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Fragilità 

Foto di Lucia Lorenzon


Ancora un attimo
prima di lasciarti.
Ti sono stata figlia,
nutrita
e superba di verde.
Cado, ora,
Diventando io
 _ai tuoi piedi_
cibo
per la vita che verrà.
Della mia estrema fragilità
nulla andrà perso.

 “Sei…” su YouTube, mia video-poesia

Sei
In ogni passo
In ogni respiro
In ogni lacrima
Sei l’alito caldo del vento
E l’impero del sole
La fresca carezza
Della luna
Il rosso lieve e prezioso
Dei papaveri
Che tremano.
Sei ovunque sia la bellezza,
Anche nel viso
_E nello stesso azzurro_
Degli occhi
Di una figlia non tua.
Sei l’Amore.

A te, papà, che padre non hai saputo essere.

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Una festa che non mi è mai appartenuta.
Orfana di un giorno che sarebbe dovuto essere, anche per me, di festeggiamenti per il mio papà. Ma mio padre è sempre stato “papà” solo di nome. O almeno dopo i primissimi  anni della mia vita si è perso nelle nebbie di uno stato depressivo prima, dell’alcolismo poi. Lontano, lontanissimo… mi giungevano solo le sue grida quotidiane e insensate, scaturite dai più futili motivi contro di me bambina, ragazzina, ragazza e contro mia madre.
Mi giungeva la derisione di cuginetti e amici, che sanno essere impietosi come solo i bambini riescono.
Sentivo la paura di stare sola con lui fin da bambina, ma, già ventenne, vivevo  il terrore di salire in auto, quando veniva a prendermi alla fermata dell’autobus di ritorno dall’università ,e guidava zigzagando.
L’uomo che più dovrebbe dare sicurezza al mondo, il primo amore di una bambina, era così.
Nessun dialogo, nessuna comprensione, mai una carezza, un abbraccio, un:  “tranquilla c’è papà .
Non ho un solo ricordo felice, sereno, se non perso in un’ infanzia lontanissima, troppo lontana e breve per avere un peso e cancellare la voragine della tua presenza/assenza.
Perché certe presenze fanno più male delle assenze vere e proprie, papà.
E io ci ho sperato sai, che sparissi dalla mia vita, che mamma si separasse, credo persino di aver sperato che morissi.
Troppo dolore. Era meglio non ci fossi.
Sei cambiato. Hai smesso di bere, ma non ci siamo mai più trovati.
Io sono sopravvissuta al male che mi hai fatto e in qualche modo sarei riuscita a perdonarti, grata soprattutto per il tuo essere splendido nonno per la mia bambina senza padre. (E non credo sia un caso abbia sbagliato tanto clamorosamente le mie relazioni con gli uomini, probabilmente alla ricerca di un amore che non poteva sostituire il tuo )
Potrei perdonarti, dicevo, ma tu insisti nel parlare di me come di “quell’altra”  di deridermi per stupidaggini, e considerarmi senza nessuna stima. Tu non sai nemmeno dirmi “buonanotte”, papà.
E ora che hai 83 anni e capita, capiterà magari più spesso,  che tu abbia bisogno di questa figlia “aliena”, in qualche modo ci sarò. Per dovere, e per un amore deluso e sconfitto.
Domani ti dirò “tanti auguri” senza crederci davvero.
E avrai gli auguri di tua nipote, mia figlia, che ami tanto, dimenticandoti che è mia, e che tanto mi somiglia esteticamente e caratterialmente.
Avrai il suo lavoretto e i suoi occhi felici.
E sarà molto papà.
I miei non li hai resi felici mai.

Lucia.

P.s Auguri a tutti i papà degni di tale nome.
Ai padri adottivi, a chi fa da padre ai figli delle proprie compagne, a chi il proprio figlio lo ha perso, a chi padre avrebbe tanto voluto essere e non ha potuto, a chi viene impedito di vedere i propri figli, ai papà che non ci sono più.
Auguri ai tanti meravigliosi padri che ho conosciuto e conosco.
E mi permetto gli auguri anche ad uno che non ho conosciuto, che non c’è più da tanto, ma che vive nei racconti e nel cuore del proprio figlio avvolto da un amore che rende vivida l’idea di quanto sia stato un grande padre.
Scelgo quindi lui simbolicamente per i miei auguri ai papà “veri” :

“Buona festa del papà, Emilio, sarebbe stato un onore conoscerla.”

