Archivio | marzo 2017

Emozione è…


Emozione è il  ritornello di una canzone, la carezza di una sera, che ha il tepore della primavera. 

Sono quei papaveri, che tremano nel vento, e i girasoli, che alla loro stella volgono sempre il volto.

È quel libro invecchiato, ovunque sottolineato.
Quella tazza di tè, mentre parlo con te.
È il profumo inatteso di un ricordo sospeso, una maglietta sbiadita che racconta una vita.
Sono le rughe sul viso, che dicono quanto hai sorriso, quel tuo sguardo incantato, che ho sempre amato; è la paura del tempo, se con sé porta rimpianto.
È la risata argentina di una figlia bambina, e quello sguardo innocente di chi è felice di un niente.
E’ il mio cuore veloce, che impara ad esser felice e quel battito lento, che sconfina nel pianto.
È quel quadro, quel film, quel cibo, quel viaggio, per i quali vivere vale tutto il coraggio.
Sono i sogni sognati, anche mai realizzati, e le scelte incoscenti, che han deciso i momenti.
È quello strano tremore di un incontro d’amore ed i brividi addosso, cui rinunciare non posso.
È il dolore che incontri, e che provi a gestire, chè la vita non puoi lasciarti sfuggire.
È un progetto da fare, fino all’ultimo istante, chè l’anima muore se non pensa più a niente.
È un regalo piccino che significa tanto, perché non è la ricchezza il metro del “quanto”.
È quella voce preziosa, che ti parla da dentro, che non puoi paragonare assolutamente a nient’altro.
E’ la preghiera che volgi, a qualcuno in cui credi, e che importa sia un dio o chi solo tu vedi.
È quel talento che proprio non sapevi d’avere ma che qualcuno ti ha fatto, finalmente, scoprire.
L’emozione è dovunque ci sia lo stupore di un cuore che freddo non può, non vuol diventare. 
Lucia Lorenzon, 29 marzo 2017

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Come madre

E ti fui,
nel cuore,
madre,
di indefesso amore capace,
più che ad un figlio
portato in grembo.
Conobbi così
un sentimento
arcaico,
potente e viscerale,
come fiera
che tutto combatte,
e tutto accetta,
per un cucciolo.
Il tuo male
avrei preso per mio,
istantaneamente,
pur di riavere il tuo sorriso.
Sorprendente,
il sacrificio
che diventa lieve.

Lucia Lorenzon, 28 marzo 2017

Tu, per primo

Nessuna mano, mai,

mi ha sfiorata così,

nè ci sono mai stati baci,

come quelli lasciati dalle tue labbra,

lungo ogni via del mio corpo;

né mai così profondi,

e straordinariamente invadenti,

nella mia bocca.

Abbiamo lingue

che sanno dire 

qualunque cosa,

che sanno fare, 

(oh cosa sanno fare!)

fino a farci impazzire.

Abbiamo corpi impazienti 

di desiderio,

di audaci esplorazioni.

Abbiamo gemiti e grida,

da reciprocamente affidarci,

e luoghi segreti, solo per noi.

No, non c’è stata mano alcuna

col tuo tocco,

nessuna pelle tanto amata,

nessun bacio a parlare nella mia gola,

nessun abbraccio tanto stretto.

Non ho imparato che da te,

novella adolescente,

mille nuove magie,

mille gioie mai evase

mille voglie mai pensate.

Non ho mai bevuto che da te,

la segreta pozione

che mescola

infinita tenerezza ed estrema passione.

L’Amore l’ho imparato da te.
Lucia Lorenzon,  26 marzo 2017

Cultura e cuore

C’è sempre chi ti informa che tu non hai cultura.
È gente assai gentile, che ti usa la premura, di dirti le lacune che hai in letteratura.
Che dire poi dell’arte di artisti assai importanti,
come puoi tu non sapere date, nomi, stili ed eventi?
E la storia, il nostro passato? Non merita attenzione chi lo ha trascurato. Lo devi ben sapere quello che è accaduto. Non essere
imprecisa, non perdere il dettaglio, non puoi giustificarti come candido giglio.
Ma dai non sai tutto di Mozart, di Bach e di Beethoven? E di Verdi, di  Vivaldi ? La cultura mica fa saldi!
E poi c’è matematica, fisica, astronomia; ma in che contesto vivi, che vergogna figlia mia.
Va bene, vi ringrazio di tutta la premura, son certa che son grave e mi serve una gran cura.
Nel tempo ci ho provato a costruirmi dentro, a leggere il possibile, a darmi nutrimento, a conoscer  brutto e  bello che fan crescere il cervello.
Ci provo ogni giorno, curiosa di ciò che ho intorno, non saprò come altra gente, ma chi non è ignorante?
Siamo tutti impreparati scoperti in qualche fronte. Magari non capiamo il dolore di chi ci è di fronte; o non sappiamo dare, a chi ci chiede amore, e fare una carezza per dare sicurezza. 
Se poi non allunghiamo la mano verso chi cade, a chi ci guarda zitto, cercando un po’ di bene, allora l’ignoranza ha colto il nostro cuore.
Se siete preparati, colti e risplendenti, ma non capite niente degli altrui sentimenti, allora non
vi guardo con muta ammirazione, e non merito da voi nessunissima lezione.

