Archivi

Buongiorno a….

image

Buongiorno a chi lotta.
A chi si sente come su un ring coi guantoni.
A chi si sente su un filo, in equilibrio per non cadere.
A chi si sente seduto su delle macchine da scontro.
A chi ha tutta la grinta che gli servirebbe per vincere.
A chi ce la mette tutta.
A chi non si tira mai indietro.
A chi perde tutte le sfide.
Buongiorno a chi combatte contro il destino.
Chi contro la gente, la distanza, i pregiudizi, il mare, la logica e il cuore.
Buongiorno a chi fa finta di non sapere dove sono i guantoni e resta lì a farsi sconfiggere. 
Che tanto non vede altra scelta, non vede altra soluzione. Ci si stanca.
A chi dice “ancora una volta a me?!”
A chi sa “che la vita è un po’ più forte del tuo dirle ancora no”
E allora ci si ritrova lì a dover dimenticare ancora, a dover lasciar perdere ancora, a dover andare avanti ancora.
Buongiorno a chi di lasciar perdere non ha voglia, a chi anche stavolta non vorrebbe passarci sopra. 
A chi vorrebbe lottare ancora ma si chiede se ne valga la pena.
A chi raccoglie le sue macerie, nuovamente.
A chi non vorrebbe dimenticare più.
Buongiorno a chi aspetta la sua rivincita.
A chi sa che “Poi non è che la vita vada come tu te la immagini.”
A chi non smette di credere che magari una volta potrebbe andare esattamente come vorremmo. Chissà.

Annunci

Le ragazze come me…( che ragazza non sono più)

image

Immagine di e con Lucia Lorenzon

Copio da una pagina facebook, non so chi sia l’autrice, ma mi ci ritrovo tanto.

“Le ragazze come me non cercano qualcuno che gli faccia dimenticare il passato, cercano qualcuno a cui raccontarlo con le lacrime agli occhi. Qualcuno che resti, dopo aver ascoltato tutto, tutto quanto.
Non sopportano quel fare l’amore velocemente, vogliono essere baciate a lungo sul seno, lungo la schiena, sul collo.
Vogliono essere baciate sugli occhi.
Le ragazze come me non cercano amore eterno, ormai hanno capito che non funziona così: cercano amore e basta.
Amano farsi guardare mentre fanno qualcosa che amano.
Amano far innamorare mentre fanno qualcosa che le rende felici.
Le ragazze come me non dicono bugie, hanno smesso perché non vogliono far funzionare le cose ad ogni costo.
Le ragazze come me, un tempo, quando vedevano una farfalla si emozionavano: come può un essere così bello morire così presto?
Adesso non più, adesso sono loro ad essere farfalle.
Le ragazze come me provano a spegnere presto ogni sensazione per non restare più scottate. Ma non ci riescono.
Sono sempre un po’ malinconiche, vivono tre vite contemporaneamente: quella reale, quella che sognano, quella che leggono.
Le ragazze come me sperano solo di essere stupìte di nuovo, prima o poi.”

LA BUFALA SULL’ “INSEGNAMENTO GENDER” : PSICOSI TRA WEB E WHATSAPP

C’è un messaggio, che circola in modo virale su Whatsapp, tra i gruppi di mamme di asili e elementari e i gruppi di mamme su facebook che lancia un allarme inquietate sull’ “insegnamento gender” che verrebbe introdotto col nuovo decreto legge Fedeli nelle scuole e asili italiani.
Una bufala, un atto terrorizzante e manipolativo. Si puo’ essere in disaccordo sul decreto legge ma non inventarsene i contenuti.

MonDonna

image



(…)

































A UNA ENORME SCIOCCHEZZA PIENA DI FALSITÀ, vi invito caldamente ad aprire il link e leggerla:

Cerchiamo di avere un minimo di discernimento, di non credere a tutto cio’ che ci viene propinato, di leggere i documenti idee, da fonti certe.
Tutto ciò sta creando un panico generalizzato tra molte madri, per il solo fatto di credere, supinamente, alla prima bufala diffusa viralmente senza fare lo sforzo di informarsi personalmente e cercare le informazioni reali per farsi le proprie idee.
Sul web si trova di tutto e il contrario di tutto.
Cerchiamo di esserne consapevoli.
Cerchiamo di non farci abbindolare.

Lucia

View original post

L’amore raccontato attraverso le piccole cose di ogni giorno.

