Archivio tag | mamma

Mamma di Stella

Lucia e Stella Lorenzon al Molinetto della Croda

Ma la rima con mamma qual’è,
chè parola più impegnativa non c’è?
Non fa mica rima con cuore,
ma è ventre che si fa amore.
Non fa nemmeno rima con vita,
ma lei la dà, dalla natura insignita.
E forse fa rima con figli?
No, ma per essi si fa tigre con artigli.
Magari la fa con eterno?
No, ma così è, il sentimento materno.
Di certo non con armonia,
ma qual poeta non ne ha fatto poesia?
Nemmeno, lo so, con canzone,
ma milioni di brani contengon quel nome.
Potrebbe essere, allor, con preghiera?
No, ma il suo nome è l’ invocazione più vera.
Nel caso mio
la verità è solo quella: la parola mamma fa rima con Stella.

Lucia Lorenzon, 13 maggio 2018

Auguri a tutte le mamme!

STELLA, LA GITA, LE RIFLESSIONI…

Stamattina  sei partita per una  gita. Non la prima, ma la prima con pranzo  al sacco che  prevede rientro intorno alle 17. Sei felice. Tu sei una bimba serena con tanti momenti di autentica felicità. Socievole, per nulla timida. Sei intraprendente. Sei oppositiva, se ti senti imposto qualcosa che non vuoi fare. Litigiosa, capatosta, combattiva seppur sensibilissima. Nonni ti guardano “impauriti”, nonna soprattutto dice: “ma se è così adesso come sarà fra qualche anno?” Vedendo in te tratti di una “ribellione” che è troppo simile al mio carattere da adulta. A quel mio modo d’essere che non hanno mai sopportato. E quando li sento dire che “non sei stata brava” o “non sei stata ubbidiente” io ne sono solo felice. Tu non devi essere brava e ubbidiente. Devi essere una bambina e sei splendida cosí. Non come la tua mamma da bambina. Un soldatino mite ed infelice che già a 6 anni aveva manifestato evidenti e trascurarati segni di disagio. Timida, insicura, impaurita da non si sa bene cosa. Io ho avuto i tuoi nonni come genitori. Ed è stata durissima crescere con loro. Tu li hai come nonni e hai me come madre. La mia presenza pur tanto ostacolata dal dolore fisico ti ha dato una sponda di libertà, di accettazione, di apprezzamento, di tenerezza, di empatia che ti sta facendo crescere molto più serena di me, pur non avendo tu il padre. E ne vado fiera.Fierissima.

Spero tu continui a crescere così.

