Archivio | marzo 2015

La Primavera è uno stile di vita

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La Primavera é uno stile di vita, foto di Lucia Lorenzon

Partecipo con la mia pagina facebook https://www.facebook.com/lacasadellestelle?ref ad un concorso fotografico indetto da un’altra pagina, tema (liberamente interpretabile) : “La Primavera è uno stile di vita”.
Se a qualcuno di voi, che è su Facebook, piace, può aprire questo link https://m.facebook.com/1514615598762877/photos/a.1802118456679255.1073741836.1514615598762877/1803838383173929/?type=1 e lasciare il suo mi piace.
In ogni caso grazie.

Lucia

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STORIA D’AMICIZIA (perché SÍ, anche un uomo e una donna possono essere amici)

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"Selfie" Lucia e Leo 2009

Era la fine di novembre, la nebbia, “el caigo”, avvolgeva in una coltre impenetrabile Venezia e la nascondeva agli occhi del mondo, facendosi scrigno per il suo inestimabile gioiello, di cui, gelosa, spesso si riappropriava. Solo chi ci si muoveva dentro riusciva, fendendola passo dopo passo, a rivedere la bellezza della città, a restarne vieppiù incantato, come di fronte ad un regalo scartato pian piano.

Diciannovenne, al primo anno di Università, salivo su un piccolo ponte per tornare alla casa in cui, durante la settimana, abitavo e sul quel ponte tu mi hai vista. Io non ho notato te, tu me lo avresti poi ripetuto infinite volte nel corso della vita, mi hai guardata e non hai potuto non girarti, guardarmi, fissarmi nella memoria, dirti :”Devo ricordarla, è la più bella creatura che abbia mai visto”. Mi hai creduta una quindicenne che mai più avresti incontrato, ma non era stabilito così.

Ci ritrovammo all’Università, stesso corso, io matricola e tu, per mille problemi, ventisettenne infinitamente fuori corso. Allora timidissima, sono stata pian piano conquistata dalla tua loquacità, intelligenza, infinita cultura ed infinita empatia, tra un tramezzino e un caffè, nei piccoli bar della città io ti parlavo della mia breve e già sofferta vita, tu della tua, tormentata. Camminavamo, ore, per Venezia, dove tu eri nato.
E siamo diventati NOI.

Noi, senza innamorarci, noi, fratelli in una vita che ci era nemica.
Noi, così diversi, eppur con un nucleo d’anima così atavicamente simile.
Non siamo stati capaci di amarci… amici per destino.

L’amore che abbiamo creduto ad un certo punto di provare, ci ammalava, ci feriva, ci stava distruggendo e separando. L’amore non era per noi, ma l’amicizia, a volte, è sentimento ancor più forte.

Ci sei stato sempre. La mia mano la tua l’ha sempre trovata. Hai raccolto le lacrime sparse per altri uomini, hai ascoltato, a qualsiasi ora del giorno e della notte, le mie disperate solitudini e smarrimenti.
Sei stato tu e non suo padre che mi ha rifiutata, il primo a cui ho detto di aspettare un figlio. Tu hai cercato di lenire la mia disperazione la notte prima dell’aborto, che poi non avrei fatto, tu eri con me la sera prima della nascita di mia figlia e il giorno che è venuta alla luce.
E hai continuato ad esserci, mentre sono una mamma sola, eppure un poco meno anche grazie a te.

Venticinque anni dopo avermi incontrata guardi mia figlia con sguardo innamorato e stupito e ripensi a quella ragazza nella nebbia dicendomi: “Nessun’altra mi ha colpito come te, fino a che non l’hai messa al mondo tu, lei è la più bella creatura che abbia mai visto”.

Di madre in figlia… e tu continui ad esserci.
Siamo qui, sopravvissuti alle nostre vite e alle nostre liti furiose che le indoli, temprate dal dolore, scatenano, incapaci di compromesso. A volte la tua solitudine ti spinge a sentirci troppo tue, a rischiare di scivolare in sentimenti “altri’ che già ci hanno fatto male, ma, come dice Elena Oshiro: “Io credo nel tuo sorriso, finestra aperta nel tuo essere. Credo nel tuo sguardo, specchio della tua onestà. Credo nella tua mano, sempre tesa per dare. Credo nel tuo abbraccio, accoglienza sincera del tuo cuore. Credo nella tua parola, espressione di quel che ami e speri. Credo in te, amico, così, semplicemente, nell’eloquenza del silenzio e nella tenerezza delle nostre tante parole.”

