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Fragilità 

Foto di Lucia Lorenzon


Ancora un attimo
prima di lasciarti.
Ti sono stata figlia,
nutrita
e superba di verde.
Cado, ora,
Diventando io
 _ai tuoi piedi_
cibo
per la vita che verrà.
Della mia estrema fragilità
nulla andrà perso.

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BAMBINI E CIBO: NON FACCIAMOLI DIVENTARE NEMICI

L’importanza fondamentale di far sí che per un bambino il momento di mangiare sia un momento lieto

MonDonna

I bambini sanno gestirsi col cibo molto più di quanto sappiamo fare noi adulti. Non mangiano senza fame, spesso ciò che a noi pare poco a loro è in realtà più che sufficiente.
Nulla spesso significa la loro costituzione fisica, bimbi alti e robusti che mangiano come uccellini e in modo monotono, esili giunchi capaci di mangiare quantità di cibo che ci si chiede dove possano mettere.
Il cibo innesca guerre che non dovrebbero esistere.
Un bambino che si rifiuta di mangiare oltre una modicissima quantita’, non necessariamente è un bimbo che avrà carenze, questo lo può stabilire solo il pediatra, più spesso sta mangiando quello che a lui è bastevole; qualsiasi forzatura sarà solo controproducente e creatrice di disagio.
Altra cosa, suggerita dai pedagogisti Rossini ed Urso, è di non riempire mai troppo il piatto dei bambini. I più piccoli, quelli che neanche arrivano ad altezza tavolo, vedono con…

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Farsi male col cibo: LA BULIMIA

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“Tra le donne bulimiche che ho conosciuto non ve ne era una che non avesse sperimentato l’ambiguo, contraddittorio messaggio materno: «Sii come me, e diversa da me».”
(Renate Göckel)

Erano tra noi in questi giorni pieni di convivi, pranzi, cenoni, di sovrabbondante offerta di cibo.
Ragazzine, giovani donne, ma sempre più anche donne adulte, che ci sedevano accanto, di fronte, spesso con un bel fisico, comunque, generalmente, normopeso, eleganti, curate, simpatiche, di piacevole conversazione.
Erano tra noi e, nella stragrande maggioranza dei casi, non ci siamo accorti del dramma che si portano dentro, non abbiamo fatto caso a quell’ eccessivo ricorso al bagno, non abbiamo colto la malinconica voragine nei loro occhi, il loro disagio nello stare sedute a tavola, o, magari, quella leggera callosita’ sulle dita dovuta ad un ripetuto improprio uso delle stesse, o i denti non più bianchissimi.
Un mondo di donne che cerca di celare un problema molto più diffuso di quanto si pensi, considerato vergognoso, socialmente inaccettabile, di cui si sentono profondamente colpevoli, che combattono spesso per anni prima di risolvere, se lo risolvono.
Schiave del cibo: bulimiche.
Non ho la preparazione per trattarne adeguatamente dal punto di vista medico e psicologico, ma sono stata anoressica, sono stata bulimica, e so cosa si provi e quali conseguenze si paghino.
Vi lascio pertanto un piccolo racconto, tra fantasia e realtà, per farvi avvicinare, e un po’ conoscere, l’anima e i pensieri di chi convive con questo devastante disturbo alimentare.
E, naturalmente, per esprimere tutta la mia vicinanza a chi ne soffre e la speranza che continuino la loro battaglia e si facciano aiutare.

