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Essenza 

Nutriti di me,
abbeverati
alle mie sorgenti d’amore.
Entrami,
là, dove nessuno ha osato,
là, dove a nessuno ho permesso.
Ipnotizzami il cuore
con la tua voce.
Allontanami dal mondo,
facendo vibrare
remote corde di piacere,
come raffinato arpista.
Raccogli i miei gemiti,
le mia grida,
con la tua bocca.
Doma il desiderio
del mio ventre col tuo.
Lascia ch’io mi perda
nel nostro fonderci.
In te, dimentica di me,
ho ritrovato la mia essenza.

Lucia Lorenzon, 10 marzo 2017

Alfabeto antico

Appartengo ai tuoi sguardi,
nuda,
dono tremante
di un desiderio
che i nostri occhi si svelano,
insegnando percorsi
alle nostre mani,
alle nostre bocche,
ai nostri corpi.
Alfabeto  antico,
e segreto,
che solo chi si possiede,
 _da sempre_
può decifrare,
svelando
le reciproche mappe d’amore,
dove perdersi insieme,
e insieme sempre ritrovarsi,
sigilladoci
in un grido,
in un gemito
in un nome:
il mio,
il tuo.

Impossibile realtà 

Le tue dita
Mi sfiorano nella notte.
Buio, caldo, umidità.
Io non sono dove sono,
Sono dove sei.
Magico trasporto d’amore
Che annulla spazi
E vola oltre il sogno
_Laddove non ha osato nessuno_
Pazzia che fa fremere,
Gemiti sottovoce,
Desiderio che sfinisce.
Il mio corpo ti anela,
Il tuo odore è ora mio.
E non esiste più spazio
(Ci siamo dentro)
Unisona danza,
Viaggio di carne e anima
In un impossibile
Che abbiamo reso realtà.

Guardami


Non parlare

Guardami 

Così che nessun pensiero

Resti nella mia mente,

Se non il desiderio di te.

Parla ai miei occhi,

Raccontami della passione,

Del desiderio

Che ci avvolge 

Dell’ancestrale appartenenza,

Del bisogno di riviverla,

Ancora

_E ancora_

Guardami

Nulla è più segreto nei nostri fremiti

Nessuna strada di piacere 

È stata dimenticata.

Guardami

La mia nudità nel tuo sguardo

Mi esalta,

In un esibizionismo d’amore 

Per te solo.

Guardami 

Mentre il ritmo

Dell’amore ci travolge

Ci sconvolge

Ci bagna 

Ci consuma.

Guardami

Fino a che

Non potrai che chiudere gli occhi

_Coi miei_

Mentre la tua essenza mi invade

In un ultimo simultaneo grido.

Predatori e prede di noi

Predatori
E prede di noi
In furibonda lotta
D’amore
Avidi della nostra carne
Possessori
E posseduti
Schiavi di voglie
Da cui
Non aneliamo libertà
Ma perenne rinnovo
_E marchio_
 Liberi solo avendoci.

Mi rendi Dea

Si adagiano
I miei seni
Nell’incavo delle tue mani
Raccogli in essi
L’essenza
Della donna che sono
E quando la tua bocca
Innamorata ed avida
Li sugge
Ti fai Amante e Figlio
Rendendomi Dea _e Madre_
Del nostro Amore.