Mamma di Stella

Lucia e Stella Lorenzon al Molinetto della Croda

Ma la rima con mamma qual’è,
chè parola più impegnativa non c’è?
Non fa mica rima con cuore,
ma è ventre che si fa amore.
Non fa nemmeno rima con vita,
ma lei la dà, dalla natura insignita.
E forse fa rima con figli?
No, ma per essi si fa tigre con artigli.
Magari la fa con eterno?
No, ma così è, il sentimento materno.
Di certo non con armonia,
ma qual poeta non ne ha fatto poesia?
Nemmeno, lo so, con canzone,
ma milioni di brani contengon quel nome.
Potrebbe essere, allor, con preghiera?
No, ma il suo nome è l’ invocazione più vera.
Nel caso mio
la verità è solo quella: la parola mamma fa rima con Stella.

Lucia Lorenzon, 13 maggio 2018

Auguri a tutte le mamme!

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La mia pace

Ribloggo questi versi da Caffè Letterario, che ospita oggi la mia pubblicazione mensile. L’ immagine è una mia creazione digitale, le parole le ha dettate, di getto, il cuore.

Caffè Letterario

immagine digitale di Lucia Lorenzon

Ho creato fiori origami
per profumare l’ inverno
e disegnato velieri,
per sfidare i venti inattesi.
Ho soffiato bolle di sapone
per riempirle di desideri.
Ho versato parole di miele
nell’amarezza
e appoggiato le mie mani calde sul tuo costato,
per trafiggere il freddo nel cuore.
Ho fermato la poesia
della primavera,
in scatti non d’autore,
per colorare il grigio,
e il sorriso di una bambina,
per far sorgere per un attimo il tuo.
Ho trattenuto le lacrime,
per provare ad essere
asciutto conforto.
Ho parlato alla notte
perché ti portasse sogni lievi,
e al mattino perché regalasse speranze.
Ho atteso, silenziosa,
ma certa, che saresti stato di nuovo felice,
fosse anche in un tempo lontano da me.
Ho saputo di amarti
ancor più di quanto credevo
e compreso che la mia pace
è saperti felice.

Lucia Lorenzon 9 maggio 2018

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Siamo Amore

Siamo amore
nel fiato corto dei giorni,
che faticano a far sera.
Siamo amore
nelle notti inquiete,
passate accanto senza toccarsi,
se non il cuore.
Siamo amore
nell’ affanno che toglie spazio al futuro,
per farsi istante.
Siamo amore
lungo i percorsi incerti
di cui non si conosce il traguardo.
Siamo amore
nei silenzi che si amplificano,
riempedosi di trepidante rispetto.
Siamo amore
nelle disattenzioni, nelle dimenticanze,
che si aggiustano con una carezza.
Siamo amore,
nel fondo degli occhi
che ripetono “ti amo”,
anche quando non si incontrano.
Siamo amore
nella consapevolezza, incorruttibile,
dell’appartenenerci, oltre ogni confine.

Siamo Amore.

Lucia Lorenzon, 29 aprile 2018

Di cosa è fatta la felicità?

Eccomi all’ appuntamento mensile con la pubblicazione sul blog “Caffè Letterario “; una filastrocca sulla FELICITÀ, accompagnata da due immagini, trovate su pinterest, che mi emozionano e commuovono.
Buona lettura.

Caffè Letterario

Di cosa è fatta la felicità?

Esiste un segreto, nascosto qua o là?

No, non c’è segreto, non c’è ricetta,

di certo non la si costruisce in fretta.

È fatta di cielo, è fatta di mare,

di altissimi monti e sterminate pianure.

È fatta di sole forte e cocente,

di pioggia e di neve, che accarezzan la mente.

È fatta di zucchero e un po’ di sale,

un po’, quanto basta,

chè sulle cicatrici fa male.

È fatta di amore, di abbracci, di baci,

di coccole dolci ed esplorazioni audaci.

È fatta di segreti, intimità, confidenza,

di silenzi, rispetto, ascolto e pazienza.

È fatta di sogni immensi e piccini,

alcuni vicini altri molto lontani.

È fatta di momenti di grande stanchezza,

a cui far fronte con sterminata tenerezza.

È fatta dei tuoi occhi e della tua voce,

della tua mano che stringe la mia e mi da pace.

La felicità…

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Come un figlio

Lo amava. Più di quanto potesse lei stessa immaginare.

Lo amava come un figlio, anche se non le era figlio.
Un uomo tanto amato quanto un figlio; con lo stesso desiderio che fosse felice, che fosse sereno, con la stessa consapevolezza che pensava potesse appartenere solo ad una madre: “farei qualunque cosa per proteggerti, perché tu non soffra, perché tu non abbia a patire, persino soffrire al posto tuo”.

Cose che non si possono fare, ma si possono provare.

Non lo diceva.

Sapeva che un amore così sarebbe stato criticato, considerato eresia, follia, ossessione.

