La teoria dei cucchiai

Un modo efficacissimo per spiegare come vive chi tutti giorni convive con una malattia cronica, col dolore.
Chi ha la salute ha un bene immenso e dovrebbe almeno provare a capire.

Vivere con l'artrite reumatoide

La teoria dei cucchiai
Come inaugurare questo blog?

Quale dovrebbe essere il mio primo post? Ho una mole incredibile di informazioni che desidero condividere con quanti devono fare i conti con l’artrite reumatoide ogni giorno, ma credo che “la teoria dei cucchiai” (the spoon’s theory) meriti un posto privilegiato su questo blog.

Si tratta della traduzione di un post ormai abbastanza noto ai naviganti del web (io l’ho scoperto grazie ai forum su Facebook) scritto dall’americana Christine Miserandino (www.butyoudontlooksick.com), scrittrice e blogger affetta da Lupus, che spiega con delicatezza, ma anche in maniera divertente, una teoria da lei inventata per spiegare alla sua più cara amica, e più tardi a familiari ed altri amici, come ci si sente ad essere malati.

Io l’ho trovata illuminante e, come da lei stessa affermato, è una teoria che può essere utile per spiegare un gran numero di condizioni, e non certo…

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13 thoughts on “La teoria dei cucchiai

  1. Cara Lucia, non ti conosco bene, ma mi permetto di dirti che mi dispiace se stai male. Sei in buona compagnia però, io ho una malattia rara autoimmune da tantissimi anni, conosco l’artrite reumatoide, come il Lupus, in quanto come compagne di sventura ho incontrato tante persone nei vari letti d’ospedale. Se vuoi possiamo scambiarci qualche parola, decidi tu, tra l’altro, sei iscritta nel mio blog. Un saluto e tanti auguri, Giusy

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    • Ciao Giusy, ho condiviso questo post non perché abbia in realtà una malattia riconosciuta, una diagnosi che spieghi il coacervo di problematiche esplose dopo gravidanza e parto. Mia figlia é nata 5 anni fa e da allora il mio corpo é come “impazzito”.
      Non tutti i giorni sono uguali, alcuni periodi migliori altri peggiori.
      Il non poter spiegare chiaramente cos’ho, né a me stessa né agli altri, e il non avere “visivamente” qualcosa, spesso ingenera difficoltà di comprensione con quel mondo di persone in salute che non comprendono limiti non visibili, né accettano che questi limiti possano “disturbare” la loro vita.
      Le difficoltà però ti portano a conoscere altre difficoltà, persone che vivono situazioni anche molto molto più dure, sviluppando una capacità d’empatia che solo certi vissuti permettono.
      Ho conosciuto persone meravigliose che attraversano tempeste terribili.
      Sarebbe bello che anche chi è fuori da queste tempeste provasse a capire e articoli come questo, posto che vengano letti, aiutano, credo.
      Mi spiace molto per le sofferenze che anche tu affronti.
      Sono iscritta da poco al tuo blog quindi nemmeno io ti conosco…ma perché no, se capita di scambiarci qualche parola ne sarò ben lieta.
      Un abbraccio.

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      • Io ho una malattia demielinizzante da 32 anni e ne ho passate di tutti i colori, posso dirti però, che il dolore più forte è la solitudine, la mancanza di solidarietà, la comprensione. Ognuno sale sul carro del vincitore, degli ultimi tutti se ne fregano. Noi ultimi abbiamo una ricchezza interiore che nessuno può capire se non attraversi questo ponte, vediamo oltre e siamo sempre tre passi avanti rispetto agli altri. Ma questo è un mondo individualista e la ricchezza viene cercata nelle cose effimere, per questo il dolore è più difficile da sopportare; se la croce qualcuno ti aiuta a portarla, sarebbe più leggera. Un bacio, Giusy

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      • È vero…e proprio attraversando tante tempeste impari a conoscere il valore delle persone. Chi non sa andare “oltre” non starà mai nella tempesta con te oppure ci entrerà per fuggirne, creando ulteriore dolore.
        E si impara anche a conoscere se stessi…a vedere i momenti in cui la rassegnazione prende il sopravvento, a riconoscere i momenti in cui si rischia la “pena per sé stessi” , in cui si vorrebbe ritirarsi da tutto.
        E si spera sempre che in sé e, magari, anche in qualcuno che ti ami si possa trovare la forza di ricominciare. Sempre.

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  2. Io ho imparato a convivere con i miei problemi fisici.
    Quelli psicologici invece li ho combattuti e, al momento, vinti (anche se non sconfitti del tutto). Continuo ad avere attacchi di panico 2-3 volte all’anno, e quando capitano è poco simpatico. La depressione è superata.
    Il mio fisico, invece, ha tante piccole magagne che ora non elenco, ho già passato 2 interventi davvero poco divertenti.
    Ma sono ancora qua.
    Un abbraccio.

    K!

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