Cara mamma di un maschio…

image

Carissima mamma di un maschio (o di più maschi),

In un attimo il tuo bambino sarà un uomo. E avrà dentro tutto quello che tu gli hai insegnato, l’amore che gli hai trasmesso, le parole che gli hai sussurrato. E dato che mia figlia sarà la donna che domani potrebbe incontrare tuo figlio in un bar, in un ufficio o in una discoteca, mi preme chiederti di essere brava.
Sì, brava. Perché a crescere un maschio oggi bisogna essere capaci. Lascia stare, non dirmi «Sì, ma anche a crescere una femmina». Certo, è vero. Ma non facciamo paragoni, magari in un altro post parleremo anche del crescere una figlia. Oggi parliamo di te. Di te e del tuo crescere un piccolo uomo, in un momento in cui l’uomo, o meglio il concetto antico di uomo, è in grossa crisi.
Insegnagli ad essere anche femmina
Anche se ti può sembrare strano, è la prima richiesta che ti faccio. Se esiste ancora il maschilismo, è perché gli uomini hanno paura della parte femminile che è in ognuno di loro. Se esistono le discriminazioni, è perché ai maschi si è detto troppo spesso «non piangere come una femminuccia».
Tu insegnagli ad essere un po’ donna. E insegnagli che donna è bello, che il rosa è un colore emozionante, che avere un lato femminile è un valore, e non una vergogna. Digli che si è più completi se ci si ascolta completamente, fin nel profondo. Digli che persino suo padre, anche se non lo fa vedere, è anche un po’ donna.
Trattalo come tratteresti tua figlia
Ho visto troppe mamme chiedere solo alla figlia femmina di sparecchiare dopo cena, lasciando andare il maschio a guardare la tv. Bene, te lo chiedo anche per mia figlia, nonostante lei oggi, quando riesce a servire il pranzo alla scuola materna, torni a casa estasiata: insegna a tuo figlio l’uguaglianza nei diritti, ma soprattutto nei doveri. Anche se lo ami infinitamente e vorresti evitargli la fatica, obbligalo ad aiutarti e fagli capire che, appunto, occuparsi della casa è una grandissima fatica. Che va condivisa con la donna che amerà. E per il suo futuro coniugale, digli anche, come scrive Ayelet Waldman in «Sono una cattiva mamma», che non c’è nulla di più sexy di un uomo che ti aiuta a caricare la lavastoviglie.
Insegnagli a parlare
Parlagli e chiedigli di parlare, sempre. Non archiviare tutto con un «è un maschietto, certe cose se le tiene dentro». Insegnagli ad aprire un dialogo, a chiarirsi, a confrontarsi. Fagli capire com’è importante usare le parole, l’intelligenza, anche la furbizia, al posto della violenza. Spiegagli come «stendere» una persona con un discorso, non con un pugno. E fagli capire che la violenza si combatte con il dialogo, con le domande, con la comprensione. Non con altra violenza.
Obbligalo a staccarsi da te
Non è il tuo fidanzato. È tuo figlio, e un giorno dovrà andare via e amare perdutamente altre persone. Tu spingilo ad andarsene un pochino ogni giorno. Immagino che sia infinitamente emozionante vedere il tuo bambino che ti dice «ti amo», ma poi, ad un certo punto, dovrà dirlo ad un’altra persona. E non potrà cambiare improvvisamente: dovrai essere tu, giorno dopo giorno, a fargli capire che c’è un mondo là fuori che aspetta lui e tutto il suo affetto. Non cercare di essere perfetta ai suoi occhi, perché non lo sei e non lo devi essere. Lui dovrà avere voglia di trovare la perfezione altrove.

(Da web)

A tutte le mamme che sono state considerate di serie B. Con rispetto.

A tutte le mamme che nella vita sono state o sono considerate mamme di serie B
A chi ha partorito con cesareo, a chi non ha allattato, a chi non porta i bambini in fascia.
Alle scelte che vanno rispettate.
Perché l’unica vera differenza la fa l’amore.
Un bimbo profondamente amato non avra’ mai una mamma di serie B. Comunque sia nato e comunque sia stato cresciuto.