Refrontolo, Molinetto della Croda, notte 2/3 agosto 2014. In ricordo di una tragedia.

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E’ passato un anno da quando scrissi queste parole, dedicandole al mio paese ferito mortalmente.
Le ripropongono a voi che non conoscevo, non esistendo ancora questo blog.

*** R E F R O N T O L O ***

3 agosto 2014

Caro Refrontolo,

Un intera vita che sono qui, non per scelta ma costretta dagli eventi.
Sempre stata diversa, particolare, problematica, sui generis.
Così carina, così triste, così sola.
Lo so tutto quello che di me è stato detto, se vivi tra 1500 persone, ogni tuo comportamento viene notato, spesso criticato.
Anticonformista, marziana per indole, in fuga dalle prassi più consolidate, mai incasellabile, in un piccolo mondo che cerca ordine e definizioni, per bisogno di quiete, perché, ciò che non è definibile, disturba.
Ho conquistato il rispetto con altri lati della mia indole, con la gentilezza, la dolcezza, l’empatia istintiva.
A volte il varco me lo ha aperto il mio aspetto, la bellezza non serve a molto, ma spesso non genera sospetto, e ci si prova ad avvicinare.
Non compresa, ma posso dire rispettata, anche quando, incinta di un uomo che non aveva nome, giravo col mio pancione, con fierezza sfacciata.
Sì, potessi me ne andrei, alla ricerca di qualcosa da sentire più mio, luoghi più spaziosi, con altri colori, altro clima, forse in una città.
Ma oggi sono orgogliosamente REFRONTOLESE, figlia di questo piccolo paese della pedemontana veneta, figlia di questa campagna collinosa famosa per il prosecco, figlia di questi panorami mozzafiato incastonati tra il Montegrappa e il Montello.
Oggi sono orgogliosamente figlia di un paese che nel suo nucleo boscoso nascondeva un gioiello prezioso come il Molinetto della Croda,dal 1600 solidamente incastonato in un anfratto di Paradiso.
Un Paradiso diventato Inferno in un’estate senza estate.
Spesso, guardando distrattamente dalla finestra della mia casa penso di ammirare una cartolina, in qualsiasi stagione io guardi.
Qualunque sia il mio destino, la tua commovente bellezza la porterò con me.
Ora, come forse mai, ora che sei così dolente e ferito, so che sei parte di me, che lo sarai sempre.

Forza Refrontolo!

Tua Lucia

” Ci sono luoghi che portano dentro di se magie e storie antiche, equilibri primordiali, scavati nel tempo.
Ci sono luoghi in cui, qualunque cosa tu faccia, diventa poesia.”
GINAH ( gruppo musicale)

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Stella, Molinetto della Croda, agosto 2011

La celebrazione di ieri, 2 agosto 2015. Foto da “Il Gazzettino”

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“A te, papà, che non conosco…”

Grazie al blog “La smistalettere”https://lasmistalettere.wordpress.com/ per aver pubblicato questa mia lettera e aver speso cosí belle parole per noi.

La smistalettere

Cari voi,
qualsiasi cosa siate, qualsiasi cosa vogliate essere.
Magari non vi importa, ma io oggi non sto.
E qual è la novità, direte giustamente.
Non saprei, io so soltanto che sono capace di sentire freddo anche con questo caldo.
Freddo dentro, nelle ossa.
Non esistono medicine per questa malattia vero?
Questo morbo che soffoca l’ottimismo e calpesta la serenità, tirando calci e pugni nello stomaco e lanciando fitte nel cuore, un morbo sconosciuto che avvelena i pensieri e non ti fa respirare la vita.
Eppure io vorrei liberarmene, ma i sorrisi non bastano, neanche quei brevi momenti in cui dimentichi tutto, o in cui magari dormi.
Scusate la sfogo, ma ne avevo bisogno.
Non voglio parlare solo di me però, allora passo la parola a questa nuova lettera. Qui c’è qualcosa di bello e puro che solo l’amore vero sa regalare. Buona lettura a tutti voi!

