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Sette splendenti anni

Sette splendenti anni, sette anni non facili, ma coi tuoi sorrisi, i tuoi luminosi occhi azzurri, il tuo carattere meraviglioso.

Sette anni che giorno dopo giorno confermano che mi somigli in molte cose, ma che sei la parte migliore di me. 

Ottimista, solare, intelligente, socievolissima, spiritosa, con una punta di ironia che si sta sviluppando e rende ancora più vivido il brillìo dei tuoi occhi, che restano però pieni di dolcezza.

Hai un cuore grande tu, ma grande grande e tanto gentile e generoso con tutti.

Hai domande che non fai, e a volte mi chiedo se tu in qualche modo non ti sia già data delle tue risposte, sul perché mamma non è sposata, mamma “è tutta scassata” mamma è un poco “strana”. Perché tu sei piccola ma sei grande dentro, e hai una capacità incredibile di mettere insieme i dati che raccogli, e trarne idee, soluzioni, ipotesi sempre incredibilmente “centrate”. Fin troppo. Sei cresciuta in fretta, maturata prima, non sarebbe dovuto essere così, ma così è andata e tu affronti ogni “particolarità ” della tua, e della nostra vita, con tanta collaborazione e con un costante sorriso. Oso sperare non sarà troppo duro e troppo doloroso per te conoscere certe verità. Spero non troppo.

A volte mi fai quasi soggezione, o forse la dovrei chiamare “stima”, sì, stima, anche se hai solo 7 anni io per te ho tanto amore quanta stima.

Per fortuna niente ti ha rubato la tua risata argentina, la gioia nella tua voce sempre alta, il tuo animo maschiaccio,  i tuoi canti quotidiani ad accompagnare soprattutto i momenti di attività “artistica”, i tantissimi disegni.

Quanto amo sentirti cantare, a volte suoni che neanche sono parole, ma quasi gorgheggi, lo fai da sempre, anche se nel tempo sempre meno, e io spero non smetterai mai del  tutto perché è un canto che mi porto dentro, che so mi terrò dentro tutta la vita.

Anche se la festa la faremo sabato, troverai oggi palloncini colorati; quello enorme, fucsia, col numero 7,  oscilla stanotte aspettandoti. La torta è venuta un poco storta ma ora rimedio… c’è il biglietto con una stella che ride, come te, e parole che ora saprai leggere da sola.

Ho fatto del mio meglio Stella mia.

Una volta nel “fare del mio meglio” mi è riuscito un capolavoro: TU. 

Buon Compleanno “ciuciolo”!
La tua Mamma 

Esattamente 7 anni fa…

Non tutte le madri sanno il giorno preciso del concepimento del proprio figlio. Io che, madre, mi avevano detto non sarei mai stata, io lo so.
So che era un 22 settembre sera di sette anni fa.

Non vedevo tuo padre da oltre un mese. Una sera di settembre che aveva ancora il tepore dell’estate, come la doratura della mia pelle, solitamente candida.

Eravamo sbagliati insieme io e lui.

Sbagliatissimi.

Un amore a senso unico.

Da me a lui senza ritorno.

Un legame che non doveva nascere e non sarebbe dovuto durare.

Invece ebbe fine solo quella sera.

La sera in cui un errore, l’unione di due errori, ha concepito la piu’ giusta delle cose: la tua vita.

Una vita di cui ho avuto paura, ma che avrebbe prevalso su tutto.

Tu hai scelto d’esserci quella sera di sette anni fa.

Hai scelto me.


Lui non c’è mai più stato.


Io ci sono.


Tu ci sei, Stella ❤


Lettera aperta a Beatrice Lorenzin (da una ragazza madre)

Ministro Beatrice Lorenzin (immagine da web)

Sa, Ministro Lorenzin, dei suoi consigli io proprio non so che farmene ora (anche perché la clessidra ormai é agli sgoccioli eh!) ma non avrei saputo che farmene manco prima.

Perché “fa figli” non lo puoi dire a nessuno, né puoi suggerirgli tempi e modalità, ma, soprattutto, non lo puoi dire se sei ministro di uno stato che per le madri non fa nulla. Offre aiuti che rasentano lo zero. Non supporta e non sostiene. Non esistete, Lorenzin.

Io ho passato la vita a sentirmi dire che fertile non ero, che sarebbero servite cure, ma tanto non avevo un partner e, quindi, non avrei fatto nulla comunque, ministro. Sarei rimasta una senza figli, la troverà una brutta cosa lei, ma così pareva andasse. Poi, chissà com’è, la vita ha fantasia, alla veneranda età di 41 anni, la sottoscritta, non fertile, rimane incinta. 

