Archivio | febbraio 2015

Ci sono pubblicità che sono piccole perle d’emozione.

Kinder Cereali –
Ti Prometto – #PossoAiutartiMamma:

Guardatela 🙂

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La gravidanza e il corpo delle donne

“Non c’é niente che renda tanto felici o tanto tristi, tanto orgogliose o tanto stanche quanto la maternità”
ELIA PARSONS

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Immagine da web

Il corpo delle donne ha in se un’onnipotenza che madre natura ha riservato al genere femminile. Portare in grembo una vita, esserne l’unica, fondamentale, fonte di sopravvivenza, custode e scrigno.
È un dono, una responsabilità, un “potere” immenso, una vertigine. E quando si rimane incinte questa onnipotenza la si percepisce subito. Quella vita che inizia dipende da noi, le uniche in grado di poter decidere di farla crescere dentro di noi, o di rinunciarvi. Ogni gravidanza è un evento unico, un percorso che non sarà mai uguale a nessun altro, anche se si hanno più figli. E il corpo di una donna risponde a questo suo “impegno” in modo ogni volta diverso e non prevedibile.
Passeremo i primi mesi con la testa nel wc a vomitare l’anima?
Ingrasseremo in modo spropositato anche se non volevamo prendere più di 7 kg?
Inonderemo il nostro ventre di olio di mandorle dolci per scongiurare la comparsa di smagliature che, fregandosene di tutto, compariranno devastanti sul ventre di una 25enne risparmiando invece una quarantenne “primipara attempata”?
Verremo coperte di macchie marroni peggio di una tovaglia macchiata di caffè? O pelle e capelli diverranno belli come non mai?
Le nostre gambe si tramuteranno in una carta geografica percorsa da autostrade, strade e sentierini blu di vene e capillari che altro non aspettavano per farsi vedere?
Il nostro rigoglioso seno, che mai aveva raggiunto una quarta/quinta/sesta, fin dove crollerà a fine allattamento?
Il nostro pavimento pelvico solido come l’acciaio reggerà?
O capiremo dopo la gravidanza e il parto il vero significato della frase “farsela addosso dalle risate”?
Sì, qualcosa si può arginare, ma non credete a chi dopo il parto guarderà i vostri kg di troppo, le vostre smagliature o le vostre vene varicose dicendo che vi siete trascurate. Il più delle volte sono solo persone che hanno avuto fortuna. Poi ci sono tante altre grandiose scoperte, dalle ciambelle per sedersi per non morire di dolore, agli sciroppi che impediscano allo stomaco di bruciarvi peggio di una fiamma ossidrica esofago e bocca.
E poi la glicemia…
e la pressione…
E tutto questo se non ci son problemi ben più seri sui quali non mi inoltro nemmeno. Non è una passeggiata una gravidanza, se non per poche elette che ci guardano magari fulgenti dalla tv (immagini spesso mendaci, ma non per questo meno destabilizzanti). Non una passeggiata, ma il più grande miracolo del corpo femminile, che spesso ci lascerà segni per sempre, ma non guardiamoci disgustatate, facciamo ciò che è giusto fare per migliorarci, quando il nostro neonato non avrà più necessità di averci a disposizione 24 ore su 24, osserviamo piuttosto con tenerezza e orgoglio le tracce lasciate dalla più grande delle imprese di una creatura umana e a nessuno permettiamo di denigrarci.
E stiamo certe che per quella creatura che abbiamo messo al mondo siamo le più belle, comunque, sempre.

