Archivio | novembre 2015

A volte è così

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E a volte, quando nessuno ti sfiora da tanto, vorresti solo far scorta di sensazioni.
Far ricordare al tuo corpo che non c’è solo il dolore.
Risvegliare recettori d’ altro tipo.

A volte è così.

Lucia

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Nella tempesta

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E solo nella tempesta
Scoprirai
Chi sfiderà
L’ uragano con te
E chi
Con te
Potrà condividere
L’ eventuale
Sperata
Quiete

_Lucia Lorenzon

La teoria dei cucchiai

Un modo efficacissimo per spiegare come vive chi tutti giorni convive con una malattia cronica, col dolore.
Chi ha la salute ha un bene immenso e dovrebbe almeno provare a capire.

Vivere con l'artrite reumatoide

La teoria dei cucchiai
Come inaugurare questo blog?

Quale dovrebbe essere il mio primo post? Ho una mole incredibile di informazioni che desidero condividere con quanti devono fare i conti con l’artrite reumatoide ogni giorno, ma credo che “la teoria dei cucchiai” (the spoon’s theory) meriti un posto privilegiato su questo blog.

Si tratta della traduzione di un post ormai abbastanza noto ai naviganti del web (io l’ho scoperto grazie ai forum su Facebook) scritto dall’americana Christine Miserandino (www.butyoudontlooksick.com), scrittrice e blogger affetta da Lupus, che spiega con delicatezza, ma anche in maniera divertente, una teoria da lei inventata per spiegare alla sua più cara amica, e più tardi a familiari ed altri amici, come ci si sente ad essere malati.

Io l’ho trovata illuminante e, come da lei stessa affermato, è una teoria che può essere utile per spiegare un gran numero di condizioni, e non certo…

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L’ amore per un blog e la fatica di scrivere

A MonDonna , a quando ci tieni a qualcosa, anche se é “solo un blog

MonDonna

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E dopo tanti scritti usciti di gettito, d’istinto, e altri più lenti, costruiti con pazienza e volontà, per esserci.
Dopo tanto tempo in cui l’amore per questo blog, MonDonna, mi ha fatto andare avanti “nonostante tutto” dedicandoci anche il tempo che non avrei avuto e sperando sempre nel supporto di chi, con me, scrive qui, ecco, ora, questa “fatica di scrivere”, questo scoraggiamento, questo continuo  chiedersi “e adesso chi trovo?” Perché troppe rubriche non ci sono più, perché una alla volta se ne vanno tutti, perché calano le visualizzazioni della pagina, calano quelle del blog e tutto sembra perdere significato. Ora l’impegno messo sembra vanificarsi, i mesi in cui riuscivo a scrivere anche tre volte  a settimana, per riempire i vuoti, finiti.
C’è un pezzo di me, qui; nei miei scritti e in quelli che ho pubblicato per altri, nelle immagini scelte, nei video, nel tempo rubato alla realtà, in…

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A te…

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Foto di e con Lucia Lorenzon

Questo scritto è per te, cui fatico a parlare, io che so essere un fiume di parole in piena, a te verso cui ho fatto un passo che non credevo di fare.
Alla tua vita abissalmente diversa dalla mia.
Alla tua ironia. Alla tua eleganza. Alla tua intelligenza. Alla tua galanteria.
A ciò che scrivi, a come sai scrivere, alle tue passioni, di cui so ancora poco, se non che la parola “passione” è parte della tua essenza.
A te con cui un poco gioco.
A te che mi hai spiegato il significato preciso della parola “soggezione” mentre io cercavo un modo di definire come mi sentivo nei tuoi confronti. E in fondo resto convinta che sia la parola più giusta.
A te che ormai sei pensiero quotidiano e speranza e sogno ma anche inquietudine di chi non li credeva più possibili.
A te che nel mio cuore sei entrato attraverso maglie strettissime ma che non son ancora riuscita a “far accomodare”.
A te che mi offri ascolto e disponibilità, di cui ancora non approfitto.
A te che mi hai fatto sentire il cuore sospeso di fronte a uno schermo di cellulare temendo ci fosse già stato un attrito di troppo, ma io alle mie idee difficilmente abdico.
A te che manchi se i silenzi si allungano.
Ad un tuo messaggio, arrivato inatteso in un momento notturno di solitudine e di lacrime, che è sembrato un “segno” e ha strappato un sorriso alla tristezza.
A te che credo ormai abbia capito che mi muovo tra malinconie e sorrisi; giorni migliori e giorni in cui il dolore, spesso fisico e forte, mi appanna e allontana.
E se non lo sai te lo dico qui, che il dolore mi allontana, mi confonde, mi fa “chiudere” e in questi giorni è cosí. Tanti giorni è così. Troppi.
A te cui non posso ancor dire “ti amo” ma la strada credo abbia preso quella direzione.
A te cui forse mi considero inadatta, ma io non mi trovo adatta a nessuno, per cui cerco di non darmi retta.
A te che dici di avere pazienza.
E con me ne serve.

A te.

Se vuoi, se puoi, aspettami.

Lucia