Archivio | febbraio 2015

La notte più bella della mia vita

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"Maternità" foto di Leo Taverna, modificata da Lucia Lorenzon

Stella Cara

Sono entrata in ospedale una domenica di primo pomeriggio e il giorno dopo, con un cesareo programmato, saresti nata tu.
Era il 6 giugno 2010 e quella notte fra il 6 e il 7 giugno 2010, in ospedale, era una notte calda, proprio calda, piena di zanzare, sono stata collocata in una stanza di ”fortuna”, normalmente adibita a day hospital, perché nel reparto di ostetricia non c’era neanche un posto, una stanza senza neppure un bagno interno; altre tre donne nella mia camera, avrebbero partorito, naturalmente, nel corso della notte.
C’erano loro, i loro piccoli appena nati, i loro mariti e c’eravamo Io e Te, Sole.
Il mattino mi aspettava il cesareo, con anestesia generale, non avrei potuto vederti subito, e la cosa mi faceva soffrire, anche perché non ci sarebbe stato lo sguardo emozionato di un papà a vederti ed accoglierti in questo mondo, in vece mia.
Sole, Io e Te.
Eppure…è stata la notte più bella della mia vita,una magia irripetibile. Stella, tu, dentro di me, non stavi ferma un attimo e io, con la mano appoggiata sul pancione, a parlarti, a dirti ”fra poco ci vediamo,Tata, fra poco ci vediamo…”
Eravamo ancora una cosa sola, ed eravamo un Mondo…
La notte della mia vita l’ho condivisa solo con Te, ma, Amore mio, che notte!!!
Spero di trovare le parole, un giorno, per raccontartela…O magari basteranno  queste.

La tua mamma

Questa canzone, fin da subito, fin da quando ancora non sapevo se avrei proseguito la gravidanza, e, poi, lungo tutti i nove mesi di essa, è stata la nostra colonna sonora. Infinite volte sentita:

“Eppure sentire” Elisa

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Grazie a Lucia (Un anno di noi)

Grazie a Lucia (Un anno di noi).

Grazie a kalosf: https://kalosf.wordpress.com/ per aver regalato questa splendida fotografia alla mia Maddalena

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Maddalena

Camminava sulla battigia, Maddalena, accanto a quel mare invernale nel cui grigiore amava mescolare il grigio dei suoi occhi appannati.

Appannati di lacrime che non scendevano fuori, ma colavano dentro, calde e salate, a bruciarle la gola e le viscere.

Era in guerra, Maddalena, in perenne guerra con quella vita che gliel’aveva dichiarata il giorno in cui si erano incontrate, nuda il primo giorno, nuda avrebbe sempre combattuto, senz’armi, a parare i colpi di quell’esistenza che non l’amava.

Aveva paura, Maddalena, e, come un animale braccato non si lasciava più avvicinare da nessuno, ché troppe carezze cui aveva creduto, erano divenute spine  conficcate nel suo cuore e le sue carezze le riservava ad animali braccati e fieri come lei, che avevano il terrore e l’orgoglio negli occhi.

Era bella Maddalena, bella come solo chi viene forgiato dal dolore, ma al dolore non permette di sfregiarlo, e più la colpiva, più sfrontatamente risplendeva.

Un’étoile che, sulla punta dei piedi danzava, lieve, sulle macerie dei suoi giorni.

_Lucia Lorenzon

La Casa delle Stelle

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Questa è la mia pagina facebook se qualcuno volesse venirmi a trovare, e qui sotto la storia del perché è nata: https://www.facebook.com/lacasadellestelle?ref

