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Appartenenza (di passione e d’amore)

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Io non so in quale mondo mi porti tu, in quale modo andiamo noi, quando stiamo insieme. So che non sono mai stata con nessuno in nessun luogo, così totalmente. So che sento visceralmente, e allo stesso stesso spiritualmente, d’essere tua come non era possibile essere di nessun altro. E non potrò mai essere più di nessun altro.
So che ti amo con una profondità assoluta.
So che ti desidero come nemmeno sapevo si potesse desiderare qualcuno.
So che mi fai sentire carne della tua carne e mi fai perdere qualsiasi limite.
Perché non lo so davvero più ad un certo punto dove finisco io e dove cominci tu.
So che in questo amore c’è tutta la bellezza che mi è stata negata nella vita.
So che la vita ora sei tu.
So che sei il mio respiro
E che non si vive più senza il proprio respiro.
E smetto…perché non bastano le parole. Non bastano neanche le lacrime che mi scendono.
D’amore, di passione infinite per te.
No non ci sono le parole ma tanto tu lo so che mi leggi l’anima. Solo tu l’hai saputa leggere.
Mai più senza di te. Mai più.

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Didi

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Sì era persa troppe volte Didi. Si era persa tra le parole, si era persa nei racconti, si era persa in degli occhi, in una voce, in un sorriso.
Si perdeva perché aveva un’innata fiducia nella sincerità delle persone.
Non concepiva dietrologie, recite, alterazioni del racconto di sé.
Lei i mostri che aveva dentro magari non li mostrava subito, ma non li camuffava mai, non si dipingeva diversa, e se si fidava, si fidava davvero, li tirava fuori, e di sé mostrava tutto il brutto e tutto il bello di cui era composta la sua anima.
E, una volta fatti uscire i mostri, venivano meno le parole, venivano meno le promesse, le voci diventavano impazienti e infastidite, gli occhi la guardavano appannati.
Tutto cambiava.
Per paura, per mancato amore, per desiderio di eterna leggerezza, perché è meglio sempre fingere che i mostri non ci siano, o non ci siano mai stati, che affrontarli con chi ami, tenendogli stretta la mano, senza lasciarla mai.
Ma lei non la perdeva la fiducia.
Lei avrebbe sempre sperato di trovarli degli occhi limpidi, sinceri, in cui perdersi sapendo di ritrovarsi sempre.
Una voce il cui suono sarebbe stato sempre la sua pace.
Parole che sempre sarebbero state di rispetto, di fiducia, di stima.
Qualcuno che, per amarla, non avrebbe voluto prima trasformarla.
Lei ci credeva che, da qualche parte, c’era il suo Amore.
Da qualche parte.
In qualche tempo.