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Ti aspetterò su quel ponte 

Ti aspetterò su quel ponte, laddove ci siamo sfiorati senza riconoscerci, trascinati dalla folla.
Ti aspetterò, coi miei vent’anni e già mille ferite aperte.
Ti aspetterò, sottile, diafana, bella in modo antico, quasi venuta d’altri tempi. Mi riconoscerai perché sembro poco più di una bambina. Ché gli anni rubati dal dolore sembra che il tempo me li risarcisca, togliendoli al mio viso e al mio corpo.
Ho un sorriso timido e gli occhi sempre tristi di chi ha già perso fiducia nel futuro. Di chi già è stato sfregiato dal male, nel corpo e nel cuore. Troppo presto. Troppo per capire, forse troppo per guarire.
Mi vedrai da sola, sono timida e diffidente, non riesco a farmi amici.
Se mi saluterai però, risponderò, come sempre, con un sorriso. Un sorriso dolce.
Tu prova. Mi vieni vicino mi dici “ciao”, mi dici come ti chiami. Stai lì a parlare con me, sul ponte, mentre la  gente passa, senza far caso a noi. Parlami di te, io di me stessa non riesco a parlare, mi serve tanto tempo per poterlo fare.
Parlami con la tua voce bella e guardami coi tuoi occhi felici, intelligenti e dolci. Se c’è un luogo dove ancora si può vedere l’anima è negli occhi.
Ti riconoscerò, ne sono certa, e mi riconoscerai anche tu.
Capiremo di non essere lì per caso.
Capiremo che noi lì ci eravamo persi, per una qualche cattiveria del destino, e lì dovevamo reincontrarci.
Ti darò la mano e verrò con te. Ovunque. Fiera di avere il tuo amore. So come mi amerai: con generosità, con dolcezza, con passione, con cura.
So che saremo felici, che supereremo insieme ogni difficoltà. Ci saranno forse dei figli, nostri.
Sì, ci reincontreremo su quel ponte, e sapremo di esserci sempre appartenuti, che la mente dell’universo ci ha concepiti insieme, che il nostro amore apparterrà all’eternità.
Anzi, che ad essa è sempre appartenuto.

Ti aspetterò. Su quel ponte.

Ultimo Amore

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Mai più
Mano si poserà
Laddove la tua
_Lontana_
Ha lasciato
Tatuata su me
La sua impronta
Nè labbra
Soffieranno
Magie e segreti
Nella mia bocca
Non ci saranno
Altri umori
Oltre l’unicità
Dei nostri che si fondono
Nè suoni oltre
Le nostre voci che s’invocano.
Mai più.

Lettera di Mari

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Amore, Amore mio…

Ancora con timore aggiungo quel mio ad Amore, certa del sentimento e incredula di fronte all’immenso racchiuso in quell’ aggettivo possessivo.
Tu…tu… “mio”; e come è potuta accadere in questa vita, sfiancata dalle sventure e dalle tempeste, che io abbia trovato questo faro luminoso cui approdare e trovar riparo dai venti gelidi che si sono sempre abbattuti su di me?
Perché questa strana benignità da parte di una sorte matrigna?
Tu sei uno squarcio d’azzurro in un cielo perennemente percorso da nuvole.
Sei il sogno che arriva dopo notti agitate e piene d’incubi.
Tu sei l’Amore. Quello che non credi che esista, o, meglio, quello che neanche supponi che esista.
Improvvisamente dopo aver percorso strade lontanissime…io tra tunnel, dirupi e ostacoli, tu nella serenità del tuo infinito amore per la vita, vissuta in tutti i suoi aspetti, i nostri percorsi si sono incrociati. Un incrocio che ogni logica avrebbe detto ci avrebbe visto ripartire in due direzioni ancora opposte.
Invece tu hai allungato la mano e mi hai detto “Vieni”? E io ti ho detto sí.
Ed è cominciato questo viaggio insieme. Io col mio bagaglio pesante di macigni e tu che hai cominciato a togliermeli.
E togliendomeli hai cominciato ad amarmi. E io ti ho guardato stupita chiedendomi perché mai tu volessi prenderti cura di me, alleggerire la mia vita.
Incredula ho continuato a stringerti la mano, lievemente, ma passo dopo passo te l’ho stretta sempre piú, e tu a me.
Viaggiatori di opposte vite, riunitesi su un percorso irto di difficoltà e incognite, ma pieno d’amore. Così dissimili e così intimamente simili. Sognatori, visionari, pazzi, innamorati.
Sono tua, senza riserve e imparerò ad avere il coraggio di sentirti, sempre, mio.
Comunque vada questo nostro incredibile viaggio non mi pentirò mai di averti dato la mano ed averti seguito.
Di averti detto sì e di ripetertelo ogni giorno. É stata una scelta di coraggio e fiducia che rinnoverò tutta la vita.
“Sempre e per sempre”.

