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Portami alla luce

Dolgono le viscere
Ferite da quelle stesse
Che mi han generata.
Uccisa da parole
Di un amore mai stato
Solo nel tuo
Posso rinascere.
Curami questo ventre malato,
Riempimi
Di un amore sempre stato,
Che il grembo mio
Riconosce
Come unico vero.
Fammi gridare
Il dolore
E trasformare il pianto,
Solo le tue braccia
Solo le tue mani
Solo la tua bocca
Solo il tuo sesso
Solo tu hai saputo
Portarmi alla luce.
Chè non solo le madri
Sanno dar la vita.

Volevo essere una farfalla – Michela Marzano

“…L’esperienza e le riflessioni di Michela danno voce alle persone che hanno sofferto e soffrono di disturbi alimentari ma toccano anche un pubblico “estraneo” alla malattia che spesso fatica a capire le dinamiche che ci sono dietro…”

Sara Tordi

Giorni no

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Foto di e con Lucia Lorenzon

Giorni in cui il corpo affossa l’anima.
Cerchi di resistere ma i tuoi pensieri più luminosi si sfocano, s’annebbiano e ti ripieghi su te stessa. Mantieni il più possibile gli impegni quotidiani, arrancando, nervosa, impaziente, anche con la tua bambina, cui poi cerchi di spiegare, scusandoti.
Ma la nausea e il dolore ti corrompono l’anima, ti insinuano dubbi, paure: “Ecco e adesso quanto durerà? Quanto dovrò sopportare? Quanto dovrò modificare le mie giornate?”
Quanta stanchezza questo costante ricadere, questa altalena tra la speranza, il “Dai che qualcosa va meglio” e il peggioramento che ti aspetta inesorabile, spietato.
E cerchi di isolarti per non dare disturbo alle vite di chi ami e scrivi, scrivi…riversi su fogli e tastiera il male, la tristezza, le lacrime trattenute.
E poi la musica…e quella foto in concorso che chissà come va, e gli scambi su Facebook, gli amici in difficoltà per motivi diversi cui postare anche un semplice “Forza! ❤” che dici a loro e a te stessa, contemporaneamente.
E viene sera in qualche modo.
Un’ ora alla volta,  un minuto alla volta.
Lavi i capelli, bevi l’ennesima tisana allo zenzero, perché il plasil e altre medicine non lo puoi prendere e allora che altro fai per la nausea?
Che fatica.
Vorresti deporre le armi e piangere per ore di seguito, chè forse va fuori qualcosa.
E tu che manchi, ma di nuovo si palesa il pensiero del perché mai dovrei appesantire la vita di qualcuno con tutti questi casini.

Dai che magari dura poco.
Dai che magari se riesci a riposare ti riprendi.
Dai che magari son anche gli ormoni, il ciclo che si avvicina.
Dai…dai…Lucia. Resisti anche stavolta.”

FORZA! ❤

Lucia

E poi scopri che hai paura…

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Immagine da web

E poi scopri che hai paura.

Hai paura di un cuore che sei consapevole potrebbe battere a un ritmo diverso.

Che devi frenarlo, ragionando e mettendo paletti, perché è meglio cosí, perché sai che le cose le vivi senza rete di protezione.

Che se ti innamori ti innamori mica “un poco”. No, tu ci metti dentro il cuore, l’anima, il corpo, senza riserve.

Metti in gioco tutto.

Ma hai paura.

Paura dell’ennesima disfatta.

Paura di qualcosa che nemmeno provi più a cercare di sapere se “potrebbe essere”.

Paura di diventare ancora una “a scadenza breve”…

Perché da te si viene attratti ma poi si scappa.

Perché hai troppi problemi di salute che ti limitano la vita.

Perché soffri e spesso sei insopportabile. Perché i “non ce la faccio” sarebbero troppi, anche nelle cose semplici, perché  il dolore hai imparato che da sola lo gestisci meglio e non vuoi che qualcuno lo veda.

Non vuoi nemmeno raccontarlo tutto, perché sembra troppo pure a te.

Perché, per sopravvivere ti sei riempita di abitudini e passioni che sono la tua salvezza, cui non rinunceresti piu’,  ma anche di abitudini che ti fanno male ma non  sai piu’ come cambiarle e nemmeno ci provi, ormai.