Già. E mica é stata felicità, sa. Perché il padre se n’è andato e non l’ha riconosciuta. Perché io facevo un lavoro in proprio che, incinta, non potevo continuare. Ho avuto dubbi. Non ero sicura di poter tenere mia figlia. Senza lavoro, senza compagno, con poca salute. 

Ma sono andata avanti. Ho avuto una assistenza pessima all’inizio (non le sto a dire le follie sentite dall’assistenza sociale del consultorio) e pessima durante la gravidanza.  Pessima. Fino a dovermi pagare il ginecologo. 

E poi…poi il “dopo“. Dove era lo stato, Lorenzin? Sa che mi ha dato lo Stato? A me che ero ragazza madre, senza lavoro? 1500 euro iniziali. Una tantum. E poi la social card, 80 euro ogni due mesi fino ai tre anni di mia figlia.

Sa che aiuto? Ma forse dice lei, in qualche cartolina, lo stato aiuta la maternità consapevole. A me é capitata per caso. 

Magari non meritavo l’aiuto. Son passati sei anni…non ho avuto niente. Quello che ho avuto é stato per il reddito basso, quindi non “in quanto madre” ma in quanto rientrante in una fascia Isee  che mi ha permesso almeno un bonus luce e gas.

E ora come stare messi? Perché non fate girare un po’ di cartoline  con tutto ciò che fate per supportare la maternità? Perché queste sono offensive e inutili.

Le do il sincero consiglio di attorniarsi di seri esperti della comunicazione perché i suoi fan schifo.

Sa…io ho un cognome, come vedrà dalla firma, molto simile al suo e anche un età vicina (a proposito com’è che lei ha avuto figli dopo i 40 anni? Mica bene, doveva  essere d’esempio) ma spero le somiglianze finiscano qui perché lei davvero non mi piace.
La saluto e magari rifletta, seriamente, sul risultato che sta ottenendo con questa sua idea del fertilityday. 

Lucia Lorenzon

Cara mamma di un maschio…

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Carissima mamma di un maschio (o di più maschi),

In un attimo il tuo bambino sarà un uomo. E avrà dentro tutto quello che tu gli hai insegnato, l’amore che gli hai trasmesso, le parole che gli hai sussurrato. E dato che mia figlia sarà la donna che domani potrebbe incontrare tuo figlio in un bar, in un ufficio o in una discoteca, mi preme chiederti di essere brava.
Sì, brava. Perché a crescere un maschio oggi bisogna essere capaci. Lascia stare, non dirmi «Sì, ma anche a crescere una femmina». Certo, è vero. Ma non facciamo paragoni, magari in un altro post parleremo anche del crescere una figlia. Oggi parliamo di te. Di te e del tuo crescere un piccolo uomo, in un momento in cui l’uomo, o meglio il concetto antico di uomo, è in grossa crisi.
Insegnagli ad essere anche femmina
Anche se ti può sembrare strano, è la prima richiesta che ti faccio. Se esiste ancora il maschilismo, è perché gli uomini hanno paura della parte femminile che è in ognuno di loro. Se esistono le discriminazioni, è perché ai maschi si è detto troppo spesso «non piangere come una femminuccia».
Tu insegnagli ad essere un po’ donna. E insegnagli che donna è bello, che il rosa è un colore emozionante, che avere un lato femminile è un valore, e non una vergogna. Digli che si è più completi se ci si ascolta completamente, fin nel profondo. Digli che persino suo padre, anche se non lo fa vedere, è anche un po’ donna.
Trattalo come tratteresti tua figlia
Ho visto troppe mamme chiedere solo alla figlia femmina di sparecchiare dopo cena, lasciando andare il maschio a guardare la tv. Bene, te lo chiedo anche per mia figlia, nonostante lei oggi, quando riesce a servire il pranzo alla scuola materna, torni a casa estasiata: insegna a tuo figlio l’uguaglianza nei diritti, ma soprattutto nei doveri. Anche se lo ami infinitamente e vorresti evitargli la fatica, obbligalo ad aiutarti e fagli capire che, appunto, occuparsi della casa è una grandissima fatica. Che va condivisa con la donna che amerà. E per il suo futuro coniugale, digli anche, come scrive Ayelet Waldman in «Sono una cattiva mamma», che non c’è nulla di più sexy di un uomo che ti aiuta a caricare la lavastoviglie.
Insegnagli a parlare
Parlagli e chiedigli di parlare, sempre. Non archiviare tutto con un «è un maschietto, certe cose se le tiene dentro». Insegnagli ad aprire un dialogo, a chiarirsi, a confrontarsi. Fagli capire com’è importante usare le parole, l’intelligenza, anche la furbizia, al posto della violenza. Spiegagli come «stendere» una persona con un discorso, non con un pugno. E fagli capire che la violenza si combatte con il dialogo, con le domande, con la comprensione. Non con altra violenza.
Obbligalo a staccarsi da te
Non è il tuo fidanzato. È tuo figlio, e un giorno dovrà andare via e amare perdutamente altre persone. Tu spingilo ad andarsene un pochino ogni giorno. Immagino che sia infinitamente emozionante vedere il tuo bambino che ti dice «ti amo», ma poi, ad un certo punto, dovrà dirlo ad un’altra persona. E non potrà cambiare improvvisamente: dovrai essere tu, giorno dopo giorno, a fargli capire che c’è un mondo là fuori che aspetta lui e tutto il suo affetto. Non cercare di essere perfetta ai suoi occhi, perché non lo sei e non lo devi essere. Lui dovrà avere voglia di trovare la perfezione altrove.

