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FAMILY DAY: Non in mio nome!!!

Per amore e solo sull’amore si può “giudicare” una famiglia ( e giudicare lo metto volutamente tra virgolette).
Non dal modo in cui é composta.

MonDonna

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Dove c’è amore vero c’è ‪FAMIGLIA‬.
E, in questo caso, tutto ciò che viene aggiunto al sostantivo “famiglia” sono solo inutili parole.
Manifestare non per un diritto, ma, per negare ad altri un diritto già da noi acquisito, é qualcosa per me non concepibile

Lucia Lorenzon

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Caro papà,

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Lucia e papà Carlo. Stella e nonno Carlo.

“Per ritrovare la dolcezza di un padre devo andare molto indietro nel tempo, a quando non ancora in età scolare stavo sdraiata nelle sere d’estate a giocare con te sopra un plaid steso sull’erba, o a quando, io e te soli, ci arrampicavamo sui rifugi più semplici da raggiungere del Cadore.
Una bimba di 5 anni, il suo papà, un succo di frutta e un panino col salame.
E quando c’era un torrentello o un rigagnolo di acqua fresca mi facevi mettere a bagno i piedini stanchi. Quella è rimasta la montagna che amo, la bellezza impareggiabile delle Dolomiti, le lunghe camminate verso i rifiugi, i cieli tersi. Non tanto i boschi, i funghi, la neve, ma il fulgore delle rocce baciate dal sole o anche avvolte dalle nuvole e dalla nebbia, ma sempre essenziali e magnifiche. Mozzafiato. Forse l’unica cosa che hai fatto in tempo a farmi amare prima che il buio ti avvolgesse e trascinasse con sé la tua piccola famiglia.
Eri un uomo mite e fragile con cui la cui vita è stata dura fin da bimbo, in un tempo in cui con otto tra fratelli e sorelle, e una vita in campagna era difficile anche trovare da mangiare e si cominciava a lavorare nemmeno a dieci anni. Per compagna ti sei scelto, a trentadue anni, una ventitreenne forte come una roccia cui ti sei appoggiato per l’intera vita, abdicando a ruoli anche tipicamente maschili perché, tanto, faceva mamma.
Ti sei lasciato andare.
Anni di depressione prima, anni di alcolismo, di urla, anni in cui tra noi si è creato un abisso fatto della mia paura di te, della solitudine di una bambina, una ragazza, una giovane donna, che non aveva un padre al quale appoggiarsi e chiedere aiuto o da cui farsi semplicemente abbracciare, ma solo da cui proteggersi, per quanto possibile. Un padre dal quale fuggire, cercando altrove e ripetutamente sbagliando, una figura maschile di riferimento. Hai smesso di bere, ma io nel frattempo sono cresciuta in una famiglia malata che mi ha segnata per sempre, che ha annullato in me ogni idea positiva di famiglia e, infatti, una di mia non sono riuscita a costruirmela.
Poi, inattesa, quando avevi già settantasette anni è arrivata mia figlia.
Una figlia che il padre non ha riconosciuto, alla quale sono stata appunto incapace di dare una figura paterna prima e una famiglia poi, in un percorso fatto di errori provenienti da un passato mai risolto e tu, tu hai avuto il tuo grande riscatto.
Un nonno magnifico seppur anziano, paziente, finalmente capace d’essere una figura di riferimento, per la mia bimba fondamentale. Sei stato e sei tanto d’aiuto con lei, papà, e lei è stata un dono, seppur tardivo, che ti ha ringiovanito, ridato motivazione, fatto sentire infinitamente amato. Ho rivisto quel papà che dopo i miei sei anni non sei stato più nel tuo essere nonno con lei.
Noi due no, non ci siamo recuperati più, per te sono una figlia incomprensibile che ha fatto scelte e percorsi che non hai condiviso e continui a non condividere e io, forse, ti ho amato, a modo mio, ti sono di certo grata, ma non ti ho stimato papà, proprio no. L’altro giorno per una serie sfortunata di concause hai quasi rischiato di morire. Ho visto tutta la tua fragilità di ottantadueenne, ho visto anche mamma che, pur di dieci anni più giovane, per un attimo è entrata in crisi, avere paura e ne ho avuta anch’io. Quei momenti senza lucidità, con gli occhi sbarrati, sembravano la fine di un padre. E ho sentito con forza che, per quanto siamo stati lontani, per quanto tu non sia stato una radice forte, un sostegno, un solido appoggio, sei pur sempre una delle basi sulle quali la mia vita si è fondata.
E nessun rancore, nessun conflitto, nessun passato, cambierà questo.
Resti e resterai per sempre il mio papà.”

Tua figlia

“E un giorno” di Francesco Guccini

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