E allora, se ti si insinua l’idea che nononostante tutto non sei protetta dal “rischio” di innamorarti e se un pensiero diverso potrebbe farsi strada tra i tanti che hai…ti dici che devi scacciarlo, non sondarlo, non alimentarlo in alcun modo.

Che’ l’amore non è fatto per qualcuno che vive come vivi tu.

E cerchi di regolare il battito…cerchi

di tirare fuori la pietra del “tanto è impossibile” e piazzarcela sopra a quello stupido cuore.

Lucia

Quando non sai piú se sei sei degna d’essere madre

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Stella 2 agosto 2015

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Stella "in volo" 2 agosto 2015

E avere paura dei miei pensieri.
Detestarli, ripudiarli e non riuscire ad impedire che vengano.
Sapere che non saranno capiti quasi da nessuno.
Non sapere se farsi aiutare dal cuore o dalla ragione.
Stare male e non trovare tregua da anni.
Stare male fisicamente e non trovare ascolto vero perché l’ascolto vero, la personalizzazione vera delle cure mediche, l”ad personam” è ancora utopia, in fondo, e prevale il procedere secondo “prassi” senza considerare che non si può applicare una “regola” se si è di fronte ad un’ “eccezione”.
Avere avuto una figlia, da sola,  sfidando mille rischi ma sognando un futuro, insieme ad affrontare tutto, e trovarsi travolti, da subito, da dolori fisici tremendi, a 20 giorni dal parto cesareo essere di nuovo in sala operatoria, con la mia neonata  lontana, affidata ad una parente e problemi che nel tempo non si sono ne’ attenuati ne’ risolti, nonostante mille visite, mille analisi, esami invasivi, terapie, migliaia di euro spesi, cure sbagliate che mi hanno danneggiato ulteriormente.
Ipotesi e diagnosi vaghe sul crollo del mio corpo dopo gravidanza e parto. Forse la conseguenza di tanti anni di anoressia e bulimia, forse aderenze, forse endometriosi , colon irritabile, anemia, problemi alla colonna ecc. ecc.
Alcuni esclusi, alcuni presenti e irrisolti.
Reazioni anomale a quasi tutti i farmaci di uso più’ comune. Difficoltà a controllare ogni sintomo, dolore cronico che a volte appanna la mente.
E non riesci più’ a fare neanche una passeggiata e non riesci più’ a programmare nulla.
Ostaggio del tuo corpo.
“L importante è che tua figlia stia bene” frase che arrivi a odiare.
No che non è importante solo quello. Mia figlia non ha un padre, mia figlia vive grazie anche alle pensioni dei nonni, che sono di enorme aiuto ma sono anziani e non ci saranno sempre.
È importante che stia bene anche io. Importante che io non soffra tanto, non pianga così spesso, importante che possa occuparmi di lei…importante che possa fare una passeggiata senza dolore.
E  quei sentimenti…quei pensieri che rifiuti e vengono lo stesso: “se non l’ avessi avuta…non starei così” e lo sai perfettamente che lei non ha colpa alcuna, ma a volte ti senti come se la tua vita fosse stata immolata alla sua, lei un fuoco che divampa, tu una candela che si spegne.
Lo sai che l’ami, e ti prende l’angoscia di un possibile rancore verso tua figlia, rancore che non deve essere.
“Non pensa così una madre…”
“Pensa a chi un figlio lo ha perso e farebbe qualsiasi sacrificio e sopporterebbe qualunque cosa…”
“Non eri adatta a fare la madre…”
Forse…Forse…
Forse sono solo un essere umano.
Forse sono condannabile e mi sto condannando anche io.
Forse un giorno anche i suoi occhi azzurri e innamorati di bambina mi rimprovereranno, mi giudicheranno, mi condanneranno.
Forse no.
T’amo come posso, come so.
Forse non è davvero abbastanza e non ho giustificazioni.
T’amo come quando mi sono giocata tutto, ho corso tutti i rischi paventati , per farti venire al mondo…o no?
Ci sei… Sei sicuramente ciò che di più bello ho fatto. Una bellezza commovente e un carattere d’oro…
E che tu mi possa perdonare.
Che io sia degna ugualmente, almeno un poco, del tuo chiamarmi  “mamma”.
Che io sia degna d’esserlo, nonostante tutto.

