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Farsi male col cibo: LA BULIMIA

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“Tra le donne bulimiche che ho conosciuto non ve ne era una che non avesse sperimentato l’ambiguo, contraddittorio messaggio materno: «Sii come me, e diversa da me».”
(Renate Göckel)

Erano tra noi in questi giorni pieni di convivi, pranzi, cenoni, di sovrabbondante offerta di cibo.
Ragazzine, giovani donne, ma sempre più anche donne adulte, che ci sedevano accanto, di fronte, spesso con un bel fisico, comunque, generalmente, normopeso, eleganti, curate, simpatiche, di piacevole conversazione.
Erano tra noi e, nella stragrande maggioranza dei casi, non ci siamo accorti del dramma che si portano dentro, non abbiamo fatto caso a quell’ eccessivo ricorso al bagno, non abbiamo colto la malinconica voragine nei loro occhi, il loro disagio nello stare sedute a tavola, o, magari, quella leggera callosita’ sulle dita dovuta ad un ripetuto improprio uso delle stesse, o i denti non più bianchissimi.
Un mondo di donne che cerca di celare un problema molto più diffuso di quanto si pensi, considerato vergognoso, socialmente inaccettabile, di cui si sentono profondamente colpevoli, che combattono spesso per anni prima di risolvere, se lo risolvono.
Schiave del cibo: bulimiche.
Non ho la preparazione per trattarne adeguatamente dal punto di vista medico e psicologico, ma sono stata anoressica, sono stata bulimica, e so cosa si provi e quali conseguenze si paghino.
Vi lascio pertanto un piccolo racconto, tra fantasia e realtà, per farvi avvicinare, e un po’ conoscere, l’anima e i pensieri di chi convive con questo devastante disturbo alimentare.
E, naturalmente, per esprimere tutta la mia vicinanza a chi ne soffre e la speranza che continuino la loro battaglia e si facciano aiutare.

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” Un viso dai tratti delicati, due occhi, verdi come l’erba che profuma di umidità e di muschio, sempre velati di malinconia, un’anima dolce nella quale c’era, celato al mondo, un buco nero, un vuoto d’amore che nessuno aveva saputo e poi voluto riempire.
Una bimba smarrita con una madre troppo fredda, troppo forte, troppo lontana; un padre troppo fragile, che avrebbe forse potuto amarla ma che aveva dovuto cercare di riempire il proprio vuoto con l’alcol.
Era cresciuta cosi’, con tanto calore innato e un freddo perenne intorno, un freddo che si sarebbe sentita addosso tutta la vita, mai sazia di sole, di calore, di estate. MAI SAZIA.
In due parole la sua vita: MAI SAZIA.
Chi ha fame d’amore non si ama e, difficilmente, troverà qualcuno che saprà amarlo tanto da tappare quella falla nell’anima.
E, allora, il cibo sembrava un surrogato facile. In qualsiasi momento, di qualunque tipo, ovunque si trovasse. Cibo, per quella voragine che mai si sarebbe riempita e vomito per cancellare colpa e lo schifo di se’.
Un perverso ciclo di autodistruzione che né la volontà né i professionisti della mente avevano guarito.
Ad un certo punto non sa più chi è.
L’anima l’ha lasciata in fondo al WC, ore di vomito,  per farla uscire tutta, spietatamente, che’ dentro non la vuole, non vuole coscienza, pietà per se stessa, spinte verso possibili resurrezioni.
Vuole il vuoto, il vuoto lo conosce meglio d’ogni altra cosa e ci si sa aggirare.
Uomini, pochi, abbagliati da quella pelle diafana, quegli occhi verdi, quel corpo da ballerina classica, quel cuore generoso, quella cascata inesauribile d’ amore che non si sa da quale sorgente potesse mai provenire… Incantati…promettevano, avvolgevano, appoggiavano…e poi si ritraevano.
Troppo amore. Troppo vuoto. Troppo rischioso.
Ancora ferite, ancora più freddo, sempre più dolore.
E il cibo sempre li’, amico, unico amore fedele.
Poteva farne il suo assassino…schiava, fino a farsi portare via.”

_Lucia Lorenzon

*Da Wikipedia:

La ‘bulimia (dal greco, boulimía, composto di (bôus) “bue” e (limós) “fame”; propr. ‘fame da bue’) è un disturbo del comportamento alimentare.
La bulimia nervosa è, insieme all’anoressia nervosa, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Ciò che contraddistingue la bulimia è un problema dell’alimentazione per cui una persona ingurgita una quantità di cibo eccessiva per poi ricorrere a diversi metodi per riuscire a non metabolizzarlo e, quindi, non ingrassare (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, purghe, digiuni e intenso esercizio fisico).

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