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Di cosa è fatta la felicità?

Eccomi all’ appuntamento mensile con la pubblicazione sul blog “Caffè Letterario “; una filastrocca sulla FELICITÀ, accompagnata da due immagini, trovate su pinterest, che mi emozionano e commuovono.
Buona lettura.

Caffè Letterario

Di cosa è fatta la felicità?

Esiste un segreto, nascosto qua o là?

No, non c’è segreto, non c’è ricetta,

di certo non la si costruisce in fretta.

È fatta di cielo, è fatta di mare,

di altissimi monti e sterminate pianure.

È fatta di sole forte e cocente,

di pioggia e di neve, che accarezzan la mente.

È fatta di zucchero e un po’ di sale,

un po’, quanto basta,

chè sulle cicatrici fa male.

È fatta di amore, di abbracci, di baci,

di coccole dolci ed esplorazioni audaci.

È fatta di segreti, intimità, confidenza,

di silenzi, rispetto, ascolto e pazienza.

È fatta di sogni immensi e piccini,

alcuni vicini altri molto lontani.

È fatta di momenti di grande stanchezza,

a cui far fronte con sterminata tenerezza.

È fatta dei tuoi occhi e della tua voce,

della tua mano che stringe la mia e mi da pace.

La felicità…

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Tempesta

È solo un momento,
è solo un momento;
una terribile raffica di vento,
una tempesta,
in parte annunciata,
ma peggio, davvero, di quella pensata.
E tutto al di dentro fa un forte rumore,
il cuore che batte, contando le ore.
Sospesi, straniti, tra l’ appena ieri,
e l’inquieto oggi di domande e pensieri.
“Com’ è che stai?” ti chiedo ogni giorno,
e in silenzio ti dico sempre “buongiorno!”
E so che è difficile lo sia per davvero,
ma non posso non sperarlo, è augurio sincero.
Non posso aiutare in questa battaglia,
mi sento impotente e il cuor mi si taglia,
perché Tu fai parte di questo mio cuore,
la tua serenità è mia, e mio il dolore.
Vorrei esser magica, una strega, una fata,
poter appianare questa strada in salita.
Non posso far niente, ma passerà la tempesta,
ci sarà nuova quiete e cuori di festa.
Intanto tengo tra le mani il tuo viso,
cercando comunque di farti un sorriso.
Perché la tua forza, generosa e vera,
saprà ritrovare la primavera.