TSO ( trattamento sanitario obbligatorio) nei casi di anoressia. La legge proposta, le voci contro, la testimonianza di una donna che l’ ha vissuto.

“E come si può salvare un corpo se non si salva prima un’anima?”

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Immagine da web

Riporto la testimonianza di un’amica conosciuta ormai tantissimi anni fa che ha subito, in quanto anoressica grave un TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO , il racconto di come l’ ha vissuto e quali sono state le conseguenze.
Di seguito troverete la proposta di legge sul TSO in caso di anoressia, che ha scatenato una diatriba enorme tra pro e contro, e il parere dell’ABA ( ABA – Associazione Bulimia e Anoressia http://www.bulimianoressia.it) decisamente contro, come lo sono io ( ex anoressica, sia pur non grave).
Ovviamente chiunque voglia portare altre testimonianze e pareri a favore puo’ lasciare commenti pubblici o scrivere alla mia mail: lucylor68@gmail.com.

LA TESTIMONIANZA DI CRISTIANA GELFI:

“Carissima Lucy,
sono passata dall’esperienza del TSO per anoressia nel 1988, esattamente nel febbraio.
Pesavo qualcosa come 25 kg. per cm.165, avevo le caviglie gonfie, il freddo non mi lasciava mai.
Mio padre si è consultato con il primario della psichiatria di allora , la psicolga, l’infermiera e l’assistente sociale che sono venuti a casa mia per farmi un “discorso” tipo : “O ti fai ricoverare o … ti fai ricoverare“.
Io ho detto: “Se mi fate ricoverare per ingrassare mi suicido“.
La risposta è stata lampante : “Se ti suicidi, muori, se vai avanti cosL, muori ugualmente. ”
Questo alle 10 di mattina. Alle 15 del pomeriggio è arrivata l’ambulanza e nonostante il mio dimenarmi e urlare (non so dove ho preso la forza) mi ci caricarono sopra per portarmi a Iseo (BS) dove mi avrebbero praticato la digiunostomia in chirurgia.
Ma il tarlo mi aveva già corroso, perchè alla proposta-imposta del dott. K. di bere un bicchiere di latte, io ho infilato la finestra aperta, mi hanno preso in quattro e mi sono ritrovata in psichiatria.
Lì, dopo aver cercato di sabotare il sondino, in quattro mesi mi hanno fatto aumentare di 15 kg con una dieta vegetariana.
Sono tornata a casa che sembravo un pallone e nel giro di un mese ho riperso 13kg cominciando con l’autolesionismo, il chiudermi in me stessa, l’isolarmi e iniziando una fitta corrispondenza con persone  che avevano o meno il mio stesso problema. Ma il quadro psichiatrico è peggiorato con gli anni, proporzionale al mio aumento di peso. Mi odio e avrebbero fatto meglio a lasciarmi morire piuttosto che caricarmi di psicosi, DCA, bordeline, bipolarismo
e non ti elenco tutte le diagnosi.
Sono stata bene per un certo periodo, quando ho conosciuto Dominic, (il fidanzato) poi tutto è tornato come prima.

Ti abbraccio forte.
Cris.”

PROPOSTA DI LEGGE E POSIZIONE ABA ( tratto dalla petizione suchange.org che richiede il ritiro della proposta di legge)

L’Onorevole Sara Moretto ha presentato il 19 maggio 2015 una proposta di Legge in materia di “accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori per la cura di gravi disturbi del comportamento alimentare”.

Il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) è già regolamentato dalla legge 180 ed è anche GIA’ APPLICABILE IN CASO DI GRAVI COMPLICAZIONI MEDICHE DOVUTE ALL’ANORESSIA, previa valutazione specifica del soggetto da parte dei sanitari.

La nuova proposta di legge intende (per la prima volta nella storia) introdurre invece un principio secondo cui il TSO si attui “per legge” – e in ogni caso – nelle gravi anoressie, INDIPENDENTEMENTE DALLA SPECIFICITA’ DEL SOGGETTO, da eventuali comorbidità, dalla sua storia. Questa è un idea punitiva della psichiatria, priva di pensiero clinico e di specificità per il soggetto. Inutile ma anche potenzialmente rischiosa per le persone che soffrono di DCA (Disturbi del comportamento alimentare).