Lucia

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Laura Pausini: “Un amico é cosí”:

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“Con gli occhi stanchi del tempo” ( a pag 97 del libro “UNA FOTO UNA STORIA”)

Il futuro non si può conoscere…ho provato a immaginarlo.
Nel cuore peró spero che a 60 anni perquanto riguarda me stessa, possa fare un bilancio migliore.

lucialorenzon

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CON GLI OCCHI STANCHI DEL TEMPO

È l’alba, mi guardo allo specchio, odio la mattina presto da una vita, ma questo 7 giugno è speciale e l’ho affrontata. Mi guardo allo specchio e non mi piaccio. A dicembre saranno sessant’anni, “ancora una bella donna” è il più comune complimento e, in quell’ “ancora”, c’è tutto.
Io, comunque, bella non mi sono vista mai, nemmeno quando bellissima lo ero e tutti me lo ripetevano. La mia bellezza l’ho negata in tutti i modi possibili, mi ha fatto del male, ha lasciato ferite mai cicatrizzate, ha attirato persone sbagliate. Uno specchietto per sciacalli altro che allodole!
Basta! Esco…devo venire da te…nonostante l’ora, l’aria è tiepida stamane, promette proprio d’essere una giornata come quella dell’anno in cui sei nata tu, un giorno pieno d’estate dopo giorni di freddo che pareva non voler finire più.
– “Mamma, vieni a prendermi la mattina presto, quando…

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Stupore per segreti scambi

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Immagine da web

Che singolari storie racconta la scienza, quando si inoltra a guardare in fondo al segreto del corpo umano. Secondo uno studio americano, molti figli portano con sè, per sempre, nel proprio sangue, un piccolo numero di cellule materne, ricevute durante la vita fetale. Parallelamente, ma questo è noto agli immunologi, anche se meraviglia noi profani, le donne che hanno avuto figli conservano nel sangue le loro tracce: 61 cellule fetali per ogni milione di cellule; pochissime, però come un timbro, un sigillo per sempre. Provoca uno stupore commosso questa idea che qualcosa delle madri possa restare nei figli e che dei figli qualcosa resti nelle madri. Nei nove mesi di cantiere alacre in cui si fabbrica un uomo, non solo dunque si costruisce una creatura, ma nel frattempo, silenzioso, uno scambio. Sicuramente c’è dal figlio alla madre, dice la ricerca, e ipotizzano ora che spesso ci sia anche dalla madre al figlio. Non sapendolo ancora, possiamo comunque fermarci allo stupore per questi segreti scambi. Che la madre resti nel figlio, dice la scienza, è “possibile”, ma che il figlio lasci una traccia nella madre è “certo”. E anche questo pare ricalcare un ordine delle cose che ci è già noto. “Lascerai tuo padre e tua madre”, ci è stato detto. Da grandi occorre andare. Di certo, però, lei non dimentica; lei rimane madre per sempre. Le madri del resto, lo hanno sempre saputo. Non c’era bisogno di trovare quelle 61 cellule di sangue fetale su un milione per dimostrarlo. Però, ecco, quel grappolo di cellule, uno per ogni figlio, specificano gli studiosi, anche per ogni figlio perso prima di nascere, sono lì come un marchio nel sangue. Memoria scritta nella carne di un’attesa, di un amore, di una lunga pazienza. Le vecchie madri dei soldati dell’ultima guerra, dispersi e mai tornati, le schiere di madri di ogni tempo orfane dei loro figli, forse un pò di consolazione l’avrebbero tratta, dal sapere di avere ancora nel loro sangue, una parte minuscola, ma pulsante, viva, del perduto bambino di un tempo “perchè siamo di carne e abbiamo bisogno di qualcosa da abbracciare”.