(Da web)

Lettera di Mari

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Amore, Amore mio…

Ancora con timore aggiungo quel mio ad Amore, certa del sentimento e incredula di fronte all’immenso racchiuso in quell’ aggettivo possessivo.
Tu…tu… “mio”; e come è potuta accadere in questa vita, sfiancata dalle sventure e dalle tempeste, che io abbia trovato questo faro luminoso cui approdare e trovar riparo dai venti gelidi che si sono sempre abbattuti su di me?
Perché questa strana benignità da parte di una sorte matrigna?
Tu sei uno squarcio d’azzurro in un cielo perennemente percorso da nuvole.
Sei il sogno che arriva dopo notti agitate e piene d’incubi.
Tu sei l’Amore. Quello che non credi che esista, o, meglio, quello che neanche supponi che esista.
Improvvisamente dopo aver percorso strade lontanissime…io tra tunnel, dirupi e ostacoli, tu nella serenità del tuo infinito amore per la vita, vissuta in tutti i suoi aspetti, i nostri percorsi si sono incrociati. Un incrocio che ogni logica avrebbe detto ci avrebbe visto ripartire in due direzioni ancora opposte.
Invece tu hai allungato la mano e mi hai detto “Vieni”? E io ti ho detto sí.
Ed è cominciato questo viaggio insieme. Io col mio bagaglio pesante di macigni e tu che hai cominciato a togliermeli.
E togliendomeli hai cominciato ad amarmi. E io ti ho guardato stupita chiedendomi perché mai tu volessi prenderti cura di me, alleggerire la mia vita.
Incredula ho continuato a stringerti la mano, lievemente, ma passo dopo passo te l’ho stretta sempre piú, e tu a me.
Viaggiatori di opposte vite, riunitesi su un percorso irto di difficoltà e incognite, ma pieno d’amore. Così dissimili e così intimamente simili. Sognatori, visionari, pazzi, innamorati.
Sono tua, senza riserve e imparerò ad avere il coraggio di sentirti, sempre, mio.
Comunque vada questo nostro incredibile viaggio non mi pentirò mai di averti dato la mano ed averti seguito.
Di averti detto sì e di ripetertelo ogni giorno. É stata una scelta di coraggio e fiducia che rinnoverò tutta la vita.
“Sempre e per sempre”.

Tua Mari

Amori Virtuali #3 “Lettera di Elisa”

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Mio caro, carissimo Amore,

Come sai il mio cuore é tormentato, tormentato dalla tua assenza e felice della tua esistenza.
Strana contraddizione in cui questa vita, con ironia cattiva, mi sta costringendo a vivere.
Ha giocato col destino,
uno spietato gioco a dadi in cui il premio era la nostra felicità.
E alla fine se la sono spartita. Concedendocela solo in modo imperfetto.
Ti ho conosciuto e ti amo, ma non so che il colore dei tuoi occhi, non mi è concesso perdermi in essi, né in essi leggervi il tuo amore.
Sai farmi immaginare il tocco delle tue mani e l’incanto della tua pelle adesa alla mia, ma mi é stato negata la realtà del tatto. Così come mi é sconosciuto il tuo odore, che so mi basterebbe sentire  per riconoscerlo tra mille. Mi basterebbe mi tenessi per mano una volta e io non  scorderei mai più l’essenza di te sul mio palmo.
Una volta, una sola, Amor mio, per renderti indelebile.
Lo so. Non si può.
Sono solo un’altra persona che ti ama.
Perché sei già amato, tu. Come sarebbe possibile non amarti.
Io sono arrivata tardi e mi é stato ritagliato questo ruolo.
Che é duro e magnifico. Una pazzia, un dolore, e una felicità infinita.
E rifiuto di considerarlo un amore inferiore, rifiuto la classificazione di “infatuazione”
Rifiuto la facilità con cui darebbero a me dell’illusa e a te dell’egoista, probabilmente. Ma che ne sanno? Che ne sanno?
No Amore. No.
L ‘amore ha mille declinazioni e questa nostra é solo una d’esse. Non meno vera, non meno forte, non meno proiettata al “per sempre”.
Io e te siamo una realtà, non una fantasia e se il destino ha deciso che non ci incontreremo mai, lo accetteremo.
Comunque i miracoli esistono e chi può sapere cosa avverrà.
Tu per me ci sei e io ci sono per te.
E ci siamo da prima di conoscerci; come scriveva M. Mazzantini sul suo libro NON TI MUOVERE : ” Chi ti ama c’è sempre, c’è prima di conoscerti, c’è prima di te. Fa parte di te come una coda preistorica, qualcosa mutilato dall’evoluzione, qualcosa di cui si conserva l’alone, una misteriosa presenza nel vuoto.”