Contestiamo questa proposta di Legge e chiediamo che la politica si impegni, piuttosto che nell’incrementare e incentivare l’uso dei trattamenti forzati e di ricovero coatto, nell’incentivare la prevenzione e la formazione del personale sanitario e educativo sui Disturbi del Comportamento Alimentare, affinché non si arrivi più alle condizioni per le quali si rende necessario il TSO.

La politica deve impegnarsi a far si che il TSO sia l’ultima chance. Nello stesso tempo deve lavorare sulla prevenzione inserendo e istruendo personale competente.

NOTE SUL TSO:

Il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) in Italia è istituito nel 1978 “Legge Basaglia” (L.180), e la regolamentazione è data dalla Legge n. 833/1978.

Con questa proposta di Legge, si andrebbe a eliminare – nel caso di anoressia – la discrezionalità che l’attuale legislazione in materia di “Trattamento Sanitario Obbligatorio” lascia alla valutazione clinica dei medici proponenti e dell’autorità sanitaria richiedente. Attualmente infatti non è possibile praticare TSO specifici per una patologia o per una condizione clinica ma la valutazione è sempre incentrata sul soggetto (unico elemento realmente “specifico”) e non genericamente “sul disturbo”, come avverrebbe se passasse questa proposta di Legge.

Per la prima volta sarebbe specificata, infatti, una categoria psicopatologica “disturbi del comportamento alimentare” per la quale nella previsione legislativa vi sarebbe l’introduzione dell’obbligo di TSO come “salva vita”, includendo al contempo l’obbligatorietà della nutrizione forzata (nutrizione meccanica).

NOTE SUI DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare):

I DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), tra i quali viene fatta rientrare l’Anoressia, sono catalogati dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) tra i disturbi psichiatrici.  A differenza di ogni altra patologia psichiatrica, i DCA come esito diretto, possono condurre a numerose compromissioni organiche di carattere medico del corpo e anche alla morte del soggetto che nella maggior parte dei casi avviene per arresto cardiaco o per suicidio.

Quando parliamo di anoressia e bulimia o più in generale di DCA, ci riferiamo a patologie estremamente complesse, la cui eziopatogenesi è solitamente multifattoriale, ossia causata da un numero di variabili così fitto che non è quasi mai possibile enucleare una sola causa per l’origine e il mantenimento dei disturbi, che a seconda dei punti di vista e delle prospettive scientifiche possono riferirsi sia a caratteristiche psicologiche individuali, a traumi o abusi subiti, al sistema familiare, sino addirittura al sistema sociale.

Si deve anche ricordare che quando ci riferiamo a disturbi psichiatrici non si possono adottare le identiche categorie logiche utili per la medicina nel suo complesso. Il concetto di “malattia psichiatrica” è infatti differente da quello di malattia in senso strettamente medico o “malattia organica”: tant’è vero che lo stesso DSM li chiama “disturbi” psichiatrici e non “malattie” psichiatriche. Ciò vale specialmente per disturbi come le anoressie e le bulimie, quasi sempre accompagnati da altri disturbi psicologici: depressioni, disturbi d’ansia, disturbi di personalità.

I Trattamenti sanitari Obbligatori nei DCA: il punto scientifico e clinico

Le più recenti ricerche della letteratura scientifica esistente non evidenziano la sussistenza di prove circa l’efficacia del TSO come “salva vita” in caso di DCA. Il TSO in pratica non risulta salvare alcuna vita in caso di DCA, almeno non più delle tradizionali terapie.

Al di là delle prove di efficacia, rimangono irrisolte gravi implicazioni di natura etica, che non possono essere avulse al dibattito scientifico. Quando si parla di argomenti sensibili come la privazione dei diritti fondamentali, la ragione tecnica o l’efficienza non possono e non devono essere l’unico parametro di riferimento.

Inoltre come ricordato il TSO è già previsto e utilizzato nei casi più gravi di anoressia, spesso però l’esito del TSO è il suicidio del soggetto.

A chi servirebbe, dunque, una misura come il TSO specifico per l’anoressia se non è utile al paziente? Nei casi in cui la famiglia non riesca o non abbia la volontà di affrontare un disagio psicologico esistente al suo interno che frantumando l’equilibrio familiare, si preferisce rimuovere o estinguere attraverso l’occultamento, o la contenzione, non diverrebbe oltretutto questo un ulteriore possibile strumento di emarginazione?

