Archivio | aprile 2015

25 aprile 1945- 25 aprile 2015

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Immagine da web

La libertà

Noi non ci rendiamo
più conto di cosa sia la libertà.
La consideriamo qualcosa di acquisito, parte della nostra vita.
Non abbiamo combattuto, sofferto, non siamo morti in nome di essa, per questo ideale e diritto grandissimo.
E quando si vive in democrazia, per quanto imperfetta, per quanto comunque infettata di ingiustizie,
ci dimentichiamo di tutti coloro che ce l’hanno lasciata in eredità, del rispetto, gratitudine, ricordo, che a loro dobbiamo, del dono prezioso che abbiamo tra le mani, dell’umana comprensione che dovremmo avere verso chi da mondi di guerra e schiavitù fugge, e di chi, ancor oggi, per essa lotta, in ogni angolo del mondo.

Lucia

25 aprile 1945 – 25 aprile 2015
70° della Liberazione

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QUANDO UNA MAMMA STA MALE

Dedicato a tutte le mamme che combattono con malattie croniche, invalidanti, degenerative, col dolore fisico quotidiano.
Dedidato a tutte le mamme che soffrono tanto, ma che amano di più.
E dedicato un po’ anche a me stessa.

Lucia

MonDonna

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E e così forti.


Lucia

Francesco Renga
Angelo:

http://youtu.be/vCE6KYMh6yk

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LE TUE MANI

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Immagine da web

Avevi grandi mani, sempre calde, anche nei più freddi giorni d’inverno, e nonostante il lavoro in ufficio, piccoli calli, che rivelavano la passione tua più grande, la falegnameria fai da te, quel creare col legno mobili preziosi, pezzi unici, che arricchivano, con la loro elegante bellezza, spazi in case di persone che amavi, cui li regalavi lieto, e pagato dagli occhi sorpresi, incantati e felici di chi li riceveva.
Le avrei riconosciute ovunque quelle mani, ad occhi chiusi, fra milioni di mani, le avrei riconosciute toccandole, annusandole, le avrei riconosciute se avessero toccato me.
Nessuno conosceva così ogni centimetro della mia pelle e la mia pelle aveva sempre risposto a quel tocco coi brividi delle prime volte.
Mani sapienti, abili, audaci, perverse, dolci, tenerissime…erano tutto, erano magia, passione, sesso, poesia.
Potevo far l’amore anche solo con le tue mani,arrivare, dove più lontano si puo’ arrivare col piacere, ascoltandole, abbandonata e persa in una dimensione da cui, potendo, non sarei tornata piu’.
Ti somigliavano, le tue mani, erano come il tuo carattere, dolce, passionale, forte ma rispettoso, mai invasivo.
Sono loro ciò che più mi manca di te.
I miei piccoli pugni raccolti lì dentro erano il simbolo di tutta la sicurezza, la complicità, la protezione e l’amore che mi davi.
” Ma i sogni arrivano lentamente e spariscono così in fretta “.
Ora ti guardo, quasi ti spio, oltre la vetrina di quel bar, chiedendomi come abbiamo potuto perderci, lasciarci, mollare la stretta.
Ti guardo mentre carezzi lieve il volto di un’altra donna e mi sembra di sentirla sul mio.
Ci saranno altre mani da stringere, lo so, altre mani da conoscere, altre mani su di me.

Lucia

“Mani” di Eduardo De Crescenzo:

IMMIGRAZIONE: QUANDO GLI “ALTRI” ERAVAMO NOI

Ribloggo questo mio articolo pubblicato a dicembre aggiungendovi tutto il dolore per l’ecatombe del Mediterraneo e tutto il disprezzo per chi é riuscito a dire “700 di meno”. Da bambini volevano spaventarci con l’uomo nero, ma gli uomini che a me fanno paura hanno la pelle del mio stesso colore.

lucialorenzon

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Non c’è stereotipo rinfacciato agli immigrati di oggi che non sia già stato rinfacciato, un secolo o solo pochi anni fa, a noi. “Loro” sono clandestini? Lo siamo stati anche noi: a milioni, tanto che i consolati ci raccomandavano di pattugliare meglio i valichi alpini e le coste non per gli arrivi ma per le partenze. “Loro” si accalcano in osceni tuguri in condizioni igieniche rivoltanti? L’abbiamo fatto anche noi, al punto che a New York il prete irlandese Bernard Lynch teorizzava che “gli italiani riescono a stare in uno spazio minore di qualsiasi altro popolo, se si eccettuano, forse, i cinesi”. “Loro” vendono le donne? Ce le siamo vendute anche noi, perfino ai bordelli di Porto Said e del Maghreb. Sfruttano i bambini? Noi abbiamo trafficato per decenni coi nostri, cedendoli agli sfruttatori più infami o mettendoli all’asta nei mercati d’oltralpe. Rubano il lavoro ai nostri disoccupati? Noi siamo…

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Scusatemi amici followers

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Chiedo scusa a tutti gli amici followers se non rispondo ai commenti.
Io non ho pc da mesi, mi collego e scrivo da cellulare, ora moribondo, e che si collega a momenti.
Spero di poter procurarmene un altro anche se davvero la mia situazione economica poco o niente permette e gli imptevisti mettono in crisi.
Vi abbraccio con affetto.