Tua Mari

“Tienimi per mano” di Hermann Hesse

Tienimi per mano al tramonto,
quando la luce del giorno si spegne
e l’oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle… 
Tienila stretta quando non riesco a viverlo
questo mondo imperfetto… 
Tienimi per mano… 
portami dove il tempo non esiste…
Tienila stretta nel difficile vivere. 
Tienimi per mano… 
nei giorni in cui mi sento disorientata… 
cantami la canzone delle stelle dolce cantilena di voci respirate… 
Tienimi la mano, e stringila forte
prima che l’insolente fato possa portarmi via da te… 
Tienimi per mano e 
non lasciarmi andare… mai… 

(Herman Hesse)

I had a dream…(Io avevo un sogno…)

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Avrei voluto un giorno riconoscermi nelle tracce di un vecchio viso.

Guardare negli occhi un uomo e rivedere i passi della mia vita, trovarvi la complicitá della condivisione della serenità e del dolore.

Avere una mano da stringere quando il giorno si accorcia e arriva il tramonto e il buio.

Avrei voluto essere capace di amare con tutto il trasporto con cui lo so fare, con l’anima, con la mente, col corpo, senza reti di protezione, a capofitto, ma amare forse meno la mia solitudine, figlia di indole e di plasmi, ambientali e familiari, che, col passare degli anni, è diventato un bisogno sempre più forte.

Avrei voluto saper capire di più, saper fare compromessi, esser più duttile.

Avrei voluto essere meno venerata, desiderata, e più compresa e amata.

Avrei voluto sentire tenerezza per un uomo che si addormenta con il proprio figlio tra le braccia, e addormentarmi, in un lettone che diventa stretto, perche’ si é tanti, ma è  reso immenso dall’amore.

Avrei voluto una mano o un orecchio poggiati al mio solitario pancione.

Avrei voluto piccole cose da condividere.

Frasi sottolineate da leggere, quel film da vedere insieme. Una canzone che diventa colonna sonora di un’unione.

Avrei voluto amare un corpo esplorato negli anni, conoscerne io sola i segreti piaceri, le strade della passione, gli odori che riconosci ad occhi chiusi in mezzo al mondo.

Avrei voluto il sorriso di chi si è innamorato della bellezza di una donna ma poi ha imparato ad amare una persona.

Avrei voluto liti e perdono.

Avrei voluto…avrei sognato…

Ho avuto qualche assaggio di ciò che poteva essere…ma non è stato.

Complice io stessa, certo.

Quando non vivi l’esperienza dell’amore totale, nell’infanzia, percorri incerta le sue strade.

Ti confondi. Ti illudi. Non riconosci.

A volte impari, a volte certi vuoti marchieranno il tuo cammino per sempre e non avrai proprio cio’ che ti è mancato.

Non so se se ci sarà ancora l’amore per un uomo nella mia vita.
Non ci sarà tutto ciò che solo una vita lungamente condivisa può regalare.
Credo sia un dono grande.

I had a dream…

IO AVEVO UN SOGNO

Lucia

Carezza

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"Carezza" foto di Leo Taverna modificata da Lucia Lorenzon

Il tocco della tua mano che passa, così lieve, così rapido che nessun altro sospetta quanto possa essere rassicurante – quel tocco mi è di sostegno nei giorni più duri.

Marion C. Garretty

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