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Il tempo è senza tempo

Futuro,
passato,
presente,
questa è la lotta continua
della gente.
Paura del domani,
lontano o imminente,
incerta felicità
nel godersi il presente;
turbamento o nostalgia,
per un passato andato via.
Eppure noi siamo figli di un tutto,
di passato, presente e futuro
siam frutto.
E’ insito in noi un intricato costrutto,
di ere, di mondi,
di segreti profondi.
Io ti stringo la mano
e già ti conosco,
Forse da cent’anni ti amo
e ti riconosco.
O chissà, ci ameremo,
perché mai moriremo,
fra mille anni da adesso;
e sarai sempre tu,
sempre lo stesso.

Lucia Lorenzon, 25 luglio 2017

Buon Natale Stella!

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E alla fine il mio piu’ immenso Buon Natale a te, a te che amo come nessun altro al mondo, e da cui vengo riamata senza aspettativa alcuna. Perche’ tu sei mia figlia e io la tua mamma.
Sei l’inizio e la fine di tutto.
La spiegazione di ogni cosa.
Tu regali emozioni, sorrisi, risate e la “saggezza”del tuo veder tutto in un’ottica positiva.
Tu sei solo “Bene”.
La Luce perenne.
L’ incarnazione della Bellezza.
La mia Speranza.
Il Futuro, oltre la mia stessa vita.
E se oggi si celebra la nascita di Dio fatto Bambino io celebro con lui anche te, mia Bambina.
Buon Natale Stella.

Mamma

“Se non ci fossero i miei figli…”

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Dipinto di Steve Hanks

Parlavo pochi giorni fa con una mia amica, fa l’avvocato ma il lavoro ormai è ridotto al lumicino e poco lavora anche il marito.
Mia coetanea, ha sempre fatto una vita brillante e felice, prima gli studi poi un lavoro appagante, buoni guadagni, un matrimonio felice, i viaggi, i figli…Ricordo ancora una sua frase di anni fa: “io non so come affronterei seri problemi, perché in realta’ non ne ho mai avuti “.
Ora le difficolta’ lavorative, un susseguirsi di problemi e lutti familiari e quella frase: “L’unica cosa bella sono rimasti i bambini, se non ci fossero loro…” ( una ragazzina dodicenne e un bambino di nove).
Questa frase negli ultimi tempi me la sento ripetere spessissimo da tanta gente “Se non ci fossero i miei figli…” e spessissimo la penso anche io.
In questi tempi bui, sia collettivi che personali, sempre piu’ ci si rende conto che la salvezza propria e dell’umanita’, la motivazione piu’ radicata per continuare a combattere, a cercare di risolvere, aggiustare, se possibile migliorare le cose ( si tratti di problemi di salute, economici, psicologici o quant’altro) sta nelle creature che abbiamo messo al mondo; e nel momento in cui le mettiamo al mondo, abbiamo fatto un atto di speranza, piantato un seme di fiducia nel futuro che potrebbe diventare il nostro punto di forza per il resto della vita.

Già...” Se non ci fosse mia figlia…”

Lucia

Cara Lucia piccola,

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Cara Lucia piccola,
Vorrei essere stata lí, quando muovevi i tuoi primi timidi passi nel mondo. Avevi paura, ma eri talmente mite e buona che nemmeno palesavi i tuoi disagi, le tue inquietudini, le tue lacrime.
Come un soldatino nascondevi l’angoscia nel tuo piccolo cuore e facevi la” bambina brava”.
Avresti voluto qualcuno che ti abbracciasse per farti coraggio, ti lasciasse in pegno una carezza, ma andavi avanti lo stesso, disarmata.
Io ti avrei stretta forte piccola, ti avrei detto che capivo quanto eri coraggiosa, ma che potevi anche cedere alla paura, far la bimba, fare i capricci, ci saremmo parlate, ci saremmo amate e capite.
Sarei stata lì, a tenerti la mano, nelle notti buie in cui la tua piccola anima, già troppo sensibile, era turbata dall’idea della morte, ma non riuscivi a trovare le parole, troppo adulte, per spiegarlo.
Ti avrei detto mille volte quanto eri bella e brava, come tutti ti dicevano, tranne la tua mamma e il tuo papà, te lo avrei detto mille volte e mille volte ti avrei rassicurata che ti avrei amata lo stesso, tanto quanto, se non lo fossi stata.
Ero lì, cucciola, nel battito futuro del tuo cuore ma non potevo far nulla.
Alla fine mi hai custodita tu, nel tuo piccolo cuore coraggioso, mi hai protetta, difesa, come hai potuto, dallo scempio che volevano fare della tua diversità, del tuo istintivo anticonformismo.
La mia sopravvivenza la devo a te.
È stata una battaglia dura che ha lasciato cicatrici brutte, alcune ancora aperte e dolorosissime.
Siamo arrivate qui, ora io ti custodisco nel battito bambino del mio cuore.
Ma avrei voluto esserci, stringerti forte, prenderti la mano e regalarti l’amore che cercavi.
Perdonami.
Ti amo tanto
.