LA CASA DELLE STELLE

La casa mia e della mia bambina, noi che casa non abbiamo, perché da madre single ho dovuto, per necessità legate a seri problemi di salute ed economici, tornare a vivere coi miei.
La Casa delle Stelle, quindi, per farla nostra, un piccolo possedimento virtuale di mamma Lucia e della piccola Stella.
E per motivazione economica questa pagina nasce, nel 2012, per sfruttare una visibilita’ che speravo abbastanza ampia e vendere usato bimbi, abbigliamento, giocattoli, omogeneizzati, seggiolini, qualsiasi cosa fosse vendibile e permettesse di racimolare qualche spicciolo.
Dopo un buon inizio cominciò a funzionare poco, fino ad arenarsi e a diventare inutile…ma aveva già iniziato a diventare “altro”,sempre più spesso condivisione di link, pubblicazione di miei brevi pensieri, musica, e foto di Stella, accompagnate da scritti a lei dedicati.
Gli scritti di una madre sola e piena di seri problemi che scrive alla sua splendente bambina, per fermare emozioni, ricordi, pensieri, per spiegarle, per raccontarle, che, seppur mamma fisicamente non ce la fa ad essere vicino a lei, come le mamme che stanno bene, non l’ abbandona mai col cuore, che nel suo piccolo cuore abita.
Gli scritti per Stella sono ormai tanti quando sulla pagina  Via Paolo Fabbri 43 ( https://www.facebook.com/sabivpf43?ref=ts&fref=ts) trovo un contest che pareva adattissimo ad una mia foto in gravidanza e alle parole che l’accompagnavano.
Tanti “mi piace” e vinco.
Al di là della vittoria, sento che la scrittura che sempre mi aveva accompagnato da ragazza, terapeuta fra i migliori per la mia anima tormentata, andava riscoperta, rispolverata ripresa.
Pian piano riprendo, contest dopo contest, conosco molte pagine, vivo le mie e sento le emozioni di chi ama scrivere, imparo molto, a volte trovo ciò che scrivo troppo semplice ,quasi me ne vergogno, ma spesso viene apprezzato, recentemente pure pubblicato.
Riscopro, cercando immagini, anche la passione per la fotografia.
La Casa delle Stelle evolve e cambia a con me, “scrigno pubblico”, custode di ciò che è passione nella mia vita, la scrittura, la fotografia e inno mai stanco della passione mia più grande, dell’ “unica risposta ai miei perché”, come dice un hastag che spesso uso: mia figlia, Stella.

#unicarispostaaimieiperché
Questo è il video che ho creato per mia figlia:

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Carezza

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"Carezza" foto di Leo Taverna modificata da Lucia Lorenzon

Il tocco della tua mano che passa, così lieve, così rapido che nessun altro sospetta quanto possa essere rassicurante – quel tocco mi è di sostegno nei giorni più duri.

Marion C. Garretty

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Lettera aperta a Oliviero Toscani

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Oliviero Toscani, immagine da web

“Caro” Oliviero Toscani,

lo sono una donna veneta, parte di quel popolo che lei ha così definito:

«I veneti sono un popolo di ubriaconi, alcolizzati atavici, i nonni, i padri, le madri». «Poveretti i veneti, non è colpa loro se uno nasce in quel posto, è un destino. Basta sentire l’accento veneto: è da ubriachi, da alcolizzati, da ombretta, da vino».

Dichiarazione generalizzante e provocatoria a dir poco, lei, d’altra parte, sulla provocazione ha costruito una carriera, che ha suscitato reazioni offese da parte di veneti e non.
Il presidente della Regione Zaia le ha chiesto le scuse, che lei ha fatto in un modo che non fa che rafforzare la sua dichiarazione (qui la lettera di “scuse” di Toscani: http://m.ilgazzettino.it/m/gazzettino/articolo/NORDEST/1163670 ) e pare sia partita un’azione legale contro di lei, cui ormai hanno aderito moltissimi veneti.
Beh, Toscani, io non aderisco, le dirò di più, pur non condividendo i modi, le do totalmente ragione nei contenuti.
Io vivo nel Quartier del Piave, nel cuore della produzione del Prosecco, immersa, da ogni lato, in una campagna piena di vigneti.
Vivo in uno di quegli otto paesi in cui c’e’ la più alta dipendenza giovanile dall’alcol dell’intera Regione, cito: ” Iniziano a 13 anni, a 24 molti di loro sono già in cura al Centro per le Dipendenze Giovanili dell’Ulss7. Sono i ragazzi del Quartier del Piave: Pieve di Soligo, Sernaglia, Follina, Refrontolo, Farra, Moriago, Cison e Miane.
[…] Numeri alla mano, secondo una ricerca dell’Ulss i giovani bevitori più incalliti vengono proprio da quegli otto paesi lì. Loro, magari, ne andranno pure fieri.
C’è poco da ridere, in realtà. Secondo i numeri del Dipartimento per le Dipendenze, nel 2013 sono stati contattati 234 minori “a rischio”. Di questi, 58 sono stati accompagnati a un percorso di recupero nel Centro per le Dipendenze. E sono state evase 20 richieste di monitoraggio nei luoghi a rischio in diversi Comuni.[…] Frequentissimi gli episodi di ubriacatura e comportamenti di tipo binge-drinking ( assumere nel più breve tempo possibile il maggior numero di bevande alcoliche, per sballarsi).
 
Un problema che ha radici profonde, secondo l’Ulss collegato a «una zona che tradizionalmente si è distinta per la produzione vitivinicola e che, di conseguenza, esprime anche una cultura di forte tolleranza nei confronti del consumo di alcolici».