Lucia Lorenzon 22 marzo 2017

Ti racconto…

Miho Hirano

Miho Hirano

Ti racconto una grande storia d’amore, forse nata, forse sempre esistita.
Ti racconto di due mani che credevano di non conoscersi, ma che al primo tocco han saputo di essersi sempre strette.
Ti racconto di occhi verdi come il muschio segreto del bosco che si sono persi nel cielo terso e sereno di un infinito azzurro che li guarda.
Ti racconto di una bimba dolce che ha preservato carezze buone dietro lacrime segrete, come un piccolo eroe,
salvandosi il cuore da marciume e violenze, per custodire la dolcezza come dono per te.
Ti racconto di un esile giunco che si stava lasciando morire di fame e dolore, che alla fine ha prestato il suo corpo alla vita, che ha lasciato i giorni e gli anni lo riempissero facendone una donna.
Ti racconto di un anima straripante di emozioni trattenute, sfogate  su scritti per  narrarle e non annegarci dentro.
Ti racconto dell’ amore mancato, della protezione mai ricevuta, degli abbracci sconosciuti della felicità sorprendente di, finalmente, riceverne.
Ti racconto di una vita senza sogni e senza stima, di colori sbiaditi e lacrime piene di sale, impazzita a conoscere i colori e il  miele.
Ti racconto di un’anima curiosa e incompresa che non ha potuto viaggiare e conoscere fino a che in viaggio non l’ hai portata tu.
Ti racconto di intimità mai avute, di quotidianità condivise, di vergogne superate, di mille parole e silenzi pieni d’amore.
Ti racconto il piacere, l’incontenibile passione, il desiderio feroce, il fuoco, le coccole e la tenerezza.
Sì, ti racconto di lei.

Tum tum!

Mi sorridi,
mi racconti delle mimose
e dei fiori di pesco
che fan primavera sul tuo balcone.
Mi parli del cibo,
di segreti sapori
di quei dolci irrinunciabili.
E poi della neve,
che alle soglie della primavera
rende bambini i tuoi occhi.
Io sono lontana, e vicina,
nascosta tra le pieghe del cuore,
a vivere delle tue emozioni
Ti batto dentro,
come un suono felice;
tum tum!
Ti amo
tum tum!
Ti penso!
Son qui, son sempre qui,
è la mia  casa questa,
da dove non vorrei più andar via.
Tum tum.

Lucia Lorenzon 19 marzo 2017

Caro papà che non ho

Caro papà che non ho,

papà mai conosciuto, che mi sei stato raccontato da chi ti è stato figlio.
Io non sono stata fortunata con le figure paterne, ho avuto un padre fragile e incapace di occuparsi persino di sè stesso. Finito nei vortici dell’ alcolismo, della depressione, privo di cultura perché nato in una campagna veneta arcaica povera e limitata ma, soprattutto, perché privo della curiosità innata che spinge a costruirsela lo stesso, o comunque a spingere i propri figli verso di essa e non come già in terza media a seppellirla sotto quel “per me puoi fare anche l’operaia” detto alla sua unica figlia già tanto provata.
Ho poi sbagliato , perché quando si lede il rapporto con un padre va a finire che ledi tutti i rapporti con le figure maschili, e sono andata a cercare l’amore di cui ero vuota in un uomo che poi ha rifiutato di fare il padre a mia figlia; e spero di non aver creato con questo un perverso perpetuarsi di errori nel rapportarsi con gli uomini anche nel futuro della mia bambina.
Allora scrivo a te. A te di cui il cui figlio, ormai a tantissimi anni dalla tua morte, parla con la voce innamorata. A te che eri tanto forte quanto dolce, a te che amavi mille cose e mille passioni hai trasmesso. A te che tanto hai amato e tanto sei stato amato. A te che sei morto troppo presto e all’improvviso, lacerando il cuore di coloro che ti amavano ma restandoci dentro, vivo, con tutte le sfumature del tuo amore e colorandone per sempre la visione della vita.
Io non so se da dove ti trovi ora hai saputo chi sono, ma io di te ho saputo, forse poco, ma abbastanza per innamorarmi del padre che sei stato, vedendoti dipinto negli occhi e nel modo d’essere di chi ti è figlio.
Magari guarda anche me dalle montagne dove di certo vivi e tienimi ogni tanto la mano, o fammi un sorriso. Ci sono i padri che ci vengono destinati dalla sorte e quelli che, se avessimo potuto, ci saremmo scelti.
Io fra i tanti di cui ho sentito parlare o ho conosciuto, avrei scelto te.

Buona festa del papà.

Lucia