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Lettera aperta a Beatrice Lorenzin (da una ragazza madre)

Ministro Beatrice Lorenzin (immagine da web)

Sa, Ministro Lorenzin, dei suoi consigli io proprio non so che farmene ora (anche perché la clessidra ormai é agli sgoccioli eh!) ma non avrei saputo che farmene manco prima.

Perché “fa figli” non lo puoi dire a nessuno, né puoi suggerirgli tempi e modalità, ma, soprattutto, non lo puoi dire se sei ministro di uno stato che per le madri non fa nulla. Offre aiuti che rasentano lo zero. Non supporta e non sostiene. Non esistete, Lorenzin.

Io ho passato la vita a sentirmi dire che fertile non ero, che sarebbero servite cure, ma tanto non avevo un partner e, quindi, non avrei fatto nulla comunque, ministro. Sarei rimasta una senza figli, la troverà una brutta cosa lei, ma così pareva andasse. Poi, chissà com’è, la vita ha fantasia, alla veneranda età di 41 anni, la sottoscritta, non fertile, rimane incinta. 

Già. E mica é stata felicità, sa. Perché il padre se n’è andato e non l’ha riconosciuta. Perché io facevo un lavoro in proprio che, incinta, non potevo continuare. Ho avuto dubbi. Non ero sicura di poter tenere mia figlia. Senza lavoro, senza compagno, con poca salute. 

Ma sono andata avanti. Ho avuto una assistenza pessima all’inizio (non le sto a dire le follie sentite dall’assistenza sociale del consultorio) e pessima durante la gravidanza.  Pessima. Fino a dovermi pagare il ginecologo. 

E poi…poi il “dopo“. Dove era lo stato, Lorenzin? Sa che mi ha dato lo Stato? A me che ero ragazza madre, senza lavoro? 1500 euro iniziali. Una tantum. E poi la social card, 80 euro ogni due mesi fino ai tre anni di mia figlia.

Sa che aiuto? Ma forse dice lei, in qualche cartolina, lo stato aiuta la maternità consapevole. A me é capitata per caso. 

Magari non meritavo l’aiuto. Son passati sei anni…non ho avuto niente. Quello che ho avuto é stato per il reddito basso, quindi non “in quanto madre” ma in quanto rientrante in una fascia Isee  che mi ha permesso almeno un bonus luce e gas.

E ora come stare messi? Perché non fate girare un po’ di cartoline  con tutto ciò che fate per supportare la maternità? Perché queste sono offensive e inutili.

Le do il sincero consiglio di attorniarsi di seri esperti della comunicazione perché i suoi fan schifo.

Sa…io ho un cognome, come vedrà dalla firma, molto simile al suo e anche un età vicina (a proposito com’è che lei ha avuto figli dopo i 40 anni? Mica bene, doveva  essere d’esempio) ma spero le somiglianze finiscano qui perché lei davvero non mi piace.
La saluto e magari rifletta, seriamente, sul risultato che sta ottenendo con questa sua idea del fertilityday. 

Lucia Lorenzon

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Non ti amo Ferragosto

Immagine creata da me

Sogno un’infinita estate, stagione che sta, invece, nel bagliore infuocato d’un attimo.
Poche cose mi danno malinconia come queste mattine in cui la luce si leva più tardi e la notte arriva prima. Giorni che s’accorciano,  inesorabilmente, e nell’ eccessivo festante ferragosto c’è già un po’ il rimpianto di ciò che é stato.

A chi lo ama: Buon Ferragosto! E aprite questo link , toccate  con un dito qua e là e guardate http://goo.gl/2UoUaw

Lucia  

DISDETTA CANONE RAI ONLINE 2016 IN BOLLETTA: COME DISDIRE L’ABBONAMENTO TV E COME NON PAGARLO LEGALMENTE (ultimo giorno utile 30 aprile)

A chi interessasse basta aprire il link e compilare il modulo da spedire online.