Immaginando una lettera…

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ALLA MAMMA CHE SONO AUGURO…

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Lavoretto Stella FESTA DELLA MAMMA 2015

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Alla mamma che sono auguro la capacità e la sensibilità di capire chi è mia figlia, assecondandone le passioni, gli interessi, le curiosità.

Alla mamma che sono auguro l’empatia che serve a capire i battiti di un cuore, le sfumature di gioia e dolore.

Alla mamma che sono auguro la capacità di comprendere gli sbagli, la capacità di distinguere quando sdramatizzarli e quando saperne discuterne l’eventuale gravita’ e la neccessaria presa di responsabilità.

Alla mamma che sono auguro la forza della pazienza, quando proprio non ce la si fa più e si vorrebbe solo urlare.

Alla mamma che sono auguro di vedere il più spesso possibile gli occhi di mia figlia illuminati di gioia, e la possibilita’ di proteggerla dal dolore, quando sarà giusto e possibile, di consolarla quando possibile non sarà.

Alla mamma che sono auguro di aver la possibilita’, anche con l’aiuto di coloro che la amano, di farle sperimentare quante più cose possibili, perché possa riempirsi gli occhi, il cuore, la testa, di pensieri emozioni, sensazioni, che la aiuteranno a capire meglio se stessa e gli altri.

Alla mamma che sono auguro di non farle sentire troppo la mancanza del padre che non ha; di saperle spiegare, quando sarà il tempo, perché una persona è capace di un così grande rifiuto, e auguro a lei di saperlo, se possibile, perdonare.

Se poi la vita fara’ rivedere a questo padre le sue scelte, spero di accettare serenamente che si  possano voler bene, nonostante tutto.

Alla mamma che sono auguro un po’ della salute che non ha più da anni per poter fare con lei piccole grandi cose che per le mamme che stanno bene sono scontate e che io non posso fare più ; se non sarà più possibile mi auguro lo saprá capire sempre, non solo ora che è bimba, e che troveremo tante cose alternative da fare insieme.

Alla mamma che sono auguro di vederla crescere senza pregiudizio alcuno verso gli altri, perché  il rispetto è una virtu’ enorme.

Alla mamma che sono auguro di non intaccare coi miei dolori, le mie preoccupazioni, le mie paure, il suo innato, meraviglioso, ottimismo.

Molte altre cose mi augurerei…ma la cosa più grande, cui più tengo, che più auguro a me stessa è di vedere sempre negli occhi di mia figlia l’amore che ora prova per me e che lei lo sappia sempre leggere nei miei.

Allora…Auguri a te, Mamma Lucia!
Auguri a te, Mamma di Stella!

A te…di Jovanotti
A Stella ❤

Due grandi amori: Stella e il mare

“C’è un paesaggio interiore, una geografia dell’anima; ne cerchiamo gli elementi per tutta la vita.
Chi è tanto fortunato da incontrarlo, scivola come l’acqua sopra un sasso, fino ai suoi fluidi contorni, ed è a casa.
Alcuni lo trovano nel luogo di nascita; altri possono andarsene, bruciati, da una città di mare, e scoprirsi ristorati nel deserto. Ci sono quelli nati in campagne collinose che si sentono veramente a loro agio solo nell’intensa ed indaffarata solitudine della città.
Per qualcuno è la ricerca dell’impronta di un altro; un figlio o una madre, un nonno o un fratello, un innamorato, un marito, una moglie o un nemico.
Possiamo vivere la nostra vita nella gioia o nell’infelicità, baciati dal successo o insoddisfatti, amati o no, senza mai sentirci raggelare dalla sorpresa di un riconoscimento, senza patire mai lo strazio del ferro ritorto che si sfila dalla nostra anima, e trovare finalmente il nostro posto.”

