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Tornerà il tempo

Tornerà il tempo
di sudore e grida,
di peccati capitali
da scontare insieme,
rubandosi,
ingordi,
le carni;
Il tempo
d’indecenti desideri.
Torneranno le mani
ad appiccare incontenibili incendi,
ad arcuare la schiena,
che chiederà di più,
che chiederà ancora,
e il ventre implorerà possesso.
Allora incollerò le labbra alle tue,
a ridirti,
dentro, in gola,
in un soffio gemente,
quanto amore
può stare
in un “ti voglio”.

Lucia Lorenzon 10 marzo 2020

Ancora un bacio

Rubami
il corto respiro che mi resta,
dopo ore a gridarti
il desiderio di te.
Non cessa il sussulto
di furente piacere,
nemmeno ora che hai ripreso,
dal mio dentro,
ogni parte di te.
Tremo, madida,
al solo tuo sfiorarmi,
ma cerco, ancora,
e ancora,
almeno un bacio.
Almeno uno, Amore.
Disseta questa terribile sete,
con le tue umide labbra che san di me,
d’ogni mio angolo perlustrato.
Sento, profondo,
il dolente bruciore
dell’impietosa avidità
del tuo prendermi.
Ne godo, ancora,
e, pur domani,
serreró le cosce
a risentire il ricordo
del nostro attrito.
Sarà poi requie,
fino a che riavremo brama
di cibarci di noi.

Lucia Lorenzon, 6 febbraio 2020

Restami dentro

Mi offro,
nuda,
disarmata,
piena di cicatrici,
col corpo che racconta vita.
La sottile ragazza si cela,
sotto la morbida carne degli anni.
Voglio ancora
la tua avida mano
a percorrermi,
esplorarmi, indecente,
fino a che io lasci la ragione,
gridando.
Il tuo seme ha messo radici,
che come braccia
mi avvolgono.
Restami dentro,
a far fiorire eterne primavere,
e dipingermi colorati autunni,
Guardami,
la vecchiaia sa essere golosa,
la voluttà
non si piega al tempo,
se scintilla anche nei soli occhi.
Gemimi addosso
che saprai amarmi sempre.

Lucia Lorenzon 15 novembre 2019

Big bang

immagine dell’artista Frida Castelli

Le mie dita, sfacciate,
sanno di te.
La mia bocca,
arsa di gemiti,
sa dissetarsi solo
con la tua lingua.
Affamata,
prendo dal tuo corpo,
bagnato di me,
il nostro miele.
Tienimi, entrami, impietoso,
ch’io ricordi dove sei stato.
Fammi gridare di te,
dimentica che possa esistere altro,
chè il mondo è qui,
ricomposto.
Non abbiamo inizio,
nè fine.
Siamo. Saremo sempre.
Nell’esplosione
del mio ventre che t’accoglie
è il nostro eterno big bang d’amore.

Lucia Lorenzon, 25 settembre 2019

Creatura ardita

ribloggo dal blog “Caffè Letterario”, la mia ultima “creatura”…

Caffè Letterario

Mi hai baciata,
dove nessuno l’aveva mai fatto,
su cicatrici che solo tu conosci.
Hai curato con umide labbra
pelle e pensieri.
Rigenato tessuti,
dove hai lasciato i tuoi semi,
colorati di sogno e poesia.
Hai curato il mio arso giardino
con acqua profumata d’amore;
sono spuntati fiori,
sono volate farfalle,
hanno cercato miele le api.
Tutto ciò che era sterile
tu hai reso fertile.
Il mio corpo
ora é la tua terra soffice,
è il maturo e polposo frutto
che mordi.
Sono il retrogusto della tua bocca
la pennellata verde nel tuo blu,
la nuova impudica donna che
ti dice sfacciatamente sì.
Ti offro nuove fantasie
nuovi orizzonti, nuovi quadri.
Ti racconto speranze mai avute.
Hai amato le crepe del mio deserto,
ne ho fatto un erboso tappeto
dove fa l’amore con te.
E mentre ti accolgo dentro,
sussurro che t’aspettavo,
unica creatura innamorata e ardita,
che, penetrandomi, mi…

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Lasciami dirti

illustrazione di @ess_illustrator2 (Instagram)

Lasciami, mentre piango,
in quest’ estasi, umida d’amore,
dirti di te,
dirti del tuo sapore
sulle mie labbra,
del retrogusto di miele e sale,
di fiori di limone,
di neve
e del dolore
che rammenta alla mia carne,
dove mi sei stato dentro.
Dirti di ciò che hai fatto
alla mia vita,
col tuo solo esistere,
del tutto, del qualsiasi,
ch’ io avrei fatto
per non perdere un secondo di te,
un solo istante, un respiro,
sapendo che ci sei;
per un alito caldo sul mio orecchio
per sfiorare con un polpastrello
Il tuo viso,
per sentire la tua voce,
o perdermi,
indecente, in te.
Impudica, sfacciata,
prendere,
e chiedere,
l’insopportabile piacere
del sesso che si fa amore.
Tua, in ogni silenzioso sguardo,
In ogni gridato orgasmo.
Ora, o ieri, o domani,
chè non conta il tempo.
Chè nulla conta,
se non l’esser sempre stati,
ancestralmente, uno.

Lucia Lorenzon 27 maggio 2019

Notti

Notti di me e di te, di desideri raccontati dallo sfiorarsi di dita. Notti lontane a carezzarsi pensieri, a giocare con la magia di due anime che sanno sentirsi in silenzio; senza vista, nè udito, nè voce. Notti di luna piena e stelle che regalano ombre e luci, dipingendo sagome di una danza d’amore nel buio, affreschi di passione senza tempo. Notti calde di profumi, di odori nuovi, di lenzuola bagnate d’amore.
E riconosci quel suono? Quello sciabordio di corpi che si fanno tempesta appropriandosi l’uno dell’altro con desiderio spietato?
Odi quelle grida che chiedono una pietà che non vogliono , vittime di insopportabile piacere da cui non vorrebbero mai requie?
Notti di fiabe e poesia di confidenze lente, di racconti a fil di voce, di tocchi lievi come seta che sanno solo di tenerezza, di piccoli baci in fronte, sulle palpebre chiuse, di buone notti, di respiri quieti e sereni. So che sei lì, sai che son qui.
Notti di lacrime, di ricordi che fan paura di paure nuove, di prove di vita, di scalini da fare da soli, di muri da abbattere, di consapevolezza che però noi ci siamo per noi. Siamo dietro il muro, sopra la scala, oltre ogni ostacolo, oltre, primi tifosi:” perché tu sei il mio credo e la mia indefessa fede”.
Notti senza tempo né spazio, così era ieri, così oggi, così sarà domani.
L’infinito ci appartiene.

Lucia Lorenzon, 2 novembre 2018