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Girasoli

Ripubblico da “Caffè Letterario” questa mia poesia. Un abbraccio a tutti, spero stiate bene, nonostante la difficoltà del periodo.

Caffè Letterario

Vorrei regalarti un girasole.
Sono coraggiosi i girasoli,
innamorati del Sole,
lo cercano, sempre,
anche nei giorni più scuri,
quando imperversa il temporale.
Chinano il capo un attimo,
ma mai domi,
per risollevarlo, poi,
pazienti e fieri,
al riapparir di quella amata luce,
perché il Sole,
(lo sanno i girasoli),
torna, torna sempre.

Lucia Lorenzon, 4 giugno 2020

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Tornerà il tempo

Tornerà il tempo
di sudore e grida,
di peccati capitali
da scontare insieme,
rubandosi,
ingordi,
le carni;
Il tempo
d’indecenti desideri.
Torneranno le mani
ad appiccare incontenibili incendi,
ad arcuare la schiena,
che chiederà di più,
che chiederà ancora,
e il ventre implorerà possesso.
Allora incollerò le labbra alle tue,
a ridirti,
dentro, in gola,
in un soffio gemente,
quanto amore
può stare
in un “ti voglio”.

Lucia Lorenzon 10 marzo 2020

La magia sei tu

Ho raggiunto, sognando, la magia,
ne ho rubata un pezzetto per te.
É a colori,
riserve di colori,
per raddrizzare i grigi,
sfumare i neri,
trasformare nubi
in sogni di cotone,
Imbiancare,
con polvere di zucchero a velo,
momenti di amarezza.
Gioca, come  fossi un bambino,
a farne armature
contro l’ipocrisia.
E, quando serve,
sarà il tuo aeroplano
per allontanarsi dalla viltà,
dalle meschinerie laggiù,
e alleggerirti il cuore.
Tienila in tasca,
lungo questo viaggio nuovo;
poi me la riporti.
Non ti servirà:
la magia sei tu.

Lucia Lorenzon, 1 marzo 2020

Ancora un bacio

Rubami
il corto respiro che mi resta,
dopo ore a gridarti
il desiderio di te.
Non cessa il sussulto
di furente piacere,
nemmeno ora che hai ripreso,
dal mio dentro,
ogni parte di te.
Tremo, madida,
al solo tuo sfiorarmi,
ma cerco, ancora,
e ancora,
almeno un bacio.
Almeno uno, Amore.
Disseta questa terribile sete,
con le tue umide labbra che san di me,
d’ogni mio angolo perlustrato.
Sento, profondo,
il dolente bruciore
dell’impietosa avidità
del tuo prendermi.
Ne godo, ancora,
e, pur domani,
serreró le cosce
a risentire il ricordo
del nostro attrito.
Sarà poi requie,
fino a che riavremo brama
di cibarci di noi.