Lucia Lorenzon 16 marzo 2018

Ciao, caro 2017…

Te ne vai 2017, te ne vai e resterai per sempre tra i miei ricordi più cari, lo avevo scritto già alla fine del 2016, e non avrei osato sperare avresti potuto essere ancora più prezioso.
Non facile, no, ma le cose che restano più care al cuore spesso non sono affatto le più facili, ma pieno di bellezza, di scoperte, di emozioni, di speranze, di risorse inattese, di sogni, di fierezza, e persino di felicità.
La felicità in fondo non la conoscevo. Quegli attimi d’infinito in cui ti scendono le lacrime e ti rendi conto che stai beneficiando di qualcosa che non dimenticherai mai. In cui tutto dentro è in armonia. E persino hai paura a dire che esistono, e se, per caso lo confidi, spesso trovi qualcuno che ti vuole dimostrare che: “Sì, però hai avuto tanti dolori, hai pianto, hai tanti problemi irrisolti”.
È vero, ho pianto, ho sofferto, ho una salute terribile, non ho risolto molti problemi, ho mille punti interrogativi cui non so dare risposte, ma sono stata anche felice.
Mi sono addormentata spesso con pensieri sereni, e svegliata con dei dolcissimi buongiorno.
Ho continuato a coltivare speranze, sogni, passioni,che non sapevo nemmeno di poter avere, fino a due anni fa. Ho avuto attestati di riconoscimento e di stima di capacità che cerco di affinare come posso perché mezzi ( economici in primis) ne ho davvero pochi.
Ho litigato da morire con la donna che mi è madre ma che non mi è stata che in rari momenti “mamma”, una ferita affettiva che avrò sempre, lo scontro con una freddezza che non mi appartiene, ma provo a farmi fare meno male. A capire ancora fatico moltissimo, perlopiù non riesco; ma chissà…
La dolcezza, il calore, la tenerezza, la stima, persino l’ammirazione, ho comunque avuto la fortuna di riceverli lo stesso, e di immagazzinarli nella mia scorta d’amore, che era davvero povera, poverissima, ma sta crescendo e spero riuscirò a farla crescere ancora, e a non dissiparla.
Non ho imparato ad amarmi molto, ma ho imparato ad essere un po’ più fiduciosa nelle mie forze, un poco piu’ positiva, ho imparato a non farmi totalmente annientare dalla sofferenza fisica.
Ho fatto una cosa che credo quasi totalità delle madri dia per scontata, sono andata in vacanza da sola con mia figlia. Una semplice settimana al mare che per me è stata una conquista enorme. Non ho mai osato farlo, troppo incerti i miei giorni, troppo in balia di improvvisi rovesci di salute che mi rendono pressoché impossibile essere lontana da casa sola, con una bambina.
Questo 2017 mi ha portato anche questo, il coraggio di rischiare ciò che mai avevo osato…ed è andata bene, ed è stato così bello. Devo molto per questo a Stella, alla sua grande autonomia e molto a chi mi ha instillato fiducia giorno dopo giorno. E al mio averci creduto; perché se certe, incredibili persone, dimostrano tanta fiducia in te, ti appoggiano in ogni modo, come fai a non provare a crederci?
Ci sarebbero tanti momenti di quest’ anno da incastonare, ma capisco che ci sono cose che sono belle solo per il cuore di chi le vive, e dal di fuori possono sembrare tutt’ altro.
Ci sono magie in cui so che posso credere solo io. E va bene così.
Ho imparato a dirmi e dire, seppur con il cuore che trema, che so cosa sia la felicità, anche se, nel momento stesso in cui lo dico, sembra che debba succedere qualcosa che la renderà impossibile in futuro ( forme istintive di scaramanzia, credo).
Tengo stretta la mano di creature preziose, speciali, e scavalco questo passaggio d’anno sapendo che con tutte le mie forze le terrò strette e cercherò di essere migliore per loro e grazie a loro.
Ciao caro 2017. E grazie davvero, di tutto.

Lucia, 30 dicembre 2017

Solo tu

Selfie con leggero effetto “oilpainting”

Solo chi ti conosce davvero. 

Chi ti ha visto e non solo guardato.

Chi ti ama nonostante tutto

Sa leggere l’anima in fondo ai tuoi occhi

Sa ascoltare  anche i tuoi silenzi.

Sa rispondere alle domande che non sai fare.

Sa capire la tristezza in un sorriso 

Il disagio in un gesto sfuggito.

La felicità profonda di certe lente lacrime.

La felicità è…un cappellino

Nel vasto mondo degli accessori femminili la mia passione va, più che a scarpe e borse, a cappelli ed orecchini. Complice il fatto che la mia schiena dopo la gravidanza non mi permette piú tacchi 12, né 10, né 8 e che le borse han comunque prezzi che non mi posso permettere, restano questi due oggetti del desiderio.
Degli orecchini, lunghi e di ogni foggia e colore, vado matta fin da ragazzina ( unico limite il nichel presente spesso anche nei “nichel free”), la passione per i cappelli  (ma anche berretti in inverno) è più recente, ma grande.
Ahimè i limiti economici e le necessità di spese in voci meno “leggere” non mi permettono che acquisti sporadici di questi “beni di conforto per lo spirito” (con gli orecchini è più facile, se ne trovano a pochissimi euro).
Ma poi Qualcuno (sì con la Q maiuscola) decide che ti fa un regalo…e la tua testa dove va? A cercare un cappello da metterci sopra naturalmente.
E ti senti felice come una bimba con un giocattolo nuovo.
Perché la felicità è così, sorprendente, inattesa. La felicità può essere ovunque, e assumere qualsiasi sembianza, anche quella di un cappellino.