Questo riguardo ai giovani, ma mica la cosa è molto diversa tra gli adulti, secondo il “Rapporto Osservasalute  del Policlinico Gemelli” il Veneto spicca in negativo per quanto riguarda il consumo di alcol: infatti il Veneto nel 2009 presenta la quota più bassa in Italia di NON consumatori, pari al 23,8% della popolazione, contro un valore medio nazionale del 28,7%. I consumatori sono il 73,6% contro un valore medio nazionale del 68,5%. La prevalenza di consumatori a rischio di 19-64 anni è pari al 26,7% dei maschi, (valore medio italiano 20,5%) e al 6,7% delle femmine (valore medio italiano 5,3%).

Fin qui i dati, poi c’è la mia esperienza personale, Toscani, che conferma il tutto.
Ho avuto un padre alcolista, un nonno alcolista, una zia alcolista, ho conosciuto personalmente tante persone rovinate dall’alcol, morte di cirrosi, con tumori in gola (facile insorgenza per grandi bevitori), col cervello bruciato e ridotti a simil dementi, uomini, ma anche tante donne, in ogni fascia d’età, e anche giovanissimi.
Le famiglie rovinate sono tantissime, i figli che per sempre si porteranno le ferite psicologiche (quando non fisiche) inflitte da un genitore alcolizzato anche. Io tra questi.
Dovremmo cercare di non offenderci, di non essere ipocriti e di correre ai ripari, non con denunce, ma prendendo spunto dalla sua provocazione per arginare questo problema diffuso a livello endemico.
Essere grandi produttori di vino, del famosissimo Prosecco, sarà anche una gran cosa, ma vediamo di non rendercene schiavi.
Quando ho pubblicato questa mia esperienza sul mio profilo fb, subito altre amiche che vivono in questa, peraltro da mille altri punti di vista, bellissima terra, hanno parlato delle proprie: padri, mariti, compagni, parenti  alcolisti. Poche sono le famiglie che rimangono immuni dal” problema”.
Il Veneto è una Regione ricca di bellezze storiche ed ambientali su cui dovrebbe fondare una profonda rinascita culturale.
Il vino riempie anche i vuoti che lascia il disinteresse per tutto ciò che non sia lavoro, guadagno, divertimento.
Il miracolo del Nord_Est, per quanto ora in crisi, le mille fabbriche nate in pochissimi anni, si é fondato su un forte istinto imprenditoriale e amore per il lavoro, che però non può essere l’unico valore sennò si cola a picco, cercando il senso della propria vita sul fondo di una bottiglia.
Quanto al nostro accento, no, quello non c’entra, per quanto io lo detesti lì siamo nel  “de gustibus”. Peccato solo che spesso, non tanto nell’accento, ma nel costante uso del dialetto, non ci sia una fierezza culturale, come si vuol far credere, ma, spesso, ahimè, ancora una mancata vera conoscenza dell’italiano, quindi, ancora, una lacuna culturale.
La saluto, spero che qualcosa di buono, costruttivo, e non un’inutile risentimento, possa essere la reazione alla sua provocatoria dichiarazione.
Purtroppo ne dubito.

Lucia Lorenzon
(Astemia, da sempre)

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Haiko

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"Haiko" immagini da web rielaborate

Su quell’altalena ci aveva passato l’infanzia, una tavola e due corde colorate legate ad un robusto ramo di ciliegio.
Su…verso i nudi rami dell’ inverno
Su…verso le gemme di fine febbraio
Su…verso i fiori di maggio
Su…verso le rosse ciliegie dell’estate.
Conosceva ogni millimetro di quell’albero, ogni segreto snodo.
Lo amava, sempre, mai tanto come quando si vestiva di fiori. Era un incanto, quasi indossasse un abito di seta profumata; un giorno sarebbe voluta essere bella così.
Ci sei riuscita piccola Haiko.
Perfetta nel tuo kimono nero e rosa ovunque cosparso da ricami di rami fioriti di ciliegio,perfetti i tuoi capelli lucidi, raccolti e fermati con arte dai tanti bastoncini, ammaliante il tuo profumo.
Sei la Primavera Haiko.
Sei il sinuoso snodo del tuo albero mentre ti sdrai accanto a quell’ uomo.
Lo farai felice Haiko, ma lui non sa.
Non sapra’ nella sapienza dei tuoi gesti,riconoscere la bimba sull’altalena che assorbiva fascino, mistero e bellezza dondolando, su, verso la primavera del suo ciliegio.

_Lucia Lorenzon

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