Lucia

Quando non sai piú se sei sei degna d’essere madre

image

Stella 2 agosto 2015

image

Stella "in volo" 2 agosto 2015

E avere paura dei miei pensieri.
Detestarli, ripudiarli e non riuscire ad impedire che vengano.
Sapere che non saranno capiti quasi da nessuno.
Non sapere se farsi aiutare dal cuore o dalla ragione.
Stare male e non trovare tregua da anni.
Stare male fisicamente e non trovare ascolto vero perché l’ascolto vero, la personalizzazione vera delle cure mediche, l”ad personam” è ancora utopia, in fondo, e prevale il procedere secondo “prassi” senza considerare che non si può applicare una “regola” se si è di fronte ad un’ “eccezione”.
Avere avuto una figlia, da sola,  sfidando mille rischi ma sognando un futuro, insieme ad affrontare tutto, e trovarsi travolti, da subito, da dolori fisici tremendi, a 20 giorni dal parto cesareo essere di nuovo in sala operatoria, con la mia neonata  lontana, affidata ad una parente e problemi che nel tempo non si sono ne’ attenuati ne’ risolti, nonostante mille visite, mille analisi, esami invasivi, terapie, migliaia di euro spesi, cure sbagliate che mi hanno danneggiato ulteriormente.
Ipotesi e diagnosi vaghe sul crollo del mio corpo dopo gravidanza e parto. Forse la conseguenza di tanti anni di anoressia e bulimia, forse aderenze, forse endometriosi , colon irritabile, anemia, problemi alla colonna ecc. ecc.
Alcuni esclusi, alcuni presenti e irrisolti.
Reazioni anomale a quasi tutti i farmaci di uso più’ comune. Difficoltà a controllare ogni sintomo, dolore cronico che a volte appanna la mente.
E non riesci più’ a fare neanche una passeggiata e non riesci più’ a programmare nulla.
Ostaggio del tuo corpo.
“L importante è che tua figlia stia bene” frase che arrivi a odiare.
No che non è importante solo quello. Mia figlia non ha un padre, mia figlia vive grazie anche alle pensioni dei nonni, che sono di enorme aiuto ma sono anziani e non ci saranno sempre.
È importante che stia bene anche io. Importante che io non soffra tanto, non pianga così spesso, importante che possa occuparmi di lei…importante che possa fare una passeggiata senza dolore.
E  quei sentimenti…quei pensieri che rifiuti e vengono lo stesso: “se non l’ avessi avuta…non starei così” e lo sai perfettamente che lei non ha colpa alcuna, ma a volte ti senti come se la tua vita fosse stata immolata alla sua, lei un fuoco che divampa, tu una candela che si spegne.
Lo sai che l’ami, e ti prende l’angoscia di un possibile rancore verso tua figlia, rancore che non deve essere.
“Non pensa così una madre…”
“Pensa a chi un figlio lo ha perso e farebbe qualsiasi sacrificio e sopporterebbe qualunque cosa…”
“Non eri adatta a fare la madre…”
Forse…Forse…
Forse sono solo un essere umano.
Forse sono condannabile e mi sto condannando anche io.
Forse un giorno anche i suoi occhi azzurri e innamorati di bambina mi rimprovereranno, mi giudicheranno, mi condanneranno.
Forse no.
T’amo come posso, come so.
Forse non è davvero abbastanza e non ho giustificazioni.
T’amo come quando mi sono giocata tutto, ho corso tutti i rischi paventati , per farti venire al mondo…o no?
Ci sei… Sei sicuramente ciò che di più bello ho fatto. Una bellezza commovente e un carattere d’oro…
E che tu mi possa perdonare.
Che io sia degna ugualmente, almeno un poco, del tuo chiamarmi  “mamma”.
Che io sia degna d’esserlo, nonostante tutto.

ALLA MAMMA CHE SONO AUGURO…

image

Lavoretto Stella FESTA DELLA MAMMA 2015

image

Alla mamma che sono auguro la capacità e la sensibilità di capire chi è mia figlia, assecondandone le passioni, gli interessi, le curiosità.

Alla mamma che sono auguro l’empatia che serve a capire i battiti di un cuore, le sfumature di gioia e dolore.

Alla mamma che sono auguro la capacità di comprendere gli sbagli, la capacità di distinguere quando sdramatizzarli e quando saperne discuterne l’eventuale gravita’ e la neccessaria presa di responsabilità.

Alla mamma che sono auguro la forza della pazienza, quando proprio non ce la si fa più e si vorrebbe solo urlare.

Alla mamma che sono auguro di vedere il più spesso possibile gli occhi di mia figlia illuminati di gioia, e la possibilita’ di proteggerla dal dolore, quando sarà giusto e possibile, di consolarla quando possibile non sarà.

Alla mamma che sono auguro di aver la possibilita’, anche con l’aiuto di coloro che la amano, di farle sperimentare quante più cose possibili, perché possa riempirsi gli occhi, il cuore, la testa, di pensieri emozioni, sensazioni, che la aiuteranno a capire meglio se stessa e gli altri.