Lucia

Una magnifica fotogallery del corpo femminile, durante e dopo una gravidanza, aprendo questi link:

http://www.jadebeall.com/#!/index/G0000Wm35big.yVE

http://www.mammeoggi.it/donne-dopo-il-parto/7062/

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Ho scelto Stella

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Lucia,aprile 2010

“Dove sei?”
“Al mare, da sola, in fuga da una tempesta…”
“Non so che tempesta ti travolga, so che io, se ti guardo, vedo il Paradiso”
Primo scambio di sms tra me e F., lo conosco da sempre, sia pur come si può conoscere uno che vedi da quando sei piccola, perché, coi genitori gestisce un’importante attivita’ commerciale del tuo paesetto e, quindi, non puoi non vederlo, non sapere di chi è figlio, quali sono i suoi fratelli, le sommarie vicende della sua vita. Era settembre del 2005 quel giorno, al mare, in cui rispondevo a quell’sms, avrei compiuto 37 anni a dicembre, lui ne aveva 9 più di me.
Bello, amatissimo da tutte le clienti, prevalentemente donne, del suo negozio, corteggiatissimo, gran lavoratore, si era sposato con una coetanea a soli vent’anni, matrimonio “riparatore” dal quale sarebbero nati due figli, ora ultraventenni. Da quanto sapevo io, separato in casa, come si usa dire, lui e la moglie si facevano la propria vita e lui era considerato, diciamolo in modo soft, un “Dongiovanni”. Perché, dunque, rivolgere le sue attenzioni, ormai da alcuni mesi a me? Insicura, ex anoressica,sempre talmente inconsapevole della mia bellezza e del mio stesso corpo da non provare nemmeno a valorizzarli con trucco, capelli, abiti…
Lui aveva visto qualcosa che gli piaceva e aveva manifestato una forte, palese, attrazione fisica.
Io uscivo da un vero casino sentimentale, non una novità, incapace come ero di scegliermi una relazione tranquilla, alla ricerca, perenne, di riempire un vuoto d’amore non riempibile…
E arriva lui…ne percepisco fortemente i rischi, ma mi sommerge di carinerie, di complimenti, di sms che mi rileggevo e servivano da balsamo sulle mie ferite…Alla fine definiamo un incontro, anche io ho, da poco, un lavoro in proprio e la cosa non è difficile da organizzare. Ci metto poco a capire che il suo matrimonio è ancora in piedi, una pura facciata, ma in piedi, nessuna reale separazione. Provo una attrazione fortissima per lui, una specie di risposta chimica, al solo vederlo, che non avevo mai provato prima.
A dicembre il primo bacio…e, dopo poco tempo ,facciamo l’amore.
Ecco, ero diventata “l’amante” di un uomo sposato… ancora nella fase del “rimbambimento” in cui lui, inizialmente davvero infatuato, parla di andarsene di casa, di lasciare la moglie…e io…via via sempre più innamorata, comincio a credergli.
Un castello di sogni che precipiterà prestissimo ma che io, cotta, ammaliata, sempre più dipendente, manterrò in piedi con tutte le mie forze, anche quando lui, l’estate successiva, dopo che i nostri incontri, bisettimanali e clandestini, lo stavano, evidentemente annoiando, e, già passata la fase dell’infatuazione, mi dice di voler interrompere la nostra relazione.
Mi adatterò a tutto pur di farlo restare, alle briciole del suo tempo, allo scarso rispetto che dimostra, alla consapevolezza che, ad un certo punto, non ero nemmeno la sua unica relazione extraconiugale.
I miei genitori capiscono e mi fanno la guerra, mio padre parla anche con lui per dissuaderlo dal vedermi, io mi allontano e creo tra me e loro un abisso.
Capisco che cio’ che lo lega a me sono le mie mille attenzioni, le continue trovate, originali e fantasiose, per interessarlo e farlo ridere, la mia bellezza, appunto, che imparo, alla soglia dei 40 anni, a valorizzare, prendendo consapevolezza del potere del mio corpo, esile ma ben fatto, con un volto dai lineamenti regolari e delicati, un Angelo, come lui mi chiama dall’inizio e continuerà a fare…