La tua Lucia Grande.

Elisa “Ti vorrei sollevare” feat. Giuliano Sangiorgi (official video)

“Con gli occhi stanchi del tempo” ( a pag 97 del libro “UNA FOTO UNA STORIA”)

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CON GLI OCCHI STANCHI DEL TEMPO

È l’alba, mi guardo allo specchio, odio la mattina presto da una vita, ma questo 7 giugno è speciale e l’ho affrontata. Mi guardo allo specchio e non mi piaccio. A dicembre saranno sessant’anni, “ancora una bella donna” è il più comune complimento e, in quell’ “ancora”, c’è tutto.
Io, comunque, bella non mi sono vista mai, nemmeno quando bellissima lo ero e tutti me lo ripetevano. La mia bellezza l’ho negata in tutti i modi possibili, mi ha fatto del male, ha lasciato ferite mai cicatrizzate, ha attirato persone sbagliate. Uno specchietto per sciacalli altro che allodole!
Basta! Esco…devo venire da te…nonostante l’ora, l’aria è tiepida stamane, promette proprio d’essere una giornata come quella dell’anno in cui sei nata tu, un giorno pieno d’estate dopo giorni di freddo che pareva non voler finire più.
– “Mamma, vieni a prendermi la mattina presto, quando sarà finita la festa, andiamo a prenderci un orzo al bar, andiamo a casa, spegniamo i cellulari e stiamo a letto tutta la mattina!”
– «Ma perché, Amore, non ti va di andare coi tuoi amici a prendere il cappuccino o a riposare a casa di Angelo?»
– «No, mami, voglio che venga a prendermi tu, io e te, come quella mattina che sono nata, io e te, sole, nessun altro al mondo. Com’era la canzoncina che mi cantavi sempre di Gianni Meccia? “…in un mattino limpido coi galli che cantavano, coi fiori che sbocciavano sei na-ta-tu!..”
Ecco io voglio che tutto cominci come quel giorno!»
Già…in un mattino limpido…quella vecchia canzone sembra scritta per te “capelli color grano, occhi color cielo sereno”. Tu sei così.
Arrivo al locale.
Strano locale kitsch, arredato in viola e argento, appariscente, caratteristiche che non ti appartengono.
– «Ma c’è buona musica dal vivo, un ottimo catering, la torta la porta Angi da fuori, coi bignè, come piace anche a te, mami». Mi vieni incontro, 1,70 m di incanto, l’aria stanca dopo la notte di festa che ti ha portato via quasi tutto il trucco, e sembri ancora più bella, i tuoi occhi ancor più grandi, ancor più azzurri. Ti sei vestita in nero e turchese.
Essenziale, nessun fronzolo, semplice e luminosa come una Stella.
E Stella ti chiami, quanto felice di aver scelto questo nome per te, contro il parere di chi avevo vicino. Le stelle sono simboli portafortuna, sono punti luminosi nel buio, sono guide. SEI TU.
Un vortice di ricordi…tu, Stella, sei la decorazione luminosa e perfetta in cima all’albero spoglio e scarno che è stata la mia vita.
Non sono stata mai felice. Non sono mai stata in salute, sono arrivata a stare malissimo.
Non sono mai stata amata, senza se e senza ma, da chi mi sarei aspettata. Senza se e senza ma mi hai amata solo tu.
Ero un bimba sperduta nella notte, che temeva di morire, e chiamava una mamma che non sempre arrivava, perché non capiva questo fiorellino fragile che lei, robusto albero, aveva generato. Un albero troppo grande, troppo forte, troppo alto per chinarsi verso quel fiorellino. Lo proteggeva dalle grandi intemperie, ma non conosceva il suo profumo, la sua dolcezza, la delicatezza dei suoi petali.
