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Ho

Non chiedo giorni,
chiedo vita.
So vivere di sogni
e di malìe,
di speranze e desideri.
So credere nell’impossibile
ed amarlo
fino a trasformarlo
In luminosi frammenti di realtà.
Ho segreti
svelati a un solo cuore,
dove sono fioriti,
o guariti.
Ho lacrime d’amore
e terrori di bambina.
Ho trattenuto carezze
mai ricevute,
e abbracci senza respiro.
Ho sfregiato di colori e stelle
il mio cielo nero
e coccolato ogni disperazione
col sussurro del mare.
Ho il verde negli occhi
che cerca sempre riverberi d’azzurro.
Ho poesie, fiori e canzoni.
Ho miracoli:
Ho te.

Impossibile realtà 

Le tue dita
Mi sfiorano nella notte.
Buio, caldo, umidità.
Io non sono dove sono,
Sono dove sei.
Magico trasporto d’amore
Che annulla spazi
E vola oltre il sogno
_Laddove non ha osato nessuno_
Pazzia che fa fremere,
Gemiti sottovoce,
Desiderio che sfinisce.
Il mio corpo ti anela,
Il tuo odore è ora mio.
E non esiste più spazio
(Ci siamo dentro)
Unisona danza,
Viaggio di carne e anima
In un impossibile
Che abbiamo reso realtà.

L’Amore, al di là di tutto.


​Ci devi sbattere addosso all’amore che supera tutto per crederci. Sbatterci il naso e capire che da quel momento niente sarà piú come prima.  

Che quella persona…é l’Amore. Il tuo. Che forse avrai amato prima. Che forse credevi di aver raggiunto la tua massima capacità d’amore, ma non era così. La vita è capricciosa e il destino di più, coi tempi ci giocano e, quando credi di aver trovato la tua più grande felicità quella felicità te la consentono solo in parte. Ti rendono lucidamente consapevole che esiste. Che ha un nome. Che ha quel nome. Quel battito di cuore. Quegli occhi. Quella voce. Ma non te la consegnano. Te ne concedono una parte. Ti mettono alla prova. Ti dicono “eccolo l’amore della vita, vedi, esiste, sei disposto/a a viverlo in te con la totalità di un amore assoluto e imparagonabile, ma senza averlo mai davvero completamente? ” 

E tu ti dici che devi cambiare strada, che non é giusto, che l’amore quello vero non può essere così.

No, no. Invece può essere così. E ti scardina ogni certezza. E ti cambia.

E lì in quel cambiamento sta la prova della grandezza o della mera infatuazione.

Perché cambiare per amore si cambia. Ci si riempie di felicità, o anche ci si annulla. 

Si sorride come degli scemi e si piange con disperazione inconcepibile.

Ma se il cambiamento é invece crescita, é trasformazione, é spinta verso la libertà, allora é Amore. 

É la generosità di volere il bene di chi si ama anche senza averlo accanto. É il desiderio di vederlo volare, é la commozione di sentirlo felice. É la consapevolezza che non gli farai del male mai perché fargliene vuol dire farne a te stesso. É il non sopportare che qualcuno gliene faccia.

Faresti qualunque cosa e invece hai limiti enormi che la realtà, con la sua crudele nitidezza, ti piazza davanti.

Ci sono anime che si riconoscono immediatamente in un’ altra anima ma che non si incrociano al momento giusto. O chissà, é bello pensare succederà in un altro tempo, in un altra vita, che forse é accaduto in un tempo in cui non si ha memoria. 

Ci sono esistenze che non possono essere stravolte in nome dell’amore perché significherebbe stravolgere altre vite ad esse legate, ci sono amori enormi che sanno essere folli, eppur responsabili, di fronte a vite che pagherebbero ingiustamente.

Ci sono amori che hanno un afflato d’infinito e d’eterno ma devono essere contenuti dentro il contingente, il reale.

E lo rispetteranno. Comunque consapevoli di essere già protagonisti di un incontro che può avvenire una sola volta nella vita.

Comunque privilegiati.

Comunque grati.