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Non andare via (Gino Paoli)

Canzone originale “Ne me quitte pas” di Jacques Brel

Non andare via… puoi… dimenticare 
tutto quello che se ne è andato già 
puoi dimenticare tutto il tempo che se n’è andato già 
non esiste più… tutti i malintesi 
e tutti i perché… che uccidevano la felicità 
non andare via (…)

Io… io t’offrirò perle di pioggia 
venute da dove non piove mai 
aprirò la terra giù fino nel fondo 
per coprirti d’oro e di luce 
e ti porterò dove non c’è più 
che quel che tu cerchi 
che quel che tu vuoi 
Ma non andare via (…)

Non andare via… per te inventerò 
parole pazze che tu… tu capirai 
ti parlerò di due amanti che… per due volte già 
hanno visto il fuoco… ti racconterò la storia di un re 
che è morto… è morto perché non ti ha visto mai 
non andare via (…)

Nel vulcano spento che tu credevi morto 
molte volte il fuoco è rinato ancora 
ed il fuoco brucia tutto quanto intorno 
e non riconosce niente e nessuno 
e quando c’è sera se c’è il fuoco in cielo 
il rosso ed il nero hanno forse un confine 
tu non andare via 
non andare via (…)

Non andare via… io non piango più 
io non parlo più… mi nasconderò 
e ti guarderò quando tu riderai 
t’ascolterò quando tu… tu canterai 
sarò solo l’ombra della tua ombra 
l’ombra della tua mano… anche l’ombra del tuo cane 
ma… non andare via 
Non andare via
Non andare via

Piccola

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…Piccola mia, m’assomiglierai, ma sii più forte di me, te ne prego. E la timidezza sarà il tuo vestito da cerimonia: chissà che bellezza, sarai. Alza la testa, anche quando piove. E sorridi, soprattutto quando piove, che l’arcobaleno spunta prima se ti vede contenta.
Piccola mia, il cielo non è poi così lontano. Vogliti sempre bene, se vuoi toccarlo. Ma ama, se vuoi abbracciarlo. Ama la rugiada (senti i fiori come respirano sollevati!?), una foto in bianco e nero, i tuoi rimpianti. Ama anche quelli. Ama l’inchiostro, chi t’invita per un caffè e ti lascia prendere un succo di frutta all’ananas. Ama i tuoi “forse mai”, attaccati alle parole come fossero l’unica via d’uscita.
Sii un paradosso, quella che d’estate si porta sempre dietro un giacchetto, come mamma, quella che non ha sonno ma va a dormire per poter sognare, ridi anche quando sei triste, racconta barzellette svelando per prima cosa il finale.
Sii subbuglio di colori, d’emozioni, d’urla e silenzi, lascia che ti invadano, sdraiati e sii parte del caos. E quando la Luna non c’è, non spaventarti. Guarda il cielo, è così grande! Abbraccia il buio: è lì che si fa meglio l’amore, è lì che riconosci davvero chi ti bacia, solo dal tocco delle labbra. E respira a pieni polmoni le lacrime, il mare: che poi, capirai, sono un po’ la stessa cosa.
E chiamala, la felicità. Cercala. Il nascondino è il suo gioco preferito. Ma t’appartiene, ha il tuo nome. E quando decidi di andare, non farti fermare. Perchè chi ti vuole davvero non ti lascia allontanare.
E dell’amore fidati. Fidati. Esiste. E ringrazialo, ogni giorno, prima di addormentarti: è la preghiera più gradita a Dio, se mai ne avrai uno da invocare…”

[Web]

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Lucia e Stella Lorenzon 6 dicembre 2015