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Restami dentro

Mi offro,
nuda,
disarmata,
piena di cicatrici,
col corpo che racconta vita.
La sottile ragazza si cela,
sotto la morbida carne degli anni.
Voglio ancora
la tua avida mano
a percorrermi,
esplorarmi, indecente,
fino a che io lasci la ragione,
gridando.
Il tuo seme ha messo radici,
che come braccia
mi avvolgono.
Restami dentro,
a far fiorire eterne primavere,
e dipingermi colorati autunni,
Guardami,
la vecchiaia sa essere golosa,
la voluttà
non si piega al tempo,
se scintilla anche nei soli occhi.
Gemimi addosso
che saprai amarmi sempre.

Lucia Lorenzon 15 novembre 2019

Ti ho amato di più

Ti ho amato di più,
più di quanto abbia amato mai,
di quanto il mio cuore ferito
sapesse,
potesse.
Ti ho amato di più
dell’impossibilità di amarti.
Ti ho amato senza toccarti,
senza vederti.
Ho fatto della tua voce
la mia casa
la mia notte e il mio giorno.
Sei diventato il passato che non ho avuto,
il battito innamorato
del mio futuro tempo.
Mi sei padre,
mi sei figlio,
mi sei compagno.
Ti ho amato di più,
più di un Dio che non so,
più dei miei terrori
più dei miei dolori.
Ti ho amato di più
della carne,
più di ogni passione,
Ti ho amato come una comunione,
blasfemico
corpo nel mio corpo,
spirito nel mio spirito.

Ti ho amato di più.

Lucia Lorenzon, 13 novembre 2019

Big bang

immagine dell’artista Frida Castelli

Le mie dita, sfacciate,
sanno di te.
La mia bocca,
arsa di gemiti,
sa dissetarsi solo
con la tua lingua.
Affamata,
prendo dal tuo corpo,
bagnato di me,
il nostro miele.
Tienimi, entrami, impietoso,
ch’io ricordi dove sei stato.
Fammi gridare di te,
dimentica che possa esistere altro,
chè il mondo è qui,
ricomposto.
Non abbiamo inizio,
nè fine.
Siamo. Saremo sempre.
Nell’esplosione
del mio ventre che t’accoglie
è il nostro eterno big bang d’amore.

Lucia Lorenzon, 25 settembre 2019

Stella: primo giorno IV elementare

Stella e Alessia

.

È cominciata la quarta elementare, sei cresciuta e cambiata dall’anno scorso, la bimba sta scivolando via, la ragazzina prende forma, e così il tuo carattere, che si delinea sempre più. Intelligente, caparbia, ma sempre più distratta da mille cose, anche in classe, molto più chiacchierona, profondamente convinta delle proprie capacità, al punto di metterci talvolta un impegno minimo, ottenendo risultati che pur molto buoni, sai essere minori delle tue capacità, ma a te va bene lo stesso. In fondo anche a me (ma non te lo dico) che ho vissuto la scuola con ansia costante, dalle elementari all’università, non sentendomi mai sufficiente, mai preparata, mai pronta, nonostante i risultati eccelsi. É stata dura, meglio la tua leggerezza, fino a che non diventa menefreghismo, ma ho fiducia in te, non credo lo diverrà mai.
Ti guardavo stamane, ero distratta, non ho nemmeno fatto la foto di rito del primo giorno, appena prima della salita verso la scuola, ho fatto qualche foto dopo, durante l’alzabandiera con gli alpini , guardavo il tuo viso, la collanina che tanto desideravi, ma non hai chiesto, fino a che non l’ho capito io, il tuo metro e quaranta che accanto alla tua minuscola migliore amica, ma alla maggior parte dei tuoi compagni di classe, ti fa svettare, alta, con la tua codona bionda straripante di capelli. Qualche piccolissimo brufolo sul naso… Dettagli, ma dettagli che indicano cambiamento, crescita.
Chissà per quanto potrò ancora chiamarti “ciuciolo”, quel nomigliolo cosí nostro.
Resta immutata la tua facile risata, la tua ironia, la tua “buffaggine”, la tua empatia, la tua socievolezza, il tuo ottimismo sfrenato, la tua grande capacità di adattamento . Spero lo resteranno sempre. Sono doti alquanto utili nella vita.
Buona quarta elementare ciuciolo.
Io son qui, sempre qui. E quando verrà il tempo in cui salutare la mamma fuori della scuola sarà imbarazzante, sarò comunque sempre lì, dentro il cuore tuo, ché è come fosse il mio che batte fuori di me.
Ti voglio bene Stellina. Infinitamente bene.

