Archivio | settembre 2016

“AMAMI” su YouTube una mia “video-poesia”


Amami
Senza dirmi perché
Senza dirmi come
Amami
Fino all’ultimo dei tuoi giorni
All’estremo mio respiro
Amami
Con baci silenziosi
E carezze che gridano
Amami
Al di là dell’ultimo orizzonte
Al di sopra della più lontana stella
Amami
Quando le parole mancheranno
Quando scenderà la notte
Amami
Con più ferocia dell’impossibile
Con più fantasia di un sogno
Amami
Quando non resterà traccia di gioventù
Né memoria di bellezza
Ma solo l’indistricabile intreccio
Dei nostri pensieri.

Amami così

Come io ti amo.

Predatori e prede di noi

Predatori
E prede di noi
In furibonda lotta
D’amore
Avidi della nostra carne
Possessori
E posseduti
Schiavi di voglie
Da cui
Non aneliamo libertà
Ma perenne rinnovo
_E marchio_
 Liberi solo avendoci.

Buon Compleanno zia, ovunque tu sia.

Avresti compiuto 91 anni in questi giorni, zia, invece son cinque anni che non ci sei piú.
Sei morta ad una età tutto sommato ragguardevole, ma considerato che i tuoi otto, fra fratelli e sorelle, sono ancora tutti vivi, la più giovane ha 80 anni, la più vecchia 94, e stan tutti piuttosto bene, sei stata persino sfortunata.
Unica “zitella” o “tosa vecia” come ogni tanto si dice da queste parti. La “tosa” é la donna che non si è sposata, rimasta come una ragazza (“tosa”, appunto) e tu in fondo ne andavi in qualche modo fiera. Troppo moderna, troppo “avanti” troppo indipendente, amante della lettura, nonostante non avessi nemmeno finito le elementari, priva di qualsiasi bigottismo, tormentata da un’ anima ansiosa che ogni tanto ti portava a quegli “esaurimenti”, come li chiamavi tu, che altro non erano che depressione, in cui, a periodi, sei incorsa tutta la vita.
Ti han corteggiata ben oltre i tuoi 40 anni ma tu scherzando, già anziana, mi dicevi “pensa ora, fossi sposata, dovrei far la badante a un vecchio”. Sei stata tanti anni emigrante in Svizzera, ci fossi rimasta avresti avuto una vita economicamente più facile, lavorativamente più sicura, ma quando tutti i tuoi fratelli e sorelle, sposatisi, se ne andarono di casa ti sentisti in dovere di tornare ad occuparti dei tuoi vecchi genitori e con nonna ci sei vissuta fino alla sua morte, bisticciandoci sempre, perché, in fondo vi somigliavate.
Le nostre vite si sono avvicinate di più verso i miei 35 anni. Di nipoti ne avevi tanti, ben ventidue, io ero la penultima nata fra loro, ma soprattutto ero l’unica che non era sposata.
Nonostante le epoche ben diverse in cui ci siamo trovate single pure io ero, a 35 anni, nel nostro micropaese, quasi una eccezione (e lo sono rimasta, in modo ben più “sfrontato”) e tu un poco devi esserti rivista in questa nipote così diversa da tutti gli altri tuoi, così problematica, così solitaria, ma soprattutto hai colto la mia disponibilità e il mio affetto sincero verso di te. Con gli anni muoverti con i mezzi pubblici ti stava diventando difficile. E hai cominciato a chiedermi di portarmi a trovare le tue sorelle, o a fare la spesa, o una visita medica. Non mancavi mai di pagarmi la benzina e aggiungerci qualcosa sopra “sono sola, ci mancherebbe che non do qualcosa a te che mi aiuti”.
La mia presenza col tempo si è fatta sempre più frequente…il diabete di cui soffrivi da decenni ti stava creando grosse problematiche e muoversi diventava più arduo. I problemi di salute sempre di più. E alla fine ero da te ogni giorno. A farti un massaggio ai piedi per mantenere la circolazione, perchè la pelle fosse sempre idratata e non a rischio di screpolature, pericolosissime per i piedi dei diabetici, e poi, dopo una breve pausa con ritorno da una casa di riposo per autosufficienti, in cui ti eri davvero smarrita nonostante l’avessi voluta tu, a portarti da mangiare, le medicine, la spesa. Ho continuato fino al nono mese di gravidanza, che tu hai accolto con un sorriso dicendo “che importa del padre, importante é che stia bene” e ripreso un mesetto dopo il mio complicato post_ partum. Hai conosciuto Stella e ne eri innamorata ma eri fisicamente sempre più in difficoltà. Sempre più. Continuavi
a viver sola ma ormai tutto era troppo complicato.
Poi una notte di novembre del 2011, alle due, una chiamata dalla zia che abitava vicino a te. Corro. Stai malissimo, non respiri, sei confusa. Chiamo l’ambulanza e la seguo. Stiamo al pronto soccorso fino alle 7 e poi ti portano in rianimazione. Non é chiaro cosa succeda. Esami sballatissimi. Lucida ma sofferente. Sono lí ogni giorno il poco tempo che danno per stare in rianimazione, con camice, copriscarpe e mascherina. Ho molti problemi di salute seguiti alla gravidanza e una bimba di un anno e mezzo di cui ti porto le foto. Non ti lascio un giorno sola. Mai.  Arrivano uno alla volta i tuoi otto fratelli…capiscono che te ne stai andando. Mi fanno tutti rabbia, ventidue cugini compresi, così sempre assenti. Comincio a sentir parlare di eredità e taccio solo per decenza. A me dei tuoi soldi non importa, e nemmeno mi importa se non ci credono. Parlo ogni sera con i medici. Alla fine si fa strada la diagnosi di leucemia, sovrapposta ad un quadro clinico già compromesso. Parli sussurrando, sembra che sia l’unica a capire ciò che dici, spesso sei sedata. Poi intubata. Riesci a scrivermi due parole su un foglio per dirmi dove trovare una cosa a casa tua.