Lucia Lorenzon, 6 febbraio 2020

31 dicembre 2019

Foto mia, Tre Cime di Lavaredo, 21 settembre 2019

Arrivo con un poco d’affanno alla fine di un altro anno pieno di piccole grandi felicità, di conquiste, di cose che pensavo non avrei fatto più.
Porto nel cuore le Dolomiti riviste dopo più di vent’anni e il timore di non ricamminarci mai, le lacrime di commozione di fronte alle tre Cime di Lavaredo e e i colori incredibili dell’autunno in montagna.
Porto tutte le domeniche dei miei “viaggi a corto raggio” alla scoperta di tanta sconosciuta bellezza , fianco a fianco con la mia bambina.
Porto i quindici giorni al mare, che è il luogo che più amo e mi dà felicità, i km in bici macinati sotto il sole accanto alla laguna di Lignano. La dolce e divertente quotidianità vacanziera madre /figlia che, da sole, a casa, non ci troviamo solitamente a vivere.
Porto una salute che ha riperso colpi rispetto alle conquiste dei due anni precedenti e i passi indietro mi danno una grande ansia.
Porto i successi di Stella, i suoi occhi felici, le tante risate, il casino continuo, la grande sensibilità, il grande carattere, la socievolezza che non mi appartiene molto, ma che, da madre sua ho dovuto migliorare.
Porto ultime volte, ultime magie, ultimi saluti, ma spero di trovarne di nuovi.
Porto consapevolezze e confusioni, equilibri e cadute, stanchezza infinita e forze inattese. Paure nuove cui dovevo essere preparata e non sono. Mutamenti temuti e addii dolorosi all’orizzonte.
Porto la mia fisicità affettiva costretta a contenersi, e tanta voglia di abbracci e carezze.
Porto amici lontani e cari.
Porto la mia dolcezza ma anche la mia rabbia che esplode verso chi non mi ha difeso e lasciata in balia di situazioni che mi hanno fatto male per sempre.
Porto la voglia di perdonare, di risolvere, di superare, il tempo in certi casi é ormai poco.
Porto la speranza di trovare lo spirito per inoltrarmi in un nuovo cammino che vedo tanto faticoso.
Porto una amica troppo triste che non so come aiutare.
Porto un amore immenso, che non avrei mai pensato di sentire per un uomo, che non avrò accanto in questa vita, ma che con Stella é il secondo miracolo della mia esistenza.
Porto la mia capacità di star sola che mi ha resa intransigente e poco capace di compromessi.
Migliaia di foto, disegni, poesie.
Troppa poca concretezza e tante fantasie.
Nuove conoscenze, nuovi insegnamenti, bagni di umiltà.
E poi… devo trovare il modo di dormire, chè non dormo mai, e mangiare meno cioccolata, che consola ma arrotonda, e a 50 anni arrotonda sempre più velocemente, urge aver più cura di me.
Porto alcuni amici virtuali, cui voglio bene davvero, spero nel tempo di poter conoscere personalmente qualcuno, come già è successo quest’anno con uno dei più cari.

Buon 2020, che somigli al vostro cuore, ai vostri sogni, alle speranze più ardite.
Auguri ❤️

Lucia

Buone feste

La foto e il disegno del biglietto sono miei.

Ricordiamoci le piccole cose, ricordiamoci di chi si ricorda di noi. Ricordiamoci che un “scusa mi sono dimenticato” è meglio di un silenzio, che la gratitudine è una qualità sempre più in disuso, che i piccoli doni pensati valgono più di qualsiasi dono prezioso fatto per far “figuroni”. Ricordiamoci che riempire una chiesa non sarà mai tanto importante come riempire un cuore.
Ricordiamoci che regalare un sorriso, far sentire amato qualcuno, farlo sentire sicuro del nostro affetto, ha un valore inestimabile a qualunque età.
Ricordiamoci che nonostante la ridondanza di questi giorni di festa, la vita è degna di essere vissuta per piccoli momenti essenziali, per degli occhi felici, per degli occhi innamorati, per degli occhi commossi, per degli occhi ormai chiusi che non dimenticheremo mai.

Buone Feste a tutti voi, di cuore.

Lucia

Ti faccio un regalo

Reblog mensile della mia “poesia” pubblicata sul blog “Caffè Letterario”

Caffè Letterario

Ti faccio un regalo,
sai dentro che c’è?
Tutte le cose più difficili di me;
ci son ansie, tristezze e paure,
del mondo le subite brutture,
l’accidia che spesso mi coglie,
le perdite delle mie battaglie.
C’è la mia incapacità di perdono,
verso chi doveva capire chi sono,
le urla che non so trattenere,
contro chi, oramai, non sa più di ferire.
C’è un corpo che ho maltrattato,
troppo spesso non l’ho rispettato.
C’è del male subìto il fragore,
i dolori del corpo e del cuore.
Ma non è tutto qui il mio regalo,
c’è, sotto tutto questo, del buono.
C’è la parte migliore di me,
nata quando hai accolto il brutto di me.
Ci son sogni, disegni, poesie,
ci sono tutte le mie fantasie,
e speranze, e sogni, e magie.
Ci sono miracoli che non credevo possibili, attimi di felicità incredibili.
C’è l’amore che fa rima con cuore,
e…

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51 anni… (17 dicembre 2019)

