Archivio tag | paura

Passato cambiato

Ho ricostruito
una memoria.
Abbattuto
ogni vetusto rudere,
rimasto a ricordo
di ciò che non deve più essere.
Nessuna erba infestante
aggroviglia
il passato al presente;
estirpata,
ha fatto posto a fiori colorati,
profumati e gentili,
che han tinto di luce il buio,
e sostituito,
con l’amore,
la paura.
Mi volto indietro
e sorrido.
Il passato può cambiare.


Lucia Lorenzon,
 14 ottobre 2017

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“Narro di Te” mia video-poesia su YouTube

Narra di te
L’ombra silenziosa
Che carezza
Il mio insonne volto
La notte.
Narra di te
La luce che più
Non si spegne
Sul fondo
Dei miei occhi.
Narra di te
Il singulto
Solitario e ondoso
Che percorre il mio corpo.
Narra di te
Il pianto
Per un’ assenza che nessuno sa.
Narra di te l’orgoglio
Del sorriso
Di chi si sa amato
Da chi più ama.
Narra di te
La paura trattenuta
Il futuro sperato
La felicità
Che si fa lacrima d’emozione.

Io
Narro di Te.

SERENITÀ di Pietro Carena

Quando uno sguardo è più forte dei carnefici e della paura…

MonDonna

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Quanti anni può avere questo ragazzo? Meno di trenta e più di venti, direi. Non so nulla, di lui. Se non che questa foto è stata presa in Iran. Non so se sia cattolico, o omosessuale. O blogger. O altro. Non credo, a vederlo, che sia un criminale.
Di lui mi parla il mio immaginarlo più o meno coetaneo di mio figlio. Saperlo essere stato bambino, quando io ero giovane padre di un bimbo come lui.
E tanto mi basterebbe.
Ma questa foto va oltre, come va oltre quello sguardo. Che sembra non perso nel vuoto. Forse cerca nella folla un’altro sguardo. Forse di un padre, forse di una madre. Anch’essi genitori di un bimbo fra gli anni Ottanta e Novanta, come me.
Uno sguardo che esprime un’anima.
Cerca evidentemente di rassicurare qualcuno.
Al di là dei volti dei carnefici, nascosti per la vergogna di un regime che spegne per…

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E poi scopri che hai paura…

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Immagine da web

E poi scopri che hai paura.

Hai paura di un cuore che sei consapevole potrebbe battere a un ritmo diverso.

Che devi frenarlo, ragionando e mettendo paletti, perché è meglio cosí, perché sai che le cose le vivi senza rete di protezione.

Che se ti innamori ti innamori mica “un poco”. No, tu ci metti dentro il cuore, l’anima, il corpo, senza riserve.

Metti in gioco tutto.

Ma hai paura.

Paura dell’ennesima disfatta.

Paura di qualcosa che nemmeno provi più a cercare di sapere se “potrebbe essere”.

Paura di diventare ancora una “a scadenza breve”…

Perché da te si viene attratti ma poi si scappa.

Perché hai troppi problemi di salute che ti limitano la vita.

Perché soffri e spesso sei insopportabile. Perché i “non ce la faccio” sarebbero troppi, anche nelle cose semplici, perché  il dolore hai imparato che da sola lo gestisci meglio e non vuoi che qualcuno lo veda.

Non vuoi nemmeno raccontarlo tutto, perché sembra troppo pure a te.

Perché, per sopravvivere ti sei riempita di abitudini e passioni che sono la tua salvezza, cui non rinunceresti piu’,  ma anche di abitudini che ti fanno male ma non  sai piu’ come cambiarle e nemmeno ci provi, ormai.

E allora, se ti si insinua l’idea che nononostante tutto non sei protetta dal “rischio” di innamorarti e se un pensiero diverso potrebbe farsi strada tra i tanti che hai…ti dici che devi scacciarlo, non sondarlo, non alimentarlo in alcun modo.

Che’ l’amore non è fatto per qualcuno che vive come vivi tu.

E cerchi di regolare il battito…cerchi

di tirare fuori la pietra del “tanto è impossibile” e piazzarcela sopra a quello stupido cuore.

