Archivio | aprile 2015

Ero Io…Eri Tu…

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Verrà il giorno in cui ci ricomporremo, divisi agli albori del mondo avremo la fortuna di attaccare i due pezzi di quel puzzle primordiale…faremo l’amore e ci riconosceremo, avremo lo stesso respiro, le nostre essenze si mescoleranno, saremo di nuovo una cosa sola, e quando giungera’ il piacere, sentirai nelle nostre pelli adese, nelle nostre mani intrecciate, nella profondita’ del mio ventre che ti accoglie, che sì, ero Io, che sì, eri Tu.

_Lucia

Oggi, come ieri, e per sempre…

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Immagine da web

Passavo in auto l’altro tempo fa, nel centro della cittadina dove lavori e vivi, e ti ho visto camminare a piedi, ho cercato un parcheggio sperando di trovarlo velocemente, sono scesa e ti sono corsa alle spalle mentre ti eri fermato a guardare la vetrina di un negozio sportivo.

Ti ho detto “ciao!” e ti ho abbracciato a sorpresa, ho risentito il profumo del tuo di dopobarba, quasi venticinque anni che usi sempre quello :). Ci siamo parlati pochi minuti, io dovevo andare a casa tu avevi un appuntamento di lavoro.

È stato come se ti avessi visto il giorno prima, non tanto tempo fa.

Non sarai mai solo “passato”, hai influito nella mia vita così tanto. Conosci di me così tante cose.

Ti ho salutato stampandoti un bacio sulla guancia che ti ha lasciato l’impronta  e ti ho pulito con la mano.

Sono andata via col sorriso stampato in faccia, ci sono stati tempi molto bui, quando avevo poco più di vent’anni, in cui riuscivi a farmi sorridere o ridere, sempre.

Allora non sapevo fare a meno di te.

Ora sì, ma resti una delle persone in assoluto più importanti della mia vita, lo sarai sempre.

Anche non dovessi vederti mai più.

Sono bastati un abbraccio di pochi minuti, la tua parlata con la erre moscia, il tuo sorriso, la tua battuta, il tuo dopobarba “denim” e io mi sono ricordata per qualche momento il senso della felicità.

No, non sono innamorata, credo di non esserlo mai stata in senso sentimentale, ma come non si può amare, in senso più ampio, qualcuno che ti fa sentire così?

Ci sono luoghi, canzoni che leniscono il dolore, che accarezzano l’anima.
Ci sono anche persone così.
Tu sei una di queste.
Averti incontrato, nella vita, è stato un privilegio; una delle mie poche, pochissime fortune.

Alla prossima…Enrico caro (anche se così non sono riuscita a chiamarti mai).

Un abbraccio ancora

Lucia

L’amore raccontato attraverso le piccole cose di ogni giorno.

“La disegnatrice ”Puuung” cattura quei piccoli momenti che rendono l’amore degno di questo nome attraverso queste illustrazioni commoventi. Nelle relazioni e interazioni di ogni giorno è più importante non dimenticare le piccole cose che valorizzare troppo i grandi gesti…”

Ne pubblico solo quattro ma vi invito ad aprire il link e guardarle tutte, sono bellissime.
Lucia

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http://www.ziqqurat.eu/2015/04/28/lamore-raccontato-attraverso-le-piccole-cose-di-ogni-giorno/

Occhi verdi

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Non ho negli occhi il fascino del colore del mare, nè il misterioso nero delle notti scure, nè il marrone riposante della terra. Ho negli occhi il verde del muschio che nasce a nord, del rigoglío delle foglie in estate.

Ho negli occhi la malinconia, e il ricordo lontano, di un profumo di erba umida, appena tagliata, sotto la schiena.

Lucia

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Canzoni dedicate agli occhi verdi:
I Profeti Gli Occhi Verdi Dell’Amore (1968):

Sandro Giacobbe “Gli Occhi verdi di tua madre”:

CHE COSA C’É?

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Lucia e Stella Lorenzon 26 aprile 2015

CHE COSA C’E’?

C’è che ti amo anche se la mia vita è diventata dura e difficile dacché ci sei, c’è che ti amo per ogni tuo sorriso, per ogni lacrima, per il tuo ottimismo, per la tua “tostaggine” e la tua simpatia.

C’è che ti amo perché somigli tanto, esteriormente, a me bambina, ma senza la mia mitezza, timidezza e introversione.

C’è che ti vedo addormentata e mi commuovo, ti guardo nelle foto appena nata e mi commuovo, ripenso alla mia tormentata e solitaria gravidanza, al mio pancione, e mi commuovo, e ti amo, ancora di più.

C’è che sei bella come non potevo osare immaginare, una bambola viva e piena d’anima.

C’è che soffro infinitamente per ciò che la vita e i miei problemi mi impediscono di darti, e chissà quante cose mi impediranno, ma vedo che tu mi ami lo stesso.

C’è che ridi in modo strepitoso, con la gioia di una bimba che non ha molto, ma che si sente scoppiare il cuore di felicità per una discesa veloce in bicicletta.

C’è che sei un incanto, una meraviglia infinita.

C’è che sei il grande riscatto di una vita di tormenti, il frutto perfetto del mio corpo e del mio cuore fragili e provati.

