Archivio | settembre 2016

Vivere in un corpo malato – Riflessioni sull’abilismo

Un articolo lucidamente vero, che solo chi ha la sfortuna di provare ciò che vi è descritto potrà veramente comprendere.

AnimALiena

Da tempo –  all’incirca da quando, qualche mese fa, abbiamo tradotto la Teoria della Donna Malata su Les Bitches –  ho cominciato a desiderare di fare coming out della mia condizione di malata cronica. Eppure ho continuato a procrastinare questo scomodo appuntamento con me stessa, distogliendo l’attenzione e proiettandola su altri argomenti, meno intimi e perciò meno delicati da trattare. Persino adesso, mentre scrivo, le parole – solitamente amiche e alleate – si fanno sfuggenti e capricciose, e il cursore lampeggia per un tempo fastidiosamente lungo, mentre cerco di dare una forma compiuta ai miei pensieri.

Molti di coloro che sperimentano la malattia, non come accidente – inevitabile eppure passeggero – ma come compagna di vita, riconoscono un prima e un dopo: il ricordo di un passato nel quale si era “normali”, organismi apparentemente totipotenti, e un presente fatto di compromessi e limitazioni, preoccupazione e dolore. E vergogna.

Il mondo nel quale…

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Mi rendi Dea

Si adagiano
I miei seni
Nell’incavo delle tue mani
Raccogli in essi
L’essenza
Della donna che sono
E quando la tua bocca
Innamorata ed avida
Li sugge
Ti fai Amante e Figlio
Rendendomi Dea _e Madre_
Del nostro Amore.

Tu mi abiti il cuore

Hai asciugato
I miei occhi
Con le tue labbra
Fermato emorragie di dolore
Con le tue mani
Sostituito i macigni dell’anima
Con pensieri colorati
Squarciato feritoie dove
Non filtrava più che un filo di luce
Hai soffiato via la polvere
Riempito cassetti
Di sogni che profumano di nuovo
Ti sei preso il mio cuore
E ne hai fatto la tua lucente casa.

Lettera aperta a Beatrice Lorenzin (da una ragazza madre)

Ministro Beatrice Lorenzin (immagine da web)

Sa, Ministro Lorenzin, dei suoi consigli io proprio non so che farmene ora (anche perché la clessidra ormai é agli sgoccioli eh!) ma non avrei saputo che farmene manco prima.

Perché “fa figli” non lo puoi dire a nessuno, né puoi suggerirgli tempi e modalità, ma, soprattutto, non lo puoi dire se sei ministro di uno stato che per le madri non fa nulla. Offre aiuti che rasentano lo zero. Non supporta e non sostiene. Non esistete, Lorenzin.

Io ho passato la vita a sentirmi dire che fertile non ero, che sarebbero servite cure, ma tanto non avevo un partner e, quindi, non avrei fatto nulla comunque, ministro. Sarei rimasta una senza figli, la troverà una brutta cosa lei, ma così pareva andasse. Poi, chissà com’è, la vita ha fantasia, alla veneranda età di 41 anni, la sottoscritta, non fertile, rimane incinta. 

Già. E mica é stata felicità, sa. Perché il padre se n’è andato e non l’ha riconosciuta. Perché io facevo un lavoro in proprio che, incinta, non potevo continuare. Ho avuto dubbi. Non ero sicura di poter tenere mia figlia. Senza lavoro, senza compagno, con poca salute. 

Ma sono andata avanti. Ho avuto una assistenza pessima all’inizio (non le sto a dire le follie sentite dall’assistenza sociale del consultorio) e pessima durante la gravidanza.  Pessima. Fino a dovermi pagare il ginecologo. 

E poi…poi il “dopo“. Dove era lo stato, Lorenzin? Sa che mi ha dato lo Stato? A me che ero ragazza madre, senza lavoro? 1500 euro iniziali. Una tantum. E poi la social card, 80 euro ogni due mesi fino ai tre anni di mia figlia.

Sa che aiuto? Ma forse dice lei, in qualche cartolina, lo stato aiuta la maternità consapevole. A me é capitata per caso. 

Magari non meritavo l’aiuto. Son passati sei anni…non ho avuto niente. Quello che ho avuto é stato per il reddito basso, quindi non “in quanto madre” ma in quanto rientrante in una fascia Isee  che mi ha permesso almeno un bonus luce e gas.

E ora come stare messi? Perché non fate girare un po’ di cartoline  con tutto ciò che fate per supportare la maternità? Perché queste sono offensive e inutili.

Le do il sincero consiglio di attorniarsi di seri esperti della comunicazione perché i suoi fan schifo.

Sa…io ho un cognome, come vedrà dalla firma, molto simile al suo e anche un età vicina (a proposito com’è che lei ha avuto figli dopo i 40 anni? Mica bene, doveva  essere d’esempio) ma spero le somiglianze finiscano qui perché lei davvero non mi piace.
La saluto e magari rifletta, seriamente, sul risultato che sta ottenendo con questa sua idea del fertilityday. 

Lucia Lorenzon