Lucia

GRUPPI FACEBOOK: “Quando la libertà sul web è pericolosa”

Quella dei gruppi Facebook è una realtà vastissima e variegata, talora del tutto innocua, o anche utile, ma quando si entra nel mondo della malattia, più o meno grave, riguardante corpo o psiche, il rischio di dar fiducia a persone non sufficientemente preparate è altissimo.
Un gioco pericoloso, sulla pelle dei più fragili.
Lucia

MonDonna

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Esistono moltissimi gruppi su facebook dedicati a malattie che colpiscono psiche, corpo, che mettono a rischio la vita stessa, gestiti da persone senza alcuna preparazione specifica ma, spesso, “solo” l’esperienza del superamento della malattia. Superamento che, a seconda delle persone, può avvenire attraverso percorsi diversi
e non secondo le “regole” di una o piu’ persone.
Regole imbastite secondo criteri non chiari, opinabilissimi, applicate a persone fragili, talora disperate, che, spesso non capaci di rispettarle, vengono “eliminate” dal gruppo…con quali conseguenze non si sa, perché la fragilità, la solitudine, la malattia  fanno vivere male anche un rifiuto o una eliminazione su fb.
Spesso in questi gruppi le voci di persone realmente preparate, ma discordanti dalle idee del/degli amministratori, vengono tacitate o esse stesse eliminate impedendo un qualsiasi contradditorio.
Servirebbero regole imposte da fb, che stabiliscano le qualifiche necessarie per gestire certi delicati gruppi, ma minerebbero la liberta’, una llibertàdi cui qualcuno…

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Paura

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Immagine da web

Compagna fedele dei miei giorni…
Chi altri ho sempre trovato accanto se non te? Dacché un principio di ragione ha cominciato a germogliare nella mia mente di bambina tu ti sei, subito, fatta conoscere.
Forse non sei nemmeno altro da me, forse avvolgi come una tenace edera le spire del mio DNA.
Parassita che vive in me, si nutre di me, malattia autoimmune che attacca la creatura che la ospita.
Hai alterato il percorso del mio cammino, hai alterato la mia percezione della vita, del dolore,dell’umanità stessa.
Hai cercato di consumarmi, confondermi, cambiarmi, di spaventare chi, avvicinandomi, percepiva il tuo odore.
Sei ancora qui, sei viva.
Sono ancora qui,sono viva, e migliore di come tu mi volevi.
Vivrai con me, forse per sempre, lo so.
Ma, sei sterile sentimento, PAURA, e con me morrai.
Io vivrò, libera, in chi, nel mio fertile grembo, il mio DNA ha ereditato,ripudiando la tua velenosa spira.

Lucia

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ESSERE MADRI: “tra modelli di irraggiungibile perfezione e realtà”

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* ” Cosa sia una “buona madre” lo decidono gli altri. Il coro. Quelli che sanno sempre cosa si fa e cosa no. Cosa è giusto, saggio, utile. Quelli che dicono “è la natura, è così”: devi avere pazienza, assecondare i ritmi, provare tenerezza, dedicarti. Se ti senti affondare è perché sei inadeguata. Se i figli non vengono devi rassegnarti: non accanirti, non insistere. Si vede che non eri fatta per essere madre. Se non ne hai voluti devi avere in fondo qualcosa che non va. Se non hai nessuno vicino che voglia farne con te è perché non l’hai trovato, sei stata troppo esigente, forse troppo inquieta. Se preferisci il lavoro allora cosa pretendi. Se ti stanca sei depressa, se ti fa impazzire sei un mostro… Una cattiva madre. ”