Josephine Hart “IL DANNO

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Lucia, 8° mese di gravidanza 2010 e Lucia e Stella agosto 2014 a Lignano Sabbiadoro

Il mare è sempre stato un grande amore, nata in una campagna collinosa, pur splendida, dove il verde impera e prevale su ogni altro colore, con all’orizzonte i monti; ma il mio cuore e i miei occhi hanno sempre cercato quiete e riposo negli azzurri grigi del mare, nelle sfumature delle coste sabbiose del nord Adriatico, non certo le più belle d’Italia, ma le più vicine a me, le più “mie”.
In qualsiasi stagione, i suoi colori e i suoi rumori mi accarezzano l’anima, arrivando a commuovermi nella solitudine delle giornate d’autunno, quando l’estate se n’e’ andata, un po’ di sole ancora c’e’, ma le spiagge sono vuote di ombrelloni e turisti.
Per anni ci sono andata a passare 10 giorni da sola d’estate, in un appartamento messo a disposizione da una zia, lasciando sempre perplessi tutti: “Ma non ti annoi da sola”? “Ma non hai paura a star sola?”
Non sono mai stata sola, avevo lui, avevo il mare, il mio amore più grande.
È il luogo in cui mi sono sempre sentita più a mio agio, anche nei periodi più duri è stato un conforto impagabile.
Poi sei arrivata TU, la gravidanza mi ha demolito la salute a tal punto da non permettermi nemmeno quegli 80/100 km per raggiungerlo, né da sola, ne’ con te. Al mare sono riuscita a tornarci, con te, solo con l’aiuto della tua nonna, ma  era diverso.
Non più un’amore esclusivo, ma due amori che si incontravano. Lo ami anche tu il mare, Stella adori l’elemento “acqua” e ne sono felice.
Lo scorso anno ho “tradito” qualche giorno te, per lui.
Siamo stati alcuni giorni soli, io e lui, a ricercare me, a  regalarmi quella solitudine che, costretta a vivere in una casa piccola con te e nonni, per impossibilità economica di stare da sola in un posto solo nostro, mi manca da fare male.
Tu so che capiresti. Molti mi hanno criticata.
Tu sei l’amore più grande, mia figlia, lui quello che mi accogliera’, madre e padre insieme, per sempre.

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Lignano Sabbiadoro, ottobre 2014, autoscatto.

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"Fiducioso abbandono" Lignano Sabbiadoro agosto 2013 foto di Lucia Lorenzon

Marco Masini  “Ci vorrebbe il mare”

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A te, papà, che non conosco…

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“Immaginando una lettera di mia figlia al padre, nel giorno della Festa del papà”

Caro papà,
io non so chi tu sia seppure qualche volta ti incontro, ma per me sei solo un tipo simpatico che mi regala caramelle o dolcetti.
Ho il cognome di mamma, tu non mi hai riconosciuta.
Non chiedo quasi mai di te, l’ho fatto solo un paio di volte, mi dicono che sei lontano, che un giorno ti conoscerò. Credo mi basti sapere questo, per ora, sono ancora piccola e di più non so chiedere.
Dico sempre a mamma che nonno è anche un papà, vedo che sorride, quindi è d’accordo e ne sono felice. Nonno c’è sempre per me, anche se lo prendo in giro e lo chiamo “vecchietto”.
Poi c’è Ao, come chiamo io Leo, il migliore amico di mamma da una vita, la cui voce sento da quando ero nel pancione e ho sempre continuato a sentire, quando ero neonata e via via crescendo.
Ora lo vedo spesso, gioca tanto con me, mi fa il teatrino con gli animali, fingiamo di preparare la cena, mi racconta tante storie, della sua famiglia, di tante esperienze che ha vissuto, dei suoi viaggi, mi parla come fossi una bambina “grande” e io lo ascolto incantata, mentre imparo tante parole nuove, conosco il nome di tanti luoghi, città, paesi.
Facciamo ogni tanto delle passeggiate io e lui, nel mio paese, poi usciamo anche con mamma, il fine settimana spesso andiamo tutti e tre insieme da qualche parte, al parco, a mangiare un gelato, una pizza, un toast, è bello, mi piace.
I nonni mi amano tanto e anche tutti i parenti di mamma.
Insomma, papà caro, ho tante persone che mi vogliono bene, per fortuna, e ancora non mi accorgo che manchi tu, anche se oggi il lavoretto all’asilo lo porto a casa per nonno e non per il papà, come tutti gli altri bambini.
Sono certa che mamma e nonni non mi parleranno mai male di te e io non crescerò odiandoti, per cui, papà, hai tutto il tempo di cambiare, di avvicinarti, di provare a volermi bene.
Lo vedo come mi guardi, con gli occhi che ti ridono, anche se mi incontri poco e per caso, mi chiedi di darti un bacino e mi segui con lo sguardo quando mi allontano.
Sono divertentissima io, intelligente, saresti sorpreso della bimba che sono.
Coraggio papà, hai fatto un enorme sbaglio, ma hai ancora la fortuna di poter rimediare.
Provaci.
Tanto lo sai dentro di te che, inevitabilmente, un giorno ci conosceremo, ma sarebbe bello lo volessi per primo tu.
Ciao papà! Auguri!

