Archivio | aprile 2018

Siamo Amore

Siamo amore
nel fiato corto dei giorni,
che faticano a far sera.
Siamo amore
nelle notti inquiete,
passate accanto senza toccarsi,
se non il cuore.
Siamo amore
nell’ affanno che toglie spazio al futuro,
per farsi istante.
Siamo amore
lungo i percorsi incerti
di cui non si conosce il traguardo.
Siamo amore
nei silenzi che si amplificano,
riempedosi di trepidante rispetto.
Siamo amore
nelle disattenzioni, nelle dimenticanze,
che si aggiustano con una carezza.
Siamo amore,
nel fondo degli occhi
che ripetono “ti amo”,
anche quando non si incontrano.
Siamo amore
nella consapevolezza, incorruttibile,
dell’appartenenerci, oltre ogni confine.

Siamo Amore.

Lucia Lorenzon, 29 aprile 2018

Annunci

Di cosa è fatta la felicità?

Eccomi all’ appuntamento mensile con la pubblicazione sul blog “Caffè Letterario “; una filastrocca sulla FELICITÀ, accompagnata da due immagini, trovate su pinterest, che mi emozionano e commuovono.
Buona lettura.

Caffè Letterario

Di cosa è fatta la felicità?

Esiste un segreto, nascosto qua o là?

No, non c’è segreto, non c’è ricetta,

di certo non la si costruisce in fretta.

È fatta di cielo, è fatta di mare,

di altissimi monti e sterminate pianure.

È fatta di sole forte e cocente,

di pioggia e di neve, che accarezzan la mente.

È fatta di zucchero e un po’ di sale,

un po’, quanto basta,

chè sulle cicatrici fa male.

È fatta di amore, di abbracci, di baci,

di coccole dolci ed esplorazioni audaci.

È fatta di segreti, intimità, confidenza,

di silenzi, rispetto, ascolto e pazienza.

È fatta di sogni immensi e piccini,

alcuni vicini altri molto lontani.

È fatta di momenti di grande stanchezza,

a cui far fronte con sterminata tenerezza.

È fatta dei tuoi occhi e della tua voce,

della tua mano che stringe la mia e mi da pace.

La felicità…

View original post 32 altre parole

Come un figlio

Lo amava. Più di quanto potesse lei stessa immaginare.

Lo amava come un figlio, anche se non le era figlio.
Un uomo tanto amato quanto un figlio; con lo stesso desiderio che fosse felice, che fosse sereno, con la stessa consapevolezza che pensava potesse appartenere solo ad una madre: “farei qualunque cosa per proteggerti, perché tu non soffra, perché tu non abbia a patire, persino soffrire al posto tuo”.

Cose che non si possono fare, ma si possono provare.

Non lo diceva.

Sapeva che un amore così sarebbe stato criticato, considerato eresia, follia, ossessione.

Sapeva che una donna, che diceva di amare un uomo in questo modo, sarebbe stata criticata, perché la maternità non è considerata paragonabile a nulla. No, non lo era, per molte cose; ma l’ amore sì.

L’incanto dell’ incontro con qualcuno cui sai di appartenere, il riconoscimento di una parte di sè, la certezza di un amore che non può avere fine.

Lei riteneva che gli amori veri fossero così.
La prima volta che vedi quegli occhi, sai che sono l’ unico specchio che vorrai, che siano venuti dal tuo grembo o da quello del destino.

Lei li amava così: il suo uomo e la sua creatura. Così incredibilmente simili: col cielo negli occhi e l’ ottimismo nel sangue, per volare ovunque i sogni li portassero.

Due orsi famelici di cibo, tanto quanto lei si cibava distrattamente e per dovere.

Due anime sognatrici e curiose. Due artisti della vita capaci di pennellate rivoluzionarie.

Due amanti della natura in ogni suo aspetto.

I suoi amori.

I miracoli della sua vita.

Per cui fare qualunque cosa.
Per cui imparare anche a sopportare di non non poter far niente, se non continuare ad amarli.

Sempre.

Lucia Lorenzon, 5 aprile 2018