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Amori Virtuali #3 “Lettera di Elisa”

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Mio caro, carissimo Amore,

Come sai il mio cuore é tormentato, tormentato dalla tua assenza e felice della tua esistenza.
Strana contraddizione in cui questa vita, con ironia cattiva, mi sta costringendo a vivere.
Ha giocato col destino,
uno spietato gioco a dadi in cui il premio era la nostra felicità.
E alla fine se la sono spartita. Concedendocela solo in modo imperfetto.
Ti ho conosciuto e ti amo, ma non so che il colore dei tuoi occhi, non mi è concesso perdermi in essi, né in essi leggervi il tuo amore.
Sai farmi immaginare il tocco delle tue mani e l’incanto della tua pelle adesa alla mia, ma mi é stato negata la realtà del tatto. Così come mi é sconosciuto il tuo odore, che so mi basterebbe sentire  per riconoscerlo tra mille. Mi basterebbe mi tenessi per mano una volta e io non  scorderei mai più l’essenza di te sul mio palmo.
Una volta, una sola, Amor mio, per renderti indelebile.
Lo so. Non si può.
Sono solo un’altra persona che ti ama.
Perché sei già amato, tu. Come sarebbe possibile non amarti.
Io sono arrivata tardi e mi é stato ritagliato questo ruolo.
Che é duro e magnifico. Una pazzia, un dolore, e una felicità infinita.
E rifiuto di considerarlo un amore inferiore, rifiuto la classificazione di “infatuazione”
Rifiuto la facilità con cui darebbero a me dell’illusa e a te dell’egoista, probabilmente. Ma che ne sanno? Che ne sanno?
No Amore. No.
L ‘amore ha mille declinazioni e questa nostra é solo una d’esse. Non meno vera, non meno forte, non meno proiettata al “per sempre”.
Io e te siamo una realtà, non una fantasia e se il destino ha deciso che non ci incontreremo mai, lo accetteremo.
Comunque i miracoli esistono e chi può sapere cosa avverrà.
Tu per me ci sei e io ci sono per te.
E ci siamo da prima di conoscerci; come scriveva M. Mazzantini sul suo libro NON TI MUOVERE : ” Chi ti ama c’è sempre, c’è prima di conoscerti, c’è prima di te. Fa parte di te come una coda preistorica, qualcosa mutilato dall’evoluzione, qualcosa di cui si conserva l’alone, una misteriosa presenza nel vuoto.”

É cosí amore. Noi ci siamo da sempre e per sempre saremo.

Ti bacio

Tua Elisa

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47 anni domani…

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Foto di Lucia Lorenzon

E domani sono 47, carissima.
Mica pochi.
Non è stata clemente con te la vita, forse il tempo, almeno esteriormente, un po’ di piú.
La tua vita non è fatta di esperienze belle: viaggi, studi, lavoro, di lotta per ottenere soddisfazioni, no, è fatta di guerra di trincea, di sopravvivenza.
Sopravvissuta alla depressione e all’alcolismo di tuo padre, all’anaffettivita’ di tua madre, a un tentativo di stupro e ad altre molestie, all’anoressia, alla bulimia, ad un abbandono incinta di una settimana, ai problemi di salute seguiti a gravidanza e parto, al dolore fisico cronico, agli abbandoni, ai tradimenti, alle paure e ai vuoti che han preso residenza nel tuo cuore.
Danneggiata ma sopravvissuta.
Non certo alla grande.
Sei piena di cicatrici. Alcune non guariranno mai.
Sei diventata per molti una sorta di creatura aliena ed incomprensibile.
Ma non te ne curi più molto.
Provi a farti capire da chi davvero ti interessa. A concedere a qualcuno di aiutarti. Togliendo mattoni dai muri di difesa.
Sei sempre stata d’indole dolce e nonostante tutto lo sei rimasta, anche se molto più  permalosa, irascibile e “incazzosa” di un tempo, ma a ferirti ci vuole ancora troppo poco.
Malinconica spesso. Facilissima alle lacrime. La discesa dalla malinconia alla tristezza é facile ma, finora, sei sempre sfuggita alla depressione.
Capace di riuscire a ridere a crepapelle anche nei momenti più  duri, sei buffa dentro, ed è sempre stata la tua salvezza.
Non sopporti chi sminuisce ciò che hai vissuto e, difficilmente, chi lo fa rimarrà nella tua vita, ma sei capace di empatia profonda nei confronti delle persone, di coloro che soffrono, qualunque sia il motivo.
Non ti sei mai piaciuta molto, mai amata davvero, mai presa cura seriamente di te, ma un po’ di ciò che sei vai orgogliosa, della tua incapacità di odiare, della tua fiducia nelle persone, della tua grande capacità di tenerezza e di passione.
E ora…Ti sei pure concessa di innamorarti ancora. Un rischio che pensavi di non voler correre più ma alla fine non sei riuscita ad impedirtelo.
E vada come vada. Alla fine sopravviverai e magari il rischio stavolta può esser quello d’essere un po’ felice.
Te la auguro come  regalo per questo anno che verrà, un poca di serenità.