Mi chiamano dall’ospedale l’11 dicembre. Dicono che te ne stai andando. La mattina eri ancora lucida, quando arrivo di nuovo sedata. Ti tengo la mano fino a che il monitor non si zittisce. Il tuo cuore si ferma.

Mi presentavi a tutti come “il mio Angelo”, ora  in qualche modo spero tu lo sia per me, per Stella.


Buon compleanno zia Maria!

Ti ho amata tanto.

Lucia

P.s.
Ti regalavo sempre un vaso di ciclamini. Li amavi rossi. Spero ci siano dove sei.

Esattamente 7 anni fa…

Non tutte le madri sanno il giorno preciso del concepimento del proprio figlio. Io che, madre, mi avevano detto non sarei mai stata, io lo so.
So che era un 22 settembre sera di sette anni fa.

Non vedevo tuo padre da oltre un mese. Una sera di settembre che aveva ancora il tepore dell’estate, come la doratura della mia pelle, solitamente candida.

Eravamo sbagliati insieme io e lui.

Sbagliatissimi.

Un amore a senso unico.

Da me a lui senza ritorno.

Un legame che non doveva nascere e non sarebbe dovuto durare.

Invece ebbe fine solo quella sera.

La sera in cui un errore, l’unione di due errori, ha concepito la piu’ giusta delle cose: la tua vita.

Una vita di cui ho avuto paura, ma che avrebbe prevalso su tutto.

Tu hai scelto d’esserci quella sera di sette anni fa.

Hai scelto me.


Lui non c’è mai più stato.


Io ci sono.


Tu ci sei, Stella ❤


Una figlia solo mia

Stella, 12 settembre 2016, primo giorno della prima elementare.

Il tuo negozio vende i buoni mensa per la scuola.  Entro a comperarne col mio bel foglietto dove serve il timbro del commerciante, e la cui compilazione a fine anno da diritto alla detrazione fiscale del 19% sulle spese mensa.
Mi chiedi: “i buoni per l’asilo?” 

Ti è sfuggito il particolare, che sa chiunque, in questo microscopico paese, che Stella fa la prima elementare. Solo che tu sei suo padre. 

E questo è un “dettaglio” che oramai sfugge non solo al tuo ma anche al mio pensiero.

Non penso più che tu manchi nei momenti importanti. Non ti mando più messaggi come il giorno che é nata o foto in qualche momento significativo, perché caduti sempre in un silenzio assordante. Ha smesso di importarmi. Forse si può pensare che scriverlo significhi qualcosa di diverso invece no, é così. Ha smesso di dispiacermi. Di farmi rabbia.  Stella di te non ha nulla. Nemmeno nei tratti fisici. Nulla. 

Come me la fossi fatta da sola. Una partogenesi. 

L’errore non sarà mai lei, così capitata per caso, ma l’averle dato te come padre. Un giorno glielo dovrò spiegare e dovrò dirle che ti amavo, anche se non so assolutamente piú il perché. Quanto si può essere vuoti d’amore per cercarlo dove c’è il vuoto assoluto.

Stella resta un legame indissolubile, ma se non fosse per lei, che un giorno avrà bisogno di sapere chi sei, tu saresti nel più totale oblio.