IMMIGRAZIONE: QUANDO GLI “ALTRI” ERAVAMO NOI

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Non c’è stereotipo rinfacciato agli immigrati di oggi che non sia già stato rinfacciato, un secolo o solo pochi anni fa, a noi. “Loro” sono clandestini? Lo siamo stati anche noi: a milioni, tanto che i consolati ci raccomandavano di pattugliare meglio i valichi alpini e le coste non per gli arrivi ma per le partenze. “Loro” si accalcano in osceni tuguri in condizioni igieniche rivoltanti? L’abbiamo fatto anche noi, al punto che a New York il prete irlandese Bernard Lynch teorizzava che “gli italiani riescono a stare in uno spazio minore di qualsiasi altro popolo, se si eccettuano, forse, i cinesi”. “Loro” vendono le donne? Ce le siamo vendute anche noi, perfino ai bordelli di Porto Said e del Maghreb. Sfruttano i bambini? Noi abbiamo trafficato per decenni coi nostri, cedendoli agli sfruttatori più infami o mettendoli all’asta nei mercati d’oltralpe. Rubano il lavoro ai nostri disoccupati? Noi siamo stati massacrati, con l’accusa di rubare il lavoro agli altri. Importano criminalità? Noi ne abbiamo esportata dappertutto.

Fanno troppi figli rispetto alla media italiana mettendo a rischio i nostri equilibri demografici? Noi spaventavamo allo stesso modo gli altri.” 

Da “L’Orda” di Gian Antonio Stella

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Vivo in un’ Italia che non mi ha aiutato in nulla nonostante le difficoltà.

Vivo da madre single, malata, e mi è spettata solo elemosina, un iniziale assegno di maternità, la social card per 3 anni, riduzioni misere su luce e gas e l’ esenzione dal ticket per i farmaci mutuabuli per me e mia figlia (ma quasi tutti quelli che usiamo non lo sono).

Mi muovo mantenendo un basso profilo perché qualsiasi richiesta faccia temo che l’accendersi dei riflettori su di me rischi di far sì che mi portino via mia figlia per darla magari, insieme ad un bell’assegno, a una casa famiglia o a una famiglia affidataria.

Questo quanto.

Me la devo prendere con gli immigrati se godono di aiuti che io non ho?

Tirare su muri?

Dichiarare odio?

Pure io ne approfitterei se me li dessero.

La responsabilità è dello stato, non di chi in esso arriva e prende ciò che gli viene offerto.

Questo odio verso gli extracomunitari mi spaventa mi mette a disagio, non mi piace.

E quando al suonare del campanello trovandosi di fronte a un ragazzo straniero, mia figlia gli prepara una mela e un succo, non mi chiedo se lui ha magari più di me.

Sto meglio così e sono felice che mia figlia sia così.

Chi sta in alto fomenta una guerra tra poveri, un odio di cui è l’unico responsabile.

E in alto vivono con soldi rubati agli italiani, e che ben altrimenti andrebbero distribuiti.

Diamo le responsabilità a chi ce le ha davvero.

Ed io continuo ad aprire la porta…

Lucia

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One thought on “IMMIGRAZIONE: QUANDO GLI “ALTRI” ERAVAMO NOI

  1. L’ha ribloggato su lucialorenzone ha commentato:

    Ribloggo questo mio articolo pubblicato a dicembre aggiungendovi tutto il dolore per l’ecatombe del Mediterraneo e tutto il disprezzo per chi é riuscito a dire “700 di meno”. Da bambini volevano spaventarci con l’uomo nero, ma gli uomini che a me fanno paura hanno la pelle del mio stesso colore.

    Mi piace

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