Come una viola

Una viola, le era piaciuto sentirsi paragonare ad una viola, ci si ritrovava; ma non a una di quelle violette che si vedono, splendide e numerosissime sui prati di montagna. No, lei non poteva essere così, non poteva stare in mezzo a tante, ad allegri pettegolezzi raccontati al vento fresco, a quel piccolo profumato esercito che invadeva il verde dei prati.
Lei era una creatura solitaria, nascosta e inattesa. Destinata ad occhi segreti, a passi attenti. La vedevi spuntare tra le crepe di un selciato duro, tra le rocce di un muretto, in un giardino di sassi; non le erano state destinate facili vie verso il sole. Eccola lì, solitaria, timida, eppure così sfacciatamente coraggiosa. Nasceva per essere vista da pochi, raccolta da mani delicate che la guardavano come si guarda un regalo inatteso, il segno di qualcosa di bello; racchiusa tra le pagine di un libro amato ad attraversare il tempo, o offerta ad una bimba per farle chiudere gli occhi ed innamorarsi di quel profumo. Eccola, lei era una tenerezza, una coccola lieve, una pennellata di ardito colore, un “oh” di sorpresa.
Lei era così.
Potevi non vederla mai.
Ma chi la sapeva vedere non la poteva più dimenticare.

Lucia Lorenzon, 11 febbraio 2018

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Quando si dice “stare sul pezzo” 😃

5 t-shirt per raccontare un festival, e ci sono anche io!!!

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Parlami

“Parlami, parliamoci sempre” dicevi. Nessun legame si interrompe, laddove si parla davvero.

Ma mica intendevi solo con la voce.

Con la voce son capaci tutti. E così noi abbiamo imparato a parlarci con tutto. Con le mani, che aumentano la stretta, con gli occhi che san raccontarsi emozioni. Col respiro nel buio, sereno o spezzato, che narra di quiete o del tramestio di qualche affanno.

Con lo strofinio del mio naso dietro il tuo orecchio, a riconoscere quel profumo, di agrumi e di te, che è l’ unico profumo al mondo che amo, e l’ unico che voglio riconoscermi addosso.

Col viso stretto tra le mani e gli occhi a dire “io sono qui, non mi smuove nessuna tempesta, nessun uomo, nessun dio”.

Con le foto di ciò che vediamo quando siamo lontani, chè non possiamo non condividere pezzi di vita che non ci vedono insieme.

Con quelle canzoni che ti canto, perché ci trovo noi, e quegli scritti che proprio non posso non farti leggere dopo che li ho letti io.

Col silenzio della sofferenza, in cui si ha bisogno di combattere da soli, battaglie di cui si resta forzati spettatori, ma si è alleati fedeli, pronti ad affiancarsi quando si vieni chiamati.

Perché l’ amore, me lo hai insegnato tu, deve saper anche aspettare, esserci senza invadere. Rispettare spazi, rispettare tempi. Rispettare il destino, talvolta si deve.

E il sesso, dove parole sono i suoni, e gli odori, i gemiti, le grida, i ritmi lenti o sfacciati del possesso, lo smarrimento cieco del piacere. La pelle che racconta dove dobbiamo andare, e la sappiamo leggere solo noi, quella mappa di brividi e scosse.

Ti parlo, ti parlo sempre.

Ti parlo tutta.

Mi parli tutto.

Ci ascoltiamo.

E tu mi senti, e io ti sento.

E così sarà, in qualsiasi tempo, in qualsiasi ovunque.

©LuciaLorenzon 10 febbraio 2018

Sono arrossite le stelle

Stasera ti aspetto, ti aspetto lassù dove le stelle sono arrossite di noi.
Non le hai viste? Quell’accentuato tremolio, quella luce che giocava a far la pudica.
Ci stavano guardando, sai, chè, per quanto siano antiche, navigate e sagge, per quanto si siano viste scorrere sotto il mondo e i tempi, ormai abituate a tutto, piene zeppe di sogni, speranze, lacrime e desideri, mica se li aspettavano due come noi.
Chè l’ amore ancora può stupire.
Gli amori sono felici e disperati, durano un attimo o una vita. Sono veri, sono falsi, incarnano ogni aspetto degli esseri umani e di ciò che sanno essere. Grandi e meschini. Eroici e vili. Coraggiosi e pavidi. Tutto sa essere un uomo.
E poi noi; certo lo so, ogni innamorato crede il suo amore il più grande, l’ eterno, l’invincibile, il predestinato.
Lo so, lo so…ma, Amore, noi siamo diversi davvero.
Siamo tutto noi.
Siamo oltre.
Siamo voragine e vertigine. Gelo e lava. Santità e peccato. Siamo padre, madre, e figli, e amanti di noi.
Siamo senza angoli. Trecentosessanta gradi di tutte le espressioni dell’ amore.
Non siamo cominciati, non finiremo. Siamo sempre stati. Saremo sempre.
Ci han riconosciuti lassù, esseri della loro stessa essenza. Parti di eterno e di cielo. Primi ed ultimi, accanto, sempre.
Ci han riconosciuti mentre ci guardavamo, come solo si guarda chi si appartiene da quando esiste il respiro dell’universo, dicendoci cose che solo loro potevano sentire, e capire.
Ci aspettano lassù, vieni, ci vogliono riguardare.
Le abbiamo emozionate sai.
E chi poteva, se non noi, emozionar le stelle?

“È lassù

brillano stelle

di uno strano colore,

rosso direi…

Sì, rosso,

arrossite di noi”

Lucia Lorenzon, 5 febbraio 2018

Nascondino

Facciamolo un gioco

per provare a sorridere

chè a volte la vita

è dura, da piangere.

Ecco, io mi nascondo,

tu conta, là in fondo,

se non mi riesci a trovare

ti do un pegno da fare;

sono buona, lo sai,

puoi sceglier fra sei:

un bacio, un abbraccio,

una qualche dolcezza,

(amerei tantissimo una tua carezza).

Un gelato o un caffè,

puoi sempre scegliere te.

O mi leggi una poesia,

bella da tachicardia?

No, ho deciso, sarò più severa:

vorrei tutto quanto,

magari stasera.

Lo so rideremo,

una dolce atmosfera,

e l’ iniziale speranza sarà così che si avvera.

Lucia Lorenzon, 4 febbraio 2018

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E tra le top ten ci sono anche io, al quarto posto con la t-shirt “Every Moment” !!! Soddisfazione!!!😍

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Senza nostalgia

Non aveva nostalgia

di un tempo non suo

quando doveva essere felice,

ma la vita sferzava,

impietosa,

modellando la bellezza

in perenne malinconia.

Non aveva nostalgia

di quei luoghi conosciuti,

e freddi fino alla crudeltà,

che le facevano serrare i denti

e resistere, come solo

chi si crede fragile può resistere.

Non aveva nostalgia

della giovinezza perduta,

e del lungo cammino

che allora le restava,

per osare sperare.

Non aveva nostalgia

di sé, né degli altri,

abitanti di una prigione

cui si stava abituando.

Il cammino si è fatto più corto

ma lungo il tragitto fioriscono le viole

e lei ha nuovi occhi

per guardarle.

L’ aria ora la carezza, e sa di buono.

©Lucia Lorenzon, 25 gennaio 2018