Archivio tag | figlio

Mi rendi Dea

Si adagiano
I miei seni
Nell’incavo delle tue mani
Raccogli in essi
L’essenza
Della donna che sono
E quando la tua bocca
Innamorata ed avida
Li sugge
Ti fai Amante e Figlio
Rendendomi Dea _e Madre_
Del nostro Amore.

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Figlio


E ti nutro
Al mio seno
Invisibile figlio
Partorito
Dall’incontro
Di spazio
E tempo.
Creazione
Della potenza
Divina
Di creature
Che s’amano
_Cresci_
Invincibile e bellissimo
Ora nessuno sa di te
Ma un giorno
Rifulgerai
_Ad imperitura Testimonianza_
Visibile solo a chi
Con uguale potenza
Sì saprà amare.

Stupore per segreti scambi

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Immagine da web

Che singolari storie racconta la scienza, quando si inoltra a guardare in fondo al segreto del corpo umano. Secondo uno studio americano, molti figli portano con sè, per sempre, nel proprio sangue, un piccolo numero di cellule materne, ricevute durante la vita fetale. Parallelamente, ma questo è noto agli immunologi, anche se meraviglia noi profani, le donne che hanno avuto figli conservano nel sangue le loro tracce: 61 cellule fetali per ogni milione di cellule; pochissime, però come un timbro, un sigillo per sempre. Provoca uno stupore commosso questa idea che qualcosa delle madri possa restare nei figli e che dei figli qualcosa resti nelle madri. Nei nove mesi di cantiere alacre in cui si fabbrica un uomo, non solo dunque si costruisce una creatura, ma nel frattempo, silenzioso, uno scambio. Sicuramente c’è dal figlio alla madre, dice la ricerca, e ipotizzano ora che spesso ci sia anche dalla madre al figlio. Non sapendolo ancora, possiamo comunque fermarci allo stupore per questi segreti scambi. Che la madre resti nel figlio, dice la scienza, è “possibile”, ma che il figlio lasci una traccia nella madre è “certo”. E anche questo pare ricalcare un ordine delle cose che ci è già noto. “Lascerai tuo padre e tua madre”, ci è stato detto. Da grandi occorre andare. Di certo, però, lei non dimentica; lei rimane madre per sempre. Le madri del resto, lo hanno sempre saputo. Non c’era bisogno di trovare quelle 61 cellule di sangue fetale su un milione per dimostrarlo. Però, ecco, quel grappolo di cellule, uno per ogni figlio, specificano gli studiosi, anche per ogni figlio perso prima di nascere, sono lì come un marchio nel sangue. Memoria scritta nella carne di un’attesa, di un amore, di una lunga pazienza. Le vecchie madri dei soldati dell’ultima guerra, dispersi e mai tornati, le schiere di madri di ogni tempo orfane dei loro figli, forse un pò di consolazione l’avrebbero tratta, dal sapere di avere ancora nel loro sangue, una parte minuscola, ma pulsante, viva, del perduto bambino di un tempo “perchè siamo di carne e abbiamo bisogno di qualcosa da abbracciare”.

MARINA CORRADI
“L ‘AVVENIRE”

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UNA MADRE UCCIDE SUO FIGLIO: PERCHÉ?

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Io non so se davvero la madre ha ucciso Loris.
Spero di no, temo di sì, penso con dolore infinito a cosa deve aver provato quel cucciolo, se chi di più al mondo doveva proteggerlo invece lo ha ucciso.
Ma questa ragazza, divenuta madre poco più che bambina, sofferente di depressione, rifiutata dal padre, bollata come “sbaglio” dalla madre, che ha tentato il suicidio, quanto è stata aiutata? È stata curata? Perché era sola coi due bambini, se tanta instabilità aveva manifestato?
Se ha abbandonato le cure ( la depressione implica spesso anche la negazione di soffrirne ) perché nessuno ha capito che poteva essere pericolosa, messo al sicuro i figli?
Perché i mostri sono sempre gli altri, non capiamo che davvero gli altri siano noi? Che questa orrida società siamo noi?
Io provo pena, e credo che tutti siamo responsabili di fronte ad un bimbo ucciso da sua madre, tutti siamo un po’ colpevoli nei confronti di una creatura umana che uccide una parte di sé, suo figlio.
Sono madre, non giustifico un tale gesto, provo a spiegarmelo e certi giudizi feroci e spietati non li condivido.
Io tremo di fronte a tali vicende tremo di fronte all’abisso della mente umana, che in questo caso forse doveva, e poteva, essere visto e previsto, ma a volte la rottura del sé colpisce anche laddove nulla lo farebbe sospettare, laddove oscuri problemi restano sepolti nel fondo della mente fino ad esplodere incontrollati.
Davvero possiamo dirci immuni e sicuri?
Che venga processata, condannata, che giustamente la giustizia faccia il suo corso.
La sua condanna e la sua pena più grande sono in lei e nulla le cancellerà, se mai porterà a livello di coscienza ciò che ha fatto, nessun giudice potrà essere più severo di sé stessa.

Lucia