Alla mamma che sono auguro di non farle sentire troppo la mancanza del padre che non ha; di saperle spiegare, quando sarà il tempo, perché una persona è capace di un così grande rifiuto, e auguro a lei di saperlo, se possibile, perdonare.

Se poi la vita fara’ rivedere a questo padre le sue scelte, spero di accettare serenamente che si  possano voler bene, nonostante tutto.

Alla mamma che sono auguro un po’ della salute che non ha più da anni per poter fare con lei piccole grandi cose che per le mamme che stanno bene sono scontate e che io non posso fare più ; se non sarà più possibile mi auguro lo saprá capire sempre, non solo ora che è bimba, e che troveremo tante cose alternative da fare insieme.

Alla mamma che sono auguro di vederla crescere senza pregiudizio alcuno verso gli altri, perché  il rispetto è una virtu’ enorme.

Alla mamma che sono auguro di non intaccare coi miei dolori, le mie preoccupazioni, le mie paure, il suo innato, meraviglioso, ottimismo.

Molte altre cose mi augurerei…ma la cosa più grande, cui più tengo, che più auguro a me stessa è di vedere sempre negli occhi di mia figlia l’amore che ora prova per me e che lei lo sappia sempre leggere nei miei.

Allora…Auguri a te, Mamma Lucia!
Auguri a te, Mamma di Stella!

A te…di Jovanotti
A Stella ❤

CHE COSA C’É?

image

Lucia e Stella Lorenzon 26 aprile 2015

CHE COSA C’E’?

C’è che ti amo anche se la mia vita è diventata dura e difficile dacché ci sei, c’è che ti amo per ogni tuo sorriso, per ogni lacrima, per il tuo ottimismo, per la tua “tostaggine” e la tua simpatia.

C’è che ti amo perché somigli tanto, esteriormente, a me bambina, ma senza la mia mitezza, timidezza e introversione.

C’è che ti vedo addormentata e mi commuovo, ti guardo nelle foto appena nata e mi commuovo, ripenso alla mia tormentata e solitaria gravidanza, al mio pancione, e mi commuovo, e ti amo, ancora di più.

C’è che sei bella come non potevo osare immaginare, una bambola viva e piena d’anima.

C’è che soffro infinitamente per ciò che la vita e i miei problemi mi impediscono di darti, e chissà quante cose mi impediranno, ma vedo che tu mi ami lo stesso.

C’è che ridi in modo strepitoso, con la gioia di una bimba che non ha molto, ma che si sente scoppiare il cuore di felicità per una discesa veloce in bicicletta.

C’è che sei un incanto, una meraviglia infinita.

C’è che sei il grande riscatto di una vita di tormenti, il frutto perfetto del mio corpo e del mio cuore fragili e provati.

C’è che non sei solo la parte migliore di me, Tu sei proprio migliore di me.

E io ti ammiro, ti stimo, a volte persino sono in soggezione.

C’è che non le trovo tutte le parole che vorrei far uscire dal cuore.

C’e’ che forse non so amare bene, ma so amare tanto…e tu sei l’Amore più grande, Stella.

C’e’ che spero la vita mi permetta di stare meglio, per starti più vicina.

C’e’ che sono la tua mamma…e non è cosa da poco, é un onore.

C’e che sei e sempre sarai l’unica risposta ai miei perché.

Mamma

L’Unica risposta ai miei perché Video creato con immagini prima di me incinta e poi di Stella, in sottofondo la canzone “Un senso di te” di Elisa

MI SEI MANCATA MAMMA

image

Immagine dalla pagina fb "Colors for you"

