Archivio | dicembre 2016

Ciao, caro, carissimo 2016

Caro 2016,

Sei scivolato malamente sul finale ma non riuscirai ad essere un ricordo negativo mai.

Ciao e grazie dei doni inestimabili.

Grazie dello stupore.

Grazie della fantasia.

Grazie dei viaggi sognanti.

Grazie della follia.

Grazie delle lacrime di commozione e di felicità, ma anche di nostalgia.

Grazie dell’amore, della tenerezza, della passione, della paura, persino della sofferenza che fa rivedere tutto e migliorare.

Grazie per le cose che ho imparato, tante quante non mai.

Grazie della bellezza di cui mi hai avvolto. 

Grazie del calore, del colore, della musica, della magia.

Grazie per i segreti che mi hai fatto svelare e

i mostri che mi hai fatto ammansire.

Grazie per avermi regalato la consapevolezza del poter essere amata per quel che sono, quella di avere dentro più di quanto credessi e doni che credevo di non avere affatto.

Grazie per le sorprese bellissime. Per i sogni che han preso forme reali. Per i fermo-immagine di momenti di inestimabile valore.

Grazie per i meravigliosi occhi azzurri che mi guardano sempre con amore.

Grazie per avermi raccontato tante favole;

la più bella quella che vede per protagonisti un orso polare e un pulcino giallo spaventato.

Grazie per avermi resa di capace di guardare cose che non amavo con occhi nuovi e di vedere cose che non riuscivo a vedere.

No. Non è mancato il pianto, il dolore, la forte sofferenza fisica, lo smarrimento feroce, la tristezza, le liti furibonde, la malinconia per ciò che mai ho avuto e mai avrò. 

Non è mancato il dolore profondo.

Ma la felicità non si conosce spesso e io quest’anno mi ci sono trovata a tu per tu più volte.

E allora grazie davvero 2016.

Ti porterò nel cuore per tutta la vita.


Lucia

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Un bagaglio vuoto d’amore

Aveva camminato sola col suo valigino vuoto. Aveva attraversato boschi fitti e trovato belve feroci.
Non l’avevano risparmiata. Senza pietà le hanno sbranato parti del suo piccolo cuore lasciandolo dolorante e ferito, seppur ancora vivo.
Quel bagaglio era troppo vuoto e quel cuore troppo spaventato per procedere su strade così ripide, per oltrepassare rovi, grossi sassi, e resistere al freddo e al buio  di certe interminabili notti.
Nessuno le aveva dato una coperta per scaldarsi, lasciato un libro illustrato da guardare, per tenersi compagnia, un thermos di the caldo e qualcosa per placare la sua fame.
Piccola, sola e coraggiosa, procedeva, cadeva, si feriva, riprendeva; sorrideva, dolce, ad animaletti gentili e sbirciava in alto a cercare uno squarcio di cielo. Parlava con gli gnomi, le fate e gli elfi che di certo dovevano esserci, invisibili amici.
Avanti…col cuore veloce. Doveva resistere, doveva sopravvivere, doveva vivere.
Aveva un cuore affranto ma pieno d’amore.
Forse un giorno avrebbe trovato qualcosa per riempire quel bagaglio vuoto: carezze fatte di tenerezza, abbracci in cui sentirsi al sicuro, sorrisi di incoraggiamento, una mano da stringere forte forte nel momento della paura, una luce da accendere nel buio, un fuoco per potersi scaldare sempre, risate fatte di niente e piene di tutto, degli occhi dolci da guardare.
Un giorno avrebbe avuto il dolce peso dell’amore da portare, non quel leggero, insopportabile vuoto.
Un giorno si sarebbe accesa una stella per lei.
Un giorno avrebbe incontrato una creatura fatta di sogni e d’amore.
Doveva andare così.
E intanto doveva resistere, doveva sopravvivere, doveva vivere: avanti, col cuore veloce.

Un giorno…

Un giorno ti porterò in riva al mare…ti porterò in riva al mare, terrò il tuo viso tra le mani e ti bacerò.

Ti porterò in riva al mio mare in un luogo che sembra non aver niente di speciale.

Non ho visto i meravigliosi angoli di mondo che hai visto tu. Non ho potuto viaggiare. Sono stata tanto infelice. Ma lì, in riva al quel mare no, Amore, in quel luogo sono stata felice, in quel luogo ho sentito la pace, in quel luogo mi sono commossa. E allora non può che essere un luogo speciale. Il più speciale dei luoghi, dopo il cuore tuo.

Dentro al tuo cuore sono stata felice, ho sentito la pace, mi sono commossa.

Succederà tra 10, 100, 1000 anni, chissà, ma
un giorno ti porterò in riva a quel mare, Amore, e ti bacerò. Sentirò il calore delle labbra tue e saprò che si è compiuto il mio destino. 