CONCLUSIONI:

È possibile che nell’ideazione e formulazione di questa proposta di Legge non si sia dato il giusto spazio alle riflessioni di carattere clinico e scientifico. Sembra infatti, che sia gli orientamenti psicodinamici e relazionali che quelli cognitivo-comportamentali, seppur da prospettive differenti, siano entrambi giunti alle medesime conclusioni circa l’inadeguatezza di questo progetto.

La politica può, altresì, fare moltissimo per la lotta ai DCA e incentrare i propri sforzi negli investimenti in prevenzione, attraverso la formazione e preparazione del personale sanitario oltre che di tutti i soggetti istituzionali che possono incidere sulla prevenzione di anoressie e bulimie: famiglie e genitori, insegnanti, pediatri, istruttori di ginnastica.

RIFERIMENTI:

I contenuti di questo testo sono parte della news pubblicata suhttp://www.medicitalia.it a questo link (leggi l’articolo “TSO per l’anoressia: una valida proposta di Legge?” http://www.medicitalia.it/news/psicologia/5755-tso-anoressia-valida-proposta-legge.html)

Per ulteriori approfondimenti leggi sul Blog di IO DONNA “Anoressia: TSO e alimentazione forzata (proposta di legge Moretto)” l’intervista a Fabiola De Clercq che definisce questa proposta dei TSO “crudeltà pericolose e inutili”. Fabiola De Clercq è una scrittrice con il best seller “Tutto il pane del mondo” ha portato alla luce nel 1991 questi gravi disturbi ed ha fondato l’associazione (ABA – Associazione Bulimia e Anoressia http://www.bulimianoressia.it) volta ad aiutare le persone malate di anoressia e di bulimia, con sedi in varie città italiane.

Questa la petizione se qualcuno è interessato a firmarla:

https://www.change.org/p/no-a-incremento-trattamenti-sanitari-obbligatori-tso-e-nutrizione-forzata-anoressia-si-a-vita-e-cure?recruiter=65132198&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=mob-xs-no_src-no_msg

Questa la pagina fb a favore del TSO che riporta opinioni di esperti, malati, familiari, appunto “pro“:
https://m.facebook.com/profile.php?id=382332565285899

Pareri favorevoli:

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/485096/Tso-per-anoressia-e-bulimia-familiari-favorevoli-Cosi-salviamo-i-nostri-figli
 

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Anoressia: le immagini drammatiche di un corpo che non esiste più

Sono stata anoressica, il mio minimo sono stati 39 kg, una forma di anoressia meno grave di queste, ma una cara amica era arrivata a 27. Drammi infiniti. Spesso vuoti d’amore devastanti.

MEDICINA ONLINE

Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Specialista in Medicina Estetica Roma ANORESSIA IMMAGINI DRAMMATICHE CORPO Radiofrequenza Rughe Cavitazione Cellulite Luce Pulsata Peeling Pressoterapia Linfodrenante Mappatura Nei Dietologo Dermatologia

Anoressia. Una patologia diffusa che getta nella disperazione intere famiglie. A volte difficile da diagnosticare nelle fasi iniziali quando piccole perdite di peso e umore diverso dal solito sono interpretati da genitori ed amici come un fenomeno passeggero e trascurabile. A tale proposito, prima di continuare con la lettura di questo post, vi invito a dare una occhiata a questo mio articolo:

Una vostra amica è troppo magra? Vi insegno a capire se soffre di anoressia

L’anoressia cambia il nostro corpo in una maniera che mai avremmo immaginato. Oggi vi propongo una serie di immagini (e relative storie) davvero drammatiche, sperando possano in qualche modo tenere alta l’attenzione su questo male spesso taciuto.
Attenzione: le seguenti immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità

KATE CHILVER

Il 13 dicembre 2011 muore Kate Chilver, definita come il caso più eclatante di anoressia della storia clinica di questa malattia. Si spegne a soli 31 anni con un…

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Farsi male col cibo: LA BULIMIA

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“Tra le donne bulimiche che ho conosciuto non ve ne era una che non avesse sperimentato l’ambiguo, contraddittorio messaggio materno: «Sii come me, e diversa da me».”
(Renate Göckel)

