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Tornerà il tempo

Tornerà il tempo
di sudore e grida,
di peccati capitali
da scontare insieme,
rubandosi,
ingordi,
le carni;
Il tempo
d’indecenti desideri.
Torneranno le mani
ad appiccare incontenibili incendi,
ad arcuare la schiena,
che chiederà di più,
che chiederà ancora,
e il ventre implorerà possesso.
Allora incollerò le labbra alle tue,
a ridirti,
dentro, in gola,
in un soffio gemente,
quanto amore
può stare
in un “ti voglio”.

Lucia Lorenzon 10 marzo 2020

La magia sei tu

Ho raggiunto, sognando, la magia,
ne ho rubata un pezzetto per te.
É a colori,
riserve di colori,
per raddrizzare i grigi,
sfumare i neri,
trasformare nubi
in sogni di cotone,
Imbiancare,
con polvere di zucchero a velo,
momenti di amarezza.
Gioca, come  fossi un bambino,
a farne armature
contro l’ipocrisia.
E, quando serve,
sarà il tuo aeroplano
per allontanarsi dalla viltà,
dalle meschinerie laggiù,
e alleggerirti il cuore.
Tienila in tasca,
lungo questo viaggio nuovo;
poi me la riporti.
Non ti servirà:
la magia sei tu.

Lucia Lorenzon, 1 marzo 2020

Ancora un bacio

Rubami
il corto respiro che mi resta,
dopo ore a gridarti
il desiderio di te.
Non cessa il sussulto
di furente piacere,
nemmeno ora che hai ripreso,
dal mio dentro,
ogni parte di te.
Tremo, madida,
al solo tuo sfiorarmi,
ma cerco, ancora,
e ancora,
almeno un bacio.
Almeno uno, Amore.
Disseta questa terribile sete,
con le tue umide labbra che san di me,
d’ogni mio angolo perlustrato.
Sento, profondo,
il dolente bruciore
dell’impietosa avidità
del tuo prendermi.
Ne godo, ancora,
e, pur domani,
serreró le cosce
a risentire il ricordo
del nostro attrito.
Sarà poi requie,
fino a che riavremo brama
di cibarci di noi.

Lucia Lorenzon, 6 febbraio 2020

51 anni… (17 dicembre 2019)

Lucia, selfie, Villa Manin, domenica 8 dicembre 2019

Ai tuoi anni che passano, alla tua paura di non gestire le nuove malinconie, le tristezze, le lacrime improvvise, le ansie nuove.
Alle tue risorse inattese, alle speranze che non metti via, ai sogni impossibili cui non rinunci perché nella vita un impossibile lo hai visto realizzarsi ed incarnarsi nella tua Stella.
A tutto l’amore che provi verso chi ami, così tanto che vorresti fossero capaci di vedertelo nel cuore, perché le parole e i gesti non ti bastano ad esprimerlo tutto. All’amore che contieni perché temi che sia “troppo” e faccia paura.
A chi ti ha dato, amandoti, il modo di metterti in salvo l’anima dalle brutture subite, e a provare a farla crescere, coltivarla, migliorarla.
Alle tue ali che non faranno mai grandi voli, perché le hai potute rattoppare troppo tardi, ma ora hai nuove curiosità e sai che anche i piccoli voli permettono grandi meraviglie.
Alla tua indole solitaria, che ama le lunghe ore, e persino i giorni da vivere da sola, (anche se non puoi più averli), ma che è capace anche di allegra socievolezza e simpatia.
Alla tua incapacità di perdonare chi dovresti perdonare, e, per quanto te lo riproponga non ce la fai. Ci riprovi, con dolore, non sai se farai a tempo e sai che se non ci riuscirai sarà un tormento con cui far sempre i conti.
A ciò che dovrai fare, almeno per dovere e rispetto, seppur ti costerà tanta fatica, verso chi, comunque, nella vita ti ha aiutata, anche senza comprenderti.
Alla consapevolezza di te, che non riesce a farti mutare che poche cose di ciò che dovresti, ma che è sempre più spietatamente lucida.
Al tuo corpo che cede, che muta, che invecchia e che non hai mai imparato ad amare nemmeno quando era bello davvero.
Ai tuoi occhi che ancora sanno sorriderti, ai tuoi lineamenti che speri non perderanno la loro dolcezza. Alle foto che ti fai da sola per vedere se ancora “vieni bene”.
Al tuo bisogno infinito di abbracciare, stringere, accarezzare, baciare, e di essere abbracciata stretta, accarezzata, baciata, ma accadrà sempre meno, e tu sai che ti mancherà da morire.
Ogni persona nella vita dovrebbe potere essere toccata con affetto fino all’ultimo dei suoi giorni. Lo pensi da sempre. Lo fai con chi puoi.
Alle cose che non di risolveranno più, ai danni irreparabili, ai segni indelebili. Alle cicatrici che faranno sempre male.
Alla necessità di trovare lo spirito per combattere per ciò che ancora si può fare.
Alla tua salute così fragile da sempre, ai dolori che ti accompagnano, perché ti concedano sempre pause per ricaricarti di bellezza e vita.
A te, Lucia, cui questa vita ha fatto tanto male, ma cui ha regalato miracoli e che, comunque, così tanto ami.
A te, i 50 li hai messi alle spalle, i 51, a dirli, fanno un po’ meno paura.

Lucia Lorenzon, 16 dicembre 2019

Restami dentro

Mi offro,
nuda,
disarmata,
piena di cicatrici,
col corpo che racconta vita.
La sottile ragazza si cela,
sotto la morbida carne degli anni.
Voglio ancora
la tua avida mano
a percorrermi,
esplorarmi, indecente,
fino a che io lasci la ragione,
gridando.
Il tuo seme ha messo radici,
che come braccia
mi avvolgono.
Restami dentro,
a far fiorire eterne primavere,
e dipingermi colorati autunni,
Guardami,
la vecchiaia sa essere golosa,
la voluttà
non si piega al tempo,
se scintilla anche nei soli occhi.
Gemimi addosso
che saprai amarmi sempre.

Lucia Lorenzon 15 novembre 2019

Ti ho amato di più

Ti ho amato di più,
più di quanto abbia amato mai,
di quanto il mio cuore ferito
sapesse,
potesse.
Ti ho amato di più
dell’impossibilità di amarti.
Ti ho amato senza toccarti,
senza vederti.
Ho fatto della tua voce
la mia casa
la mia notte e il mio giorno.
Sei diventato il passato che non ho avuto,
il battito innamorato
del mio futuro tempo.
Mi sei padre,
mi sei figlio,
mi sei compagno.
Ti ho amato di più,
più di un Dio che non so,
più dei miei terrori
più dei miei dolori.
Ti ho amato di più
della carne,
più di ogni passione,
Ti ho amato come una comunione,
blasfemico
corpo nel mio corpo,
spirito nel mio spirito.

Ti ho amato di più.

Lucia Lorenzon, 13 novembre 2019

Big bang

immagine dell’artista Frida Castelli

Le mie dita, sfacciate,
sanno di te.
La mia bocca,
arsa di gemiti,
sa dissetarsi solo
con la tua lingua.
Affamata,
prendo dal tuo corpo,
bagnato di me,
il nostro miele.
Tienimi, entrami, impietoso,
ch’io ricordi dove sei stato.
Fammi gridare di te,
dimentica che possa esistere altro,
chè il mondo è qui,
ricomposto.
Non abbiamo inizio,
nè fine.
Siamo. Saremo sempre.
Nell’esplosione
del mio ventre che t’accoglie
è il nostro eterno big bang d’amore.

Lucia Lorenzon, 25 settembre 2019