Tra sogno e realtà

E poi arriva qualcuno che ti fa un regalo. Un’idea cui neanche avevi pensato e che trovi bellissima.
E che chissà…magari può diventare qualcosa di concreto.
Comunque il regalo di un piccolo sogno e della speranza che una passione scoperta da poco possa diventare qualcosa di più importante.
E ci sono regali più grandi della speranza? Della fiducia ? Della stima?
Un regalo bellissimo di cui sarò in ogni caso sempre grata.

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La mia ballerina soffione

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La mia ballerina stampata su maglietta

Crea invidia l’Amore?

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Crea invidia l’amore?
Crea invidia un amore esplicitato su mezzi pubblici come blog, fb e quant’altro?
Crea l’istintiva, più o meno voluta, reazione “distruttiva” da parte di chi lo “sente”?
La volontà di destabilizzare, insinuarsi, seminare zizzania?
Suscita il  pensiero “però non se lo merita?”
Se sí perché?
Perché l’essere umano vuole fare male al bene? Danneggiare la serenità o la speranza di una felicità?
E perché chi quel bene vorrebbe urlarlo al mondo deve essere solo considerato un “esibizionista”? Uno che vuol “mostrarsi”,  “farsi vedere”, “delimitare la proprietà”…dire “lui/lei é il mio amore”?
Posto che nessuno si possiede, che nessuno é mai davvero nostro, ma solo di sé stesso, dichiarare, in una comunità di amici virtuali l’amore per qualcuno…quanto danno fa alla relazione stessa?
Quanto poco vere o superficiali possono essere amicizie che, invece, tanto sembrano sincere?
Quanto diverso é dal dirlo in un contesto pubblico “reale” dove pure le invidie e le cattiverie sono ovunque?
E spesso fonte di pettegolezzo e chiacchericcio alle spalle?
Davvero non siamo capaci di essere felici per chi prova ad esserlo?
Quanta miseria e meschinità c’è in questa incapacità?

Lucia

Tra sogno e realtà

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Edit di e con Lucia Lorenzon

E tutto ciò

Che la realta’

Rende impossibile

Affidiamolo

Ai sogni

A volte

Sono di tale bellezza

Che anche la realtà

Se ne innamora

_Lucia Lorenzon

ESSERE MADRI: “tra modelli di irraggiungibile perfezione e realtà”

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* ” Cosa sia una “buona madre” lo decidono gli altri. Il coro. Quelli che sanno sempre cosa si fa e cosa no. Cosa è giusto, saggio, utile. Quelli che dicono “è la natura, è così”: devi avere pazienza, assecondare i ritmi, provare tenerezza, dedicarti. Se ti senti affondare è perché sei inadeguata. Se i figli non vengono devi rassegnarti: non accanirti, non insistere. Si vede che non eri fatta per essere madre. Se non ne hai voluti devi avere in fondo qualcosa che non va. Se non hai nessuno vicino che voglia farne con te è perché non l’hai trovato, sei stata troppo esigente, forse troppo inquieta. Se preferisci il lavoro allora cosa pretendi. Se ti stanca sei depressa, se ti fa impazzire sei un mostro… Una cattiva madre. ”