Lucia

HO PARTORITO COL CUORE: la testimonianza di Alessandra

E dopo l’estremismo folle (sperando sia alfine solo una provocazione mediatica e non il reale credo di una setta religiosa )  di chi sostiene che è “vera madre” solo chi partorisce naturalmente e non col cesareo, eccovi la testimonianza di una MADRE VERA, che non ha nemmeno partorito.
Alessandra è una delle persone conosciute su fb, più care al mio cuore.

Lucia

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Dipinto di Eleonora Manfroni (SISTA'S ART)

Non ho mai partorito né naturalmente né con un cesareo, ma sono una mamma, eccome se lo sono! Sono una mamma di cuore.
Cosa dovrebbe avere in più una mamma che partorisce naturalmente dalle altre? Il dolore che accompagna quei momenti forse?
Se è così posso assicurare a questi fanatici che se una mamma che partorisce naturalmente soffre giusto quelle ore che intercorrono dal travaglio alla nascita del loro piccolo, io pur non avendo partorito, non ho sofferto meno.
Ho iniziato a soffrire già il giorno in cui mi sono resa conto che probabilmente non avrei mai vissuto l’emozione di vedere un test di gravidanza positivo, anzi che non avrei avuto neppure il motivo di farne uno…
Ho sofferto ogni volta che, vedendo una donna sorridente col suo pancione passeggiare nel parco, io ho dovuto spostare l’attenzione su altro, mentre dentro la certezza che a me non sarebbe capitato mi faceva sentire inesorabilmente sola.
Ho sofferto quando, decidendo di farmi aiutare da un medico specialista, mi sono sentita dire senza nessuna delicatezza che per me non c’era niente da fare; ero in menopausa precoce, a 30 anni appena!
Ho sofferto quando tutto l’entusiasmo di accogliere un bambino generato da un’altra coppia è stato in tutti i modi messo alla prova da una difficile burocrazia che rallenta tempi ed eventi nel mondo dell’adozione.
Ho sofferto quando, pur essendo disposta ad accogliere un piccolo bambino con adozione internazionale, ho dovuto fare un passo indietro perché dare mandato ad un ente che “accompagna obbligatoriamente” nel percorso di adozione internazionale comportava spese che mai io e mio marito avremmo potuto
sostenere.
Ho sofferto quando tutti intorno a me sentendomi disposta ad accogliere un bambino in difficoltà, anche malato, mi hanno bollata come folle e sconsiderata.
Ho sofferto quando, chiamata per un abbinamento con una bambina con grandi difficoltà, dopo valutazioni del Tribunale dei Minori, è stata scelta un’altra coppia per fare da famiglia a quella creatura che sentivo già mia.
Ho sofferto ogni volta che, sentendo squillare il telefono correvo a rispondere col cuore in gola, immaginando si potesse trattare della “chiamata della mia vita”, tranne scoprire, poi, che era l’ennesima scocciatura pubblicitaria.
Poi, come tute le mamme, ho gioito.
Ho gioito anch’io quando, seppur in modo diverso ho scoperto che stavo per diventare mamma.
Ho gioito quando ho stretto per la prima volta tra le braccia il mio fagottino, quando le ho dato per la prima volta il biberon, quando le è spuntato il primo dentino, quando ha mi ha chiamato “mamma”,  quando ha fatto il primo passo. Ho gioito esattamente come gioiscono tutte le mamme che vedono crescere la loro creatura.
Continuo a provare tutte le stesse emozioni che le mamme naturalmente provano nei confronti dei loro piccoli: tenerezza, ansia, apprensione, anche paura… paura di non essere abbastanza, paura di non riuscire a dare risposte ad un vuoto che nella sua vita esisterà sempre : il lutto dell’abbandono della madre biologica.
Ma di una cosa sola sono sicura, il mio amore non ha confini, non è un ripiego, non poteva essere “diverso”,  il mio è “amore puro”, anche se non è stata parte del mio grembo, l’amore non si misura dal modo in cui la vita ci unisce, non sta nel sangue, nei geni, nelle tabelle statistiche, nel modo in cui veniamo alla luce.
Forse le mie parole possono sembrare “di parte”; allora voglio proporvi un brano tratto dal “Il Piccolo Principe” :
Che cosa vuol dire addomesticare?” chiese il Piccolo Principe.
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’una dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”:
”L’essenziale è invisibile agli occhi”.
Ora mi chiedo: per le persone che sostengono che il parto naturale sia il requisito per essere “vere madri”, cos’ é ”l’essenziale” ?!?
Ho voluto riportare la mia esperienza di madre adottiva, ma conosco storie di madri che hanno dato la vita o l’hanno messa in serio pericolo per tutelare quella delle creature nel loro grembo e che certo non sono meno madri, anzi.
Mi auguro che il cuore abbia sempre più argomenti di una ragione che ultimamente mi sembra si stia allontanando sempre più dall’ “essenziale”.

©Alessandra Quarta

*Dipinto di Eleonora Manfroni, in arte Sista, che trovate, con le sue creazioni, sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/sistasart?ref=ts&fref=ts&__nodl

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