“La disegnatrice ”Puuung” cattura quei piccoli momenti che rendono l’amore degno di questo nome attraverso queste illustrazioni commoventi. Nelle relazioni e interazioni di ogni giorno è più importante non dimenticare le piccole cose che valorizzare troppo i grandi gesti…”

Ne pubblico solo quattro ma vi invito ad aprire il link e guardarle tutte, sono bellissime.
Lucia

image

image

image

http://www.ziqqurat.eu/2015/04/28/lamore-raccontato-attraverso-le-piccole-cose-di-ogni-giorno/

Le mestruazioni più dolorose sono quelle da nascondere

image

Immagine da web

È quel giorno del mese. Ti senti debole, hai i crampi alla pancia, inizi a sanguinare, hai voglia di lavarti. Sai che per qualche giorno continuerà così, che succede più o meno ogni 28 giorni… e pazienza. O forse no. 

Chi sei? Dove ti trovi? 
Forse sei nata nella baraccopoli di Dacca, in Bangladesh, hai 14 anni o giù di lì e dove vivi non c’è neanche un bagno dove trovare un po’ di privacy per pulirti. Oppure, se c’è, non scorre mica l’acqua. Ti ci puoi al massimo intrufolare per arrotolare alla meno peggio un pezzo di una vecchia gonna che hai strappato, infilartelo in mezzo alle gambe e sperare che nessuno se ne accorga. E sperare (e questo sì sarebbe terribile) che non si inzuppi o si sposti tanto da macchiarti il vestito sul didietro. 

Al massimo tra qualche ora lo cambierai: dalla vecchia gonna di pezzi ne hai ricavati ben quattro. Cercherai dell’acqua per lavarlo e, se lo trovi, anche un po’ di sapone. 

Non che faccia la differenza, viste le condizioni dei tubi dell’acqua dalle tue parti, pieni di infiltrazioni e che si insinuano fin dentro il fango della fogna a cielo aperto dello slum. 

Che non verrà mai perfettamente pulito già lo sai, quindi tanto vale non perderci troppo tempo, strizzarlo ben benino e poi metterlo ad asciugare. Steso dietro un armadio, appiccicandolo al muro, oppure sotto al materasso, che nessuno lo veda. Anche se, certo, al Sole, col calore, le possibilità di igienizzarlo e impedire che vi si annidino i batteri o le muffe sarebbe un pochino meglio. 

Ma non si può. 

A scuola non ci vai: e come potresti? Neanche a scuola il bagno c’è. E comunque, anche se ci fosse, dove metteresti poi lo straccio insanguinato? E comunque certe volte stai troppo male per uscire di casa: forse avresti bisogno di un analgesico. Solo che in famiglia di certo se c’è qualche soldo in più si usa prima per cose più importanti. Senza contare che, in famiglia, non c’è nessuno che sappia di te e del tuo problema. 

E infatti nella baraccopoli di Dacca del problema non si parla. Quando una ragazzina ha le sue prime mestruazioni, nella quasi totalità dei casi non ha la più pallida idea di cosa significhi. Ne esce terrorizzata. 

È il segno che forse hai fatto qualcosa di sbagliato anche se tu no, davvero, non volevi, e nel dubbio è meglio che non lo dici a nessuno, neanche alla mamma o alle tue amiche: e se poi ti emarginassero? Già sei femmina, e in un paese musulmano. Ci manca solo che dalle tue parti intime esca del sangue. Che vergogna.

Chissà come funziona altrove
Purtroppo dove c’è povertà, funziona spesso così. In Bangladesh come in molti degli slum, dei campi profughi o semplicemente delle zone rurali dei paesi sottosviluppati. Per molte donne del Mondo una manciata di paglia, alcune foglie, qualche pagina di giornale, persino la segatura, la sabbia, la cenere o addirittura il fango possono diventare un assorbente. 

Per la stragrande maggioranza di loro, le infezioni si trasformano in un’inseparabile ombra. A lungo termine, non curandosi, sono in molte a diventare sterili. 

«Con tutte le tragiche conseguenze che il fatto di non essere fertile rappresenta in determinate realtà», ci racconta Manuela D’Andrea, responsabile di uno dei tanti progetti di supporto realizzati da Terre des hommes alle Ong dei paesi più bisognosi, e che ha vissuto per anni a contatto con le ragazze dello slum di Dacca. «Una donna che non può avere bambini è una donna che in alcune società non viene considerata, che non può avere attorno a sé una famiglia», racconta, «e in questi luoghi perdere la salute riproduttiva per colpa di una mancata igiene mestruale significa quindi anche amplificare lo stigma e la discriminazione che già caratterizzano la figura femminile». 

La stessa discriminazione che arriva, in quei giorni, a bandire le donne dai luoghi sacri, a vietare loro l’accesso alla cucina, all’intera casa, o che spinge addirittura a rinchiuderle nei recinti degli animali, come purtroppo avviene in alcune comunità rurali dell’Asia e dell’Africa. Perché sì, la donna mestruata in alcuni punti del Mondo è considerata sporca, impura, intoccabile. 