Buon compleanno Lucia!

Tua…Lucia

P.s. lo so…lo so difficile sfuggire dal farmi gli auguri, così. Abbiate pazienza. 😂😂😂
E ora mi dedico pure uno scritto di Alda Merini, perché un poco mi ci riconosco, anche se certo non mi darei mai il titolo di “Donna Donna”.
Eccolo:

“Ci sono Donne…
E poi ci sono le Donne Donne…
E quelle non devi provare a capirle, perchè sarebbe una battaglia persa in partenza. Le devi prendere e basta.
Devi prenderle e baciarle, e non devi dare loro il tempo di pensare. Devi spazzare via, con un abbraccio che toglie il fiato, quelle paure che ti sapranno confidare una volta sola, una soltanto, a bassa, bassissima voce. Perchè si vergognano delle proprie debolezze e, dopo averle raccontate si tormentano – in una agonia lenta e silenziosa – al pensiero che, scoprendo il fianco, e mostrandosi umane e fragili e bisognose per un piccolo fottutissimo attimo, vedranno le tue spalle voltarsi ed i tuoi passi allontanarsi.
Perciò prendile e amale. Amale vestite, che a spogliarsi son brave tutte.
Amale indifese e senza trucco, perchè non sai quanto gli occhi di una donna possono trovare scudo dietro un velo di mascara.
Amale addormentate, un po’ ammaccate, quando il sonno le stropiccia.
Amale anche se sanno bastare a se stesse.
Ma appunto per questo, sapranno amare te come nessuna prima di loro
.”

_Alda Merini

Carissimo…

Caro, carissimo…

Non ti conosco abbastanza da sapere come batte il tuo cuore, come la tua anima affronta il buio, come affronti il dolore, le difficoltà, la paura.
Abbastanza per sapere che sei forte, risolto, maturo, positivo.
Abbastanza da sapere che per te i problemi hanno una soluzione, tutti, e che, con metodo e razionalità, va cercata.
Abbastanza da sapere che, quando ami, ami davvero, non in modo tiepido, con riserve, col freno tirato, sennò vorrebbe dire che non ami.
Non so però se anche tu puoi sentirti smarrito di fronte alla sofferenza di chi ami, di fronte a un dolore che non può avere soluzione positiva, ma solo lenimento, breve sollievo.
Non lo so.
So che il dolore provato in prima persona è meno destabilizzante di quello delle persone cui si vuole bene.
So che anche il sapere di fare, e aver fatto, tutto ciò che é possibile, non sempre da pace, o comunque, non subito.
So che ci sono persone che hanno nella vita un ruolo insostituibile, che nessun altro potrà occupare, mai, e l’idea che possa avvicinarsi il tempo di perderle fa tremare il cuore a chiunque.
So che sono lontanissima e che sto in pena.
So che non posso far nulla.
So che se, per un momento, mi fosse data la possibilità di esserci, probabilmente non ti saprei parlare, ti abbraccerei, ti stringerei, in silenzio, la mano.