Tua figlia,
Stella

Antonello Venditti“Stella”

Scritto con WordPress per Android

Nella “terra di mezzo” tra maternità e menopausa.

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Autoscatto, Lignano Sabbiadoro, ottobre 2014

Ho partorito a quarantun’anni e mezzo la mia prima e unica figlia, dopo una vita passata con una diagnosi di infertilità e nessuna cura per provare a risolverla. È arrivata lo stesso, il “personaggio” voleva esserci, nonostante tutto ciò che aveva contro, e mi ha resa madre. Una madre ultraquarantenne, non certo una rarità oggigiorno, ma le differenze con le madri più giovani ci sono, pochi i pro rispetto ai contro. E i vissuti, come le prospettive, di chi anni non ne ha più né 20, né 30, sono ben diverse.

Ti trovi immersa in realtà sociali (asilo e varie) dove quasi tutte sono più giovani (o, altrimenti, sono al terzo figlio) e però hai per amiche donne della tua età, con figli che vanno dai dieci ai venti e più anni, matrimoni ultra decennali, più o meno sopiti o claudicanti, tranne qualche luminosa eccezione, o già divorzi alle spalle, nuove famiglie allargate; ma, udite udite, se sono di qualche anno più vecchie (ma non sono così rare le coetanee) senti parlare di problemi di premenopausa, menopausa, cicli che saltano o che non finiscono mai, ansia, vampate, insonnia, kg in aumento, calo a picco della libido, e ti viene un senso di smarrimento schizofrenico.
Hai appena finito le tappe canoniche: svezzamento, ciuccio, pannolino, inserimento all’asilo e qualcuno ti parla di ormoni per contenere disturbi che, la tua testa di madre recente considera, chissà perché, lontanissimi.
E allora, tu, che sei lì col tuo ciclo regolare come un orologio svizzero e tutti i dolori che lo accompagnano, cominci a rigirarti per la mente la parola ME-NO-PA-U-SA e mica ti piace: “Ma come? Ma se sono diventata madre “ieri”, come possono esserci tante che veleggiano verso la fine della produzione ovulatoria? Come è possibile?” e ti sembra che non ti debba proprio riguardare.
Eh, ma mica è così! Forse non ti riguarderà ancora per un po’, qualche anno magari, ma lì sei diretta e ben che vada ti troverai ad affrontare la predolescenza e l’adolescenza di tua figlia con gli ormoni in via di fuga e l’organismo in cerca di riassestamento e nuovo equilibrio.
Prospettiva non facile.
Diciamocelo, ben vengano le madri di ogni età, ma se fosse possibile fare i figli in età più giovane, certe faccende sarebbero più semplici. Affrontare travolte da vampate (e non sto ad elencare altro) la vostra tredicenne neo-mestruata che torna coi capelli verdi e vuole il piercing in luoghi innominabili, mica è una passeggiata tanto meno se, peraltro, come nel mio caso, nemmeno ci sarà un padre a far in qualche modo da filtro o punching ball.
Vabbè, avanti tutta!
Che Dio me la mandi buona e la figlia abbia pietà.

– Lucia

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