Parte tutto dalla testa 
Ma cosa pensa di sé una donna che appartiene a queste realtà? Soprattutto all’inizio, nei primi anni del ciclo, spesso non sa cosa stia succedendo al proprio corpo. Le mestruazioni sono un argomento tabù: vanno vissute in silenzio. 

Quel sangue, ed è idea diffusa in molte regioni (per esempio) dell’India, è qualcosa di sporco, forse il segno di una grave malattia. Soprattutto per le più giovani delle ragazze che vivono in comunità di questo tipo. E a volte, le più fragili arrivano persino a togliersi la vita davanti alla paura di aver contratto una malattia mortale. 

Mentre dall’altra parte del Mondo, nello stesso istante, una ragazzina sta magari festeggiando con la famiglia la prima mestruazione, il segno tangibile di un processo naturale, l’ingresso in un’età nuova, tutta da scoprire, quella anche dell’amore. 

Il peso delle conseguenze 
Oltre al disagio e ai lasciti sulla salute, le aree dove le mestruazioni vengono di fatto negate sono anche quelle dove è poi più duro anche il risvolto sociale. Nei paesi dove, per la mancanza di infrastrutture adeguate, sono costrette a saltare la scuola, o addirittura ad abbandonarla definitivamente, le ragazze perdono sin da giovanissime i contatti con le amiche e, in generale, con il mondo esterno alla famiglia. Rinunciando allo studio, finiscono per non avere altra scelta, un domani, se non quella dei lavori più umili. Lavori che però vengono spesso abbandonati con le stesse motivazioni della scuola. 

Finisce così l’idea di una possibile, almeno parziale, indipendenza, che si traduce in sottomissione alla famiglia o al compagno, estrema debolezza sociale, mancato controllo della propria vita. Un vero e proprio handicap che si estende pian piano a tutti gli aspetti della vita.

«Proprio per evitare questa catena di eventi», riprende D’Andrea, «si cerca di intervenire all’origine del problema, cioè sulla trascurata importanza di avere a disposizione i mezzi e un ambiente per rendere le mestruazioni più gestibili per le donne». Ci sono associazioni che distribuiscono assorbenti igienici, per esempio, altre che avviano attività per produrne a basso costo da materiali di riciclo, in modo da renderli più accessibili. Si cerca di spingere sulla costruzione di nuove infrastrutture, come le latrine, così come di sensibilizzare i governi locali a introdurre policy attente alla salute riproduttiva della donna. Anche se la verità è che nei regimi a stampo mafioso come le baraccopoli, iniziative di questo tipo faticano molto a penetrare. 

«In queste realtà il tabù delle mestruazioni è così integrato nella storia e nella cultura che è impossibile pensare di coprire il problema intervenendo solo dall’alto», spiega D’Andrea, «ed è per questo che portiamo avanti anche progetti di supporto socio-educativo che contengano una componente informativa sui temi dell’igiene, dei circuiti della salute riproduttiva e delle problematiche legate allo sviluppo adolescenziale». Progetti dove si ricerca il dialogo con le bambine, dove si cerca di trasmettere l’importanza della pulizia personale, ma anche del segnalare se a livello intimo ci siano eventualmente dei disturbi. Insomma: dove le si sprona a conoscere meglio se stesse e il proprio corpo. «Tanto che è possibile vedere segni di cambiamento anche nelle realtà più rigide come, appunto, gli slum del Bangladesh. E questo fa ben sperare». 

Al Nord del Mondo 
Se tutto sommato quel giorno del mese, quello in cui ti senti debole, hai i crampi alla pancia e inizi a sanguinare, puoi permetterti di pensare: “È solo il ciclo”, è molto probabile che tu appartenga al Nord del Mondo. In qualsiasi supermercato, sia tu a Roma, Londra o Los Angeles avrai una mezza corsia tutta per te, fatta di pacchettini colorati con dentro assorbenti e tamponi interni di ogni forma e dimensione. In più, a casa, la tua scorta di analgesici e tisane rilassanti. E no, molto probabilmente non dovrai neanche saltare la scuola o rinunciare ad andare al lavoro.

Certo, esistono anche qui i casi meno fortunati. Se sei una senzatetto, per esempio, i giorni del flusso potrebbero trasformarsi in un vero incubo, come raccontava in maniera molto intensa Vice  appena un paio di settimane fa. Ma in linea di massima, dal punto di vista pratico, i mezzi ci sono quasi per tutte. Così come, fortunatamente, qui nessuno isola né tratta una donna mestruata come un’untrice.