     Io non so come si sentano davvero le tante figure di madri perfette che ci vengono proposte e raccontate dai media e dalle madri stesse.
Fatte di dedizione, abnegazione, pazienza, generosità.
Modelli impossibili cui solo l’idea di paragonarsi fa sprofondare nel senso di inadeguatezza e di colpa.
Modelli che poi fanno gridare al “mostro”, nei casi più gravi,  o al “che razza di madre” nei più lievi, a seconda che da questo modello ci si discosti solo un poco, o troppo.
E quelle che mai dovrebbero giudicare sono proprio le madri.
Perché nulla è imprevedibile come ciò che avviene dopo un concepimento.
A qualsiasi età, in qualsiasi condizione di vita.
Non si sa cosa si proverà, si pensa ad uno stato di inattaccabile felicità e invece ci si puó ritrovare a sentirti stranamente “occupate”, “invase” da qualcosa di estraneo, che non si riesce subito a sentire proprio, subito ad amare.
Orrore? No che non lo è, non si nasce madri, lo si diventa e non neccessariamente è un meccanismo automatico.
Quella nuova vita impiantata nel tuo corpo, nel tuo ventre, che di esso vive e si nutre, implica un processo di accettazione fisica e psicologica, che non sempre avviene subito. A volte avviene nel corso della gravidanza, a volte dopo la nascita,  a volte il rifiuto è talmente imprevisto, e devastante, da spingere all’aborto donne che hanno concepito i loro figli volendolo fare, all’interno di una relazione stabile, e non si sarebbero mai aspettate la sconosciuta, profonda, incoercibile, reazione di rifiuto.
Poi la gravidanza…e il sogno di nove mesi felici spesso rimane, appunto, un sogno.
Fulgide e bellissime mamme che girano per giornali e tv sono esempi falsati, edulcorati, “costruiti”.
La realtà può essere terribilmente diversa.
Mesi di nausee incoercibili, aumenti smisurati di peso, smagliature, diabete, pressione alta, problemi circolatori, stitichezza, emorroidi, dolori alla schiena …per citare ciò che può essere considerato piu’ ” lieve”, e senza parlare di madri che passano nove mesi a letto, delle tante che perdono i figli nelle più varie età gestazionali, delle gestosi gravidiche, dei mille gravissimi problemi cui si puo’ incorrere, durante e dopo la gestazione, e in cui può incorrere la vita che si porta in grembo.
La magia di una creatura umana che si muove dentro di sé non ha nemmeno parole per essere raccontata, ma a volte la magia si intercala a momenti d’incubo, a inconfessabili “chi me l’ha fatto fare?” a vortici di paure che si tengono nascoste dentro, seppellite, perché si può e si deve solo manifestare gioia, solo ciò che è “accettabile”.
E si partorisce.
Si possono fare tutti i corsi pre-parto del mondo, leggere tutto il leggibile, ma nulla ci dirà davvero come andrà il parto, che sia naturale o cesareo, solo vivendolo sì capirà  il dolore, la paura, lo smarrimento, l’onnipotenza, la felicità.
Ci si potrà sentire sole, anche assistite da mille attenzioni, o fortissim,e anche se, invece, si è  realmente sole in una sala operatoria, un attimo prima che ti taglino il ventre.
Un’incognita con un unica certezza: si diventa madri, e lo si sará per sempre.
Come si riuscirá ad esserlo? Anche qui interverranno mille fattori che non si potevano prevedere.
Dalla propria reazione, a quella che è la ciclopica impresa di gestire un neonato, alla reazione di chi si ha accanto, o al fatto che accanto non si ha proprio nessuno.
Ogni giorno è un camminare in equilibrio su di un filo, e ci si prova a far quadrare tutto, a far fronte a ciò che non si sapeva sarebbe avvenuto, alla malinconia che può diventare depressione, alle critiche costanti, alla nuova immagine di sé con cui si deve fare i conti.
E a volte i conti non quadrano, non tornano.
I soldi non bastano, il sonno non basta, il tempo non basta.
Ci si prova, ognuna come può, scendendo a patti con i limiti che si conoscevano e con limiti nuovi, ma anche con risorse e forze inattese
Si prova e si sbaglia, sperando di fare nel miglior modo possibile, cercando di perdonarsi, di essere tolleranti anche, e soprattutto, con sé stesse, puntando sull’amore, se altri punti di riferimento vacillano.
Sperando che, quel nuovo essere umano che si è messo al mondo lo senta che lo ami, lo senta anche se si è stravolte da mille problemi e sembra di non farcela mai.
Si prova, tra successi e cadute, tra fiumi di lacrime e impagabili felicità, e senza sapere assolutamente come andrà.

* ” Una madre lo sa di quanti siano i modi di essere madre, o di non esserlo affatto. Di quante ombre sia pieno l’amore perfetto, quello tra madri e figli, e di quante risorse inattese.
Tanti modi così diversi e tutti senza colpa.
Dalle donne passa la vita, sempre. Dalla pancia, dalla testa, dalle mani e dai ricordi.
E una madre questo lo sa. ”

Lucia Lorenzon

* citazioni da “UNA MADRE LO SA” di Concita De Gregorio

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