il concetto antico di uomo, è in grossa crisi.
Insegnagli ad essere anche femmina
Anche se ti può sembrare strano, è la prima richiesta che ti faccio. Se esiste ancora il maschilismo, è perché gli uomini hanno paura della parte femminile che è in ognuno di loro. Se esistono le discriminazioni, è perché ai maschi si è detto troppo spesso «non piangere come una femminuccia».
Tu insegnagli ad essere un po’ donna. E insegnagli che donna è bello, che il rosa è un colore emozionante, che avere un lato femminile è un valore, e non una vergogna. Digli che si è più completi se ci si ascolta completamente, fin nel profondo. Digli che persino suo padre, anche se non lo fa vedere, è anche un po’ donna.
Trattalo come tratteresti tua figlia
Ho visto troppe mamme chiedere solo alla figlia femmina di sparecchiare dopo cena, lasciando andare il maschio a guardare la tv. Bene, te lo chiedo anche per mia figlia, nonostante lei oggi, quando riesce a servire il pranzo alla scuola materna, torni a casa estasiata: insegna a tuo figlio l’uguaglianza nei diritti, ma soprattutto nei doveri. Anche se lo ami infinitamente e vorresti evitargli la fatica, obbligalo ad aiutarti e fagli capire che, appunto, occuparsi della casa è una grandissima fatica. Che va condivisa con la donna che amerà. E per il suo futuro coniugale, digli anche, come scrive Ayelet Waldman in «Sono una cattiva mamma», che non c’è nulla di più sexy di un uomo che ti aiuta a caricare la lavastoviglie.
Insegnagli a parlare
Parlagli e chiedigli di parlare, sempre. Non archiviare tutto con un «è un maschietto, certe cose se le tiene dentro». Insegnagli ad aprire un dialogo, a chiarirsi, a confrontarsi. Fagli capire com’è importante usare le parole, l’intelligenza, anche la furbizia, al posto della violenza. Spiegagli come «stendere» una persona con un discorso, non con un pugno. E fagli capire che la violenza si combatte con il dialogo, con le domande, con la comprensione. Non con altra violenza.
Obbligalo a staccarsi da te
Non è il tuo fidanzato. È tuo figlio, e un giorno dovrà andare via e amare perdutamente altre persone. Tu spingilo ad andarsene un pochino ogni giorno. Immagino che sia infinitamente emozionante vedere il tuo bambino che ti dice «ti amo», ma poi, ad un certo punto, dovrà dirlo ad un’altra persona. E non potrà cambiare improvvisamente: dovrai essere tu, giorno dopo giorno, a fargli capire che c’è un mondo là fuori che aspetta lui e tutto il suo affetto. Non cercare di essere perfetta ai suoi occhi, perché non lo sei e non lo devi essere. Lui dovrà avere voglia di trovare la perfezione altrove.

(Da web)

Lettera di Mari

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Amore, Amore mio…

Ancora con timore aggiungo quel mio ad Amore, certa del sentimento e incredula di fronte all’immenso racchiuso in quell’ aggettivo possessivo.
Tu…tu… “mio”; e come è potuta accadere in questa vita, sfiancata dalle sventure e dalle tempeste, che io abbia trovato questo faro luminoso cui approdare e trovar riparo dai venti gelidi che si sono sempre abbattuti su di me?
Perché questa strana benignità da parte di una sorte matrigna?
Tu sei uno squarcio d’azzurro in un cielo perennemente percorso da nuvole.
Sei il sogno che arriva dopo notti agitate e piene d’incubi.
Tu sei l’Amore. Quello che non credi che esista, o, meglio, quello che neanche supponi che esista.
Improvvisamente dopo aver percorso strade lontanissime…io tra tunnel, dirupi e ostacoli, tu nella serenità del tuo infinito amore per la vita, vissuta in tutti i suoi aspetti, i nostri percorsi si sono incrociati. Un incrocio che ogni logica avrebbe detto ci avrebbe visto ripartire in due direzioni ancora opposte.
Invece tu hai allungato la mano e mi hai detto “Vieni”? E io ti ho detto sí.
Ed è cominciato questo viaggio insieme. Io col mio bagaglio pesante di macigni e tu che hai cominciato a togliermeli.
E togliendomeli hai cominciato ad amarmi. E io ti ho guardato stupita chiedendomi perché mai tu volessi prenderti cura di me, alleggerire la mia vita.
Incredula ho continuato a stringerti la mano, lievemente, ma passo dopo passo te l’ho stretta sempre piú, e tu a me.
Viaggiatori di opposte vite, riunitesi su un percorso irto di difficoltà e incognite, ma pieno d’amore. Così dissimili e così intimamente simili. Sognatori, visionari, pazzi, innamorati.
Sono tua, senza riserve e imparerò ad avere il coraggio di sentirti, sempre, mio.
Comunque vada questo nostro incredibile viaggio non mi pentirò mai di averti dato la mano ed averti seguito.
Di averti detto sì e di ripetertelo ogni giorno. É stata una scelta di coraggio e fiducia che rinnoverò tutta la vita.
“Sempre e per sempre”.

Tua Mari