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Di cosa è fatta la felicità?

Eccomi all’ appuntamento mensile con la pubblicazione sul blog “Caffè Letterario “; una filastrocca sulla FELICITÀ, accompagnata da due immagini, trovate su pinterest, che mi emozionano e commuovono.
Buona lettura.

Caffè Letterario

Di cosa è fatta la felicità?

Esiste un segreto, nascosto qua o là?

No, non c’è segreto, non c’è ricetta,

di certo non la si costruisce in fretta.

È fatta di cielo, è fatta di mare,

di altissimi monti e sterminate pianure.

È fatta di sole forte e cocente,

di pioggia e di neve, che accarezzan la mente.

È fatta di zucchero e un po’ di sale,

un po’, quanto basta,

chè sulle cicatrici fa male.

È fatta di amore, di abbracci, di baci,

di coccole dolci ed esplorazioni audaci.

È fatta di segreti, intimità, confidenza,

di silenzi, rispetto, ascolto e pazienza.

È fatta di sogni immensi e piccini,

alcuni vicini altri molto lontani.

È fatta di momenti di grande stanchezza,

a cui far fronte con sterminata tenerezza.

È fatta dei tuoi occhi e della tua voce,

della tua mano che stringe la mia e mi da pace.

La felicità…

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Come un figlio

Lo amava. Più di quanto potesse lei stessa immaginare.

Lo amava come un figlio, anche se non le era figlio.
Un uomo tanto amato quanto un figlio; con lo stesso desiderio che fosse felice, che fosse sereno, con la stessa consapevolezza che pensava potesse appartenere solo ad una madre: “farei qualunque cosa per proteggerti, perché tu non soffra, perché tu non abbia a patire, persino soffrire al posto tuo”.

Cose che non si possono fare, ma si possono provare.

Non lo diceva.

Sapeva che un amore così sarebbe stato criticato, considerato eresia, follia, ossessione.

Sapeva che una donna, che diceva di amare un uomo in questo modo, sarebbe stata criticata, perché la maternità non è considerata paragonabile a nulla. No, non lo era, per molte cose; ma l’ amore sì.

L’incanto dell’ incontro con qualcuno cui sai di appartenere, il riconoscimento di una parte di sè, la certezza di un amore che non può avere fine.

Lei riteneva che gli amori veri fossero così.
La prima volta che vedi quegli occhi, sai che sono l’ unico specchio che vorrai, che siano venuti dal tuo grembo o da quello del destino.

Lei li amava così: il suo uomo e la sua creatura. Così incredibilmente simili: col cielo negli occhi e l’ ottimismo nel sangue, per volare ovunque i sogni li portassero.

Due orsi famelici di cibo, tanto quanto lei si cibava distrattamente e per dovere.

Due anime sognatrici e curiose. Due artisti della vita capaci di pennellate rivoluzionarie.

Due amanti della natura in ogni suo aspetto.

I suoi amori.

I miracoli della sua vita.

Per cui fare qualunque cosa.
Per cui imparare anche a sopportare di non non poter far niente, se non continuare ad amarli.

Sempre.

Lucia Lorenzon, 5 aprile 2018

Tempesta

È solo un momento,
è solo un momento;
una terribile raffica di vento,
una tempesta,
in parte annunciata,
ma peggio, davvero, di quella pensata.
E tutto al di dentro fa un forte rumore,
il cuore che batte, contando le ore.
Sospesi, straniti, tra l’ appena ieri,
e l’inquieto oggi di domande e pensieri.
“Com’ è che stai?” ti chiedo ogni giorno,
e in silenzio ti dico sempre “buongiorno!”
E so che è difficile lo sia per davvero,
ma non posso non sperarlo, è augurio sincero.
Non posso aiutare in questa battaglia,
mi sento impotente e il cuor mi si taglia,
perché Tu fai parte di questo mio cuore,
la tua serenità è mia, e mio il dolore.
Vorrei esser magica, una strega, una fata,
poter appianare questa strada in salita.
Non posso far niente, ma passerà la tempesta,
ci sarà nuova quiete e cuori di festa.
Intanto tengo tra le mani il tuo viso,
cercando comunque di farti un sorriso.
Perché la tua forza, generosa e vera,
saprà ritrovare la primavera.

Lucia Lorenzon 16 marzo 2018

Desiderio

Disegno di Frida Castelli

Pensava di averlo conosciuto il desiderio.

Non ne sapeva nulla invece. Non immaginava neppure cosa fosse davvero, prima di incontrare lui.

L’ urgenza, la ferocia, la felicità, lo struggimento.

Inutile dissertare sul sesso senza amore. Sì, sì esiste, ma non potrebbe mai arrivare a certe vette, a certe incomparabili vertigini.