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” Un viso dai tratti delicati, due occhi, verdi come l’erba che profuma di umidità e di muschio, sempre velati di malinconia, un’anima dolce nella quale c’era, celato al mondo, un buco nero, un vuoto d’amore che nessuno aveva saputo e poi voluto riempire.
Una bimba smarrita con una madre troppo fredda, troppo forte, troppo lontana; un padre troppo fragile, che avrebbe forse potuto amarla ma che aveva dovuto cercare di riempire il proprio vuoto con l’alcol.
Era cresciuta cosi’, con tanto calore innato e un freddo perenne intorno, un freddo che si sarebbe sentita addosso tutta la vita, mai sazia di sole, di calore, di estate. MAI SAZIA.
In due parole la sua vita: MAI SAZIA.
Chi ha fame d’amore non si ama e, difficilmente, troverà qualcuno che saprà amarlo tanto da tappare quella falla nell’anima.
E, allora, il cibo sembrava un surrogato facile. In qualsiasi momento, di qualunque tipo, ovunque si trovasse. Cibo, per quella voragine che mai si sarebbe riempita e vomito per cancellare colpa e lo schifo di se’.
Un perverso ciclo di autodistruzione che né la volontà né i professionisti della mente avevano guarito.
Ad un certo punto non sa più chi è.
L’anima l’ha lasciata in fondo al WC, ore di vomito,  per farla uscire tutta, spietatamente, che’ dentro non la vuole, non vuole coscienza, pietà per se stessa, spinte verso possibili resurrezioni.
Vuole il vuoto, il vuoto lo conosce meglio d’ogni altra cosa e ci si sa aggirare.
Uomini, pochi, abbagliati da quella pelle diafana, quegli occhi verdi, quel corpo da ballerina classica, quel cuore generoso, quella cascata inesauribile d’ amore che non si sa da quale sorgente potesse mai provenire… Incantati…promettevano, avvolgevano, appoggiavano…e poi si ritraevano.
Troppo amore. Troppo vuoto. Troppo rischioso.
Ancora ferite, ancora più freddo, sempre più dolore.
E il cibo sempre li’, amico, unico amore fedele.
Poteva farne il suo assassino…schiava, fino a farsi portare via.”

_Lucia Lorenzon

*Da Wikipedia:

La ‘bulimia (dal greco, boulimía, composto di (bôus) “bue” e (limós) “fame”; propr. ‘fame da bue’) è un disturbo del comportamento alimentare.
La bulimia nervosa è, insieme all’anoressia nervosa, uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, detti anche Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP). Ciò che contraddistingue la bulimia è un problema dell’alimentazione per cui una persona ingurgita una quantità di cibo eccessiva per poi ricorrere a diversi metodi per riuscire a non metabolizzarlo e, quindi, non ingrassare (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, purghe, digiuni e intenso esercizio fisico).

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BAMBINI E CIBO: NON FACCIAMOLI DIVENTARE NEMICI

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BAMBINI E CIBO: NON FACCIAMOLI DIVENTARE NEMICI

I bambini sanno gestirsi col cibo molto più di quanto sappiamo fare noi. Non mangiano senza fame, spesso ciò che a noi pare poco a loro è in realtà più che sufficiente.
Nulla spesso significa la loro costituzione fisica, bimbi alti e robusti che mangiano come uccellini e in modo monotono, esili giunchi capaci di mangiare quantità di cibo che ci si chiede dove possano mettere.
Il cibo innesca guerre che non dovrebbero esistere.
Un bambino che si rifiuta di mangiare oltre una modicissima quantita’, non necessariamente è un bimbo che avrà carenze, questo lo può stabilire solo il pediatra, più spesso sta mangiando quello che a lui è bastevole; qualsiasi forzatura sarà solo controproducente e creatrice di disagio.
Altra cosa, suggerita dai pedagogisti Rossini ed Urso, è di non riempire mai troppo il piatto dei bambini. I più piccoli, quelli che neanche arrivano ad altezza tavolo, vedono con spavento le cose grandi, e questo vale anche per le pietanze, i piatti troppo pieni, che poi, spesso pretendiamo siano finiti “perché non si deve lasciare nulla nel piatto”. Allora mettiamo modiche quantità e magari chiederanno il bis.
Ci sono bimbi, è il caso per esempio di di mia figlia, quattro anni e mezzo, che, dopo aver avuto una alimentazione variata, arrivano a ridurre a pochissime cose i cibi che ritengono “buoni” e “assaggiabili”.
Anche in questo caso inutile bollare il tutto come “capriccio” e costringerli a mangiare ciò che non vogliono con promesse o ricatti di vario genere.
In questo modo il momento del pranzo diverrà solo un momento ansiogeno, il rapporto col cibo diverrà difficile, e i danni a lungo termine potrebbero avere anche una gravità che non possiamo prevedere ma non dobbiamo sottovalutare (parlo anche per esperienza personale, da ex anoressica che col cibo in fondo non ha fatto pace mai).
Un modo suggerito dalla pedagogista Viviana Leo,e da molte mamme, è il coinvolgimento nella preparazione dei cibi.
Mescolare, impastare entrare in contatto e manipolare il cibo, preparare ciò che da loro stessi verrà mangiato li rassicura e li inorgoglisce.
Il cibo ha valenze simboliche enormi,non facciamolo mai diventare terreno di conflitto.

Lucia