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Mi rendi Dea

Si adagiano
I miei seni
Nell’incavo delle tue mani
Raccogli in essi
L’essenza
Della donna che sono
E quando la tua bocca
Innamorata ed avida
Li sugge
Ti fai Amante e Figlio
Rendendomi Dea _e Madre_
Del nostro Amore.

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Chiamami…

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Chiamami
Madre
Figlia
Moglie
Amante
Sono in ogni declinazione
D’Amore
Sono nella diversa pressione
D’ogni carezza
Nello sguardo tenero
E lussurioso
Perché in te tutti amo
E in me tutte t’amano.

Alice nel fango

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Immagine da web

Era una mattina di primavera, sapeva che lui sarebbe passato davanti al suo appartamento verso le 10, faceva quel percorso quotidianamente, per il suo lavoro.
Alice girava come un anima in pena per le stanze,con solo una maglietta addosso ed in mano il cellulare.
La loro relazione durava da un paio d’anni e lei aveva spinto la sua timida natura verso un’audacia che non le apparteneva, ma che stava apprendendo, perché voleva tenerlo legato a sé, ed essere se stessa non bastava.
Essere se stessa quando si e’ ” l’altra “, l’amante, quella delle ore rubate alla vita “ufficiale” non poteva bastare, doveva essere sempre bella, divertente, disponibile, attraente,doveva essere qualcosa, sì, qualcosa, ché qualcuno non lo era più, di cui non poter fare a meno.
–  ” Pronto! Sono io!”
– “Ciao gioia!”
Già, gioia, la sua gioia, il suo diletto, il suo cioccolatino da mangiare quando aveva voglia di “qualcosa di buono”.
– “Ciao, sono a casa stamane, ti va di passare, Davide?”
– “Ma lo sai che posso fermarmi al massimo quindici minuti!”
Alice lo sapeva…Sapeva anche cosa avrebbe fatto in quei quindici minuti, ma lo voleva, come una sniffatta di coca, dipendente, solo così poteva resistere, andare avanti.
L’appartamento,a piano terra,aveva un’entrata privata,indipendente dal resto del condominio.
Vide la sua sagoma oltre le tende della porta e aprì.
Era bella lei,nuda sotto la maglietta ,scalza, i lunghi capelli sciolti e il sorriso di chi vedeva materializzarsi il suo costante pensiero,di chi stava per ricevere una boccata d’ossigeno dopo giorni di apnea.
Attratto ,eccitato, Davide l’aveva stretta subito a se’ e le si era insinuato nella  bocca, le mani incollate alla sua schiena nuda.
Alice era già in sua mercé, le narici riempite dell’odore della sua pelle, il respiro che diventava un solo respiro con quello di lui.
La sollevò, la sdraio’ sul tavolo e in pochi istanti la fece sua.
Lei lo accolse, senza chiedersi nulla, la mente vuota, lui era lì, era dentro di lei, era suo.
Un piccolo bacio sulle labbra, Davide si tirò su la cerniera dei jeans e la salutò:
-“Ciao gioia, breve ma eccezionale, come sempre!”.
Rimase lì, seduta sul tavolo,chiedendosi,ora sì, quanto squallida, poco dignitosa, i più l’avrebbero trovata.Eppure…lei ,lì,
su quel tavolo di cucina, impregnata di lui, era felice.
Era stata minacciata per questa relazione, da qualcuno vicino alla moglie di lui.
Le sue amiche, a volte con durezza, le dicevano che si era “bevuta il cervello” se si illudeva che un giorno lui avrebbe lasciato la moglie.
I suoi genitori non perdevano occasione per manifestarle il loro disprezzo.
Ma lei lo amava, e si raccontava che anche lui l’amava.
Era poco, era niente, era fango, era una puttana, le dicevano di tutto.
Nella sua residua parte di lucidità  lo sapeva che un giorno non sarebbe più tornato, che un giorno avrebbe dovuto ricomporre la sua dignità, ridare un senso al suo modo d’amare, al significato stesso della parola Amore.
Un giorno.
Ora lui c’era, era su di lei.
Quell’odore era solo loro, unico, la loro miscela.
Pelle, sudore, sperma.
Non lo avrebbe barattato con nulla.