É cosí amore. Noi ci siamo da sempre e per sempre saremo.

Ti bacio

Tua Elisa

47 anni domani…

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Foto di Lucia Lorenzon

E domani sono 47, carissima.
Mica pochi.
Non è stata clemente con te la vita, forse il tempo, almeno esteriormente, un po’ di piú.
La tua vita non è fatta di esperienze belle: viaggi, studi, lavoro, di lotta per ottenere soddisfazioni, no, è fatta di guerra di trincea, di sopravvivenza.
Sopravvissuta alla depressione e all’alcolismo di tuo padre, all’anaffettivita’ di tua madre, a un tentativo di stupro e ad altre molestie, all’anoressia, alla bulimia, ad un abbandono incinta di una settimana, ai problemi di salute seguiti a gravidanza e parto, al dolore fisico cronico, agli abbandoni, ai tradimenti, alle paure e ai vuoti che han preso residenza nel tuo cuore.
Danneggiata ma sopravvissuta.
Non certo alla grande.
Sei piena di cicatrici. Alcune non guariranno mai.
Sei diventata per molti una sorta di creatura aliena ed incomprensibile.
Ma non te ne curi più molto.
Provi a farti capire da chi davvero ti interessa. A concedere a qualcuno di aiutarti. Togliendo mattoni dai muri di difesa.
Sei sempre stata d’indole dolce e nonostante tutto lo sei rimasta, anche se molto più  permalosa, irascibile e “incazzosa” di un tempo, ma a ferirti ci vuole ancora troppo poco.
Malinconica spesso. Facilissima alle lacrime. La discesa dalla malinconia alla tristezza é facile ma, finora, sei sempre sfuggita alla depressione.
Capace di riuscire a ridere a crepapelle anche nei momenti più  duri, sei buffa dentro, ed è sempre stata la tua salvezza.
Non sopporti chi sminuisce ciò che hai vissuto e, difficilmente, chi lo fa rimarrà nella tua vita, ma sei capace di empatia profonda nei confronti delle persone, di coloro che soffrono, qualunque sia il motivo.
Non ti sei mai piaciuta molto, mai amata davvero, mai presa cura seriamente di te, ma un po’ di ciò che sei vai orgogliosa, della tua incapacità di odiare, della tua fiducia nelle persone, della tua grande capacità di tenerezza e di passione.
E ora…Ti sei pure concessa di innamorarti ancora. Un rischio che pensavi di non voler correre più ma alla fine non sei riuscita ad impedirtelo.
E vada come vada. Alla fine sopravviverai e magari il rischio stavolta può esser quello d’essere un po’ felice.
Te la auguro come  regalo per questo anno che verrà, un poca di serenità.

Buon compleanno Lucia!

Tua…Lucia

P.s. lo so…lo so difficile sfuggire dal farmi gli auguri, così. Abbiate pazienza. 😂😂😂
E ora mi dedico pure uno scritto di Alda Merini, perché un poco mi ci riconosco, anche se certo non mi darei mai il titolo di “Donna Donna”.
Eccolo:

“Ci sono Donne…
E poi ci sono le Donne Donne…
E quelle non devi provare a capirle, perchè sarebbe una battaglia persa in partenza. Le devi prendere e basta.
Devi prenderle e baciarle, e non devi dare loro il tempo di pensare. Devi spazzare via, con un abbraccio che toglie il fiato, quelle paure che ti sapranno confidare una volta sola, una soltanto, a bassa, bassissima voce. Perchè si vergognano delle proprie debolezze e, dopo averle raccontate si tormentano – in una agonia lenta e silenziosa – al pensiero che, scoprendo il fianco, e mostrandosi umane e fragili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo, vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi allontanarsi.
Perciò prendile e amale. Amale vestite, che a spogliarsi son brave tutte.
Amale indifese e senza trucco, perchè non sai quanto gli occhi di una donna possono trovare scudo dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po’ ammaccate, quando il sonno le stropiccia.
Amale anche se sanno bastare a se stesse.
Ma appunto per questo, sapranno amare te come nessuna prima di loro
.”

_Alda Merini