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Nascondino

Facciamolo un gioco

per provare a sorridere

chè a volte la vita

è dura, da piangere.

Ecco, io mi nascondo,

tu conta, là in fondo,

se non mi riesci a trovare

ti do un pegno da fare;

sono buona, lo sai,

puoi sceglier fra sei:

un bacio, un abbraccio,

una qualche dolcezza,

(amerei tantissimo una tua carezza).

Un gelato o un caffè,

puoi sempre scegliere te.

O mi leggi una poesia,

bella da tachicardia?

No, ho deciso, sarò più severa:

vorrei tutto quanto,

magari stasera.

Lo so rideremo,

una dolce atmosfera,

e l’ iniziale speranza sarà così che si avvera.

Lucia Lorenzon, 4 febbraio 2018

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NINNA NANNA, NINNA OH!

Chi usa l’espressione “dormire come un bambino”, non ne ha mai avuto uno.

Cit. Sconosciuto

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Immagine da web

Dal famosissimo “Fate la nanna” di Estivill, al co-sleeping (che, detto in maniera terra terra significa dormire tutti insieme nel lettone, fino a quando non sarà il bambino a decidere di voler essere autonomo), tutti quelli che hanno avuto figli si sono trovati di fronte al problema “nanna”; fanno eccezione i pochi, invidiatissimi, che hanno bimbi dormienti ovunque, e a qualunque ora, come angioletti.
I consigli arrivano da tutte le direzioni, dal pediatra a Tata Lucia, alla più impicciona delle vicine di casa, tutti vi suggeriranno metodi “infallibili”.
Forse il metodo Estivill ha in sé più probabilità di successo, se avete una certa capacità di durezza, e soprattutto una profonda fede nel suo “verbo”.
Quando mia figlia nacque, quasi cinque anni fa, il librettino dal titolo dolce e dai metodi un tantino nazisti imperversava.
L’ho visto nelle case di tante amiche con vistose sottolineature che evidenziavano i punti salienti.
In estrema sintesi: dategli un oggetto cui é affezionato, ditegli che può dormire tranquillo, sereno, che mamma e papà ci sono, e uscite lasciandolo solo. Piangerá. Voi lasciatelo piangere, entrate dopo tot minuti, non toccatelo, parlategli, e uscite di nuovo, e così fino a che il bambino crollerà addormentato di sicuro, dopo un periodo di tale disciplina.
Crolla per acquisita autonomia? O per rassegnazione, della serie: “tanto papà e mamma non vengono e devo dormire da solo”?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Nel frattempo Estivill ha rinnegato il suo stesso metodo che, personalmente, trovavo un’impraticabile barbarie. E sono convinta che i bimbi dormano perché sanno che non possono far altro, che mamma e papà, anche se piangono, non vengono e nessuno mi leva dalla mente che questo scuota la loro sicurezza e autostima.
La faccio breve perchè sul sonno e le abitudini ad esso legate si possono scrivere volumi.
Vorrei solo che passassero due concetti: il primo, che nella maggior parte delle etnie e fra gli animali i piccoli dormono con i genitori, è naturale, mentre il fatto di farli dormire in un’altra stanza è culturale. Solo una delle opzioni possibili.
Il secondo, che se un bambino vuole dormire con mamma e papà non è cattivo, è normale.
E quello che invece preferisce il lettino non è “bravo”, è uno che preferisce il lettino e punto.
I suoi genitori sono stati fortunati e devono essergli grati. Sperando che lo abbia scelto veramente, di dormire da solo, e che non vi sia stato costretto, magari lasciandolo a piangere senza toccarlo, come insegna il buon Estivill.
Poi ci sono i bambini che non dormono mai, perché non si sa.
Lasciate perdere camomilla, tiglio, melatonina e quant’altro. Se sono bambini geneticamente predisposti a dormire poco, state solo spendendo soldi per niente.
Potete applicare tutte le tecniche del mondo, coccolarli, usare il tono duro, quel che volete.
Se vi trovate in casa un/a “senza sonno” avete perso la battaglia.
Io ne ho una in casa e, garantisco, è dura.
Da quando, a tre mesi dalla nascita, passeggiavo con lei nel marsupio, per i campi, in piena notte, mentre lei mi guardava curiosa e sveglissima, a quando, a due anni, ha abolito il pisolino pomeridiano fino ad ora, che si addormenta, a quattro anni e mezzo, alle 22 e 30/ 23 e si sveglia alle 7.30, il sonno, per mia figlia, è sempre stato una sorta di perdita di tempo.
Da sola ancora non vuole dormire e io non insisto, tanto lo so che un giorno lo deciderà autonomamente.
Ciò detto un bambino sempre sveglio lascia ben pochi spazi e, a volte, daresti una cifra per aver qualche ora per fare due faccende in pace, una tetelefonata, leggere qualcosa, guardare la tv in orari umani, invece di finire col guardarla a orari notturni, imparandoti a memoria il palinsesto di Real Time.
Ma come dice il mio pediatra “il problema è suo, non della bambina”. Già.
Ognuno alla fine si gestisce come meglio può.
L’unica cosa che io consiglio a tutti sono le fiabe… c’è chi si addormenterà dopo le prime due righe e chi vorrà sentirla leggere ancora e ancora, ma, di certo, è un viatico per il mondo del sonno che lascerà nei loro ricordi un senso di dolcezza e intimità che sará bagaglio prezioso per la vita.
E, allora… Buona notte a tutti!

Lucia Lorenzon

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