Basta poco, in fondo, un po’ di matita per evidenziare gli occhi verdi, i vestiti più attillati a valorizzare le forme armoniche, i tacchi, ecc…
Non se ne accorge solo lui, avrei potuto davvero scegliere fra molti, ad un certo punto, ma io volevo solo lui.
E così sono passati 4 anni, una “schiava”, che non gli faceva vedere di sentirsi tale e un uomo che continua a frequentarmi, nonostante le tante , disponibilissime “alternative” a venire a letto con me, a chiamarmi, comunque, quasi quotidianamente, seppur per poco, al telefono.
Il massimo della mia “follia” si esplica nel fare l’amore con lui senza alcuna protezione.
Da anni mi hanno detto che problemi di ormonali non mi avrebbero permesso di aver figli se non con cure e stimolazioni, da alcuni mesi, nel 2009, prendo anche la pillola per attenuare disturbi legati al ciclo, ma “risolto” il rischio procreazione indesiderata, restava il rischio di avere rapporti non protetti, con un uomo sposato e, per quanto volessi raccontarmela, con una vita sessuale tanto promiscua, quanto io gli ero completamente fedele.
Nell’estate del 2009 ci vediamo pochissimo, due volte in due mesi, il non vederlo mi fa credere che , forse, mi sto mettendo in salvo, l’interesse di un altro uomo un poco mi intriga, ma non se ne fara’ nulla.
Lo rivedo quando riapre il negozio dopo le vacanze, 22 settembre 2009, una sera, nel mio appartamento.
Rimane lì più del solito, facciamo l’amore, “facciamo sesso” , come lui mi ripete ad oltranza e poi rimaniamo lì, sul divano, una partita dell’Inter, per la quale entrambi tifiamo, alla tv, uno strano comportamento dolce, mi da un bacio sulla pancia, ancora abbronzata dall’estate appena trascorsa e se ne va…
Lo rivedo dopo una settimana,ma, quella sera, seppur lo avrei scoperto alla metà di ottobre, ero rimata incinta…quasi che quello strano, inconsueto, bacio sulla pancia, avesse innescato l’avvio, nel mio grembo, della vita.
Alla sospensione della pillola, in ottobre,non si presenta il ciclo, ma la cosa non mi impensierisce subito…poi i giorni passano e la cosa si fa strana, una stitichezza ostinata, niente mestruazioni, penso alla dissenteria di alcune settimane prima, penso ad un malassorbimento della pillola…il sospetto…ancora vago…”è impossibile”, ma prendo un test di gravidanza, quelli che contengono due stick. Prima prova: non appare nessuna striscetta, proprio nessuna, né per il sì né per il no…seconda prova, il giorno dopo: INCINTA!!!
Mio Dio, ma come? Ho quasi 41 anni, cicli anovulatori, prendevo la pillola da alcuni mesi, ho avuto due rapporti sessuali in due mesi…come è possibile?
E’ possibile…panico totale…che faccio adesso?
E’ sposato, io ho una salute precaria, un lavoro che non sta rendendo e che, peraltro sarebbe impossibile da portare avanti incinta, sto assumendo ansiolitici, non è possibile, non è possibile…me lo ripeto come un mantra quasi che ripeterlo cancellasse la cosa.
Penso a quante volte ho riflettuto , con tristezza, sul fatto che non sarei diventata mai madre e a una frase letta da qualche parte”: non desiderare troppo qualcosa, potresti essere accontentato”.
Ne parlo al mio migliore amico, L., alla mia migliore amica, R.…ai miei genitori nulla, a lui ancora nulla…l’idea che si fa strada, comunque, è: “NON POSSO, NON CE LA FARO’ MAI, lui non ne vorra’ sapere nulla, io sto poco bene, non ho un lavoro sicuro, sto prendendo farmaci, sono una persona inquieta che ha vissuto molti tormenti, dall’anoressia alla bulimia, all’alcolismo di mio padre, sono una persona problematica, che può creare solo infelicità”.