Mi sei mancata mamma, mi sei mancata quando piccola, nella notte, sola nel mio lettino, ero turbata da strane buie paure, paura di morire, paura che tu e papà moriste, e mi stringevo forte alla mia boule calduccia, ma il caldo non bastava ed allora svitavo un poco il tappo e lasciavo che l’acqua bagnasse tutto, pian piano, per poi poterti chiamare.Ti dicevo che si era svitato da solo, tu non dicevi nulla, ma eri lì ed io avevo meno paura.
Mi sei mancata mamma, quando  non riuscivi mai ad accarezzarmi, abbracciarmi, farmi sentire un calore che non capivo non eri in grado di emanare.
Mi sei mancata mamma, mentre papà in preda ai fumi dell’alcol mi gridava contro, gridava contro di te ed io urlavo contro di lui mentre tu tacevi. Io, ragazzina, difendevo entrambe dalle sue immotivate urla.
Mi sei mancata mamma quando  quindicenne, mi hai spinta ad un’estate in Germania per migliorare il mio tedesco, e son rimasta più di un mese in una famiglia italiana, con un uomo costantemente ubriaco, e tu mi telefonavi solo una volta a settimana
Mi sei mancata mamma, mentre precipitavo nell’anoressia e tu non hai capito che il male era il nostro mancato rapporto, l’amore che non sapevi dimostrare, il freddo da cui mi sentivo avvolta. E avevo messo in atto una disperata richiesta d’attenzione.
Mi sei mancata mamma, quando, intrisa dai tuoi tabù, hai avversato come qualcosa di sporco i miei primi amori adolescenziali, così semplici, così veri e tu mi bollavi a 17 anni come “sgualdrina”.
Mi sei mancata mamma, quando alla ricerca di amore ho sbagliato tutto, cercandolo dove non poteva essere e tu hai solo saputo dirmi che “camminavo nel fango”.
Mi sei mancata mamma, quando ormai, seppur ventenne, mi lasciavi a casa con papà, in preda ad una angoscia terribile e profondamente a disagio, mentre tu facevi gite in vari posti d’Europa e io non sapevo come resistere quei 7 o 10 o 15 giorni.
Mi sei mancata mamma, quando,  incinta e sola, a te per ultima l’ ho detto, perché uno dei miei timori più grandi, mettendo al mondo la mia creatura, era che subisse la tua influenza, pesante come un giogo.
Mi sei mancata sempre mamma, la tua forza granitica mi ha protetto dalle intemperie più forti, il tuo gelido rifugio mi ha accolta, ma quante volte avrei preferito ballare con te sotto la tempesta, che stare all’asciutto di fronte a un fuoco spento.
Hai più di 70 anni, mamma, sei ancora qui, quando provo ad abbracciarti, sempre più di rado ormai, e tu sfuggi dopo pochi secondi, il mio cuore ancora si incrina.
Mi manchi sempre più e spero di saperti perdonare, di riuscire ad accettare ciò che sei stata e sei, di far pesare di più nei ricordi ciò che di buono c’è stato o, forse, a rassegnarmi, fino a che il tempo ancora lo concede.
Tua figlia,

Lucia

HO PARTORITO COL CUORE: la testimonianza di Alessandra

E dopo l’estremismo folle (sperando sia alfine solo una provocazione mediatica e non il reale credo di una setta religiosa )  di chi sostiene che è “vera madre” solo chi partorisce naturalmente e non col cesareo, eccovi la testimonianza di una MADRE VERA, che non ha nemmeno partorito.
Alessandra è una delle persone conosciute su fb, più care al mio cuore.

Lucia

image

Dipinto di Eleonora Manfroni (SISTA'S ART)