Ma ti senti del tutto libera dal tabù? O forse ti sei perlopiù adattata a escludere gli uomini da un discorso che in fondo, anche se ti trovi in un paese sviluppato, ancora ti imbarazza? 

Oggi parliamo tantissimo di sesso, e anche di controllo delle nascite e di temi delicati come l’aborto. Ma se ti macchiassi di sangue in ufficio, come la vivresti? Quando cammini verso un bagno pubblico per cambiarti l’assorbente, non lo nascondi forse bene in tasca? Quando all’aeroporto ti fanno aprire la valigia per i controlli, non speri forse che evitino di svuotarti la scatolina dei tamponi? Insomma: anche se parli liberamente di sesso, anticoncezionali e di interruzione di gravidanza, portare allo scoperto le mestruazioni continua a metterti a disagio. 

È discrezione, d’altronde, la parola più utilizzata quando c’è da pubblicizzare una nuova generazione di assorbenti. E non siamo certo propensi a parlare ad alta voce di sangue o sanguinamento descrivendo i giorni del ciclo (perché è così che li chiamiamo tutti, pur di non usare la parola mestruazioni). 

Perché, invece non ne parliamo liberamente, per quello che sono, per quello che è il corpo femminile, lanciando un segnale di apertura anche in nome delle realtà dove essere una donna significa doversi proteggere dalla vergogna con degli stracci mal lavati?

O, forse, pensi che quel goccetto di liquidino blu, fresco, limpido e forse anche profumato che ci propina il mondo della pubblicità, davvero ti rappresenti?

Articolo di Alice Pace

Scritto con WordPress per Android

Persino il più stronzo degli stronzi può fare qualcosa di meraviglioso…da “I love my (single) mom”, Associazione “IL DONO”

image

Eh si, ci siamo. Domani è la festa del papà. Premesso che noi mamme single festeggiamo queste ricorrenze con la stessa enfasi che usiamo per la sveglia che suona al mattino…e che quindi me l’ero completamente dimenticata, mi rendo conto che il resto dell’universo invece se la ricorda. E se poi restringiamo l’universo al mondo che ruota intorno all’Associazione il Dono, non solo se lo ricorda ma ci fa pure i conti, che non sono sempre piacevoli, anzi.
Per le mie mamme la festa del papà è spesso un giorno di crisi, che viene dopo un tempo duro in cui a scuola questa festa si prepara e devi fare i conti, maestre o non maestre, col fatto che l’universo bambino al papà giustamente ci tiene. Allora le domande…che razza di padre, com’è il padre , come si fa a festeggiare questo diamine di padre, domande che fanno male al cuore e al fegato delle mamme e non riescono a dare risposte ai bambini. Io vorrei provare a chiedere alle mie mamme di festeggiarlo comunque questo papà, bastardo o meno che sia, perchè ha reso possibile un incontro, quello vostro coi vostri bambini e che senza di lui, per quanto vi abbia fatto soffrire, a voi mamme e anche a voi bambine e bambini, senza di lui voi non sareste mamme e voi bimbi non sareste proprio.Penso che nessuna mamma vorrebbe rinunciare al proprio piccolo che stringe tra le braccia e quindi ripeto quello che tante volte ho detto nei colloqui, prima della “scelta”: “Questo figlio è la dimostrazione che persino il più stronzo degli stronzi può fare qualcosa di meraviglioso.”
Forse si può, invece di augurare qualcosa a un padre assente, ringraziare di un amore che c’è e volente o nolente, senza quel padre oggi non avrebbe potuto esserci.

Il Dono Onlus

http://www.il-dono.org/

Associazione per il sostegno alla gravidanza indesiderata e alle conseguenze psicologiche dell’aborto.

Scritto con WordPress per Android

Le lacrime dei “grandi”

image

Le lacrime dei "grandi"

Non sempre dobbiamo nascondere
le lacrime ai nostri figli.
I bimbi capiscono quando ci sono disagio
e tristezza nell’aria,
ma, spesso, non se la sanno spiegare.
Dire “va tutto bene”
a volte è una bugia che li confonde,
perché lo sentono che non è vero.
Spieghiamo la tristezza o le lacrime
ai nostri figli,
diciamogli che anche i “grandi”
a volte sono tristi e piangono.
Sapranno così riconoscere,
e dare un nome, alle emozioni,
ma rassicuriamoli che non è colpa loro,
che passera’.

_Lucia Lorenzon

Immagine dalla pagina facebook https://www.facebook.com/pages/Colors-for-you/279574335493654?ref=ts&fref=ts

Scritto con WordPress per Android