Crescevo inquieta e sola lungo un percorso a ostacoli, l’alcolismo di mio padre (il nonno meraviglioso che hai tanto amato è ahimè stato un padre del tutto inadeguato e negativo), l’anoressia (la bellezza che mi era stata data in dote ho cercato di cancellarla fino a 39 kg di soli occhi smarriti).
La scuola è stata un po’ la mia ancora, brava, bravissima, eccellevo nello studio, pur riuscendo a mantenere la simpatia dei compagni, aiutandoli in ogni modo possibile.
Non sono però riuscita a finire l’università, stavo troppo male. Anni bui, con accanto un padre affossato nel suo problema, una madre anafettiva, un fidanzato, conosciuto a 15 anni, tanto disponibile dal punto di vista pratico, logistico, quanto incapace di empatia e reale comprensione. A mille miglia dalla mia anima.
E sono cresciuta, invecchiata, passando dall’anoressia alla bulimia, cibo per un vuoto dentro che non si sarebbe riempito mai.
Un vuoto che mi ha fatta innamorare di uomini sbagliati.
Un vuoto che mi ha attirata in un vortice di attrazione chimica, legata ad una schiavitù mentale e fisica, ad una dipendenza olfattiva per la mia follia più grande: tuo padre.
Quattro anni di pazzia che mi hanno portato, nonostante la diagnosi di infertilità,a te.
Non pensavo di farcela.
Sola durante la maternità .
Sola il giorno del parto.
Sola sei nata anche tu, perché ho dovuto partorire con un cesareo in anestesia generale e non ho potuto darti il benvenuta al mondo, toccarti, annusarti, riconoscerti, io, anestetizzata, e tu che te la cavavi benissimo, tosta ed indipendente, fin dal primo vagito.
Tuo padre non c’era, non c’è stato, non ci ha volute.
Le tue figure maschili di riferimento sono state il rigenerato nonno, affettuoso e innamorato perso di te come, di me, sua figlia, mai era stato capace, e Leo, il nostro caro, prezioso, insostituibile, amico Leo che ha tanto voluto bene a me quanto a te, dopo la nascita, e c’è stato, sempre, per noi due.
Ma chi ha i buchi neri nell’anima non li riempie nemmeno con un figlio e ho cercato ancora amore, appoggio, e ho sbagliato, sbagliato.
La mia salute è caduta in un abisso dopo la gravidanza, il mio corpo fragile travolto da un oceano di dolore e disagi fisici da cui i medici non riuscivano a tirarmi fuori e io ho cercato di stare a galla, di non soccombere perché c’eri tu.
Ho cercato di darti calore, amore, coccole, di capirti in ogni modo possibile, ma sono stata molto limitata dalla mia salute e purtroppo ho limitato te.
Tu mi hai amata lo stesso.
Tu, col tuo ottimismo innato, tu che, fin da piccolissima dicevi: «non importa se piove, poi torna il sole.»
E sono arrivata qui.
Non è stata una buona vita.
È stata dura, piena di lacrime, dolore, frustrazioni.
È stata una vita, però, piena di te, dei tuoi occhi azzurri, della tua straripante e dolce vitalità, dei tuoi sorrisi, della tua bellezza.
Una vita che ha valso la pena di essere vissuta solo perché ha fatto la differenza per qualcuno.
La mia vita ha permesso la tua vita ed è questa l’unica risposta ai miei perché.
BUON DICIOTTESIMO COMPLEANNO, STELLA.

Lucia Lorenzon

Questo mio racconto è pubblicato sul libro “Una foto una storia” edizioni youcanprint

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