Violenza. Mancata?

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Immagine da web

Aveva 16 anni, era timida, riservata, ma non diffidente verso gli altri.
Viveva in una casa in campagna, relativamente isolata, e spessissimo era sola, visto che i suoi lavoravano entrambi.
Passava i pomeriggi a studiare, amava farlo e a scuola andava bene.
Era una bellissima ragazza. Lineamenti delicati, capelli lunghi, biondo scuro, un fisico sottile, una sensualità sussurrata ma percepibile.
Al suono del campanello, quel giorno poco prima dell’estate, aprì senza alcuna remora.
In quei paesini di campagna i pericoli sembravano non essere ancora arrivati.
Si trovò di fronte un ragazzo marocchino che le chiedeva di comprare qualcosa dal suo borsone, pieno di calzini, canovacci, biancheria e quant’altro.
Era facile che questi ragazzi del Nord-Africa girassero di casa in casa vendendo qualcosa.
Lei non prese nulla ma rimase sul terrazzino a chiacchierare con lui.
Senza timori, fiduciosa d’indole com’era.
Dopo un po’ decise però di rientrare in casa, lo salutò, ma non riuscì a chiudere la porta, perché lui glielo impedì  frapponendo un piede.
In un secondo se lo trovo addosso.
Le mani infilate ovunque il tentativo di toglierle i pantaloncini e la maglietta.
Urlò, si divincolo, in preda all’orrore, alla paura, allo schifo, ben sapendo che nessuno nelle immediate vicinanze poteva sentirla.
E intanto quelle mani la invadevano nella sua intimità bloccandola con la forza.
Improvvisamente il suono del telefono.
L’ effetto fu inatteso.
Il ragazzo scappò.
Lei si accasció seduta sul pavimento, vicino alla porta d’ingresso.
Non riuscì a rispondere al telefono.
Non riuscì a chiamare nessuno.
Rimase immobile per ore. Fino a che non tornò sua madre.
In quel momento si svegliò da quella sorta di catatonia e le raccontò tutto.
La madre cercò di consolarla ma minimizzando e facendola sentire ancor più male.
Nessuno fece denuncia. Lei non se la sentí da sola.
Avrebbe avuto un significato profondo per lei che suo padre e sua madre lo avessero fatto con lei
Ma tutto venne cancellato come non fosse accaduto. Non se ne parlò piú.
Lei non lo dimenticó piú.
Era la fine degli anni 80.
Quella ragazza ero io.

Lucia

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51 thoughts on “Violenza. Mancata?

  1. Posso solo lontanamente immaginare la drammaticità di quei momenti e la sofferenza aggravata dall’incomprensione manifestata dalla tua famiglia. Così come non oso provare a valutare quali sfregi sull’anima che possa aver lasciato quella terrificante esperienza.
    L’esorcizzarla oggi, rendendola pubblica, può essere un rimedio efficace per lenirne le piaghe anche se – almeno questo lo immagino – non sarà facile.
    Il “mi piace” a questo racconto è francamente una manifestazione di “superficialità”. Una storia così NON PUO’ e NON DEVE piacere.
    Ti abbraccio forte. 🙂

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      • spesso provengono da li…da chi dovrebbe starci piú vicino,ma si sente incapace di accettare quello che é successo. La vive come una sua mancanza,un suo limite,quel non esserci stata…ora che sono mamma credimi affronto ogni giorno con la speranza che nulla turbi l’innocenza delle mie piccole,che continuino a credere nella bontá e a rispettare gli altri. ma mi rode scorgere quella “vena maligna” in alcuni sguardi,quella distorta mania di voler andare oltre un cortese saluto. Ma rimango dell’idea che rimani sempre solo con te stesso,ció che provi,che ha provato…rimane solo tuo,una cicatrice che solo con la voglia di vivere si rimargina giorno dopo giorno

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      • Sai che la vena maligna la scorgo pure io verso mia figlia che ha solo 5 anni. Valutazioni tipo “che bimba attraente” “che bel corpicino che ha” e varie…fatte da uomini mi mettono i brividi. E lo so che non si può esserci sempre, ma proprio per quello bisognerebbe esserci almeno “dopo” senza fuggire.
        Ma tant’è ognuno si porta le sue cicatrici ,certo.Alcune rimargineranno bene. Altre peggio. E qualcosa ogni tanto ne rinnoverà il dolore.