Prendo appuntamento da una ginecologa, mi accompagna la mia amica. La dottoressa, quando le dico che credo di essere incinta, mi dice “ bene!”, poi mi guarda e, vedendo la mia espressione, dice: ”Non è una buona notizia?”. Dico che no, non lo è, e spiego, sommariamente la situazione.
Mi fa l’ecografia, guardo il monitor, non si sente ancora il battito del cuore ma lo si vede pulsare…5 settimane, sono incinta da 5 settimane. Non provo nulla…quello è mio figlio/figlia e io mi sento anestetizzata.
Chiedo informazioni su come e dove poter abortire ma, nel contempo, anche se serve che prenda qualcosa, nel caso decidessi di portare avanti la gravidanza e cosa poter fare per sapere se, e quali danni, potevano fare gli ansiolitici che stavo assumendo. Mi fornisce il nome di due ospedali dove abortire, il più vicino a me ha solo medici obiettori, mi precrive dell’acido folico, che serve se vado avanti con la gravidanza e richiede una consulenza teratologica all ‘ospedale di Padova per sapere i possibili danni, malformazioni o rischi cui puo’ andare incontro il feto a causa delle benzodiazepine assunte.
Frastornata, mi appresto ad uscire, mi dice: ”ne parli col padre, non si sa mai…”
La mia amica mi riaccompagna a casa…silenziosa…lei, scoprirò in seguito, ha abortito due volte, ma quel giorno mi dice: ”io ti vedo mamma”.
Sì…ne parlerò al padre, sì, aspetto l’esito della consulenza teratologica…ma vado al consultorio a chiedere l’IVG…non posso, non posso…
Parlo con F. al telefono, la prima risposta mi gela:” di chi è, mio?”. Gli dico di sì, nemmeno mi incazzo per la domanda, io che da 4 anni nemmeno considero un altro uomo, gli spiego che la più probabile delle spiegazioni è che la dissenteria non abbia fatto assorbire la pillola e che i cicli tanto anovulatori, evidentemente, non erano.
Mi dice, con calma, che ha bisogno di una settimana per pensarci, per non dire qualcosa che non pensa, che dopo una settimana ci saremo visti e parlati.
Ci vediamo dopo una settimana, io sto male fisicamente,sono angosciatissima, lui si siede sul divano accanto a me, sullo stesso divano sul quale era stata concepita quella vita che avevo in grembo, e mi dice “l’unica cosa da fare è abortire, per me sarebbe un disastro, dovrei divorziare, cambiare lavoro e tu…tu che ti metti a fare? Un figlio a 40 anni, da sola, con poca salute, io mon lo riconosco sai…non vengo qui ad accudirti, ad aiutarti…è dura allevare un figlio”, chissà perche’ rispondo “Sarebbe un bel bambino…”  E lui replica con un, altrettanto strano, visto il momento “Se somigliasse a te…sì…”.
Poi continua, dicendo che ,se lo tengo, il nostro rapporto finiva lì, io rispondo ”direi che finisce qui anche se abortisco”, mi dice solo che mi lascia dei soldi, se non mi offendo, li prendo, a patto, dico ” tu non intenda darmeli necessariamente per interrompere la gravidanza”.
Continua “Non ragioni, sei una pazza!”, però mi promette che se lo tengo mi aiuta economicamente (atto non di responsabilita’ o di generosita’, ma un semplice acquisto del mio silenzio).
Sarebbe stato il nostro ultimo incontro in quel mio appartamento che ci aveva visti insieme, non l’ultima delle sue pressioni psicologiche in direzione “aborto”.
“Sei stata solo sesso”, ”non hai alcuna forza d’animo, nessun altra lo terrebbe in queste condizioni,sei una debole!”, “fai tanti piagnistei, vent’anni fa mi era successo con un ‘altra, in un’ora, privatamente, era tutto finito”.
