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Sempiterno Natale

Come le luci,

di un sempiterno albero di Natale,

ti sei acceso per me.

Luci senza intermittenza,

ferme e calde,

a togliere gli aghi

del più pungente freddo.

Colorate, come i giorni

che mi hai dipinto addosso.

Suggeriscono sogni,

sussurrano speranze,

insinuano desideri.

Non per un giorno

è festa con te.

Non un solo giorno

si nasce.

Mi hai messa al mondo,

e rimessa mille volte.

Mi brilli nel cuore

perché sia miracolo,

perché sia quotidiano Natale.

Lucia Lorenzon, 10 dicembre 2017

* immagine digitale di mia creazione

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IL MIRACOLO DI UN GESTO D’AMORE

Hai innaffiato semi che credeva sepolti in terra non più fertile. Disusa ad ogni cura. Dimentica di sé.

Non ricordava ciò che nascondeva. Non il male, non il bene.

La tua mano lieve ha bagnato d’amore la sua terra. 

Tutto si è mosso.

Fin nelle radici più profonde.

Fin nel nucleo più antico.

Stan germogliando piccole foglie, timidi fiori, erbe infestanti che ora si possono strappare.

Una confusione nascente. 

La paura di un speranza in cui ancora credere.

Di forze su cui ancora contare.

Sogni nuovi.

Il miracolo di un gesto d’amore.

La sensazione che, ormai, nulla sarà piú come prima.

Nulla. 

Il miracolo di Lory

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Sì era innamorata Lory, innamorata perdutamente in quel suo modo che tutti avrebbero definito immaturo, tipico di chi è cresciuto con le falle nel cuore, deluso nell’amore da chi, per ruolo, avrebbe dovuto amarla più d’ogni altra cosa al mondo.
E non aveva imparato ad amare sé stessa, no, quindi aveva dovuto sentirsi dire tutta la vita che chi non sa amare sé stesso non sa amare nessuno. E lei si sentiva sempre ferita da questa considerazione.
Sí, era un modo d’amare eccessivo, totalizzante, in cui l’oggetto d’amore diventa il fulcro dei pensieri, e spesso insicuro, perché, in questo avevano ragione, se non ti ami a sufficienza ritieni impossibile che qualcuno ti ami davvero.
I suoi rapporti sentimentali erano stati intensi. Agli uomini che aveva avuto si era dedicata in ogni modo. Accudente, accogliente, gratificante, fiduciosa, dolcissima.
Difficilmente era stata ricambiata in modo altrettanto intenso, ma, soprattutto, difficilmente era stata capita nella sua oscurità, nella sua sensibilità estrema, nel suo desiderio di costante confronto al primo attrito, incapace di reggere l’arrabbiatura di chi amava, nella sua ricerca di contatto, il più alto possibile, a tutti i livelli.
Una donna bella, sola, corrosa dalla mancanza d’amore nell’infanzia, dai tanti dolori patiti, bisognosa d’amore, sì, ma anche straripante di esso e desiderosa di darlo a piene mani, ma alla fine tutto era finito male.
Non sapevano stare con lei. Anche se poi si riscoprivano incapaci di starne senza e la tornavano a cercare. Ma Lory, che soffriva di un dolore insopportabile e lacerante, se veniva  lasciata, non riusciva più a riaprire il cuore a chi avrebbe voluto rientrarci.
Poi lui…una vertigine.
Lui non era un sogno. Lui era di più.
Lei non sarebbe mai riuscita nemmeno ad  immaginare che potesse esistere un essere umano così.
E si era persa.
Persa in quegli occhi azzurri, in quella voce piena di dolcezza.
In quella serenità, in quell’ottimismo, in quella gioia di vivere cosí vivida che non le appartenevano, ma che l’avevano accolta e avvolta come mai prima.
Lui capiva il buio pur vivendo nella luce.
Lui era sereno e forte ma si prendeva cura delle sue insicurezze senza stancarsene mai.
Lui anticipava i suoi sentimenti, sapeva prima ciò che lei stava provando e cercava d’esserci in ogni modo possibile.
Lui l’amava con tenerezza e delicatezza, come si ama una bimba, ma riconosceva la donna, che pur era, e la travolgeva di voglie e di passione in un vortice che lei non aveva mai provato. Nemmeno a livello fisico.
Lui le sapeva chiedere scusa se la sentiva piangere, anche per motivi cui un’altra non avrebbe nemmeno fatto caso.
Lory lo guardava come una bimba che vede per la prima volta una cosa bellissima: il mare, la neve, un treno che passa, un cucciolo appena nato, l’arcobaleno…
Lo sentiva come una bimba che per la prima “sentiva” certe sensazioni: le gocce di pioggia sul viso, il profumo forte di un fiore, il sapore della cioccolata.
Stupita. Incredula. Felice.
Ma quanta paura aveva il suo cuore intriso di abbandoni.
Paura di essere poco per quest’uomo pieno di meraviglie. Con mille cose da raccontare, mille conoscenze che le regalava senza mai pensare di “insegnare”.  Paura che la sua stessa paura divenisse un peso, un ostacolo.
Non sapeva capacitarsi  che la vita le avesse fatto un tale dono.
Viveva costantemente piena di emozione. Con gli occhi pieni di lacrime commosse di fronte alla sorpresa di essere amata così . A quella confidenza raggiunta in pochissimo tempo, a quel sentire di potersi fidare davvero, a quella intimità che in quel modo non aveva mai vissuto.
Lo sentiva parte di sé. Lo aveva dentro, era in ogni gesto, in ogni pensiero. La sua luce calda e sempre accesa.
E quel suo modo d’amare aveva trovato un porto. Un uomo che amava di lei ogni cosa, anche quel suo amore cosí totalizzante. E non ne aprofittava mai, ma la ricambiava con un amore altrettanto intenso seppur saldo e sicuro.
Forse un giorno la paura le sarebbe passata. Forse solo lui poteva davvero fargliela passare.
La vita è strana, pensava.A volte così crudele, poi improvvisamente, quasi a risarciti, ti sorprende con un miracolo.
Lui, Lui era il suo miracolo.