Mamma

Creatura ardita

ribloggo dal blog “Caffè Letterario”, la mia ultima “creatura”…

Caffè Letterario

Mi hai baciata,
dove nessuno l’aveva mai fatto,
su cicatrici che solo tu conosci.
Hai curato con umide labbra
pelle e pensieri.
Rigenato tessuti,
dove hai lasciato i tuoi semi,
colorati di sogno e poesia.
Hai curato il mio arso giardino
con acqua profumata d’amore;
sono spuntati fiori,
sono volate farfalle,
hanno cercato miele le api.
Tutto ciò che era sterile
tu hai reso fertile.
Il mio corpo
ora é la tua terra soffice,
è il maturo e polposo frutto
che mordi.
Sono il retrogusto della tua bocca
la pennellata verde nel tuo blu,
la nuova impudica donna che
ti dice sfacciatamente sì.
Ti offro nuove fantasie
nuovi orizzonti, nuovi quadri.
Ti racconto speranze mai avute.
Hai amato le crepe del mio deserto,
ne ho fatto un erboso tappeto
dove fa l’amore con te.
E mentre ti accolgo dentro,
sussurro che t’aspettavo,
unica creatura innamorata e ardita,
che, penetrandomi, mi…

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Alata magia

Rieccomi, la mia pubblicazione mensile sul blog “Caffè Letterario”, ribloggata per voi.

Caffè Letterario

“Cradling the Moon” by Amy Judd

.

Sei stato soffio,
che muta l’informe vetro
in alata magia;
mi hai sognata cigno,
mentre,
anatroccolo,
attraversavo paludi infestate.
Ma, come ninfee,
di sfacciata bellezza
sbocciano,
laddove il fango intorbidisce
lo specchio acqueo,
così la poesia nasce
laddove un cuore sa vederla,
laddove occhi chiusi ascoltano,
nel suo emozionato pulsare,
l’amore che nasce.
Mi hai sentita
capace di cantare arcobaleni,
mentre mi avvolgeva la nebbia.
Immaginata dipingere a parole
il mare.
Mi hai vista.
Invisibile al mondo.
Hai intessuto
con fiori profumati
e stelle
le mie ali, forti d’amore.
Hai usato come colla il miele,
sapendo della mia dolcezza.
Sapevi ogni cosa.
Ora attendi il maestoso librarsi
di quel sogno alato
che sempre avrà nido nel tuo cuore.

Lucia Lorenzon21 agosto 2019

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Covoni di fieno

Non ho nostalgia
di un un’infanzia mal posta
in un luogo ancora antico,
e greve di regole
che la mia anima, fragile,
non sapeva portare.
Mi sono fuggita dentro,
senza sapere come sperare,
facendomi carezze
coi sogni,
alfine troppo grandi,
per non farmi male.
Ho attraversato un buio cammino
per arrivare in questo tempo.
Sono nata da poco.
Di quei giorni antichi
salverei i covoni di fieno,
ora desueti,
dove avrei voluto esser
non bimba
ma giovane donna, per te,
per ridere
e giocare a nascondermi,
e poi baciarti, lungamente,
sotto un sole ancora felice.
Non sapevo esistessi,
eppur mi mancavi.

Lucia Lorenzon, 18 luglio 2019