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http://www.letterasenzabusta.com/moduli_disdetta_canone_rai_online_2016/

La felicità è…un cappellino

Nel vasto mondo degli accessori femminili la mia passione va, più che a scarpe e borse, a cappelli ed orecchini. Complice il fatto che la mia schiena dopo la gravidanza non mi permette piú tacchi 12, né 10, né 8 e che le borse han comunque prezzi che non mi posso permettere, restano questi due oggetti del desiderio.
Degli orecchini, lunghi e di ogni foggia e colore, vado matta fin da ragazzina ( unico limite il nichel presente spesso anche nei “nichel free”), la passione per i cappelli  (ma anche berretti in inverno) è più recente, ma grande.
Ahimè i limiti economici e le necessità di spese in voci meno “leggere” non mi permettono che acquisti sporadici di questi “beni di conforto per lo spirito” (con gli orecchini è più facile, se ne trovano a pochissimi euro).
Ma poi Qualcuno (sì con la Q maiuscola) decide che ti fa un regalo…e la tua testa dove va? A cercare un cappello da metterci sopra naturalmente.
E ti senti felice come una bimba con un giocattolo nuovo.
Perché la felicità è così, sorprendente, inattesa. La felicità può essere ovunque, e assumere qualsiasi sembianza, anche quella di un cappellino.

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Primo giorno di primavera, perché è oggi e non il 21 marzo – QuotidianoNet

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.

Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(Alda Merini da Vuoto d’amore, 1991)

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"Primavera #1": immagine creata da Lucia Lorenzon

Quest’anno la primavera inizia ufficialmente il 20 marzo alle 5.30 italiane. Già da qualche anno, la colorata stagione che lascia alle spalle il freddo inverno fa il suo esordio in anticipo. Ma come è possibile? L’equinozio di primavera, come ci insgenano dalle elementari, dovrebbe essere il21. Innanzitutto è tutta questione di convenzioni. Si fa coincidere l’inizio della primavera con l’equinozio di marzo, ovvero il giorno in cui la durata della notte (‘nox’) è uguale (‘aequa’) a quella del giorno (anche se in realtà le ore di luce sono sempre di più a causa dell’atmosfera terrestre che riflette la luce anche prima del sorgere del sole). Più che un giorno, poi, l’equinozio è un istante, quello in cui i raggi del sole colpiscono perpendicolarmente l’equatore, cosa che quest’anno avviene appunto alle 5:30 italiane del 20 marzo.

Ma il 20 marzo è solo una delle possibilità, l’equinozio si può verificare anche il 19 e il 21 marzo e proprio quest’ultima data fu arbitrariamente scelta durante il Concilio di Nicea del 325 per fare in modo che il giorno di Pasqua cadesse sempre la prima domenica successiva al plenilunio seguente all’equinozio primaverile. Il problema è che l’equinozio è ogni anno leggermente in anticipo rispetto al precedente, a causa di un fenomeno chiamato precessione dell’asse terrestre provocato dalla forma non perfettamente sferica della Terra e delle forze gravitazionali. A risolvere il problema ci hanno pensato il calendario gregoriano e l’introduzione gli anni bisestili che fanno in modo che l’equinozio cada sempre nello stesso periodo, anche se non necessariamente il 21 marzo. Fra convenzioni, approssimazioni e calcoli astronomici, quel che è certo è che oggi il sole sorge perfettamente a Est, tramonta perfettamente a Ovest e a mezzogiorno si troverà esattamente allo zenit. Al Polo Nord comincia il giorno più lungo che terminerà solo fra sei mesi con l’equinozio d’autunno, quando cominceranno sei lunghi mesi di buio (al Polo Sud avviene il contrario). Già da qualche anno la primavera inizia il 20 marzo e sarà meglio abituarci a questa nuova data visto che per tornare a salutare la stagione delle rondini e dei prati in fiore il giorno 21 dovremo aspettare il 2102. Secondo le previsioni, sarà primavera il 19 marzo nel 2044 e nel 2496.  

di ANNALISA UCCELLINI

http://www.quotidiano.net/primo-giorno-di-primavera-1.1992876?wt_mc=fbuser

A te, papà, che padre non hai saputo essere.

