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NON DOVEVO ESSERE MADRE

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” Non sarò mai una madre.Resterò per sempre una ragazza.Invecchiero’ così,asciutta e sola. Il mio corpo non si sformerà, non si moltiplicherá.Non ci sarà Dio. Non ci sarà raccolto. Non ci sarà Natale. Bisogna cercare nel mondo, nella sua aridità, nelle sue strettoie il senso della vita…in questi negozi, in questo traffico…Invecchiero’ così.” Avevo 40 anni, una diagnosi di infertilità, una relazione con un uomo sbagliatissimo, e questa descrizione di sé stessa dalla protagonista di “Venuto al mondo” di M. Mazzantini, sembrava la mia descrizione perfetta. Io che, cresciuta da sola, figlia unica, avevo sognato di avere due, tre figli, non sarei mai stata chiamata “mamma”, sarei continuata a sembrare una ragazza, al di fuori, stranamente risparmiata tanto a lungo dai segni del tempo e il mio ventre inospitale sarebbe rimasto sempre vuoto. Quindi che significavano quelle due lineette sul test di gravidanza? Fatto con la leggerezza di chi deve solo confermare che l’impossibile resta impossibile, anche dopo una settimana di ritardo? Significavano che la frase “nulla è impossibile” si rivela a volte non essere un luogo comune,significavano che a due mesi dai miei 41 anni,una vita stava cercando di crescere in me. “Non desiderare troppo qualcosa, potresti essere accontentato”; questa frase mi si formulò in mente, non gioia, non la sensazione del miracolo, ma terrore, voglia di fuga,consapevolezza che la fuga l’avrebbe senz’altro fatta il padre, che già aveva figli grandi, che con me non si sentiva affatto impegnato, figuriamoci con un figlio. È stato un lungo travaglio interiore accettare questo miracolo e pensarlo un dono. È stata dura essere abbandonata incinta. È stata dura non interrompere questo cammino nuovo e impervio e tornare sulla strada non facile, ma conosciuta, percorsa per metà della mia vita. È stata dura scegliere di far correre dei rischi al mio fragile corpo provato da anni di disturbi alimentari, di lasciar riempire il conosciuto vuoto da una creatura. Una creatura mia. Ma la mia scelta più solitaria, più drammatica,l’ho fatta, sfuggendo all’ultimo momento ad un aborto già fissato e pagandola in termini di salute più di quanto pensassi, mi verrebbe da dire più di quanto meritassi. Nulla è andato come speravo andasse nei sogni che accompagnano una gravidanza. Dicono che la vita comincia a quarant’anni e questo sì è un illusorio luogo comune, ma una vita l’ho fatta iniziare comunque, ed e’ una meravigliosa vita, è bionda, ha gli occhi azzurri, ha un sorriso che irradia luce, e mi chiama “mamma”.

Lucia

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QUANDO IL GENITORE È UNO SOLO -Lettera aperta al “padre” di mia figlia

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I capelli ricci un po’ troppo lunghi, magro, la bellezza appannata, oggi i tuoi anni li dimostri tutti.Mi saluti con la mano da lontano; quattro anni di relazione e siamo due sconosciuti, in fondo lo siamo sempre stati, so poco di quell’anima che da qualche parte hai sotterrato col feroce disincanto verso il mondo e le persone.Tutto, per te, è sempre smitizzabile dall’ironia, a volte feroce.Lo hai fatto anche con me, con me che ti amavo ma non so dire più cosa amavo, se non l’idea che mi ero fatta di te.Ti guardo e so che non ti amo piu’ ma nemmeno ti odio, non provo rancore. Forse la tua brutale sincerità ,a posteriori, l’apprezzo di più delle false speranze, dei racconti senza basi, delle illusioni che a volte gli uomini creano per legare a sé qualcuno, più o meno consapevolmente, ma sempre con superficialità, senza pensare al peso che hanno le parole, al male che possono fare alle persone. Nelle vita di una creatura umana si deve cercare di entrare solo e sempre se si è certi di migliorarla, sennò si deve starne fuori.Ti guardo e penso che sei l’uomo con cui ho il legame più forte che si possa avere, quella figlia capitata per caso, che non hai voluto, che guardi con simpatia ma da cui mantieni le distanze.Padre per caso a vent’anni, padre per caso a cinquanta. Figli che hanno trent’anni di differenza e tu non sei cambiato.Ma la vita non è mai un caso.Mia figlia non è in questo mondo per caso.Ci dovrai per forza fare i conti, tu e il tuo disincanto di fronte alla forza di una vita che hai creato con me.L’uomo più sbagliato con cui concepire un figlio, col più bello dei risultati possibili, la mia bambina.Un giorno ci sarà un faccia a faccia, so già che lo perderai, spero per cedere alla tua paternità,per prenderne atto, sennò sarà solo un perdere tutto, senza speranza, senza redenzione.

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UNA MADRE UCCIDE SUO FIGLIO: PERCHÉ?

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Io non so se davvero la madre ha ucciso Loris.
Spero di no, temo di sì, penso con dolore infinito a cosa deve aver provato quel cucciolo, se chi di più al mondo doveva proteggerlo invece lo ha ucciso.
Ma questa ragazza, divenuta madre poco più che bambina, sofferente di depressione, rifiutata dal padre, bollata come “sbaglio” dalla madre, che ha tentato il suicidio, quanto è stata aiutata? È stata curata? Perché era sola coi due bambini, se tanta instabilità aveva manifestato?
Se ha abbandonato le cure ( la depressione implica spesso anche la negazione di soffrirne ) perché nessuno ha capito che poteva essere pericolosa, messo al sicuro i figli?
Perché i mostri sono sempre gli altri, non capiamo che davvero gli altri siano noi? Che questa orrida società siamo noi?
Io provo pena, e credo che tutti siamo responsabili di fronte ad un bimbo ucciso da sua madre, tutti siamo un po’ colpevoli nei confronti di una creatura umana che uccide una parte di sé, suo figlio.
Sono madre, non giustifico un tale gesto, provo a spiegarmelo e certi giudizi feroci e spietati non li condivido.
Io tremo di fronte a tali vicende tremo di fronte all’abisso della mente umana, che in questo caso forse doveva, e poteva, essere visto e previsto, ma a volte la rottura del sé colpisce anche laddove nulla lo farebbe sospettare, laddove oscuri problemi restano sepolti nel fondo della mente fino ad esplodere incontrollati.
Davvero possiamo dirci immuni e sicuri?
Che venga processata, condannata, che giustamente la giustizia faccia il suo corso.
La sua condanna e la sua pena più grande sono in lei e nulla le cancellerà, se mai porterà a livello di coscienza ciò che ha fatto, nessun giudice potrà essere più severo di sé stessa.

Lucia