MARINA CORRADI
“L ‘AVVENIRE”

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Perché Angelina Jolie ha ragione di Chiara Lalli, bioeticista

Io sto con Angelina

MonDonna

#IostoconAngelina, io sto con una donna che dopo la diagnosi ricevuta, i lutti avuti, le informazioni datele dai medici (che di certo sono i migliori d’America) sceglie una strada tanto radicale, appoggiata dal marito; perché se anche ci sono altre strade, ognuno per sé e il suo corpo, di fronte alla malattia, sceglie di fare quello che ritiene giusto e merita rispetto.
Io sto con una donna cui viene spesso fatta quasi una colpa d’essere ricca, bella, famosa, sposata con Brad Pitt.
E sto contro tutti coloro che la insultano, sbeffeggiano, considerano le sue scelte follie da vip, le rinfacciano il difficile passato, l’accusano di essere solo una immagine costruita e costruito considerano il suo matrimonio e la sua famiglia.
Io sto con una madre coraggiosa, che rinuncia a parte della sua femminilità e alla possibilità di avere altri figli per poter veder crescere e occuparsi dei sei che gia’…

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Dorothea Lange

Le malattie e il dolore possono distruggerti, o renderti invincibile

MonDonna

“Una bambina di umile famiglia viene colpita dalla poliomielite, che, rendendola zoppa dalla gamba destra, segna per sempre la sua vita. Il padre, disprezzando questa figlia malferma che non potrà mai lavorare la terra come lui vorrebbe, la abbandona lasciandola sola con la madre nella miseria e nell’angoscia per un futuro incerto”. Una triste realtà, purtroppo comune a molte famiglie contadine del secolo scorso; quante persone, colpite da simili disgrazie non hanno saputo reagire? Quanti si sono abbandonati all’accattonaggio e dati all’alcol?
Per molti sarebbe stata la fine.
Per Dorothea Lange, invece, è stato l’inizio di una vita ricca di successo in cui il suo cervello veloce ha sempre avuto la meglio sulla sua gamba lenta.
Dorothea Margaretta Nutzhorm nacque a Hoboken, nel New Jersey, il 26 maggio 1895. I primi anni della sua vita trascorsero serenamente fino a quando, nel 1902, a soli 7 anni, fu colpita da una…

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Veniamo tutti dalle Stelle

“Bisogna avere in sé il caos per partorire una Stella che danzi.”
Friedrich Nietzsche

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"You are my Star" fotocomposizione di Lucia Lorenzon

“Ogni atomo del nostro corpo proviene da una stella che è esplosa. E, molto probabilmente, gli atomi della nostra mano sinistra provengono da una stella differente da quelli della mano destra.
Non saremmo qui se le stelle non fossero esplose, poichè gli elementi alla base della vita non furono creati all’inizio dei tempi, ma vennero generati nelle fornaci nucleari delle stelle stesse. 
Le stelle dunque sono morte e continueranno a morire affinché possa esistere l’Universo tutto. Questa è davvero la cosa più poetica che conosco sulla Fisica.
Tutti noi siamo polvere di stelle.”

Lawrence Maxwell Krauss 
(1954 – vivente) – Fisico, astronomo e saggista

“Le stelle sono buchi nel cielo da cui filtra la luce dell’infinito.”
Confucio

“E se davvero i suoi occhi fossero in cielo, e le stelle nel suo viso?
Lo splendore del suo volto svilirebbe allora le stelle come fa di una torcia la luce del giorno; i suoi occhi in cielo fluirebbero per l’aereo spazio così luminosi che gli uccelli canterebbero, credendo finita la notte.”
William Shakespeare

“Le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua
Antoine De Saint-Exupery

Io ti chiesi

Io ti chiesi perché i tuoi occhi
si soffermano nei miei
come una casta stella del cielo
in un oscuro flutto.

Mi hai guardato a lungo
come si saggia un bimbo con lo sguardo,
mi hai detto poi, con gentilezza:
ti voglio bene, perché sei tanto triste

Herman Hesse


Alan Sorrenti
“Figli delle stelle”: