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Sei la farfalla…

Sei la farfalla,
sei il calabrone,
la fragola rossa
e il dolce melone,
l’ accecante fulmine
e il tramonto arancione.
Sei bimbo felice,
sei guerra, sei pace.
Canti del mondo come un trovatore,
ma del mio cuore sei il signore.
Sei libertà e sei possesso,
la grande dolcezza,
il furioso sesso.
Sei la margherita, a volte impaurita,
eppure orchidea, dei fiori la dea.
Sei il più caldo di ogni abbraccio,
ma come un orso polare affronti ogni ghiaccio.
Sei la poesia , sei il sogno sfrontato,
il guerriero non domo,
il gentiluomo educato.
Sei la pioggia che profuma la terra
e il tornado impietoso come la guerra.
Sei il più grande incanto che io abbia incontrato,
il senso profondo di questo creato,
sia esso nato da un dio,
o da una primigenia esplosione,
i tuoi occhi, per me, ne son la ragione.

Lucia Lorenzon, 2 giugno 2018

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QUANDO UN UOMO TRADISCE

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Immagine da web

Ti sei dimenticato di tutto…dei ventidue anni insieme, tra fidanzamento e matrimonio, delle vostre tante prime volte, dei grandi dolori, affrontati con lei che ti stringeva la mano, e le grandi gioie che hanno riempito di sorrisi i vostri volti.
Ti sei dimenticato i sacrifici per la vostra casa, per crearti un lavoro più redditizio, delle notti insonni a contare i soldi che non bastavano mai e a quelle per vegliare i vostri bambini malati.
Ti sei dimenticato le corse al pronto soccorso con tua figlia che era caduta per le scale o tuo figlio con la febbre che proprio non scendeva…il primo goal di tuo figlio, il primo saggio di danza di tua figlia, i loro primi passi, la prima volta che ti han chiamato “papà”, l’emozione che ti faceva battere forte il cuore quando hai visto la tua donna vestita da sposa o le lacrime che ti han rigato il volto in sala parto mentre dava alla luce i vostri figli.
Hai considerato tutto questo noioso, abitudinario, scontato…e hai cercato novità.
Giocarsi tutto in un tiro a dadi, in un azzardo; perché non hai provato a parlarle, a dirle: ” Sono stanco, così non va”?
Davvero non ne valeva la pena?
Non ti cercava piu? Anche il sesso era scontato? Come i vostri cibi, i vostri vestiti, i vostri buongiorno e buonanotte?
Le abitudini possono essere schiavitù e sicurezza, dolcezza e giogo…ma si possono cambiare, se si vuole, se si prova insieme. Forse lei ci avrebbe provato, perché ti ama, ancora, anche se si dimentica di dirtelo.
E forse l’ami anche tu.
Forse sì, ma non te lo sei chiesto, hai superato i 50 anni e hai bisogno di conferme, di rassicurazioni, perche la pancia e’ un po’ cresciuta, gli acciacchi si fanno sentire, e i brividi non li provi più per nulla.
E hai tacitato coscienza e cuore, ti sei preso in prestito la giovinezza di una pelle che si è lasciata toccare.
Vent’anni in meno e una vita da vivere; un volto e un corpo dove il tempo non ha ancora lasciato tracce.
Ma non lo sai che sono proprio quelle tracce la tua vita, la tua pace?
La mappa della tua storia?
Cosa aggiungono alla tua vita due ore di sesso in un albergo?
Un weekend lontano dalla tua casa per mano ad una donna che ti potrebbe esser figlia?
Tutte quelle bugie, il doppio cellulare, il suono di whatsapp disattivato, perché “non si sa mai”?
Non ti senti ridicolo?
E perché se quella tua compagna da una vita non la vuoi più, non te ne vai? 
No eh?
Questo è solo gioco, svago, diversivo “solo sesso”.
A chi fai male non te lo chiedi? A cosa proverebbe chi ti è accanto da una vita, lo strazio, la delusione, non te lo chiedi?
L’amore finisce, sí, e allora si sceglie: o si va o si resta.
Perché la dignità di un essere umano si misura anche dal rispetto che ha verso chi ha voluto come famiglia e la forza, da quanto per essa si combatte.
La fuga tra braccia morbide, alla ricerca di orgasmi che resettano ogni volta la coscienza, non ti conferma di essere ancora un uomo che vale, che piace, ma solo che un uomo ti sei dimenticato d’esserlo.