A lui rispondo a tono, faccio sempre credere che lo terrò, in realtà,annaspo…Ho l’appuntamento per la richiesta dell’ IVG, ma, nel contempo assumo l’acido folico e faccio richiesta di consulenza TERATOLOGICA, per sapere a quali rischi di malformazione andrebbe incontro il feto a causa delle benzodiazepine.
Non parlo che con R. e L.,nessuno lo sa: propendo per l’aborto, almeno penso sia così, non sono in grado di affrontare tale rivoluzione di vita, non voglio che mia madre, il rapporto con la quale mi ha fatto tanto soffrire, possa influire sulla vita di mio figlio o figlia.
Mi presento al consultorio, visita ginecologica,colloquio con l’assistente sociale. Il ginecologo nemmeno mi visita, si basa sull’eco fatta dalla dottoressa due settimane prima, mi dice che l’ospedale a me più vicino non pratica aborti, tutti obiettori, mi parlano di altri due ospedali.
Parlo con l’assistente sociale, sbaglia completamente approccio ed argomentazioni, la domanda finale ”ma questo bambino/a, avrebbe una stanza per sé o dormirebbe con lei?”, per quanto superficiale, mi atterra. Me ne vado con l’idea che altro non sarei che una madre inadeguata…che non potrei offrire nulla a questa creatura.
Ogni tanto mi metto le mano sul ventre e , ad alta voce dico: ”Bambinooooo mi dispiaceeee!”.
Prendo appuntamento per la visita pre-IVG.
F. continua col suo terrorismo psicologico, sono stravolta dalla nausea, vomito,vomito e perdo peso…
Arriva il responso teratologico, i rischi di malformazioni, dalle più lievi (labbro leporino), ai più gravi (problemi cardiaci ed intestinali) ci sono, consigliano, vista la mia età, l’amniocentesi ed un’accurata e precisa, con attenzione particolare agli organi a rischio, morfologica, al quinto mese.
Rischi ce ne sono, se continuo la terapia, anche al momento della nascita (ipotermia, difficoltà respiratorie) ma io non posso smettere l’ansiolitico, me lo sconsigliano sia la ginecologa che lo psichiatra che me l’ha prescritto.
Ho un atteggiamento schizofrenico, la mia testa procede in entrambe le direzioni…IVG…GRAVIDANZA…
Vado, sola, alla visita pre-IVG, esami del sangue, elettrocardiogramma, ecografia (il monitor lo girano,perche’ vedere, lo voglio eliminare,no? ) E tolgono l’audio, perche‘ non si senta il cuore.
Il medico esce…nei pochi minuti che rimane fuori giro il monitor e guardo, con la mente vuota, quella piccola creatura, con già l’abbozzo degli occhi, della testa, un progetto di essere umano.
Mi spiegano come andranno le cose la settimana successiva, venerdì 13 novembre, data dell’”intervento”: ”Le mettiamo un gel che dilati l’utero,dopo un po’ sentira’ del dolore,come delle contrazioni, come una mestruazione molto dolorosa,sara’ poi portata in sala operatoria, l’intervento si fa in anestesia totale, 5-10 minuti, quando si sveglia la riportiamo in srtanza e la teniamo sotto controllo fino a sera, può dormire, leggere, parlare con chi l’accompagna, si porti degli assorbenti, una camicia da notte, non un pigiama, la camicia in questi casi e’ piu pratica, dovra’ prendere un antibiotico e poi delle gocce che serviranno a “pulire “ l’utero nei giorni successivi.”
Esco, ci sono altre donne, giovani, venute per la visita pre aborto, ci sono donne lì a fare il monitoraggio perche’ oltre la 40 esima sttimana di gravidanza…a pochi giorni dal parto.
Da una parte una scelta di morte, dall’altra la Vita.
Compro la camicia da notte…e penso e ripenso al gel che mi dilata l’utero, a quel “rifugio” che verrà costretto ad aprirsi per estirparvi la vita che si sta formando,penso agli assorbenti, alla medicina che dovra’ pulire l’utero…ma da cosa?dalle prove di un omicidio? ”Guardo quella data ”13 novembre” sul calendario e penso che sarà per sempre una tragica ferita nel mio cuore…e piango…piango…piango…