Non ho mai partorito né naturalmente né con un cesareo, ma sono una mamma, eccome se lo sono! Sono una mamma di cuore.
Cosa dovrebbe avere in più una mamma che partorisce naturalmente dalle altre? Il dolore che accompagna quei momenti forse?
Se è così posso assicurare a questi fanatici che se una mamma che partorisce naturalmente soffre giusto quelle ore che intercorrono dal travaglio alla nascita del loro piccolo, io pur non avendo partorito, non ho sofferto meno.
Ho iniziato a soffrire già il giorno in cui mi sono resa conto che probabilmente non avrei mai vissuto l’emozione di vedere un test di gravidanza positivo, anzi che non avrei avuto neppure il motivo di farne uno…
Ho sofferto ogni volta che, vedendo una donna sorridente col suo pancione passeggiare nel parco, io ho dovuto spostare l’attenzione su altro, mentre dentro la certezza che a me non sarebbe capitato mi faceva sentire inesorabilmente sola.
Ho sofferto quando, decidendo di farmi aiutare da un medico specialista, mi sono sentita dire senza nessuna delicatezza che per me non c’era niente da fare; ero in menopausa precoce, a 30 anni appena!
Ho sofferto quando tutto l’entusiasmo di accogliere un bambino generato da un’altra coppia è stato in tutti i modi messo alla prova da una difficile burocrazia che rallenta tempi ed eventi nel mondo dell’adozione.
Ho sofferto quando, pur essendo disposta ad accogliere un piccolo bambino con adozione internazionale, ho dovuto fare un passo indietro perché dare mandato ad un ente che “accompagna obbligatoriamente” nel percorso di adozione internazionale comportava spese che mai io e mio marito avremmo potuto
sostenere.
Ho sofferto quando tutti intorno a me sentendomi disposta ad accogliere un bambino in difficoltà, anche malato, mi hanno bollata come folle e sconsiderata.
Ho sofferto quando, chiamata per un abbinamento con una bambina con grandi difficoltà, dopo valutazioni del Tribunale dei Minori, è stata scelta un’altra coppia per fare da famiglia a quella creatura che sentivo già mia.
Ho sofferto ogni volta che, sentendo squillare il telefono correvo a rispondere col cuore in gola, immaginando si potesse trattare della “chiamata della mia vita”, tranne scoprire, poi, che era l’ennesima scocciatura pubblicitaria.
Poi, come tute le mamme, ho gioito.
Ho gioito anch’io quando, seppur in modo diverso ho scoperto che stavo per diventare mamma.
Ho gioito quando ho stretto per la prima volta tra le braccia il mio fagottino, quando le ho dato per la prima volta il biberon, quando le è spuntato il primo dentino, quando ha mi ha chiamato “mamma”,  quando ha fatto il primo passo. Ho gioito esattamente come gioiscono tutte le mamme che vedono crescere la loro creatura.
Continuo a provare tutte le stesse emozioni che le mamme naturalmente provano nei confronti dei loro piccoli: tenerezza, ansia, apprensione, anche paura… paura di non essere abbastanza, paura di non riuscire a dare risposte ad un vuoto che nella sua vita esisterà sempre : il lutto dell’abbandono della madre biologica.
Ma di una cosa sola sono sicura, il mio amore non ha confini, non è un ripiego, non poteva essere “diverso”,  il mio è “amore puro”, anche se non è stata parte del mio grembo, l’amore non si misura dal modo in cui la vita ci unisce, non sta nel sangue, nei geni, nelle tabelle statistiche, nel modo in cui veniamo alla luce.
Forse le mie parole possono sembrare “di parte”; allora voglio proporvi un brano tratto dal “Il Piccolo Principe” :
Che cosa vuol dire addomesticare?” chiese il Piccolo Principe.
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’una dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”:
”L’essenziale è invisibile agli occhi”.
Ora mi chiedo: per le persone che sostengono che il parto naturale sia il requisito per essere “vere madri”, cos’ é ”l’essenziale” ?!?
Ho voluto riportare la mia esperienza di madre adottiva, ma conosco storie di madri che hanno dato la vita o l’hanno messa in serio pericolo per tutelare quella delle creature nel loro grembo e che certo non sono meno madri, anzi.
Mi auguro che il cuore abbia sempre più argomenti di una ragione che ultimamente mi sembra si stia allontanando sempre più dall’ “essenziale”.

©Alessandra Quarta

*Dipinto di Eleonora Manfroni, in arte Sista, che trovate, con le sue creazioni, sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/sistasart?ref=ts&fref=ts&__nodl

Scritto con WordPress per Android