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Un bacio, per ogni bacio…

Ribloggo la mia pubblicazione mensile dal blog “Caffè Letterario”.
Buona lettura…sempre d’amore❤

Caffè Letterario

immagine di Frida Castelli

Una carezza
per ogni tua carezza,
per ogni volta che hai stretto
il mio viso tra le tue mani,
guardandomi con tenerezza,
per ogni volta che le tua mano
si è persa tra i miei capelli,
per ogni volta che il tuo dito
ha percorso, lieve, le mie cicatrici mal chiuse.
Un bacio,
per ogni tuo bacio,
per quelli sulle palpebre chiuse,
come di bambina,
e quelli sulle labbra aperte
ed avide delle tue,
per ogni centimetro che hai baciato,
baciato,
baciato,
baciato,
senza niente tralasciare, senza nulla trascurare,
senza farti dimenticare.
Una lacrima,
per ogni lacrima,
di commozione
di emozione,
di passione,
per quelle mie di tristezza e paura
e per quelle colme di sorpresa felicità.
Una parola,
per ogni parola
per ogni poesia,
ogni sogno, visione, colore, speranza,
per ogni buon senso ed ogni pazzia,
una parola per ogni canzone per te.
Un fiocco…

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Carezza

Conoscete voi
i poteri  di una carezza?
Sono immensi, abbiatene certezza.
È delicata come la più leggera brezza
e dolce tocco di tenerezza.
E’ capace di consolar la tristezza,
e di lenire la più scura amarezza.
Pur solida come un’ antica saggezza,
sa essere inizio di passionale ebrezza.
E’ dono, una carezza,
regala al vuoto la pienezza,
al vecchio un alito di giovinezza.
Parla ogni lingua con estrema scioltezza,
sa oltrepassare i silenzi, e chiunque l’apprezza.
Difficile possa non essere vera,
è gesto d’istinto come un’improvvisa primavera.
Se si è ricevuta, anche una volta sola,
se ne serba  il ricordo
più di qualunque parola.


Lucia Lorenzon
15 ottobre 2017

“Ho sentito una carezza sul viso
arrivare fino al cuore…” 

P. Neruda 

LIEVE E FORTE COME UNA CAREZZA

La carezza di una persona cara, il contatto con qualcosa di morbido culla il nostro dolore meglio di tutti i ragionamenti del mondo.  
Lucien Arréat, Riflessioni e massime, 1911

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Immagine da web

Ho accarezzato il volto di un vecchio sconosciuto, solo, in una stanza d’ospedale vicina a quella di una mia amata zia, di cui per tanto tempo mi sono occupata, fino alla sua morte. Con gli occhi persi guardava fuori dalla finestra, seduto su una sedia, era senza una gamba.
Gli ho poggiato, lievemente, la mano su una guancia; mi ha guardata, sorpreso, poi ha messo la sua mano sopra la mia e l’ha trattenuta, un attimo, pudicamente, con un lieve sorriso, silenzioso. Credo d’avergli fatto un regalo immenso, un gesto fatto d’istinto che gli ha acceso, per un poco, la luce negli occhi.
Mi chiedo quanti anziani, soli, in ospedali, case di riposo, ma anche a casa propria, non abbiano più un contatto fisico che non sia quello dovuto a mere cure di assistenza (lavarli, cambiarli, nutrirli). Ma una carezza, un abbraccio che non abbia altro significato se non tenerezza o affetto… da quanto non lo ricevono?
Il contatto fisico ha un’importanza fondamentale, dice a un essere umano che un altro suo simile è ancora disposto a contaminarsi d’affetto, a scambiare una corrente d’amore, anche con qualcuno il cui cammino volge al termine. Non dovremmo lesinare le nostre carezze su volti in cui la vita ha ormai tracciato tutti i suoi solchi, i nostri abbracci a corpi a volte torturati dal dolore ed altre solo dalla solitudine.
Se riuscissimo, non dovremmo negarli neanche a coloro che ci dicono non sentano più nulla, imprigionati da malattie che sembrano muri invalicabili; non possiamo davvero averne certezza. Ciò che è la nostra essenza, cuore, anima, in qualunque modo la si voglia chiamare, forse può ancora sentire.
L’essere umano è un mistero di cui troppo non conosciamo.
Lo dico per prima a me stessa, figlia di due genitori anziani con cui l’attrito di una vita fa stare fisicamente lontani.
Spero di saper andare oltre, nonostante tutto.
Spero.
Quegli occhi sconosciuti, comunque, non li dimenticherò mai.

_Lucia

Mariella Nava Spalle al Muro (Con introduzione di Renato Zero)

Quando gli anni
son fucili contro
Qualche piega
sulla pelle tua

I pensieri tolgono
il posto alle parole
Sguardi bassi alla paura
di ritrovarsi soli

E la curva dei tuoi giorni
non è più in salita
Scendi piano
dai ricordi in giù

Lasceranno che i tuoi passi
sembrino più lenti
Disperatamente al margine
di tutte le correnti

Vecchio
Diranno che sei vecchio
Con tutta quella forza che c’è in te

Vecchio
Quando non è finita
hai ancora tanta vita
e l’anima la grida
e tu lo sai che c’è

Ma sei vecchio
Ti chiameranno vecchio
E tutta la tua rabbia viene su

Vecchio sì
Con quello che hai da dire
Ma vali quattro lire
dovresti già morire
Tempo non c’è n’è più
Non te ne danno più

E ogni male fa più male
Tu risparmia il fiato
Prendi presto
tutto quel che vuoi

E faranno in modo
che il tuo viso sembri stanco
Inesorabilmente più appannato
per ogni pelo bianco

Vecchio
Vecchio
Vecchio…

Mentre ti scoppia il cuore
non devi far rumore
anche se hai tanto amore
da dare a chi vuoi tu

Ma sei vecchio
Insulteranno vecchio
Con tutta quella smania che sai tu

Vecchio sì
E sei tagliato fuori
Quelle tue convinzioni
Le nuove sono migliori
Le tue non vanno più
Ragione non hai più

Vecchio sì
Con tanto che faresti
Adesso che potresti
non cedi perché esisti
Perché respiri tu

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Carezza

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"Carezza" foto di Leo Taverna modificata da Lucia Lorenzon

Il tocco della tua mano che passa, così lieve, così rapido che nessun altro sospetta quanto possa essere rassicurante – quel tocco mi è di sostegno nei giorni più duri.

Marion C. Garretty

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