L’ intimità, la familiarità, la conoscenza, si racconta, che tolgano, appannino; oh che errore! Se lo fanno non sono piene, non sono totali, non sono “tonde”.

Un corpo amato è emozione infinita. Un corpo conosciuto offre odori, essenze, rumori, suoni che sono la colonna sonora di un amore.

Sapere che, quel punto, sai solo tu che toccandolo la farà tremare. Sapere che sei solo tu a poter avere, sulle tue dita, certe segrete umidità.

Sprofondarsi dentro. Occuparsi. Possedersi.

Io te, tu me. Senza dimenticare niente.

Sapendo che nulla è proibito. Sfinirsi per ore, o consumarsi d’ urgenza. Dondolare tra crudezze da film hard e il miele di una vignetta di Peynet. Orgasmi morti in un grido, o accoccolati in un gemito.

Io e te.

Dimentichi di essere due riusciamo a diventare un unicum. Un dio mescolato, perfettamente felice.

Ci guardiamo, sapendo.

Ci sfioriamo, sapendo.

Giochiamo, viviamo, soffriamo.

Insieme, ogni maledetto, meraviglioso, giorno.

E sappiamo.

Sappiamo di quel Dio che ha la nostra pelle e il nostro amore in gola.

Lucia Lorenzon, 11 marzo 2018

Verrà un giorno nuovo

Verrà un giorno nuovo, verrà, per questo impasto di cuore dove si confondono le strade, dove i sorrisi a volte cedono alle lacrime, e i battiti rallentano; così pieno di tutto che trabocca, di paure e felicità, di sogni immensi e immensi burroni, di delusioni mai risarcite e di tanto amore. Verrà un giorno di sole, verrà la pioggia, la neve, spunterà l’arcobaleno ad est. La luna comanche tingerà di rosso il cielo e lui batterà, guardando le stelle e sospirando desideri proibiti e bellissimi.
Verrà un giorno nuovo, dove la nebbia, magica, giocherà a far intravedere quella sagoma amata, non la raggiungerà, ma saprà che è lì davvero, ad aspettare il compiersi del tempo.
Verrà un giorno nuovo di suoni e colori, di poesie che non possono non nascere, di baci segreti. Baci di un cuore a un cuore.
Sì, verrà un giorno dove tutto si potrà sentire in questo impasto di cuore.
Basterà che metti il palmo della tua mano lì, tra il mio seno, un poco a sinistra, e saprai ciò che è avvenuto. Ogni cosa.

Saprai di me. Saprai di te. ©LuciaLorenzon, 3 marzo 2018

Sposi

Fruscio di seta,

per un’inattesa sposa

che avanza,

lungo le navate del tempo.

Tu l’accompagni,

e l’attendi,

incarnazione d’amore,

che vive in ogni ruolo.

Dammi la mano, mio sposo,

cammina con me,

ci fermeremo solo un attimo,

occhi negli occhi

a dirci “per sempre”.

Sei la scelta di ogni giorno,

sei la scelta di ogni vita.

Destinati colonizzatori,

terrò in grembo

i figli di ogni nostro tempo.

L’ Amore ci ha voluto

suoi testimoni.

Mio sposo, tua sposa,

in ogni domani e

in ogni ieri.

No,

non finché morte non ci separi.

Non si separa mai

chi l’ Amore ha scelto.

©LuciaLorenzon, 27 febbraio 2018

Come una viola

Una viola, le era piaciuto sentirsi paragonare ad una viola, ci si ritrovava; ma non a una di quelle violette che si vedono, splendide e numerosissime sui prati di montagna. No, lei non poteva essere così, non poteva stare in mezzo a tante, ad allegri pettegolezzi raccontati al vento fresco, a quel piccolo profumato esercito che invadeva il verde dei prati.
Lei era una creatura solitaria, nascosta e inattesa. Destinata ad occhi segreti, a passi attenti. La vedevi spuntare tra le crepe di un selciato duro, tra le rocce di un muretto, in un giardino di sassi; non le erano state destinate facili vie verso il sole. Eccola lì, solitaria, timida, eppure così sfacciatamente coraggiosa. Nasceva per essere vista da pochi, raccolta da mani delicate che la guardavano come si guarda un regalo inatteso, il segno di qualcosa di bello; racchiusa tra le pagine di un libro amato ad attraversare il tempo, o offerta ad una bimba per farle chiudere gli occhi ed innamorarsi di quel profumo. Eccola, lei era una tenerezza, una coccola lieve, una pennellata di ardito colore, un “oh” di sorpresa.
Lei era così.
Potevi non vederla mai.
Ma chi la sapeva vedere non la poteva più dimenticare.

Lucia Lorenzon, 11 febbraio 2018