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Una festa che non mi è mai appartenuta.
Orfana di un giorno che sarebbe dovuto essere, anche per me, di festeggiamenti per il mio papà. Ma mio padre è sempre stato “papà” solo di nome. O almeno dopo i primissimi  anni della mia vita si è perso nelle nebbie di uno stato depressivo prima, dell’alcolismo poi. Lontano, lontanissimo… mi giungevano solo le sue grida quotidiane e insensate, scaturite dai più futili motivi contro di me bambina, ragazzina, ragazza e contro mia madre.
Mi giungeva la derisione di cuginetti e amici, che sanno essere impietosi come solo i bambini riescono.
Sentivo la paura di stare sola con lui fin da bambina, ma, già ventenne, vivevo  il terrore di salire in auto, quando veniva a prendermi alla fermata dell’autobus di ritorno dall’università ,e guidava zigzagando.
L’uomo che più dovrebbe dare sicurezza al mondo, il primo amore di una bambina, era così.
Nessun dialogo, nessuna comprensione, mai una carezza, un abbraccio, un:  “tranquilla c’è papà .
Non ho un solo ricordo felice, sereno, se non perso in un’ infanzia lontanissima, troppo lontana e breve per avere un peso e cancellare la voragine della tua presenza/assenza.
Perché certe presenze fanno più male delle assenze vere e proprie, papà.
E io ci ho sperato sai, che sparissi dalla mia vita, che mamma si separasse, credo persino di aver sperato che morissi.
Troppo dolore. Era meglio non ci fossi.
Sei cambiato. Hai smesso di bere, ma non ci siamo mai più trovati.
Io sono sopravvissuta al male che mi hai fatto e in qualche modo sarei riuscita a perdonarti, grata soprattutto per il tuo essere splendido nonno per la mia bambina senza padre. (E non credo sia un caso abbia sbagliato tanto clamorosamente le mie relazioni con gli uomini, probabilmente alla ricerca di un amore che non poteva sostituire il tuo )
Potrei perdonarti, dicevo, ma tu insisti nel parlare di me come di “quell’altra”  di deridermi per stupidaggini, e considerarmi senza nessuna stima. Tu non sai nemmeno dirmi “buonanotte”, papà.
E ora che hai 83 anni e capita, capiterà magari più spesso,  che tu abbia bisogno di questa figlia “aliena”, in qualche modo ci sarò. Per dovere, e per un amore deluso e sconfitto.
Domani ti dirò “tanti auguri” senza crederci davvero.
E avrai gli auguri di tua nipote, mia figlia, che ami tanto, dimenticandoti che è mia, e che tanto mi somiglia esteticamente e caratterialmente.
Avrai il suo lavoretto e i suoi occhi felici.
E sarà molto papà.
I miei non li hai resi felici mai.

Lucia.

P.s Auguri a tutti i papà degni di tale nome.
Ai padri adottivi, a chi fa da padre ai figli delle proprie compagne, a chi il proprio figlio lo ha perso, a chi padre avrebbe tanto voluto essere e non ha potuto, a chi viene impedito di vedere i propri figli, ai papà che non ci sono più.
Auguri ai tanti meravigliosi padri che ho conosciuto e conosco.
E mi permetto gli auguri anche ad uno che non ho conosciuto, che non c’è più da tanto, ma che vive nei racconti e nel cuore del proprio figlio avvolto da un amore che rende vivida l’idea di quanto sia stato un grande padre.
Scelgo quindi lui simbolicamente per i miei auguri ai papà “veri” :

“Buona festa del papà, Emilio, sarebbe stato un onore conoscerla.”

LOTTO da quando M’ARZO!

Ed ecco una grandissima Mariella da MonDonna.

MonDonna

Teniamoci forte alla vita come se resistere fosse una liana di buoni propositi, come fossimo in costante crescita e in perenne ricerca d’identità, chiamate a fare lo slalom tra appellativi ed etichette, ruoli, passioni, fragilità.
Auguri alla donne che di notte fantasticano l’immaginario e l’inimmaginabile come se l’audacia fosse facoltà aliena, ma che di giorno desistono e arrossiscono.
Auguri alle donne che si coprono e si nascondono e a quelle che si svestono perché gli va o perché devono.
Auguri a quelle che sorridono mentre piangono, a quelle che dicono “forza, ce la faremo”, mentre la paura del futuro è attanagliante.
Auguri alle donne che ricominciano e a quelle che sono a metà dell’opera.
Auguri alle donne tristi e a quelle felici.
Auguri a madre badessa e alla donna all’angolo di strada.
Auguri alle donne con le rughe o i denti da latte.
Auguri alle donne che si abbuffano per…

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