Erano tra noi in questi giorni pieni di convivi, pranzi, cenoni, di sovrabbondante offerta di cibo.
Ragazzine, giovani donne, ma sempre più anche donne adulte, che ci sedevano accanto, di fronte, spesso con un bel fisico, comunque, generalmente, normopeso, eleganti, curate, simpatiche, di piacevole conversazione.
Erano tra noi e, nella stragrande maggioranza dei casi, non ci siamo accorti del dramma che si portano dentro, non abbiamo fatto caso a quell’ eccessivo ricorso al bagno, non abbiamo colto la malinconica voragine nei loro occhi, il loro disagio nello stare sedute a tavola, o, magari, quella leggera callosita’ sulle dita dovuta ad un ripetuto improprio uso delle stesse, o i denti non più bianchissimi.
Un mondo di donne che cerca di celare un problema molto più diffuso di quanto si pensi, considerato vergognoso, socialmente inaccettabile, di cui si sentono profondamente colpevoli, che combattono spesso per anni prima di risolvere, se lo risolvono.
Schiave del cibo: bulimiche.
Non ho la preparazione per trattarne adeguatamente dal punto di vista medico e psicologico, ma sono stata anoressica, sono stata bulimica, e so cosa si provi e quali conseguenze si paghino.
Vi lascio pertanto un piccolo racconto, tra fantasia e realtà, per farvi avvicinare, e un po’ conoscere, l’anima e i pensieri di chi convive con questo devastante disturbo alimentare.
E, naturalmente, per esprimere tutta la mia vicinanza a chi ne soffre e la speranza che continuino la loro battaglia e si facciano aiutare.

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” Un viso dai tratti delicati, due occhi, verdi come l’erba che profuma di umidità e di muschio, sempre velati di malinconia, un’anima dolce nella quale c’era, celato al mondo, un buco nero, un vuoto d’amore che nessuno aveva saputo e poi voluto riempire.
Una bimba smarrita con una madre troppo fredda, troppo forte, troppo lontana; un padre troppo fragile, che avrebbe forse potuto amarla ma che aveva dovuto cercare di riempire il proprio vuoto con l’alcol.
Era cresciuta cosi’, con tanto calore innato e un freddo perenne intorno, un freddo che si sarebbe sentita addosso tutta la vita, mai sazia di sole, di calore, di estate. MAI SAZIA.
In due parole la sua vita: MAI SAZIA.
Chi ha fame d’amore non si ama e, difficilmente, troverà qualcuno che saprà amarlo tanto da tappare quella falla nell’anima.
E, allora, il cibo sembrava un surrogato facile. In qualsiasi momento, di qualunque tipo, ovunque si trovasse. Cibo, per quella voragine che mai si sarebbe riempita e vomito per cancellare colpa e lo schifo di se’.
Un perverso ciclo di autodistruzione che né la volontà né i professionisti della mente avevano guarito.
Ad un certo punto non sa più chi è.
L’anima l’ha lasciata in fondo al WC, ore di vomito,  per farla uscire tutta, spietatamente, che’ dentro non la vuole, non vuole coscienza, pietà per se stessa, spinte verso possibili resurrezioni.
Vuole il vuoto, il vuoto lo conosce meglio d’ogni altra cosa e ci si sa aggirare.
Uomini, pochi, abbagliati da quella pelle diafana, quegli occhi verdi, quel corpo da ballerina classica, quel cuore generoso, quella cascata inesauribile d’ amore che non si sa da quale sorgente potesse mai provenire… Incantati…promettevano, avvolgevano, appoggiavano…e poi si ritraevano.
Troppo amore. Troppo vuoto. Troppo rischioso.
Ancora ferite, ancora più freddo, sempre più dolore.
E il cibo sempre li’, amico, unico amore fedele.
Poteva farne il suo assassino…schiava, fino a farsi portare via.”

_Lucia Lorenzon

*Da Wikipedia:

La ‘bulimia (dal greco, boulimía, composto di (bôus) “bue” e (limós) “fame”; propr. ‘fame da bue’) è un disturbo del comportamento alimentare.
La bulimia nervosa è, insieme all’anoressia nervosa, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Ciò che contraddistingue la bulimia è un problema dell’alimentazione per cui una persona ingurgita una quantità di cibo eccessiva per poi ricorrere a diversi metodi per riuscire a non metabolizzarlo e, quindi, non ingrassare (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, purghe, digiuni e intenso esercizio fisico).

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