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Essere “L’ALTRA”

Di tutte le condizioni, la meno desiderabile è quella di amante.
Emil Cioran, Sillogismi dell’amarezza, 1952

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"L'amante" di Marco Amore

Di innamorarsi dell’uomo sbagliato capita a tutte.
Ma anche fra gli uomini sbagliati ce ne sono di più sbagliati di altri: quelli sposati.
Questo non capita a tutte, ma a molte sì.
E partendo dall’assunto di essersene innamorate (e non di essere solo interessate ad una disimpegnata storia di sesso), bhe, sono cavoli amari.
Le montagne russe non descrivono a sufficienza il continuo saliscendi di emozioni di colei che ama l’uomo di un’altra.
In primis c’è il senso di colpa, che, se ci si trova dentro in tale relazione, non è stato abbastanza forte da mettervi al sicuro.
Se il fedifrago vi ha parlato di moglie, figli, e varie, e voi siete rimaste, la coscienza l’avete sufficientemente zittita.
Se poi anche voi avete marito e figli, allora lo sforzo di zittirla deve essere stato impegnativo ma, comunque, non vi ha trattenute.
Ma tant’e’, eccovi, siete l’amante, l'”altra”…e non elenco non eleganti epiteti con cui potreste essere definite da molti benpensanti.
No, non è detto affatto che voi siate peggiori della moglie tradita, che può essere pessima, e altrettanto fedifraga del marito, ma non è altrettanto detto che siate migliori, anche se l’uomo in questione non farà che ripetere che voi siete più belle, più dolci, più intelligenti, più comprensive, più sexy (quest’ultimo elogio poi sarà il più ripetuto).
L’essere amante comunque è quasi sempre indice di autostima scarsa.
Qualsiasi età voi abbiate, se vi accontentate di un pezzetto di cielo, invece di poter guardare il cielo intero, come a tutti spetta, qualcosa nell’amore per voi stesse non va.
Se vi trovate in stanze d’albergo, quando non in una macchina, dopo preavvisi anche minimi, travolte da quella che sentite una passione irrinunciabile, chiedetevi se valete abbastanza per voi stesse.
Se passate le domeniche e le feste comandate ad aspettare un sms, un messaggio whatsapp, una telefonata, e non sapete schiodarvi da quel telefono nemmeno un secondo, avete consegnato la vostra libertà, il vostro sorriso, la vostra dignità  nelle mani di un’altra persona.
E far dipendere la propria felicità, o anche solo il proprio umore, da qualcun altro, è sbagliato, sempre.
Lo so, vi dirà che divorzierà, che starà con voi, che con la moglie non parla più, litiga solamente, che non ci fa l’amore da anni…ma solitamente nulla di tutto questo è vero.
Né è vero che non può lasciare la moglie perché è depressa, minaccia il suicidio, i figli son piccoli.
Nella stragrande maggioranza dei casi non la lascia perché non ne ha alcuna intenzione.
Perché col piede in due scarpe ci sta benissimo e tutta la vostra sofferenza nemmeno la intuisce.
Voi siete un massaggio per il suo ego, siete il sesso, che dopo anni di matrimonio, con la moglie si è sopito, siete la pausa dalla vita reale, il dolcetto da gustare, ma se cominciate ad avanzare richieste ben poco durerà.
E questo lo arrivano a capire tutte, alcune finalmente rompendo il legame, in un impeto di ritrovata stima, altre rimanendo, nonostante tutto, accontentandosi delle briciole.
Ci sono rapporti così che possono durare una vita, quasi un secondo matrimonio, molti verranno interrotti dalla presa di coscienza delle mogli, talvolta con richieste di divorzio che i nostri mai avrebbero voluto.
Pochissime di queste storie evolveranno in un rapporto ufficiale, alla luce del sole, e voi ne uscirete col cuore a pezzi e una vita lasciata in stand-by da riordinare, con non poca fatica.
Che dirvi? Al cuor non si comanda, ma se vi coglie un barlume di lucidità non cadete in queste distruttive relazioni, o fuggite appena possibile.
Sarà una decisione dolorosa, difficile, ma solo così potrete ricominciare da voi stesse.

*Quadro di Marco Amore
Titolo: L’Amante
Tecnica: Olio su Tela
Misure: 50 x 70

http://www.marcoamoreart.it/

*Una canzone che trovo perfetta a questo argomento è “AMANDOTI”, cantato da Gianna Nannini: http://youtu.be/hmSuvavAvRo

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