Didi

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Sì era persa troppe volte Didi. Si era persa tra le parole, si era persa nei racconti, si era persa in degli occhi, in una voce, in un sorriso.
Si perdeva perché aveva un’innata fiducia nella sincerità delle persone.
Non concepiva dietrologie, recite, alterazioni del racconto di sé.
Lei i mostri che aveva dentro magari non li mostrava subito, ma non li camuffava mai, non si dipingeva diversa, e se si fidava, si fidava davvero, li tirava fuori, e di sé mostrava tutto il brutto e tutto il bello di cui era composta la sua anima.
E, una volta fatti uscire i mostri, venivano meno le parole, venivano meno le promesse, le voci diventavano impazienti e infastidite, gli occhi la guardavano appannati.
Tutto cambiava.
Per paura, per mancato amore, per desiderio di eterna leggerezza, perché è meglio sempre fingere che i mostri non ci siano, o non ci siano mai stati, che affrontarli con chi ami, tenendogli stretta la mano, senza lasciarla mai.
Ma lei non la perdeva la fiducia.
Lei avrebbe sempre sperato di trovarli degli occhi limpidi, sinceri, in cui perdersi sapendo di ritrovarsi sempre.
Una voce il cui suono sarebbe stato sempre la sua pace.
Parole che sempre sarebbero state di rispetto, di fiducia, di stima.
Qualcuno che, per amarla, non avrebbe voluto prima trasformarla.
Lei ci credeva che, da qualche parte, c’era il suo Amore.
Da qualche parte.
In qualche tempo.

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