A raccogliere le mie lacrime sempre e solo L.,l’amico di una vita, che quel giorno mi accompagnerà…mia madre non sa ancora nulla (così credevo), non dovrà saperlo mai,mi dicevo.
Quella settimana tra il 6 e il 13 novembre 2009 decido che voglio rifare un’ecografia, lo voglio vedere questo bambino, lo voglio sentire quel cuore, e non provare nulla…
Vado…e, forse per la prima volta vedo MIO FIGLIO/MIA FIGLIA, lo vedo col cuore,con l’anima…penso che non posso ucciderlo…ma dura poco…sono sola…ho paura…sto male…non posso…
L’11 novembre L. dorme a casa mia, non so stare sola, non faccio che pensare che, dopodomani LUI/LEI, non ci sarà più, ci sarà solo sangue.
Mi invento una storia per mia madre, per sparire tutto il giorno 13.
Il pomeriggio del 12, a casa dei miei, improvvisamente, mia madre mi chiede “ma tu sei incinta,vero? ”Ed io, con una freddezza allucinante dico: ”Sì,ma non ti dico chi è il padre e, tanto, domani abortisco”.
Mia madre, chiaramente, che ero incinta lo aveva capito da settimane, che l’IVG fosse il giorno dopo, no, che avessi deciso per l’aborto non lo sapeva.
Le dico cose pesanti, che non voglio che mio figlio cresca un infelice come lo sono stata io, perche una madre inadeguata fa solo soffrire, che non voglio che cresca senza padre e con la sua, sicuramente pesante, influenza di nonna, che io ho il corpo provato da anni di anoressia, bulimia, che ho sopportato tanto, che non posso affrontare ancora sacrifici.
Risponde solo ”Io e tuo padre ti aiuteremo in ogni mode se lo fai nascere, se interrompi la gravidanza ti starò vicina comunque, lascia che ti accompagni io domani…”
Le dico di no, colpita comunque dalla risposta e dalla calma.
Il pomeriggio esco, mi compro il “pulitore dell’utero”, vado a ritirare l’ecografia di pochi giorni prima, che quando fatta non si era potuta stampare. Guardo quella vita, mia, leggo i cm di lunghezza, richiudo.
Preparo il borsone per l’ospedale a casa dei miei, assorbenti…camicia da notte…ciabattine…un thermos di tè…del miele ( se dovessi sentirmi tanto debole). Parto per il mio appartamento.
L. deve venire da me alle 4,30 del mattino, alle 6,30 devo essere in ospedale e c’è un’ora di strada. Gli telefono e gli dico che, se mi succede qualcosa di grave, se muoio, sappia che è stato l’amico più prezioso della mia vita.
Alle 22 scatta qualcosa…NO…NO…NO…NON POSSO!”
Chiamo mia madre…mi dice : ”ma tu…che soffri anche se muore un gattino appena nato…tu non lo puoi fare…”
Improvvisamente…o, forse, l’ho sempre saputo…decido :“TU CI SARAI, IL MIO VENTRE NON PUO’ DIVENTARE LA TUA BARA, NON POSSO UCCIDERTI E CONTINUARE A VIVERE, LA MIA VITA FINIREBBE CON LA TUA.”
Mi metto un pigiama, apro il thermos del tè e sto sveglia ad aspettare l’arrivo di L.
Sono le quattro del mattino…mi guarda e sorride…è felice per me.
Chiamo l’ospedale, dico “non vengo ad abortire”, mi risponde un’infermiera, brutalmente: ”non poteva avvisare prima?” Dico : ”No, non sapevo che non sarei venuta” e chiudo.
Sarà una gravidanza difficile, fisicamente e psicologicamente…sarà un post gravidanza ancor più duro, il mio organismo ha retto male e ne ho avuto conseguenze che ancora mi procurano problemi ad anni dalla nascita di MIA FIGLIA.
Ma…Lei è qui, lei è bionda, ha gli occhi azzurri ed è bella come i bimbi delle pubblicità. Lei ha un sorriso che irradia luce, è buffa, simpatica, tostissima, sana, intelligente…
Ha il mio cognome, il padre non l’ha riconosciuta.
Io la guardo e penso “era Lei, era Lei che avrei ucciso, non crederò mai piu’ all’ ”ammasso di cellule”.
Era sempre stata Lei…la mia scelta più importante, il frutto del mio amore e del mio coraggio…
La creatura che mi ha scelto come tramite per il mondo.

