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STELLA, LA GITA, LE RIFLESSIONI…

Stamattina  sei partita per una  gita. Non la prima, ma la prima con pranzo  al sacco che  prevede rientro intorno alle 17. Sei felice. Tu sei una bimba serena con tanti momenti di autentica felicità. Socievole, per nulla timida. Sei intraprendente. Sei oppositiva, se ti senti imposto qualcosa che non vuoi fare. Litigiosa, capatosta, combattiva seppur sensibilissima. Nonni ti guardano “impauriti”, nonna soprattutto dice: “ma se è così adesso come sarà fra qualche anno?” Vedendo in te tratti di una “ribellione” che è troppo simile al mio carattere da adulta. A quel mio modo d’essere che non hanno mai sopportato. E quando li sento dire che “non sei stata brava” o “non sei stata ubbidiente” io ne sono solo felice. Tu non devi essere brava e ubbidiente. Devi essere una bambina e sei splendida cosí. Non come la tua mamma da bambina. Un soldatino mite ed infelice che già a 6 anni aveva manifestato evidenti e trascurarati segni di disagio. Timida, insicura, impaurita da non si sa bene cosa. Io ho avuto i tuoi nonni come genitori. Ed è stata durissima crescere con loro. Tu li hai come nonni e hai me come madre. La mia presenza pur tanto ostacolata dal dolore fisico ti ha dato una sponda di libertà, di accettazione, di apprezzamento, di tenerezza, di empatia che ti sta facendo crescere molto più serena di me, pur non avendo tu il padre. E ne vado fiera.Fierissima.

Spero tu continui a crescere così.

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“A te, papà, che non conosco…”

Grazie al blog “La smistalettere”https://lasmistalettere.wordpress.com/ per aver pubblicato questa mia lettera e aver speso cosí belle parole per noi.

La smistalettere

Cari voi,
qualsiasi cosa siate, qualsiasi cosa vogliate essere.
Magari non vi importa, ma io oggi non sto.
E qual è la novità, direte giustamente.
Non saprei, io so soltanto che sono capace di sentire freddo anche con questo caldo.
Freddo dentro, nelle ossa.
Non esistono medicine per questa malattia vero?
Questo morbo che soffoca l’ottimismo e calpesta la serenità, tirando calci e pugni nello stomaco e lanciando fitte nel cuore, un morbo sconosciuto che avvelena i pensieri e non ti fa respirare la vita.
Eppure io vorrei liberarmene, ma i sorrisi non bastano, neanche quei brevi momenti in cui dimentichi tutto, o in cui magari dormi.
Scusate la sfogo, ma ne avevo bisogno.
Non voglio parlare solo di me però, allora passo la parola a questa nuova lettera. Qui c’è qualcosa di bello e puro che solo l’amore vero sa regalare. Buona lettura a tutti voi!

Immaginando una lettera…

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