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Carissimo…

Caro, carissimo…

Non ti conosco abbastanza da sapere come batte il tuo cuore, come la tua anima affronta il buio, come affronti il dolore, le difficoltà, la paura.
Abbastanza per sapere che sei forte, risolto, maturo, positivo.
Abbastanza da sapere che per te i problemi hanno una soluzione, tutti, e che, con metodo e razionalità, va cercata.
Abbastanza da sapere che, quando ami, ami davvero, non in modo tiepido, con riserve, col freno tirato, sennò vorrebbe dire che non ami.
Non so però se anche tu puoi sentirti smarrito di fronte alla sofferenza di chi ami, di fronte a un dolore che non può avere soluzione positiva, ma solo lenimento, breve sollievo.
Non lo so.
So che il dolore provato in prima persona è meno destabilizzante di quello delle persone cui si vuole bene.
So che anche il sapere di fare, e aver fatto, tutto ciò che é possibile, non sempre da pace, o comunque, non subito.
So che ci sono persone che hanno nella vita un ruolo insostituibile, che nessun altro potrà occupare, mai, e l’idea che possa avvicinarsi il tempo di perderle fa tremare il cuore a chiunque.
So che sono lontanissima e che sto in pena.
So che non posso far nulla.
So che se, per un momento, mi fosse data la possibilità di esserci, probabilmente non ti saprei parlare, ti abbraccerei, ti stringerei, in silenzio, la mano.

Ti voglio tanto bene

Lucia

A te, papà, che non conosco…

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“Immaginando una lettera di mia figlia al padre, nel giorno della Festa del papà”

Caro papà,
io non so chi tu sia seppure qualche volta ti incontro, ma per me sei solo un tipo simpatico che mi regala caramelle o dolcetti.
Ho il cognome di mamma, tu non mi hai riconosciuta.
Non chiedo quasi mai di te, l’ho fatto solo un paio di volte, mi dicono che sei lontano, che un giorno ti conoscerò. Credo mi basti sapere questo, per ora, sono ancora piccola e di più non so chiedere.
Dico sempre a mamma che nonno è anche un papà, vedo che sorride, quindi è d’accordo e ne sono felice. Nonno c’è sempre per me, anche se lo prendo in giro e lo chiamo “vecchietto”.
Poi c’è Ao, come chiamo io Leo, il migliore amico di mamma da una vita, la cui voce sento da quando ero nel pancione e ho sempre continuato a sentire, quando ero neonata e via via crescendo.
Ora lo vedo spesso, gioca tanto con me, mi fa il teatrino con gli animali, fingiamo di preparare la cena, mi racconta tante storie, della sua famiglia, di tante esperienze che ha vissuto, dei suoi viaggi, mi parla come fossi una bambina “grande” e io lo ascolto incantata, mentre imparo tante parole nuove, conosco il nome di tanti luoghi, città, paesi.
Facciamo ogni tanto delle passeggiate io e lui, nel mio paese, poi usciamo anche con mamma, il fine settimana spesso andiamo tutti e tre insieme da qualche parte, al parco, a mangiare un gelato, una pizza, un toast, è bello, mi piace.
I nonni mi amano tanto e anche tutti i parenti di mamma.
Insomma, papà caro, ho tante persone che mi vogliono bene, per fortuna, e ancora non mi accorgo che manchi tu, anche se oggi il lavoretto all’asilo lo porto a casa per nonno e non per il papà, come tutti gli altri bambini.
Sono certa che mamma e nonni non mi parleranno mai male di te e io non crescerò odiandoti, per cui, papà, hai tutto il tempo di cambiare, di avvicinarti, di provare a volermi bene.
Lo vedo come mi guardi, con gli occhi che ti ridono, anche se mi incontri poco e per caso, mi chiedi di darti un bacino e mi segui con lo sguardo quando mi allontano.
Sono divertentissima io, intelligente, saresti sorpreso della bimba che sono.
Coraggio papà, hai fatto un enorme sbaglio, ma hai ancora la fortuna di poter rimediare.
Provaci.
Tanto lo sai dentro di te che, inevitabilmente, un giorno ci conosceremo, ma sarebbe bello lo volessi per primo tu.
Ciao papà! Auguri!

Tua figlia,
Stella

Antonello Venditti“Stella”

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