Lei è STELLA.

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Stella, febbraio 2015

Meravigliosa Creatura – Gianna Nannini:

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Alice nel fango

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Immagine da web

Era una mattina di primavera, sapeva che lui sarebbe passato davanti al suo appartamento verso le 10, faceva quel percorso quotidianamente, per il suo lavoro.
Alice girava come un anima in pena per le stanze,con solo una maglietta addosso ed in mano il cellulare.
La loro relazione durava da un paio d’anni e lei aveva spinto la sua timida natura verso un’audacia che non le apparteneva, ma che stava apprendendo, perché voleva tenerlo legato a sé, ed essere se stessa non bastava.
Essere se stessa quando si e’ ” l’altra “, l’amante, quella delle ore rubate alla vita “ufficiale” non poteva bastare, doveva essere sempre bella, divertente, disponibile, attraente,doveva essere qualcosa, sì, qualcosa, ché qualcuno non lo era più, di cui non poter fare a meno.
–  ” Pronto! Sono io!”
– “Ciao gioia!”
Già, gioia, la sua gioia, il suo diletto, il suo cioccolatino da mangiare quando aveva voglia di “qualcosa di buono”.
– “Ciao, sono a casa stamane, ti va di passare, Davide?”
– “Ma lo sai che posso fermarmi al massimo quindici minuti!”
Alice lo sapeva…Sapeva anche cosa avrebbe fatto in quei quindici minuti, ma lo voleva, come una sniffatta di coca, dipendente, solo così poteva resistere, andare avanti.
L’appartamento,a piano terra,aveva un’entrata privata,indipendente dal resto del condominio.
Vide la sua sagoma oltre le tende della porta e aprì.
Era bella lei,nuda sotto la maglietta ,scalza, i lunghi capelli sciolti e il sorriso di chi vedeva materializzarsi il suo costante pensiero,di chi stava per ricevere una boccata d’ossigeno dopo giorni di apnea.
Attratto ,eccitato, Davide l’aveva stretta subito a se’ e le si era insinuato nella  bocca, le mani incollate alla sua schiena nuda.
Alice era già in sua mercé, le narici riempite dell’odore della sua pelle, il respiro che diventava un solo respiro con quello di lui.
La sollevò, la sdraio’ sul tavolo e in pochi istanti la fece sua.
Lei lo accolse, senza chiedersi nulla, la mente vuota, lui era lì, era dentro di lei, era suo.
Un piccolo bacio sulle labbra, Davide si tirò su la cerniera dei jeans e la salutò:
-“Ciao gioia, breve ma eccezionale, come sempre!”.
Rimase lì, seduta sul tavolo,chiedendosi,ora sì, quanto squallida, poco dignitosa, i più l’avrebbero trovata.Eppure…lei ,lì,
su quel tavolo di cucina, impregnata di lui, era felice.
Era stata minacciata per questa relazione, da qualcuno vicino alla moglie di lui.
Le sue amiche, a volte con durezza, le dicevano che si era “bevuta il cervello” se si illudeva che un giorno lui avrebbe lasciato la moglie.
I suoi genitori non perdevano occasione per manifestarle il loro disprezzo.
Ma lei lo amava, e si raccontava che anche lui l’amava.
Era poco, era niente, era fango, era una puttana, le dicevano di tutto.
Nella sua residua parte di lucidità  lo sapeva che un giorno non sarebbe più tornato, che un giorno avrebbe dovuto ricomporre la sua dignità, ridare un senso al suo modo d’amare, al significato stesso della parola Amore.
Un giorno.
Ora lui c’era, era su di lei.
Quell’odore era solo loro, unico, la loro miscela.
Pelle, sudore, sperma.
Non lo avrebbe barattato con nulla.