Sapeva che una donna, che diceva di amare un uomo in questo modo, sarebbe stata criticata, perché la maternità non è considerata paragonabile a nulla. No, non lo era, per molte cose; ma l’ amore sì.

L’incanto dell’ incontro con qualcuno cui sai di appartenere, il riconoscimento di una parte di sè, la certezza di un amore che non può avere fine.

Lei riteneva che gli amori veri fossero così.
La prima volta che vedi quegli occhi, sai che sono l’ unico specchio che vorrai, che siano venuti dal tuo grembo o da quello del destino.

Lei li amava così: il suo uomo e la sua creatura. Così incredibilmente simili: col cielo negli occhi e l’ ottimismo nel sangue, per volare ovunque i sogni li portassero.

Due orsi famelici di cibo, tanto quanto lei si cibava distrattamente e per dovere.

Due anime sognatrici e curiose. Due artisti della vita capaci di pennellate rivoluzionarie.

Due amanti della natura in ogni suo aspetto.

I suoi amori.

I miracoli della sua vita.

Per cui fare qualunque cosa.
Per cui imparare anche a sopportare di non non poter far niente, se non continuare ad amarli.

Sempre.

Lucia Lorenzon, 5 aprile 2018

La mia “non festa” del papà

Se non si ha la fortuna di essere amati da un padre, totalmente, senza riserve, anche con spigolosità e scontri, ma sempre, si farà i conti con questa assenza per tutta la vita.
E purtroppo ci si farà male e si rischierà, spesso, di far male anche a chi nella vita ti è vicino.
Sai…”papà” ( quanta fatica chiamarti così)
ho sognato un abbraccio paterno tutta la vita. Ho sognato di poterti chiamare quando ero triste, quando mi sentivo delusa, quando avevo paura.
Ho sperato che il mio essere così brava a scuola ti rendesse fiero, che la mia bellezza ti rendesse orgoglioso.
Avrei voluto chiamarti quando ho fatto degli incidenti o quando mi sono trovata al buio e al freddo con una ruota a terra o la caldaia rotta.
Avrei sognato una spalla su cui piangere un abbraccio in cui rifugiarmi, la semplice possibilità di dire ” mi aiuti papà”.
Ma tu ti sei fatto inghiottire dall’ alcolismo e hai devastato la mia vita per decenni.E io ti sono stata, emotivamente, il più lontana possibile Mi sono persa in mille modi, nell’ anoressia, nella bulimia, nella tristezza.
Mi sono persa in amori sbagliati, talmente priva del tuo amore da cercarlo ovunque. Talmente sulla strada sbagliata da dare a mia figlia un padre che l’ ha rifiutata, non l’ha nemmeno riconosciuta, eppure ho mille volte pensato che è meglio non averlo un padre che vivere costantemente la tristezza di una presenza/ assenza.
Ora sei vecchio, con un cuore molto malato, hai smesso di bere, ma è avvenuto tutto troppo tardi. Non sento calore, non sento stima verso di te.
Un freddo perdono in qualche modo te l’ ho dato lo stesso. Eri una persona fragilissima psicologicamente, ma purtroppo la tua debolezza è diventata in modi diversi la mia.
Solo una dovuta riconoscenza: al nonno degno che sei stato, e sei, per la mia bambina, da lei ti sei fatto amare.
Un riscatto, in qualche modo, sul finire della vita, almeno quello, lo hai saputo cogliere.

Lucia

P.S.

Un grazie ad un uomo speciale, che pur non essendomi padre mi ha fatto “assaggiare” quanto deve essere bello poter contare su un amore paterno. E ha guarito anche profondissime ferite. Facendo gli auguri a lui li faccio a tutti i papà degni di questo nome.

Tempesta

È solo un momento,
è solo un momento;
una terribile raffica di vento,
una tempesta,
in parte annunciata,
ma peggio, davvero, di quella pensata.
E tutto al di dentro fa un forte rumore,
il cuore che batte, contando le ore.
Sospesi, straniti, tra l’ appena ieri,
e l’inquieto oggi di domande e pensieri.
“Com’ è che stai?” ti chiedo ogni giorno,
e in silenzio ti dico sempre “buongiorno!”
E so che è difficile lo sia per davvero,
ma non posso non sperarlo, è augurio sincero.
Non posso aiutare in questa battaglia,
mi sento impotente e il cuor mi si taglia,
perché Tu fai parte di questo mio cuore,
la tua serenità è mia, e mio il dolore.
Vorrei esser magica, una strega, una fata,
poter appianare questa strada in salita.
Non posso far niente, ma passerà la tempesta,
ci sarà nuova quiete e cuori di festa.
Intanto tengo tra le mani il tuo viso,
cercando comunque di farti un sorriso.
Perché la tua forza, generosa e vera,
saprà ritrovare la primavera.

Lucia Lorenzon 16 marzo 2018