C’è che non sei solo la parte migliore di me, Tu sei proprio migliore di me.

E io ti ammiro, ti stimo, a volte persino sono in soggezione.

C’è che non le trovo tutte le parole che vorrei far uscire dal cuore.

C’e’ che forse non so amare bene, ma so amare tanto…e tu sei l’Amore più grande, Stella.

C’e’ che spero la vita mi permetta di stare meglio, per starti più vicina.

C’e’ che sono la tua mamma…e non è cosa da poco, é un onore.

C’e che sei e sempre sarai l’unica risposta ai miei perché.

Mamma

L’Unica risposta ai miei perché Video creato con immagini prima di me incinta e poi di Stella, in sottofondo la canzone “Un senso di te” di Elisa

MI SEI MANCATA MAMMA

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Immagine dalla pagina fb "Colors for you"

Mi sei mancata mamma, mi sei mancata quando piccola, nella notte, sola nel mio lettino, ero turbata da strane buie paure, paura di morire, paura che tu e papà moriste, e mi stringevo forte alla mia boule calduccia, ma il caldo non bastava ed allora svitavo un poco il tappo e lasciavo che l’acqua bagnasse tutto, pian piano, per poi poterti chiamare.Ti dicevo che si era svitato da solo, tu non dicevi nulla, ma eri lì ed io avevo meno paura.
Mi sei mancata mamma, quando  non riuscivi mai ad accarezzarmi, abbracciarmi, farmi sentire un calore che non capivo non eri in grado di emanare.
Mi sei mancata mamma, mentre papà in preda ai fumi dell’alcol mi gridava contro, gridava contro di te ed io urlavo contro di lui mentre tu tacevi. Io, ragazzina, difendevo entrambe dalle sue immotivate urla.
Mi sei mancata mamma quando  quindicenne, mi hai spinta ad un’estate in Germania per migliorare il mio tedesco, e son rimasta più di un mese in una famiglia italiana, con un uomo costantemente ubriaco, e tu mi telefonavi solo una volta a settimana
Mi sei mancata mamma, mentre precipitavo nell’anoressia e tu non hai capito che il male era il nostro mancato rapporto, l’amore che non sapevi dimostrare, il freddo da cui mi sentivo avvolta. E avevo messo in atto una disperata richiesta d’attenzione.
Mi sei mancata mamma, quando, intrisa dai tuoi tabù, hai avversato come qualcosa di sporco i miei primi amori adolescenziali, così semplici, così veri e tu mi bollavi a 17 anni come “sgualdrina”.
Mi sei mancata mamma, quando alla ricerca di amore ho sbagliato tutto, cercandolo dove non poteva essere e tu hai solo saputo dirmi che “camminavo nel fango”.
Mi sei mancata mamma, quando ormai, seppur ventenne, mi lasciavi a casa con papà, in preda ad una angoscia terribile e profondamente a disagio, mentre tu facevi gite in vari posti d’Europa e io non sapevo come resistere quei 7 o 10 o 15 giorni.
Mi sei mancata mamma, quando,  incinta e sola, a te per ultima l’ ho detto, perché uno dei miei timori più grandi, mettendo al mondo la mia creatura, era che subisse la tua influenza, pesante come un giogo.
Mi sei mancata sempre mamma, la tua forza granitica mi ha protetto dalle intemperie più forti, il tuo gelido rifugio mi ha accolta, ma quante volte avrei preferito ballare con te sotto la tempesta, che stare all’asciutto di fronte a un fuoco spento.
Hai più di 70 anni, mamma, sei ancora qui, quando provo ad abbracciarti, sempre più di rado ormai, e tu sfuggi dopo pochi secondi, il mio cuore ancora si incrina.
Mi manchi sempre più e spero di saperti perdonare, di riuscire ad accettare ciò che sei stata e sei, di far pesare di più nei ricordi ciò che di buono c’è stato o, forse, a rassegnarmi, fino a che il tempo ancora lo concede.
Tua figlia,

Lucia

Non ti conosco partigiano

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Immagine da web

Non ti conosco Partigiano, ti ho letto sui libri di scuola, ho imparato la storia della mia Italia e l’ho velocemente disimparata tenendo a mente solo date, come il 25 aprile, canzoni, come “Bella ciao”, nomi di luoghi, immagini in bianco e nero, che ti vedevano arrampicato su qualche sentiero, nascosto in qualche anfratto, con armi o senza, spesso con accanto donne che tanto han fatto per e con te.

Non ti conosco Partigiano, se non nei racconti di nonni morti da tanto, depositari di una memoria che pian piano sbiadisce.

Non ti conosco Partigiano, so che sei stato eroico ed anche crudele, so che l’amore per la libertà e la Patria è stato pari all’odio di chi ha combattuto contro di te, sbagliando credo, ideale, ma forse con altrettanta fede e passione; e l’odio di allora tra voi, non dovrebbe oggi esister più tra chi è cresciuto libero.

Non ti conosco Partigiano, ma so che la mia libertà d’oggi, vissuta spesso come qualcosa di scontato, è passata attraverso i tuoi occhi, le tue mani, il tuo sangue, la tua vita.

Non ti conosco Partigiano, ma ti ringrazio.

Lucia