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Vai…

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"Vai..." fotografia di Lucia Lorenzon

Vai….
Mi troverai
ogni volta
che ti volterai indietro.
E, quando
non potró esserci,
cercami
nel battito del tuo cuore.
Lì abito.

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IL PESO DELLA BELLEZZA

“La bellezza é solo la promessa della felicità”
STENDHAL

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Lucia 1992 foto Gianni Di Palma

La bellezza è un dono e un peso.
Sono consapevole che chi tale dono non ha avuto può valutare con sospetto e irridere tale dichiarazione.
Eppure è un regalo impegnativo che la natura fa, un regalo che tale si rivelerà se si poggia su un carattere forte, su una intelligenza vivace, oppure su una innata spregiudicatezza; perché della bellezza si può diventare schiavi, si può averne paura, si può rischiare di farla diventare l’unico scopo su cui si fonda una vita, o si può usarla, servirsene per arricchirsi di denaro e beni materiali, perché sappiamo bene quanto possano essere ad essa “sensibili” certi uomini.
Può aprire porte, ma dentro quelle porte, spesso, entrano coloro che solo a quella sono interessati, specchietto per avvoltoi, più che per allodole, avvoltoi che solo di quella si nutriranno, per poi passare ad altro una volta stanchi.
Per esperienza personale talmente ne sono stata travolta da ragazzina, ragazza, da cercare di annullarla, scarnificando con l’anoressia e usurando con la bulimia il mio corpo, per cercare di annullarla ed essere vista “oltre” il mio aspetto.
Ai tempi delle scuole superiori la mia migliore descrizione stava nelle parole di “Alba Chiara” di Vasco Rossi:

“Ti vesti svogliatamente
non metti mai niente
che possa attirare attenzione
un particolare
solo per farti guardare.
E con la faccia pulita
cammini per strada mangiando una
mela coi libri di scuola
ti piace studiare
non te ne devi vergognare”.

Tanto studio, mai trucco, tacchi, niente di aderente, colorato, gonne corte, fin quasi ai miei 40 anni.
Ma più di tanto non ci si può nascondere e la vita ti fa incrociare chi ti propone servizi fotografici…chi ti propone pubblicità, sfilate.
E cedi…e raccogli bellissime foto in cui quasi non ti riconosci, ti vedi su una copertina in edicola, ti metti in una cornice, ma magari anche in un cassetto, per smitizzarle e ricordarti che sei altro dal tuo volto dal tuo involucro.
Una ragazzina come sono stata io, cresciuta con una madre sessuofoba, fredda e bellissima,cui é stata spesso paragonata, quasi come fosse una gara, e con severi disturbi del comportamentro alimentare, non può che vivere un rapporto ambiguo e profondamente conflittuale col suo aspetto, e risolverlo a volte si rivela impresa quasi impossibile.
Ed é un regalo che si consuma col tempo.
Per quanto serena, realizzata, dotata di virtù altre dal mero aspetto estetico, non sarà mai facile, per una donna che è stata bella, vedere sfiorire un volto e un corpo che mille elogi ha ricevuto. Riuscirà ad accettarlo, per lo piú, ma potrà anche cercare di mantenerlo con mille artifizi fino a rendersi ridicola.
Non voglio qui certo sostenere che è meglio esser brutte, semplicemente ridimensionare l’importanza del “fuori”, e sostenere che davvero, per quanto trito e ritrito, mai luogo comune fu più vero che “l’importante è essere belli dentro”.
Un dono, una fortuna, ma anche una prova, fino a che dura, e, soprattutto quando finisce.

Lucia

Vasco Rossi-Albachiara:

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