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      • speri sempre di esserci “dopo” ma non puoi sapere come reagirai…il difficile compito di essere genitori. Metti al mondo quella parte di te e devi…lasciarli andare speranzosa che trovino sempre la forza di reagire,cercando di mantenere vivo quel dialogo.
        nel nostro piccolo gli diamo tanto,valori,ascolto e rispetto..ma di certo tra le loro mani c’é un mondo sempre piú marcio.

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  2. A me piace invece la tua forza e la maturità che hai dimostrato in quei momenti del “dopo”, quando cioè avresti voluto che i tuoi denunciassero il fatto
    Al terrore è seguita la delusione acuta nei confronti di chi doveva avere la sensibilità ed il coraggio di aiutarti.
    No, non credo che dimenticherai mai,
    Ma in te deve essere sempre la consapevolezza che sei una persona speciale
    Un abbraccio..

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  3. Leggendo fino all’ultimo ho sperato che fosse solo un racconto e non un fatto personale… Ti abbraccio forte e ho impressa negli occhi la bella immagine con la tua bimba…voglio pensarti così e credo che aver vissuto certe esperienze ti renderà ancora di più una donna e una mamma attenta e solidale. Sempre!!! Buona domenica Lucia

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  4. Cara Lucia leggere il tuo post, curiosa di sapere e scoprire qualcosa di te dopo il tuo passaggio da me, mi ha fatto male. Ma sapere che hai una bimba mi ha fatto poi teneramente sorridere. E’ la testimonianza che nonostante la bruttura della tua esperienza, sei comunque riuscita a costruire qualcosa di positivo, non chiudendo la porta, perchè offesa da quell’atto e dal comportamento dei tuoi, ma lasciando uno spiraglio . Ed è questo che ti fa vincente. Aver creduto ancora nella vita nonostante tutto. Ora che hai questa piccolina, veglia su di lei per quanto possibile, instaurando un dialogo profondo, con sensibilità, quella che, mi permetto di dire, forse è mancata ai tuoi. Un abbraccio. isabella

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    • Grazie Isabella. É un miracolo mia figlia. Per tanti motivi. Ed è figlia di un uomo che non l’ho riconosciuta. Purtroppo, quando amore ne hai ricevuto poco, lo vedi anche dove non c’è, come nel caso di suo padre, che non ha amato mai me, nè ora ama lei.
      Ma averla scelta, averla messa al mondo, é stata la cosa più “giusta” e grandiosa della mia vita.
      Spero che mai lei debba sentire in me la mancanza di comprensione, di empatia ,di fiducia, di stima che io ho sempre sentito.
      Ti abbraccio anche io.

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  5. Ho messo mi piace solo per il coraggio che hai avuto a raccontare una parte tanto intima della tua vita. Raccontare è liberatorio, ma certamente la cicatrice pulsa quando “cambia il tempo”. Immagino quale dolore non aver avuto vicino chi avrebbe dovuto, oltre ad avere il proprio intimo violato.
    Ti abbraccio amica mia, sei una donna apparentemente fragile, ma molto molto forte.

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    • Ti ringrazio Paola. Un episodio che pochissime persone conoscono, talmente minimizzato che, forse, pur io ho provato a farlo.
      Ma non è stato possibile.
      E sì, non aver sentito vicino chi avrebbe dovuto esserci ha fatto male quanto ciò che ha fatto lui.
      Un abbraccio forte a te.

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  6. Anch’io posso solo immaginare. Vorrei però fare, serenamente, una considerazione. Pur se per ragioni diverse anch’io mi son trovato a criticare i miei genitori, per alcune cose, che nel tempo si son rivelate errori. Poi mi son trovato io di fronte a cose più grandi di me e che non sapevo gestire. Ed ho commesso degli errori, anche io.
    Questo per dire che credo si debbano concedere loro le attenuanti e metterci una pietra sopra. Comprendo però, che questo ha reso la tua cicatrice più difficile da “curare” e sarebbe stato meglio ciò che hai detto tu. Scusa l’intrusione.

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    • Nessuna intrusione. Certo, tutti facciamo errori, e sarebbe più facile metterci una pietra sopra se,purtroppo, non dovessi mettere una pietra sopra anche ad anni di alcolismo di mio padre, a una madre che mi lasciava sola con lui e andava in viaggio per una settimana, a due genitori che pur non facendomi mancare nulla di pratico non hanno saputo abbracciarmi carezzarmi parlarmi, mai.Non a caso sono passata attraverso anni di anoressia e bulimia.
      Sarebbe più facile.
      Lo dovrei fare comunque, perché farebbe bene anche a me, ma fatico molto.

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