Ti voglio tanto bene

Lucia

A te…

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Foto di e con Lucia Lorenzon

Questo scritto è per te, cui fatico a parlare, io che so essere un fiume di parole in piena, a te verso cui ho fatto un passo che non credevo di fare.
Alla tua vita abissalmente diversa dalla mia.
Alla tua ironia. Alla tua eleganza. Alla tua intelligenza. Alla tua galanteria.
A ciò che scrivi, a come sai scrivere, alle tue passioni, di cui so ancora poco, se non che la parola “passione” è parte della tua essenza.
A te con cui un poco gioco.
A te che mi hai spiegato il significato preciso della parola “soggezione” mentre io cercavo un modo di definire come mi sentivo nei tuoi confronti. E in fondo resto convinta che sia la parola più giusta.
A te che ormai sei pensiero quotidiano e speranza e sogno ma anche inquietudine di chi non li credeva più possibili.
A te che nel mio cuore sei entrato attraverso maglie strettissime ma che non son ancora riuscita a “far accomodare”.
A te che mi offri ascolto e disponibilità, di cui ancora non approfitto.
A te che mi hai fatto sentire il cuore sospeso di fronte a uno schermo di cellulare temendo ci fosse già stato un attrito di troppo, ma io alle mie idee difficilmente abdico.
A te che manchi se i silenzi si allungano.
Ad un tuo messaggio, arrivato inatteso in un momento notturno di solitudine e di lacrime, che è sembrato un “segno” e ha strappato un sorriso alla tristezza.
A te che credo ormai abbia capito che mi muovo tra malinconie e sorrisi; giorni migliori e giorni in cui il dolore, spesso fisico e forte, mi appanna e allontana.
E se non lo sai te lo dico qui, che il dolore mi allontana, mi confonde, mi fa “chiudere” e in questi giorni è cosí. Tanti giorni è così. Troppi.
A te cui non posso ancor dire “ti amo” ma la strada credo abbia preso quella direzione.
A te cui forse mi considero inadatta, ma io non mi trovo adatta a nessuno, per cui cerco di non darmi retta.
A te che dici di avere pazienza.
E con me ne serve.

A te.

Se vuoi, se puoi, aspettami.

Lucia

E poi scopri che hai paura…

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Immagine da web

E poi scopri che hai paura.

Hai paura di un cuore che sei consapevole potrebbe battere a un ritmo diverso.

Che devi frenarlo, ragionando e mettendo paletti, perché è meglio cosí, perché sai che le cose le vivi senza rete di protezione.

Che se ti innamori ti innamori mica “un poco”. No, tu ci metti dentro il cuore, l’anima, il corpo, senza riserve.

Metti in gioco tutto.

Ma hai paura.

Paura dell’ennesima disfatta.

Paura di qualcosa che nemmeno provi più a cercare di sapere se “potrebbe essere”.

Paura di diventare ancora una “a scadenza breve”…

Perché da te si viene attratti ma poi si scappa.

Perché hai troppi problemi di salute che ti limitano la vita.

Perché soffri e spesso sei insopportabile. Perché i “non ce la faccio” sarebbero troppi, anche nelle cose semplici, perché  il dolore hai imparato che da sola lo gestisci meglio e non vuoi che qualcuno lo veda.

Non vuoi nemmeno raccontarlo tutto, perché sembra troppo pure a te.

Perché, per sopravvivere ti sei riempita di abitudini e passioni che sono la tua salvezza, cui non rinunceresti piu’,  ma anche di abitudini che ti fanno male ma non  sai piu’ come cambiarle e nemmeno ci provi, ormai.

E allora, se ti si insinua l’idea che nononostante tutto non sei protetta dal “rischio” di innamorarti e se un pensiero diverso potrebbe farsi strada tra i tanti che hai…ti dici che devi scacciarlo, non sondarlo, non alimentarlo in alcun modo.

Che’ l’amore non è fatto per qualcuno che vive come vivi tu.

E cerchi di regolare il battito…cerchi

di tirare fuori la pietra del “tanto è impossibile” e piazzarcela sopra a quello stupido cuore.

Lucia

14 ottobre 2009: esattamente sei anni fa…

“Bisogna avere il Caos dentro di sèper generare una Stella danzante.”
F. Nietzsche

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Edit di Lucia Lorenzon, foto di Leo Taverna

Sei anni fa ho saputo che tu esistevi.
Un test di gravidanza positivo che mi ha lasciata allibita e terrorizzata.
So che ti ho amato pur temendoti.
So che la mia mano sul ventre quando, convinta che avrei interrotto la gravidanza, accompagnata da un sussurro : “mi dispiace, bambino”, e tante lacrime, erano gia’ amore.
Ma la paura era tanta.
Erano tanti i rischi per me, per te, le incognite, le pressioni di un padre che non ti voleva.
È stato tutto cosí sconvolgente pieno di sentimenti contrastanti.
Così duro e sensazionale.
Così sbagliato e mai cosí giusto

È stato Amore.