Solo le tue carezze

Giorni d’istanti
Come stillicidio,
Di mute domande,
Di inadeguate risposte.
Di morte che alita.
Quanto lontana
Quanto vicina?
Giorni,
Giorni aggrappati a sorrisi
_Incrollabili_
Di bimba,
Al fuoco di un camino,
Alla bellezza, che non va via.
Giorni di te
Dentro,
Attorno,
Mantello che mi avvolge,
Pensiero che mi àncora
Luce perenne.
Giorni freddi di paura
Di aritmie del cuore
E serenità di te.
Tavoli rossi
I tuoi volti amati,
La tua vita che scorre
In fotogrammi lievi.
Dolcezza che mi inebria di vita.
E dissolve il gelo.
Solo le tue carezze
Mi han sempre salvato.

Angeli

Ci sono
Poesie fatte di carne
e Angeli di ossa e fiato
Ci sono sorrisi
E abbracci
Riservati a te, a te solo.
E non importa dove tu sia
Ti abitano dentro
E sono il tuo Natale.



 Sto passando giorni difficili per problemi vari di salute miei, di Stella, di mio padre. Ma a voi tutti auguro un Natale il più possibile sereno e vicino a ciò che spera il vostro cuore. 

Che tutti abbiate almeno un volto da guardare, o a cui pensare, sorridendo.


Vi abbraccio 

Lucia

Buon compleanno, Lucia.

E sono 48.
Un altro anno alle spalle. Il tempo che resta che comincia ad essere meno di quello già trascorso. (A meno che non diventi vecchissima e arzilla come diverse mie zie), invecchiare non è facile, per una donna ancora meno, eppure, chissà perché, nonostante una vita complicata, che avrebbe potuto segnarmi molto anche esteriormente, i 48 non mi sembra di portarli malissimo. E non sono alla ricerca di complimenti, semplicemente mi vedo così. 
Un anno di esperienza in più dunque. Un anno come ho scritto, in un post di pochi giorni fa, che vale una vita. Duro e magnifico. Indimenticabile. Paragonabile, per intensità emotiva, seppur su altri piani, solo all’anno della mia gravidanza.
Lacrime sì… di paura, di tristezza, di smarrimento, ma anche la meravigliosa sensazione di sentirsi percorrere spesso il viso da lacrime di emozione, di commozione, di stupore, di felicità.
Tanta bellezza, vista con occhi che dovevano imparare a vedere, laddove non avevano mai visto. E vista attraverso altri occhi che me l’hanno saputa mostrare.
I momenti di pace dati dalla comprensione, dall’essere capita, profondamente, per quel che sono, anche in quei comportamenti che sono figli di una vita passata a difendermi dalle altrui ferite, e da quelle che io stessa mi sono inferta. La comprensione al posto dell incomprensione, o adirittura della condanna, è sorpresa destabilizzante e bellissima.
Un anno di dolore e poesia.
Un anno di sogni e colore.
Un anno con una luce accesa sempre.
E sempre un piccolo fuoco a dar calore.
Un anno inondato di fiumi di parole dette, scritte, di foto, di disegni, di progetti più o meno arditi ma almeno tentati.
Un anno in cui la sofferenza fisica ha più volte pesato, tantissimo, eppure è riuscita a rubarmi meno lacrime di sempre.
Un anno di piccole vanità riscoperte.
Di trasformazione fisica, persino, verso un corpo che si ammorbidisce  e abbandona la fisicità da ragazzina sempre avuta…lasciando il posto ad un corpo di donna.
Un anno di fantasia. Un anno “oltre” limiti che non saranno più impossibili.
Un anno di attese e di felicità di ritrovarsi.
Di piccole ritualità che sanno di quotidianità e intimità.
Un anno in cui ho sentito sempre più lontani i miei genitori. Duri, critici, talora capaci d’essere feroci. Coloro che più spesso mi han creato disperazioni. Di certo incapaci di vedere nulla di buono in me. E per in quali sopravvive solo la gratitudine della cura condivisa di Stella.
Un anno con una sempre più luminosa Stella.
Un anno che sarà incastonato nel mio cuore e nella mia mente per sempre.
E un grazie infinito, che mai basterà, a chi sa tutto ciò e mi ha aiutato a renderlo possibile.
E grazie a qualunque Dio o destino me l’abbia regalato, sperando che il regalo si rinnovi. Perché in fondo credo di meritarlo.
Lo spero con ogni fibra di me stessa.
E oggi “festeggio” con un raffreddore potente, tosse e otite. Ma la torta con le candeline non me la toglie nessuno

Buon compleanno a me.
Buon compleanno Lucia.

Non sono mai riuscita ad amarti abbastanza, ma continuo a provarci. Promesso.

Lucia