Lucia

E li chiamano “uomini”?


Prostituta col pancione, i clienti fanno la fila. Slaves No more: «Basta schiave del sesso»
di Roberta Beghini
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TORINO – C’era una volta la fumosa Londra di Dickens, con i vicoli bui e i sordidi bordelli, mattatoio di carne e di anime. Secoli dopo, ci sono storie che sembrano strappate alle pagine di quei romanzi e trasferite nelle squallide periferie delle città contemporanee. Storie di degrado e abiezione, di ordinaria miseria umana. Come quella di Diana (il nome è di fantasia per motivi di sicurezza ndr), vent’anni, rumena, costretta a prostituirsi sotto la luce fioca dei lampioni, tra capannoni dismessi e vecchie officine, in una zona alle porte di Torino, di quelle ormai dimenticate dal mondo. Sì, perché Diana è incinta, al settimo mese, parla pochissimo l’italiano e fatica a chiedere aiuto.

UN’ATTRAZIONE DA SFRUTTARE

Nonostante il pancione ormai evidente, è lì sul marciapiedi tutte le sere, fino quasi all’alba, a vendere scampoli di amore surrogato. Costretta, a suon di lividi e minacce, dai suoi “protettori”.

« Per loro è una miniera d’oro, visto che, proprio grazie al suo stato interessante, li fa guadagnare due o tre volte la tariffa ordinaria. Un’attrazione da sfruttare finché dura, fino a che – spiega suor Eugenia Bonetti, presidente dell’associazione Slaves no more – non sarà in grado di soddisfare le aberranti fantasie: una mamma, poco più che bambina, senza preservativo. Prestazioni non protette che rischiano di infettare con lei e il bimbo che porta in grembo».

IN FILA COME AL SUPERMARKET


Nelle lunghe notti urbane, i clienti fanno la fila, come alla cassa di un supermercato. Un fugace amplesso e via, inghiottiti dall’oscurità, che pare cancellare ogni residua traccia di coscienza. «Di storie come questa ce ne sono tante –  commenta suor Eugenia  – Le prostitute schiave a volte lavorano fino a pochi giorni prima del parto, con turni massacranti per soddisfare le numerose richieste. Per alcune di loro, però, la maternità segna un cambiamento: trovano il coraggio di scappare e anche di denunciare. In molti casi sono proprio i bambini a salvare le loro mamme». Chissà se anche per Diana, intrappolata in un inferno senza angeli né dei, sarà così
.

http://sociale.corriere.it/prostituta-col-pancione-i-clienti-fanno-la-fila-slaves-no-more-basta-schiave-del-sesso/

E poi posti l’articolo su fb e una donna commenta, sì,  negativamente su di loro, ma aggiunge: “però anche lei…”, ” perché a Torino trovi sostegno, ci sono strutture, case d’accoglienza, garantiscono l’anonimato, se accetti a 17 anni di far la prostituta hai la forza anche di uscirne.”
Ecco…le donne che fanno commenti di questo tipo mi fanno cadere le braccia.
Una ragazza, straniera, incinta, minacciata nemmeno sappiamo di cosa, spesso le minacciano non solo personalmente, ma di far del male ai loro cari, madri, fratelli, figli.
Le picchiano, le tengono recluse, le annullano. Meri involucri.
Ci sono donne adulte italiane picchiate quotidianamente dai loro compagni/mariti, che restano anni, a volte fino a rimetterci la vita, in certe condizioni, perche’ sono ormai psicologicamente, emotivamente, soggiogate, terrorizzate, e vogliamo muovere un solo pensiero di critica a questa ragazzina?
L’unica salvezza secondo me è che qualcuno, associazioni, preti, polizia, che so io, vada per strada, la rassicuri, la convinca ad andar via.
Ma ci credo poco.
Povera creatura, lei, e quella che porta in grembo.
E non trovo le parole per esprimere lo schifo, la rabbia, verso coloro che ne usano per i loro laidi piaceri il grembo gravido.
E li chiamano uomini?

Lucia

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