È stata una Stella.

La mia.

Al mio primo Amore…

“…Se la passione è stata piena, se l’amore è nato e si è stati uno accanto all’altra per anni, niente può mai cancellarlo del tutto…”

Gina Lagorio

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Lucia e Renato...un milione di anni fa

E ti voglio bene, con la nostalgia dei quindici anni e la consapevolezza dell’eta’ adulta.
Ti voglio bene per quel che eri, per come mi hai amata, accudita e coccolata, pur senza capirmi, tormentata e complessa, ma tu c’eri sempre, presente e infinitamente disponibile.
Ti voglio bene, per tutte le lacrime che hai visto, per tutte le volte che ti ho detto “sto male” e “non ce la faccio”.
Ti voglio bene per tutte le volte che mi hai accolto, in fuga dalla mia famiglia.
Ti voglio bene per tutte le prime volte vissute con te: dalla prima volta che ho fatto l’amore, alla prima che ho fatto un volo in aereo.
Ti voglio bene anche se non mi sei rimasto accanto.
Anche se hai cercato altrove una vita che io non potevo darti, e forse non volevo, ma io non avevo la forza di lasciarti.
Eri la mia roccia, la mia certezza il mio rifugio, il mio “per sempre”.
Mi hai lasciata e io ho cercato di ricrearmi e uscire da quel dolore, durissimo, mentre tu cercavi di costruire una nuova vita con una donna che si è rivelata terribilmente piu’ “sbagliata” di me.
Anni e anni di lontananza senza mai dimenticarci, fino a ritrovarci, per caso, e riconoscerci, come fosse passata un’ora.
Forse non riconoscere le nostre anime, cambiate, ma riconoscere i nostri occhi, le nostre espressioni, le nostre pelli, i nostri odori, tatuati nella memoria di due creature, amatesi da ragazzi, e fianco a fianco per tanti anni.
E abbiamo rischiato.
Di amarci ancora.
Di volerci ancora.
Di sognare ancora.
Ma la vita gioca e tutto cambia.
E tutto è precipitato.
Ti sei trovato tra le mani cocci di una vita sovvertita.
Brandelli taglienti di un matrimonio finito e forse mai davvero iniziato.
Un cuore impazzito. Improvvisamente grave, malato.
Improvvisamente quello che stava male eri tu.
Hai affrontato tutto col tuo carattere d’oro.
Con la tua calma, il tuo ottimismo il tuo fatalismo…che sono la tua piu’ grande cura.
Sei diventato un uomo che stimo piu’ di quando t’ho conosciuto.
La vita ti ha voluto rendere piu’ fragile, ma tu di quella fragilitá ne hai fatto serieta’ e consapevolezza.
Mio primo amore vero.
Indimenticato e generoso.
Non siamo piu’ riusciti a diventare un “NOI”.
L’amore non si impone, o, forse, ha varie forme.
Non posso piu’ dirti che t’amo, come quando, ragazza, guardavo i tuoi occhi azzurri, che spesso avevano una espressione smarrita e dolcissima.
Ma bene te ne voglio, tanto, profondamente.
Trent’anni di vita non l’hanno cancellato.
Non lo cancelleranno mai.
Un giorno scrissi una poesia…confesso di averla ridedicata a mia figlia, ma era stata scritta per te.

“Qualunque sia
Il tuo futuro
Qualunque sia
Il mio futuro
Qualunque sia
Il nostro futuro
Un filo invisibile
Un filo indistruttibile
Mi leghera’ a te.
Perché
una parte di me
Ti appartiene
E sarà con te
Ovunque
Per sempre

Ti voglio tanto bene, Renato.
E grazie.
Hai riempito di ricordi belli il mio cuore.

Lucia
O, meglio, come mi chiami tu:

Luci

Ligabue: “L’amore conta”