     Io non so come si sentano davvero le tante figure di madri perfette che ci vengono proposte e raccontate dai media e dalle madri stesse.
Fatte di dedizione, abnegazione, pazienza, generosità.
Modelli impossibili cui solo l’idea di paragonarsi fa sprofondare nel senso di inadeguatezza e di colpa.
Modelli che poi fanno gridare al “mostro”, nei casi più gravi,  o al “che razza di madre” nei più lievi, a seconda che da questo modello ci si discosti solo un poco, o troppo.
E quelle che mai dovrebbero giudicare sono proprio le madri.
Perché nulla è imprevedibile come ciò che avviene dopo un concepimento.
A qualsiasi età, in qualsiasi condizione di vita.
Non si sa cosa si proverà, si pensa ad uno stato di inattaccabile felicità e invece ci si puó ritrovare a sentirti stranamente “occupate”, “invase” da qualcosa di estraneo, che non si riesce subito a sentire proprio, subito ad amare.
Orrore? No che non lo è, non si nasce madri, lo si diventa e non neccessariamente è un meccanismo automatico.
Quella nuova vita impiantata nel tuo corpo, nel tuo ventre, che di esso vive e si nutre, implica un processo di accettazione fisica e psicologica, che non sempre avviene subito. A volte avviene nel corso della gravidanza, a volte dopo la nascita,  a volte il rifiuto è talmente imprevisto, e devastante, da spingere all’aborto donne che hanno concepito i loro figli volendolo fare, all’interno di una relazione stabile, e non si sarebbero mai aspettate la sconosciuta, profonda, incoercibile, reazione di rifiuto.
Poi la gravidanza…e il sogno di nove mesi felici spesso rimane, appunto, un sogno.
Fulgide e bellissime mamme che girano per giornali e tv sono esempi falsati, edulcorati, “costruiti”.
La realtà può essere terribilmente diversa.
Mesi di nausee incoercibili, aumenti smisurati di peso, smagliature, diabete, pressione alta, problemi circolatori, stitichezza, emorroidi, dolori alla schiena …per citare ciò che può essere considerato piu’ ” lieve”, e senza parlare di madri che passano nove mesi a letto, delle tante che perdono i figli nelle più varie età gestazionali, delle gestosi gravidiche, dei mille gravissimi problemi cui si puo’ incorrere, durante e dopo la gestazione, e in cui può incorrere la vita che si porta in grembo.
La magia di una creatura umana che si muove dentro di sé non ha nemmeno parole per essere raccontata, ma a volte la magia si intercala a momenti d’incubo, a inconfessabili “chi me l’ha fatto fare?” a vortici di paure che si tengono nascoste dentro, seppellite, perché si può e si deve solo manifestare gioia, solo ciò che è “accettabile”.
E si partorisce.
Si possono fare tutti i corsi pre-parto del mondo, leggere tutto il leggibile, ma nulla ci dirà davvero come andrà il parto, che sia naturale o cesareo, solo vivendolo sì capirà  il dolore, la paura, lo smarrimento, l’onnipotenza, la felicità.
Ci si potrà sentire sole, anche assistite da mille attenzioni, o fortissim,e anche se, invece, si è  realmente sole in una sala operatoria, un attimo prima che ti taglino il ventre.
Un’incognita con un unica certezza: si diventa madri, e lo si sará per sempre.
Come si riuscirá ad esserlo? Anche qui interverranno mille fattori che non si potevano prevedere.
Dalla propria reazione, a quella che è la ciclopica impresa di gestire un neonato, alla reazione di chi si ha accanto, o al fatto che accanto non si ha proprio nessuno.
Ogni giorno è un camminare in equilibrio su di un filo, e ci si prova a far quadrare tutto, a far fronte a ciò che non si sapeva sarebbe avvenuto, alla malinconia che può diventare depressione, alle critiche costanti, alla nuova immagine di sé con cui si deve fare i conti.
E a volte i conti non quadrano, non tornano.
I soldi non bastano, il sonno non basta, il tempo non basta.
Ci si prova, ognuna come può, scendendo a patti con i limiti che si conoscevano e con limiti nuovi, ma anche con risorse e forze inattese
Si prova e si sbaglia, sperando di fare nel miglior modo possibile, cercando di perdonarsi, di essere tolleranti anche, e soprattutto, con sé stesse, puntando sull’amore, se altri punti di riferimento vacillano.
Sperando che, quel nuovo essere umano che si è messo al mondo lo senta che lo ami, lo senta anche se si è stravolte da mille problemi e sembra di non farcela mai.
Si prova, tra successi e cadute, tra fiumi di lacrime e impagabili felicità, e senza sapere assolutamente come andrà.

* ” Una madre lo sa di quanti siano i modi di essere madre, o di non esserlo affatto. Di quante ombre sia pieno l’amore perfetto, quello tra madri e figli, e di quante risorse inattese.
Tanti modi così diversi e tutti senza colpa.
Dalle donne passa la vita, sempre. Dalla pancia, dalla testa, dalle mani e dai ricordi.
E una madre questo lo sa. ”

Lucia Lorenzon

* citazioni da “UNA MADRE LO SA” di Concita De Gregorio

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