HO PARTORITO COL CUORE: la testimonianza di Alessandra

E dopo l’estremismo folle (sperando sia alfine solo una provocazione mediatica e non il reale credo di una setta religiosa )  di chi sostiene che è “vera madre” solo chi partorisce naturalmente e non col cesareo, eccovi la testimonianza di una MADRE VERA, che non ha nemmeno partorito.
Alessandra è una delle persone conosciute su fb, più care al mio cuore.

Lucia

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Dipinto di Eleonora Manfroni (SISTA'S ART)

Non ho mai partorito né naturalmente né con un cesareo, ma sono una mamma, eccome se lo sono! Sono una mamma di cuore.
Cosa dovrebbe avere in più una mamma che partorisce naturalmente dalle altre? Il dolore che accompagna quei momenti forse?
Se è così posso assicurare a questi fanatici che se una mamma che partorisce naturalmente soffre giusto quelle ore che intercorrono dal travaglio alla nascita del loro piccolo, io pur non avendo partorito, non ho sofferto meno.
Ho iniziato a soffrire già il giorno in cui mi sono resa conto che probabilmente non avrei mai vissuto l’emozione di vedere un test di gravidanza positivo, anzi che non avrei avuto neppure il motivo di farne uno…
Ho sofferto ogni volta che, vedendo una donna sorridente col suo pancione passeggiare nel parco, io ho dovuto spostare l’attenzione su altro, mentre dentro la certezza che a me non sarebbe capitato mi faceva sentire inesorabilmente sola.
Ho sofferto quando, decidendo di farmi aiutare da un medico specialista, mi sono sentita dire senza nessuna delicatezza che per me non c’era niente da fare; ero in menopausa precoce, a 30 anni appena!
Ho sofferto quando tutto l’entusiasmo di accogliere un bambino generato da un’altra coppia è stato in tutti i modi messo alla prova da una difficile burocrazia che rallenta tempi ed eventi nel mondo dell’adozione.
Ho sofferto quando, pur essendo disposta ad accogliere un piccolo bambino con adozione internazionale, ho dovuto fare un passo indietro perché dare mandato ad un ente che “accompagna obbligatoriamente” nel percorso di adozione internazionale comportava spese che mai io e mio marito avremmo potuto
sostenere.
Ho sofferto quando tutti intorno a me sentendomi disposta ad accogliere un bambino in difficoltà, anche malato, mi hanno bollata come folle e sconsiderata.
Ho sofferto quando, chiamata per un abbinamento con una bambina con grandi difficoltà, dopo valutazioni del Tribunale dei Minori, è stata scelta un’altra coppia per fare da famiglia a quella creatura che sentivo già mia.
Ho sofferto ogni volta che, sentendo squillare il telefono correvo a rispondere col cuore in gola, immaginando si potesse trattare della “chiamata della mia vita”, tranne scoprire, poi, che era l’ennesima scocciatura pubblicitaria.
Poi, come tute le mamme, ho gioito.
Ho gioito anch’io quando, seppur in modo diverso ho scoperto che stavo per diventare mamma.
Ho gioito quando ho stretto per la prima volta tra le braccia il mio fagottino, quando le ho dato per la prima volta il biberon, quando le è spuntato il primo dentino, quando ha mi ha chiamato “mamma”,  quando ha fatto il primo passo. Ho gioito esattamente come gioiscono tutte le mamme che vedono crescere la loro creatura.
Continuo a provare tutte le stesse emozioni che le mamme naturalmente provano nei confronti dei loro piccoli: tenerezza, ansia, apprensione, anche paura… paura di non essere abbastanza, paura di non riuscire a dare risposte ad un vuoto che nella sua vita esisterà sempre : il lutto dell’abbandono della madre biologica.
Ma di una cosa sola sono sicura, il mio amore non ha confini, non è un ripiego, non poteva essere “diverso”,  il mio è “amore puro”, anche se non è stata parte del mio grembo, l’amore non si misura dal modo in cui la vita ci unisce, non sta nel sangue, nei geni, nelle tabelle statistiche, nel modo in cui veniamo alla luce.
Forse le mie parole possono sembrare “di parte”; allora voglio proporvi un brano tratto dal “Il Piccolo Principe” :
Che cosa vuol dire addomesticare?” chiese il Piccolo Principe.
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’una dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”:
”L’essenziale è invisibile agli occhi”.
Ora mi chiedo: per le persone che sostengono che il parto naturale sia il requisito per essere “vere madri”, cos’ é ”l’essenziale” ?!?
Ho voluto riportare la mia esperienza di madre adottiva, ma conosco storie di madri che hanno dato la vita o l’hanno messa in serio pericolo per tutelare quella delle creature nel loro grembo e che certo non sono meno madri, anzi.
Mi auguro che il cuore abbia sempre più argomenti di una ragione che ultimamente mi sembra si stia allontanando sempre più dall’ “essenziale”.

©Alessandra Quarta

*Dipinto di Eleonora Manfroni, in arte Sista, che trovate, con le sue creazioni, sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/sistasart?ref=ts&fref=ts&__nodl

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17 thoughts on “HO PARTORITO COL CUORE: la testimonianza di Alessandra

  1. emozioni pure,che spero risveglino certi sentimenti. io ho affrontato tre parti cesarei che mi hanno segnata fisicamente ma grazie alle parole e alla presenza di persone a me vicine e alla mia forza di volontá ora sto crescendo le mie tre figlie. spesso mi sono accusata,ingiustificatamente,di essere una mamma a metá di non aver potuto provare l’emozione di un parto naturale,ma di avermi subito visto portare via le bimbe per completare l’operazione…ho avuto la fortuna di allattare tutte e tre,dandogli tutto il mio amore. cresco con loro,con i miei limiti e i miei difetti,ma so di essere una brava mamma e i loro sorrisi,le loro carezze me lo testimoniano ogni giorno. ognuna di noi ha la sua storia da raccontare,le sue emozioni e va rispettata. invece che gettare parole su parole riguardo ai metodi di nascita sarebbe a mio parere piú giustificabile chiedersi come mai al giorno d’oggi sia ancora cosi complicato adottare un bambino. ma forse dovremo partire dal concetto che esistono persone che sanno donare amore,che attendono con tutto il loro cuore il dono di un bambino (seppur non loro) e che non tutto il genere umano ” é avariato”.

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    • Ti ringrazio tanto per questo commento che parla anche della tua esperienza.
      Io ho partorito in anestesia generale e non ho potuto allattare che una quindicina di giorni causa un secondo intervento a venti giorni dal cesareo.
      Non e’ stato facile ma non e’ questo che mi rende meno madre. Seppur ora causa la totale perdita della salute dopo gravidanza e parto mi fa sentire spesso inadeguata e in colpa.
      Complimenti per le tue tre figlie.Quanti hanno? Un abbraccio.
      Lucia

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