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Il “segno” della passione

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La capacità di passione la riconosci.
La riconosci quando sai cosa vuol dire “perdersi per amore” quando sai cosa significa vivere per un attimo con lui, per una parola al telefono, per una notte rubata al tempo, alla logica, alla distanza, foss’anche alla fedeltà a qualcuno.

Quando la follia diventa quasi un modo di vivere, perché per vivere hai bisogno di quegli occhi, di quella pelle, di quell’ odore, di quel sorriso, di appartenere a quel corpo, a quei pensieri.

E l’idea di perderlo è cosí intollerabile da accettare l’inaccettabile, pur essendone consapevole.

Quando la testa lavora senza requie per trovare nuovi modi di renderlo felice.

Quando niente altro ha priorità, anche ciò cui hai sempre tenuto, perché esiste una sola priorità.

Quando ti alzi alle tre di notte per un bacio di un minuto o fai l’amore su un tavolo in minuti dieci, perché non ce ne sono di più.

Quando vorresti un figlio per avere per sempre una parte di lui da amare.

Quando ti dicono che sei disperata, malata, che non sei dignitosa.

Quando hai vissuto tutto questo e sei sopravvissuta, sei andata oltre sei “guarita”, ma sai che tornando indietro per quanto ti sia costato caro, carissimo, rifaresti tutto.

Quando hai provato questo e molto altro allora riconosci coloro che tutto questo hanno vissuto.

Anime capaci di attraversare l’Inferno per un attimo in Paradiso.

E le senti

.

E forse le temi

.

Perché se due anime cosí si incontrano e si innamorano potrebbe essere un costante Inferno o una imperdibile felicità.

Ma, due anime così,  difficilmente rinunceranno a rischiare.

Lucia

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Ascesa verso l’inferno

La testimonianza di una amica ,Michela, che scrive per MonDonna, caduta e poi faticosamente uscita da piú ricoveri in Trattamento Sanitario Obbligatorio

MonDonna

Riportando la mia esperienza come ex paziente psichiatrica, vorrei far conoscere quello che si cela dietro le cure, che purtroppo vengono sempre più dispensate per ogni problema che la vita può riservare. Non farò nomi, ne citerò la struttura ospedaliera. Mi scuso se turberò qualcuno, ma ho voluto presentare l’argomento in tutta la sua spietata verità, non intendo recar offesa alcuna. Grazie a tutti coloro che si soffermeranno a leggere queste parole.

“La speranza di veder arrivare qualcuno, di veder quelle porte maledette aprirsi e arrancare contando le piastrelle che separavano la stanza dalla libertà, attaccata alla parete per non cadere tra vertigini invadenti e tremori costanti, con gli odori di piscio e di sangue, urla che magicamente svanivano all’arrivo del parente che, rassicurato, se ne usciva con la coscienza pulita ad abbracciar il sole o la pioggia.. avrei dato qualsiasi cosa per danzare sotto la pioggia, senza inciampare.”
“Era…

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