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É tutte noi, è se stessa, è nessuna…di Lella Costa

“Non cambiare per piacere agli altri.
Chi ti ama accarezzerà le tue insicurezze.
Chi vorrà starti accanto si accoccolerà
alle pieghe della tua anima. Sii te stessa sempre.
Fatti un dono vero, resta come sei.”

Alda Merini.

A chi festeggia, a chi non lo fa.
Comunque con rispetto verso ogni pensiero. Cominciamo col rispettarci, veramente, tra donne.

Lucia

MonDonna

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O troppo alta, o troppo bassa
Le dici magra, si sente grassa
Son tutte bionde, lei è corvina
Vanno le brune, diventa albina
Troppo educata, piaccion volgari
Troppo scosciata per le comari
Sei troppo colta preparata
Intelligente, qualificata
Il maschio è fragile, non lo umiliare
Se sei più brava non lo ostentare
Sei solo bella ma non sai far niente
Guarda che oggi l’uomo è esigente
L’aspetto fisico più non gli basta
Cita Alberoni e butta la pasta
Troppi labbroni non vanno più
Troppo quel seno, buttalo giù
Bianca la pelle, che sia di luna
Se non ti abbronzi, non sei nessuna
L’estate prossima con il cotone
Tornan di moda i fianchi a pallone
Ma per l’inverno la moda detta
Ci voglion forme da scolaretta
Piedi piccini, occhi cangianti
Seni minuscoli, anzi giganti
Alice assaggia, pilucca, tracanna
Prima è due metri, poi è una spanna
Alice pensa, poi si arrabatta

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Alice nel fango

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Immagine da web

Era una mattina di primavera, sapeva che lui sarebbe passato davanti al suo appartamento verso le 10, faceva quel percorso quotidianamente, per il suo lavoro.
Alice girava come un anima in pena per le stanze,con solo una maglietta addosso ed in mano il cellulare.
La loro relazione durava da un paio d’anni e lei aveva spinto la sua timida natura verso un’audacia che non le apparteneva, ma che stava apprendendo, perché voleva tenerlo legato a sé, ed essere se stessa non bastava.
Essere se stessa quando si e’ ” l’altra “, l’amante, quella delle ore rubate alla vita “ufficiale” non poteva bastare, doveva essere sempre bella, divertente, disponibile, attraente,doveva essere qualcosa, sì, qualcosa, ché qualcuno non lo era più, di cui non poter fare a meno.
–  ” Pronto! Sono io!”
– “Ciao gioia!”
Già, gioia, la sua gioia, il suo diletto, il suo cioccolatino da mangiare quando aveva voglia di “qualcosa di buono”.
– “Ciao, sono a casa stamane, ti va di passare, Davide?”
– “Ma lo sai che posso fermarmi al massimo quindici minuti!”
Alice lo sapeva…Sapeva anche cosa avrebbe fatto in quei quindici minuti, ma lo voleva, come una sniffatta di coca, dipendente, solo così poteva resistere, andare avanti.
L’appartamento,a piano terra,aveva un’entrata privata,indipendente dal resto del condominio.
Vide la sua sagoma oltre le tende della porta e aprì.
Era bella lei,nuda sotto la maglietta ,scalza, i lunghi capelli sciolti e il sorriso di chi vedeva materializzarsi il suo costante pensiero,di chi stava per ricevere una boccata d’ossigeno dopo giorni di apnea.
Attratto ,eccitato, Davide l’aveva stretta subito a se’ e le si era insinuato nella  bocca, le mani incollate alla sua schiena nuda.
Alice era già in sua mercé, le narici riempite dell’odore della sua pelle, il respiro che diventava un solo respiro con quello di lui.
La sollevò, la sdraio’ sul tavolo e in pochi istanti la fece sua.
Lei lo accolse, senza chiedersi nulla, la mente vuota, lui era lì, era dentro di lei, era suo.
Un piccolo bacio sulle labbra, Davide si tirò su la cerniera dei jeans e la salutò:
-“Ciao gioia, breve ma eccezionale, come sempre!”.
Rimase lì, seduta sul tavolo,chiedendosi,ora sì, quanto squallida, poco dignitosa, i più l’avrebbero trovata.Eppure…lei ,lì,
su quel tavolo di cucina, impregnata di lui, era felice.
Era stata minacciata per questa relazione, da qualcuno vicino alla moglie di lui.
Le sue amiche, a volte con durezza, le dicevano che si era “bevuta il cervello” se si illudeva che un giorno lui avrebbe lasciato la moglie.
I suoi genitori non perdevano occasione per manifestarle il loro disprezzo.
Ma lei lo amava, e si raccontava che anche lui l’amava.
Era poco, era niente, era fango, era una puttana, le dicevano di tutto.
Nella sua residua parte di lucidità  lo sapeva che un giorno non sarebbe più tornato, che un giorno avrebbe dovuto ricomporre la sua dignità, ridare un senso al suo modo d’amare, al significato stesso della parola Amore.
Un giorno.
Ora lui c’era, era su di lei.
Quell’odore era solo loro, unico, la loro miscela.
Pelle, sudore, sperma.
Non lo avrebbe barattato con nulla.

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