Lucia, selfie, Villa Manin, domenica 8 dicembre 2019

Ai tuoi anni che passano, alla tua paura di non gestire le nuove malinconie, le tristezze, le lacrime improvvise, le ansie nuove.
Alle tue risorse inattese, alle speranze che non metti via, ai sogni impossibili cui non rinunci perché nella vita un impossibile lo hai visto realizzarsi ed incarnarsi nella tua Stella.
A tutto l’amore che provi verso chi ami, così tanto che vorresti fossero capaci di vedertelo nel cuore, perché le parole e i gesti non ti bastano ad esprimerlo tutto. All’amore che contieni perché temi che sia “troppo” e faccia paura.
A chi ti ha dato, amandoti, il modo di metterti in salvo l’anima dalle brutture subite, e a provare a farla crescere, coltivarla, migliorarla.
Alle tue ali che non faranno mai grandi voli, perché le hai potute rattoppare troppo tardi, ma ora hai nuove curiosità e sai che anche i piccoli voli permettono grandi meraviglie.
Alla tua indole solitaria, che ama le lunghe ore, e persino i giorni da vivere da sola, (anche se non puoi più averli), ma che è capace anche di allegra socievolezza e simpatia.
Alla tua incapacità di perdonare chi dovresti perdonare, e, per quanto te lo riproponga non ce la fai. Ci riprovi, con dolore, non sai se farai a tempo e sai che se non ci riuscirai sarà un tormento con cui far sempre i conti.
A ciò che dovrai fare, almeno per dovere e rispetto, seppur ti costerà tanta fatica, verso chi, comunque, nella vita ti ha aiutata, anche senza comprenderti.
Alla consapevolezza di te, che non riesce a farti mutare che poche cose di ciò che dovresti, ma che è sempre più spietatamente lucida.
Al tuo corpo che cede, che muta, che invecchia e che non hai mai imparato ad amare nemmeno quando era bello davvero.
Ai tuoi occhi che ancora sanno sorriderti, ai tuoi lineamenti che speri non perderanno la loro dolcezza. Alle foto che ti fai da sola per vedere se ancora “vieni bene”.
Al tuo bisogno infinito di abbracciare, stringere, accarezzare, baciare, e di essere abbracciata stretta, accarezzata, baciata, ma accadrà sempre meno, e tu sai che ti mancherà da morire.
Ogni persona nella vita dovrebbe potere essere toccata con affetto fino all’ultimo dei suoi giorni. Lo pensi da sempre. Lo fai con chi puoi.
Alle cose che non di risolveranno più, ai danni irreparabili, ai segni indelebili. Alle cicatrici che faranno sempre male.
Alla necessità di trovare lo spirito per combattere per ciò che ancora si può fare.
Alla tua salute così fragile da sempre, ai dolori che ti accompagnano, perché ti concedano sempre pause per ricaricarti di bellezza e vita.
A te, Lucia, cui questa vita ha fatto tanto male, ma cui ha regalato miracoli e che, comunque, così tanto ami.
A te, i 50 li hai messi alle spalle, i 51, a dirli, fanno un po’ meno paura.

Lucia Lorenzon, 16 dicembre 2019

Restami dentro

Mi offro,
nuda,
disarmata,
piena di cicatrici,
col corpo che racconta vita.
La sottile ragazza si cela,
sotto la morbida carne degli anni.
Voglio ancora
la tua avida mano
a percorrermi,
esplorarmi, indecente,
fino a che io lasci la ragione,
gridando.
Il tuo seme ha messo radici,
che come braccia
mi avvolgono.
Restami dentro,
a far fiorire eterne primavere,
e dipingermi colorati autunni,
Guardami,
la vecchiaia sa essere golosa,
la voluttà
non si piega al tempo,
se scintilla anche nei soli occhi.
Gemimi addosso
che saprai amarmi sempre.

Lucia Lorenzon 15 novembre 2019

Ti ho amato di più

Ti ho amato di più,
più di quanto abbia amato mai,
di quanto il mio cuore ferito
sapesse,
potesse.
Ti ho amato di più
dell’impossibilità di amarti.
Ti ho amato senza toccarti,
senza vederti.
Ho fatto della tua voce
la mia casa
la mia notte e il mio giorno.
Sei diventato il passato che non ho avuto,
il battito innamorato
del mio futuro tempo.
Mi sei padre,
mi sei figlio,
mi sei compagno.
Ti ho amato di più,
più di un Dio che non so,
più dei miei terrori
più dei miei dolori.
Ti ho amato di più
della carne,
più di ogni passione,
Ti ho amato come una comunione,
blasfemico
corpo nel mio corpo,
spirito nel mio spirito.

Ti ho amato di più.

Lucia Lorenzon, 13 novembre 2019